Scintille con la convivente, fuga dai ‘domiciliari’ per tornare in carcere: è comunque evasione

Confermata la condanna nei confronti di un uomo, scappato dai domiciliari’, a causa della difficile convivenza, per chiedere ai carabinieri di poter tornare in galera. Evidente la difficile situazione di vita, ma essa non è emergenza tale da essere considerata stato di necessità e legittimare quindi la fuga dai domiciliari’.

Focolare domestico come un incubo? A casa come un leone in gabbia? Comprensibile, forse, dal punto di vista umano, la fuga dagli arresti domiciliari per chiedere alle forze dell’ordine di tornare in carcere, ma questa difficile situazione di vita non può azzerare la contestazione del reato di evasione Cassazione, sentenza n. 17910, Sesta sezione Penale, depositata il 18 aprile . Meglio in galera . Assolutamente paradossale la vicenda riguardante un uomo, obbligato agli arresti domiciliari, e disposto a tutto, anche a tornare nelle patrie galere, per scappare di casa. Meglio, per scappare dalla donna con cui convive e condivide gli spazi domestici. Situazione talmente insostenibile, secondo l’uomo, da giustificare la decisione di abbandonare il proprio appartamento per raggiungere la stazione dei Carabinieri . Obiettivo? Non scappare, ma ritornare nell’ambiente forse più vivibile delle patrie galere. Ma, nonostante questa prospettiva, per i giudici resta assolutamente incontestabile il reato di evasione consequenziale è la condanna nei confronti dell’uomo, sia in primo che in secondo grado. Nessuna emergenza . Però la pronunzia di condanna viene duramente contestata dal legale dell’uomo. Certificazione concreta ne è il ricorso proposto in Cassazione, e finalizzato a sottolineare il valore del comportamento tenuto dall’uomo. Più precisamente, viene sostenuta la mancanza del dolo richiesto per la configurazione del delitto di evasione , ossia la consapevolezza della violazione del divieto difatti, l’uomo, ricorda il legale, non si è sottratto al controllo degli organi di polizia, bensì ha voluto creare una situazione affinché fosse ripristinata la custodia in carcere, essendo divenuta insostenibile la coabitazione con la propria convivente . Ma questi rapporti conflittuali, ribattono i giudici della Cassazione, non possono essere considerati stato di necessità tale da legittimare la violazione del dovere di non allontanarsi dal luogo di esecuzione della misura degli arresti domiciliari . Perché non vi è pericolo concreto di danno alla persona . Confermata, quindi, la condanna, seppur alleggerita’, perché la condotta tenuta dall’uomo non avrebbe potuto che concretizzare la volontaria elisione delle conseguenze negative del recato , essendosi egli recato spontaneamente agli organi di polizia .

Corte di Cassazione, sez. VI Penale, sentenza 21 gennaio - 18 aprile 2013, n. 17910 Presidente Cortese Relatore Carcano Ritenuto in fatto 1. Il ricorrente impugna la sentenza in epigrafe indicata con la quale è stata confermata la decisione di primo grado, resa all’esito dei giudizio abbreviato, che lo condannò per il delitto di evasione per essersi allontanato dalla propria abitazione ove era agli arresti domiciliare. Ad avviso della Corte di merito, il complessivo quadro probatorio, smentisce l’assunto difensivo. Gli atti d’indagine, posti a fondamento della decisione di primo grado, danno la prova della condotta di evasione. A fronte delle diversa prospettazioni della difesa, secondo cui L.N. si allontanò dalla propria abitazione per raggiungere la locale stazione dei Carabinieri, ritenendo che fosse possibile farlo, la Corte d’appello ritiene del tutto irrilevanti le ragioni per le quali N. violò l’obbligo di non allontanarsi dall’abitazione, ove avrebbe dovuto rimanere sino a una diversa decisione del giudice competente. Ad avviso della Corte d’appello, vi sono . ragioni per applicare a N. le attenuanti generiche , per i suoi precedenti e il fatto di essere sottoposta alla misura di sorvegliato speciale. 2. La difesa del ricorrente deduce - violazione di legge e difetto di motivazione, vizio di motivazione. La Corte d’appello, ad avviso della difesa, si è limitato a riprodurre acriticamente la motivazione del giudice di primo grado, senza esaminare le questioni poste con l’impugnazione. La regola dell’oltre ogni ragionevole dubbio, non avrebbe consentito di adeguarsi alla soluzione dei primo giudice, dovendo la Corte di merito verificare se la situazione prospettata dalla difesa fosse tale da escludere la sussistenza di una convergenza probatoria a carico. La conferma della responsabilità di N., senza considerare la situazione rappresentata, ad avviso della difesa, rileva la sua astrattezza, poiché si fonda su argomenti assertivi. Il dolo richiesto per la configurazione del delitto di evasione richiede la consapevolezza della violazione del divieto. N., in realtà, non si è sottratto al controllo degli organi di polizia, bensì ha voluto creare una situazione affinché fosse ripristinata la custodia in carcere, essendo divenuta insostenibile la coabitazione con la propria convivente. Sotto il profilo oggettivo, non si e realizzato il delitto di evasione. -vizio di motivazione in ordine al diniego delle attenuanti generiche e al ridimensionamento della pena. Inadeguata la motivazione sui precedenti, poiché al’epoca dei fatti N. era incensurato e la sorveglianza speciale gli era stata applicata per i fatti oggetto del procedimento per il quale N. era agli arresti domiciliari. Ad avviso del ricorrente, il giudice ha il dovere di motivare là dove si discosti dal minimo edittale. Considerato in diritto Il ricorso e infondato. Si è già detto in narrativi che la Corte di merito, mediante un proprio ragionamento probatorio coerente e adeguato, ha descritto gli elementi di prova considerati e ha argomentato, pur in estrema sintesi, le ragioni per le quali le censure dedotte alla ragione della decisione di primo grado non avevano fondamento in base alle risultanze degli atti processuali. La Corte d’appello ha condiviso la ricostruzione operata dal primo giudice e ha posto, come già detto in narrativa, in rilievo l’allontanamento dal luogo degli arresti domiciliari integra il delitto di evasione e le giustificazioni di N., delle quali vi è sta una specifica descrizione nella sentenza di primo grado, non sono tali da configurare uno stato di necessità, unica situazione che può legittimare la violazione del dovere di non allontanarsi dal luogo di esecuzione della misura degli arresti domiciliari. Questa Corte si è più volte espressa nel senso che lo stato di necessità non sussiste là dove la situazione rappresentata non sia tale da non lasciare altra alternativa se non quella di violare la legge. In particolare, si è affermato che il reato di evasione non può escludersi, in caso di allontanamento dall’abitazione in cui il soggetto è in stato di restrizione domiciliare, invocando la causa di giustificazione dello stato di necessità per asserito deterioramento dei rapporti con i congiunti conviventi, dal momento che in detta situazione non è apprezzabile il pericolo di un danno alla persona Sez. VI, 13 marzo 2008, dep. 16 luglio 2008, n. 29679 id. 9 giugno 2006 dep. 23 giugno 2009, n. 26163 . Peraltro, il giudice di primo grado ha applicato a N. l’attenuante prevista dal quarto comma dell’art. 385 c.p., tenendo conto della sua condotta, la quale, pur se tale da integrare ìl delitto di evasione anche sotto il profilo soggettivo, non avrebbe potuto che concretizzare la volontaria elisione delle conseguenze negative del reato, recandosi spontaneamente egli organi di polizia. L’adeguatezza della pena, giustificata dal giudice di primo grado anche in considerazione della recidiva, è stata ulteriormente precisata dalla Corte d’appello per la sottoposizione di N. alla misura della sorveglianza speciale. 2. In conclusione, il ricorso è infondato e, a norma dell’articolo c.p.p., il ricorrente va condannato al pagamento delle spese processuali. P.Q.M. Rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali.