Il matrimonio rom non tutela i clandestini

La legge sull'immigrazione consente di non espellere chi, senza regolare permesso di soggiorno, ha la moglie in stato di gravidanza. Il legame però deve essere giuridicamente riconosciuto

Gli extracomunitari nomadi che non sono in regola con il permesso di soggiorno non possono evitare di essere espulsi facendo presente lo stato di gravidanza della moglie sposata con rito Rom . Lo sottolinea la Cassazione nella sentenza 5220/06 - depositata il 10 marzo e qui leggibile tra gli allegati - che ha accolto il ricorso del Prefetto di Pescara contro la decisione con la quale il Tribunale dello stesso luogoil 17 agosto 2004 - aveva annullato l'espulsione di un cittadino rumeno di etnia Rom , Drenko H., al quale la magistratura aveva concesso di rimanere in Italia, anche senza i documenti in regola, in quanto sua moglie era incinta. In particolare, il Tribunale abruzzese aveva accolto il ricorso di Drenko - contro il decreto di espulsione - rilevando che l'uomo era coniugato sia pure con il rito tradizionale 'Rom e che la legge sull'immigrazione, così come modificata da alcune decisioni della Corte costituzionale, consente di non espellere i mariti clandestini con mogli in gravidanza. La Cassazione - accogliendo il reclamo del Prefetto - non ha condiviso questo punto di vista che rischia di adottare una interpretazione irragionevolmente estensiva della norma, a danno dell'interesse nazionale al controllo dell'immigrazione . Secondo la Suprema corte il divieto di espulsione - in questi casi - deve essere applicato al rapporto che di fatto e di diritto possa qualificarsi come coniugio . La sola documentazione di matrimonio celebrato con il rito 'Rom - dicono gli ermellini - non è sufficiente il matrimonio deve trovare il suo riconoscimento nell'ordinamento giuridico dello Stato di appartenenza . Solo così il marito nomade di una donna incinta, privo di permesso di soggiorno, potrà restare in Italia. Adesso la vicenda torna al vaglio del Tribunale di Pescara che dovrà seguire le indicazioni di Piazza Cavour.

Cassazione - Sezione prima civile - sentenza 16 febbraio - 10 marzo 2006, n. 5220 Presidente Saggio - relatore Macioce Pg Fuzio - conforme - Ricorrente UTG Rilevato Che il prefetto di Pescara il 3 luglio 2004 espulse il cittadino rumeno, di etnia Rom, Dreno Husovic ai sensi dell'articolo 13 comma 2 lett. b del D.Lgs 286/98 e l'espulso impugnò il decreto innanzi al tribunale di Pescara adducendo, tra l'altro, l'esclusione dalla possibilità di essere espulso di cui all'articolo 19 comma 2 lett. D del D.Lgs 286/98 novellato da Corte costituzionale 376/00 per essere egli coniugato, con rito Rom, con Maria Halilovic, attualmente in gravidanza che il tribunale con decreto 17 agosto 2004 accolse il ricorso ed annullò l'espulsione affermando risultare ex actis che il Dreno Husovic era coniugato, sia pure con il rito tradizionale Rom , con donna in gravidanza che per la cassazione di tale decreto l'UTG di Pescare ed il ministero dell'Interno hanno proposto ricorso il 27 luglio 2005 a mezzo posta Ar dell'1 agosto 2005 al quale non ha opposto difese l'intimato Considerato che il ricorso dell'amministrazione appare - come prospettato dal Pg - manifestamente fondato, là dove denunzia l'errore di diritto commesso dal tribunale nel ritenere applicabile l'esclusione legale dalla espulsione di cui all'articolo 19 comma 2 lett D del Tu, come novellato dalla sentenza additiva 376/00 della Corte costituzionale, ad un asserito rapporto di coniugio non accertando che esso fosse efficace in qualsivoglia ordinamento statuale estero ma solo rilevandolo in fatto da imprecisata documentazione sul rito di celebrazione che la sentenza della Corte costituzionale fa invero riferimento alla figura del padre del nascituro o del nato che sia anche coniugato e convivente della donna marito convivente che questa Corte, nelle pronunzie rese nella materia della immigrazione nella quale veniva in rilievo lo stato coniugale dell'extracomunitario, ha sempre escluso che potesse darsi efficacia ai fini via via presi in disamina alle unioni non celebrate come matrimonio negli ordinamenti di appartenenza Cassazione, 5537/01 3622/04 13810/04 che nella specifica questione presa in disamina,sia il testo della pronunzia additiva che non casualmente fa riferimento al matrimonio del padre e non alla sola convivenza né tampoco alla sola relazione di paternità naturale sia la ratio dell'intervento protettivo allargato, inducono a ritenere necessario a pena di adottare una interpretazione irragionevolmente estensiva della previsione, a danno dell'interesse nazionale al controllo dell'immigrazione che il divieto di espulsione di cui alla norma in disamina vada applicato al rapporto che di fatto e di diritto possa qualificarsi come coniugio che tal rapporto, essendo l'interessato un cittadino extracomunitario, deve trovare il suo riconoscimento nell'ordinamento giuridico dello Stato di appartenenza sì da poter esplicare i suoi effetti nei limiti della norma in disamina in coerenza con le disposizioni della legge 218/95 che dall'osservanza di tali principi essendosi il tribunale immotivatamente sottratto, là dove ha ritenuto integrare la condizione di esenzione de qua la sola documentazione di matrimonio celebrato secondo il rito Rom, devesi cassare il decreto e rinviare allo stesso ufficio per nuova indagine - in applicazione dei principi di diritto di cui sopra - diretta a verificare se nello stato estero di appartenenza quel matrimonio abbia la capacità di esplicare effetti giuridici che il giudice del rinvio, conclusivamente, regolerà le spese del giudizio di cassazione PQM Accoglie il ricorso per quanto di ragione, cassa il decreto impugnato e rinvia,anche per le spese, al tribunale di Pescara in persona di altro magistrato.