Nessuna iscrizione del debitore nella centrale rischi se c'è transazione sul debito

L'ordinanza emessa in sede di reclamo dal Tribunale di Roma il 27 gennaio 2017 affronta un tema particolarmente interessante relativo alla illegittimità di una segnalazione a sofferenza ad opera di una banca del nominativo di un cliente garante dopo che il debitore principale aveva raggiunto un accordo transattivo onorato e relativo alla differenza tra importo dovuto e quello corrisposto dal cliente a seguito dell’accordo transattivo.

Il finanziamento Nel caso di specie era accaduto che un soggetto, nella sua qualità di legale rappresentante di una società di persone, aveva chiesto un finanziamento per la società che, però, non riusciva ad ottenere perchè il proprio nominativo era stato segnalato nella centrale rischi quale datrice di ipoteca in relazione ad un prestito assunto dal padre e successivamente estinto con ampia quietanza liberatoria da parte della banca . accordo a saldo e stralcio. Ecco allora che decide di proporre ricorso ex art. 700 c.p.c. al Tribunale di Roma per chiedere, in via d'urgenza, la cancellazione della segnalazione ritenuta illegittima. Ed infatti, il ricorrente sottolineava che, sebbene corrispondesse al vero che aveva prestato garanzia a favore del padre, non soltanto la banca non l'aveva interpellato, ma che il padre aveva estinto il proprio debito con un accordo transattivo. Viceversa, per la banca la segnalazione avrebbe dovuto essere qualificata come legittima in quanto, rispetto al debito originario di 150.000 euro, l'obbligato principale e, cioè, il padre del ricorrente aveva corrisposto soltanto 110.000 euro, non già a titolo di transazione, ma a seguito di remissione del debito. Per il Tribunale di Roma non vi può essere dubbio che l'accordo raggiunto tra il debitore principale e la banca dovesse essere qualificato come transazione omnia e non già come remissione parziale di debito ex art. 1236 c.c. che in astratto avrebbe forse consentito di segnalare a sofferenza alla centrale rischi per la restante parte di credito non soddisfatta. Necessario sempre verificare l'indebitamento Inoltre, per il Tribunale di Roma l'intermediario che effettua la segnalazione deve avere cura come indicato chiaramente dalla circolare della Banca di Italia di verificare, in primo luogo, la situazione di indebitamento da parte del soggetto segnalato. Ed infatti, il Tribunale ricorda l'impossibilità di operare una segnalazione di rischio nel momento in cui il credito è stato rimborsato dal debitore o da terzi anche a seguito di accordo transattivo liberatorio come è avvenuto nel caso concreto . In tal senso è orientata la circolare n. 139 dell'11 febbraio 1991 della Banca d'Italia recante Istruzioni agli intermediari creditizi sulla centrale rischi laddove si legge che la segnalazione di una posizione di rischio non è più dovuta quando - il credito viene rimborsato dal debitore o da terzi, anche a seguito di accordo transattivo liberatorio, di concordato preventivo o di concordato fallimentare remissorio rimborsi parziali del credito comportano una corrispondente riduzione dell'importo segnalato . previa informativa. In secondo luogo, l'intermediario deve provvedere a informare il cliente che sta per segnalare, per la prima volta, alla centrale rischi il suo nominativo attività che, nel caso di specie, non era stata per nulla svolta dalla banca . Cancellazione in via d'urgenza. Ecco allora che il Tribunale ha concluso ritenendo illegittima la segnalazione del nominativo alla centrale rischi che si è fondata su una chiara violazione regolamentare ed oltre a ciò sulla violazione dell'elementare obbligo di buona fede che impone la salvaguardia della posizione giuridica della controparte ed ordinando la cancellazione della segnalazione presso la centrale rischi della Banca di Italia. E ciò anche in considerazione del fatto che, in casi come questi, il periculum in mora è in re ipsa ed infatti, la segnalazione di un soggetto quale cattivo pagatore comporta quale effetto automatico la preclusione per lo stesso all'accesso al credito ed in alcuni casi la revoca degli strumenti di pagamento .

Tribunale di Roma, sez. IX, ordinanza 13 gennaio - 27 gennaio 2017 Presidente Marvasi Relatore Postiglione Omissis proponeva in data 26 luglio 2016 reclamo ai sensi dell'articolo 669 terdecies c.p.c. nei confronti dell'ordinanza emessa dal tribunale di Roma del 30novembre 2016 per mezzo della quale veniva rigettato il ricorso cautelare ai sensi dell'articolo 700 c.p.c. avanzato nei confronti della banca Unicredit S.p.A. e finalizzato alla cancellazione della segnalazione a sofferenza del suo nominativo operato dall'istituto di credito presso la centrale rischi della Banca d'Italia. L'odierna ricorrente/reclamante, permettendo di essere amministratore e socio della società omissis , e di avere prestato fideiussione personale a favore del padre, trovandosi nella necessità di accedere al credito per lo svolgimento di lavori di ristrutturazione richiesti per lo spostamento della sede sociale, apprendeva dell'impossibilità dell'ottenimento di qualsiasi forma di prestito per essere stato il proprio nominativo segnalato nella centrale rischi quale datrice di ipoteca in relazione ad un prestito assunto dal padre e successivamente dallo stesso estinto con ampia quietanza da parte della banca. La ricorrente ha sostanzialmente dedotto che la posizione di sofferenza segnalata alla centrale dei rischi non era stata preceduta da alcuna comunicazione preventiva e non corrispondeva ad alcuna situazione effettiva di insolvenza, in primo luogo perché non le era mai stato richiesto di estinguere il debito assunto dal padre ed in secondo luogo poiché il debito precedentemente assunto dal signor omissis era stato da lui completamente estinto con accordo transattivo intervenuto tra lo stesso e la banca al 25 luglio 2015, sicché risultava del tutto priva di fondamento qualsiasi segnalazione relativa alla sua non solvibilità. Si costituiva in giudizio la banca, la quale si limitava a sostenere la legittimità della segnalazione, che, a suo dire, non era relativa alla persona della ricorrente ma semplicemente alla circostanza che la originaria situazione debitoria pari a Euro 350.000 era stata solo parzialmente estinta e non per transazione quanto per remissione del debito per il minore importo di Euro 110.000, così che sussisteva contabilmente ancora un'esposizione di 40.000 che giustificava la segnalazione nella centrale rischi. Il reclamo deve essere accolto. Questo collegio condivide l'affermazione della ricorrente sul fatto che i accordo del 22 luglio del 2015 non possa essere qualificato come semplice remissione del debito da parte di Unicredit ma assume chiara valenza transattiva così come emerge dalla lettera di Unicredit del 12 agosto 2015, nel quale la stessa banca facendo riferimento ad un debito originario di Euro 150.000 dichiara testualmente il debito è stato integralmente estinto , la banca quindi non fa riferimento ad una remissione parziale del debito ex art. 1236 cc. con contestuale impegno alla non escussione della quota non soddisfatta/rimessa, fatto questo che solo in astratto - e salvo quanto si dirà successivamente - poteva giustificare una segnalazione per il residuo importo rimasto insoluto, ma ha dichiarato l'integrale estinzione del debito, con riferimento quindi anche alla quota non escussa, chiaro elemento indice di un accordo transattivo omnia. Già alla luce di tale considerazione si ritiene sussistere il fumus cautelare. Inoltre va osservato che la circolare emanata dalla Banca d'Italia in relazione alla procedura di segnalazione nella centrale rischi presuppone la verifica effettiva da parte dell'intermediario della situazione di indebitamento da parte del segnalato sez. 1, art. 2 . Viene poi esplicitamente previsto al punto 1.5 della sez. 2 l'obbligo dell'informazione per iscritto al cliente dell'eventuale prima segnalazione a sofferenza, adempimento questo che non è stato pacificamente espletato da parte della banca e che avrebbe consentito la risoluzione della vicenda senza la necessità di adire le vie giudiziarie. Il medesimo articolo prevede infatti l'impossibilità di operare una se gradazione di rischio nel momento in cui il credito è stato rimborsato dal debitore o da terzi anche a seguito di accordo transattivo liberatorio come è avvenuto nel caso concreto. L'illegittimità quindi della segnalazione della banca si fonda su una chiara violazione regolamentare ed oltre a ciò sulla violazione dell'elementare obbligo di buona fede che impone la salvaguardia della posizione giuridica della controparte nei limiti in un apprezzabile sacrificio. L'esecuzione dell'accordo transattivo secondo buona fece avrebbe dovuto portare ad effettuare un'integrazione dell’accordo inserendo, anche in un secondo momento, nella direzione dell'impegno da parte della banca alla non segnalazione del nominativo della ricorrente nella centrale rischi interbancari. La stessa banca infatti ha dichiarato che non avrebbe avuto difficoltà in tal senso. Per quanto concerne infine la sussistenza del periculum in mora, può agevolmente affermarsi che lo stesso sia in re ipsa. La segnalazione di un soggetto quale cattivo pagatore comporta quale effetto automatico la preclusione per lo stesso all'accesso al credito ed in alcuni casi la revoca dello strumenti di pagamento e quindi evidente il pregiudizio del soggetto nell'ipotesi in cui la segnalazione sia stata effettuata illegittimamente. Il reclamo deve essere quindi essere accolto con condanna di parte reclamata al pagamento delle spese del doppio grado e conseguente accoglimento delle richieste già formulate in primo grado. P.Q.M. Il collegio così provvede - accoglie il reclamo e per l'effetto - revoca l'ordinanza del tribunale ordinario di Roma del 30 novembre 2016 nell'ambito del procedimento civile omissis /16 - ordina a Unicredit S.p.A. di procedere alla cancellazione della segnalazione iscritta a nome della reclamante presso la centrale rischi della Banca d'Italia ovvero presso i gestori dell'affidabilità creditizia - condanna Unicredit S.p.A. a rifondere alla reclamante le spese del doppio grado di giudizio che liquida in complessivi Euro 12.000,00.