Avvocati: niente sconti sul tirocinio, nemmeno di 24 ore

Un solo giorno in meno è sufficiente per essere esclusi dall'esame di abilitazione. Ribaltata la sentenza del Tar Calabria

Avvocati, basta un solo giorno in meno di tirocinio per vedere sfumare l'esame di abilitazione. A precisarlo è stato la quarta sezione del Consiglio di Stato con la decisione 6258/05 depositata lo scorso 9 novembre e qui leggibile nei documenti correlati . Palazzo Spada ha accolto il ricorso del ministero della Giustizia che si era visto annullare dal Tar Calabria il provvedimento con cui la commissione giudicatrice dell'esame di abilitazione a procuratore legale del 1993 aveva respinto l'istanza di ammissione di una donna. Del resto, l'aspirante avvocato non aveva completato l'ultimo semestre di pratica entro il 10 novembre 1993. I giudici calabresi, invece, avevano accolto il ricorso dell'aspirante sostenendo che il biennio di pratica forense non era iniziato l'11 maggio 1991, bensì il giorno precedente, quindi non vi era alcun problema per la sua ammissione. Di diverso avviso Piazza Capo di Ferro. In effetti, il legislatore ha obbligato i Consigli degli Ordini a certificare, dopo aver svolto i controlli di rito, l'effettivo svolgimento dei singoli semestri, stabilendo anche che fosse rilasciato dall'ultimo Consiglio presso il quale risulta che l'aspirante legale abbia completato il suo biennio di tirocinio. Non solo, ha anche previsto che, nel caso di trasferimento del praticante, il Consiglio dell'Ordine di provenienza è tenuto a certificare lo svolgimento della pratica per i semestri precedenti. Inoltre, hanno concluso, i consiglieri di Stato, non vi è alcun elemento da cui possa ritenersi che il periodo di pratica svolto presso il foro di Locri sia iniziato prima dell'11 maggio 1993 . Data che del resto risulta trascritta nel Registro dei praticanti procuratori del Consiglio dell'Ordine degli avvocati di Locri. cri.cap

Consiglio di Stato - Sezione quarta - decisione 22 giugno-9 novembre 2005, n. 6258 Presidente ed estensore Saltelli - ricorrente ministero di Grazia e giustizia Fatto Con ricorso giurisdizionale notificato il 7 dicembre 1993 la dott. Anna Sanfelici chiedeva al Tar della Calabria, sezione staccata di Reggio Calabria, l'annullamento del provvedimento in data 2 dicembre 1993, con il quale la Commissione giudicatrice dell'esame di abilitazione a procuratore legale per l'anno 1993 aveva respinto la sua richiesta di ammissione alla sessione 1993 delle prove di abilitazione alla professione di procuratore legale per il mancato completamento dell'ultimo semestre di pratica entro la prescritta data del 10 novembre 1993. A sostegno dell'impugnazione, l'interessata deduceva violazione di legge in relazione alla normativa regolante la materia leggi 242/88 142/89 Dpr 101/90 ed ai principi che disciplinano il computo dei termini per l'esercizio dei diritti, nonché eccesso di potere per erroneità dei presupposti, nonché l'incostituzionalità della norma contenuta nell'articolo 1 della legge 142/89, per irragionevolezza e/o violazione dell'articolo 3 della Costituzione ciò in quanto, a suo avviso, posto che il semestre di cui si discuteva era pacificamente iniziato l'11 maggio 1993, esso si era completato il 10 novembre 1993 e quindi in tempo utile per l'ammissione all'esame e non l'11 novembre 1993, non potendosi applicare al caso di specie la regola generale secondo cui nel compito dei termini non si tiene conto del giorno iniziale, ma solo di quello finale in ogni caso, sempre secondo la ricorrente, il termine del 10 novembre, fissato direttamente dalla legge per il completamento della pratica era del tutto irragionevole e comunque poteva essere riferito soltanto al momento della presentazione della domanda di ammissione all'esame di abilitazione e non anche al completamento della pratica forense tanto più che l'articolo 1 della legge 142/89 concedeva un ulteriore termine di venti giorni, rispetto a quello per la presentazione delle domande di ammissione, proprio per la produzione del certificato di compiuta pratica forense . L'adito tribunale, nella resistenza dell'intimata amministrazione statale, con la sentenza 329/95, accoglieva il ricorso, annullando il provvedimento impugnato, in quanto, a suo avviso, il termine iniziale del biennio di pratica forense prescritto dalla legge doveva ritenersi decorrere per la ricorrente non dall'11 maggio 1991 data di effettivo inizio della pratica stessa , ma dal giorno precedente 10 maggio 1991 , in quanto nella fattispecie non trovava applicazione la regola fissata dall'articolo 2963 del codice civile, secondo e quarto comma, con la conseguenza che il periodo di pratica era effettivamente terminato il 10 novembre 1993 e non l'11 novembre 1993 . Avverso tale statuizione ha proposto appello il ministero di Grazia e Giustizia, chiedendo la riforma alla stregua di un solo motivo di gravame, rubricato Violazione e falsa applicazione dell'articolo 2963 Cc , con il quale è stata sottolineato l'erroneità e l'abnormità delle conclusioni cui erano giunti i primi giudici, non potendo dubitarsi a suo avviso che alla data di scadenza del termine per la presentazione della domanda per l'ammissione all'esame di abilitazione l'interessata non era in possesso dei requisiti, così come ritenuto dalla commissione esaminatrice col provvedimento impugnato in primo grado ed erroneamente annullato dai primi giudici. L'appellata si è costituita in giudizio, deducendo l'inammissibilità e l'infondatezza dell'avverso gravame di cui ha chiesto il rigetto. Con decisione 568/5 la Sezione ha chiesto all'Amministrazione il deposito di apposita documentazione indispensabile ai fini della decisione della causa in particolare 1 certificato del Consiglio dell'Ordine degli Avvocati e Procuratori di Locri dal quale risultasse la data di effettiva iscrizione della dottoressa Anna Sanfelici nel Registro dei praticanti procuratori, nonché la data di effettiva complessiva anzianità di iscrizione e le eventuali cause, se sussistenti, di interruzione della anzianità di iscrizione 2 articolata e puntuale relazione sui fatti di causa, accompagnata dall'eventuale documentazione relativa e da ogni ulteriore notizia utile , rinviandone la trattazione all'udienza pubblica del 22 giugno 2005. L'incombente istruttorio è stato effettivamente e tempestivamente adempiuto dall'Amministrazione appellante che ha provveduto al rituale e tempestivo deposito della documentazione richiesta. L'appellata nell'imminenza dell'udienza di trattazione ha depositato una puntuale memoria illustrativa delle proprie ragioni, insistendo nella richiesta di rigetto dell'avverso gravame. All'udienza del 22 giugno 2005 la causa è stata trattenuta in decisione. Diritto I. L'appello è fondato e deve essere accolto. I.1. La Sezione osserva innanzitutto che, come emerge dall'esposizione in fatto, la controversia in esame concerne la legittimità del provvedimento in data 2 dicembre 1993 con cui la Commissione per gli esami di abilitazione all'esercizio della professione forense presso la Corte di Appello di Reggio Calabria per l'anno 1993 non ha ammesso la dott. Anna Sanfelici a sostenere le relative prove scritte per non aver svolto per intero l'ultimo semestre completo di pratica, giusta quanto risultava dalla certificazione rilasciata dall'Ordine degli Avvocati e Procuratori di Locri. Al riguardo giova ricordare che l'articolo 9 del Dpr 101/90, stabilisce, al primo comma, che il certificato di compiuta pratica di cui all'articolo 10 del regio decreto 37/1934, viene rilasciato dal consiglio dell'Ordine che ha eseguito i previsti accertamenti sull'ultimo semestre completo di attività del praticante procuratore , precisando al comma successivo che In caso di trasferimento del praticante, il consiglio dell'Ordine di provenienza certifica l'avvenuto accertamento sui precedenti semestri e, ove il prescritto biennio di pratica risulti completato, rilascia il certificato di compiuta pratica . È sufficientemente evidente la ratio che sorregge le ricordate disposizioni il legislatore, avendo stabilito che l'ammissione agli esami di abilitazione allo svolgimento della professione legale è subordinata all'effettivo compimento di un biennio di pratica forense, ritenuto come lasso di tempo sufficiente a garantire ragionevolmente una adeguata formazione teorico - pratica degli aspiranti legali biennio, peraltro, suddiviso in semestri, per rendere più razionale e al tempo stesso più penetrante il controllo sulla predetta attività di formazione , ha imposto direttamente ai consigli dell'Ordine di certificare, previo svolgimento degli appositi controlli, l'effettivo svolgimento dei singoli semestre, stabilendo, altresì, che tale certificato è rilasciato dal consiglio dell'Ordine che ha eseguito gli accertamenti sull'ultimo semestre completo e prevedendo che, nel caso di trasferimento del praticante, il consiglio dell'Ordine di provenienza è tenuto a certificare l'avvenuto accertamento sull'effettivo svolgimento della pratica per i precedenti semestri. I.2. Questo essendo il substrato normativo su cui si innesta la vicenda controversa, occorre rilevare, in punto di fatto, che dalla documentazione acquisita per effetto della decisione istruttoria di questa sezione 568/05, risulta che la dott.ssa Anna Sanfelici, originariamente iscritta nel Registro dei Praticanti Procuratori del Consiglio dell'Ordine Avvocati e Procuratori di Torino con decorrenza dall'8 novembre 1991, ha trasferito successivamente la sua iscrizione nel Registro dei Praticanti Procuratori Legali del Consiglio dell'Ordine degli Avvocati e Procuratori di Locri, con decorrenza 11 maggio 1993. Dalla certificazione in data 16 novembre 1993 rilasciata, su richiesta stessa dell'interessata, dal predetto Consiglio dell'Ordine degli Avvocati e Procuratori di Locri risulta che essa ha svolto la pratica professionale dall'8 novembre 1991 in poi, per i tre semestri, a Torino e, successivamente, per il quarto semestre dall'11 maggio 1993 presso il Foro di Locri. Diversamente da quanto sostenuto dall'interessata, non vi è alcun elemento da cui possa ritenersi che, in contrasto con quanto risultante dalle citate certificazioni, il periodo di pratica svolto presso il Foro di Locri sia iniziato prima dell'11 maggio 1993, quest'ultima essendo in realtà la data di effettiva iscrizione nel Registro dei Praticanti Procuratori del Consiglio dell'Ordine degli Avvocati e Procuratori di Locri come risulta altresì confermato dalla ultima certificazione di detto Consiglio in data 9 maggio 2005, versata in atti dall'amministrazione appellante . I.3. Ciò posto, la Sezione è dell'avviso che il provvedimento impugnato in primo grado, diversamente da quanto sostenuto dai primi giudici, era legittimo e conforme alla ricordata prescrizione normativa che, come sopra ricordato, prevede il rilascio del certificato di compiuta pratica forense da parte del Consiglio dell'Ordine che ha eseguito i previsti accertamenti sull'ultimo semestre completo di attività del praticante procuratore ciò in quanto, nel caso di specie, effettivamente non si era ancora completato il semestre di carica, iniziato pacificamente giusta documentazione in atti cui si è precedentemente accennato solo l'11 maggio 1993, rispetto alla data del 10 novembre 1993, termine per la presentazione della domanda entro il quale, quindi, dovevano essere posseduti dai candidati i requisiti di ammissione . Invero, è notorio che il computo del tempo, secondo quanto stabilito dall'articolo 2923 del Cc e 155 del Cpc, avviene secondo il calendario comune, ed in particolare per le prescrizioni a mesi esse si verificano nel mese di scadenza e nel giorno di questo corrispondente al giorno del mese iniziale nel caso di specie, come correttamente rilevato dall'amministrazione appellante, il semestre cui si riferisce la norma non può che essere inteso, ragionevolmente e conformemente del resto alla communis opinio, come un periodo di sei mesi che, iniziando l'11 maggio 1993 data di iscrizione dell'interessata nel Registro dei Praticanti Procuratori del Consiglio dell'Ordine degli Avvocati e Procuratori di Locri , non poteva che scadere solo l'11 novembre 1993, cioè successivamente sia pur di un solo giorno al termine ultimo per la presentazione della domanda di ammissione all'esame di abilitazione, termine entro cui i candidati dovevano aver maturato i requisiti di ammissione d'altra parte non vi è alcuna ragione per non ritenere applicabile al caso di specie la disciplina del computo dei termini prevista nel codice civile né è stato al riguardo addotto alcun argomento di prova . In sostanza, come correttamente ritenuto dalla amministrazione, la dott. Anna Sanfelici alla data del 10 novembre 1993 non aveva completato l'ultimo semestre della prescritta pratica forense. L'appello è pertanto meritevole di accoglimento, avendo correttamente l'amministrazione appellante censurato la sentenza segnata in epigrafe per l'erronea applicazione al caso di specie dell'articolo 2963 Cc, ancorché abbia effettivamente fatto confusione in relazione ad alcuni elementi di fatto della vicenda che, peraltro, non avevano in alcun modo costituto oggetto di controversia e il cui richiamo, ad avviso della Sezione, non inficia la validità del motivo di impugnazione proposto. Né può seguirsi la tesi propugnata dall'appellata, secondo cui l'impugnazione dell'amministrazione, richiamando genericamente l'articolo 2963, senza alcuna specificazione dei commi, sarebbe riferita solo al secondo comma in relazione all'articolo 155 p.c. e non al quarto comma ed avrebbe determinato sotto questo profilo il passaggio in giudicato della decisione di primo grado dalla serena lettura del motivo di gravame a prescindere dalla ricordata confusione emerge senza alcuna ragionevole ombra di dubbio la volontà dell'amministrazione di contestare interamente la decisione dei primi giudici in ordine alla applicazione fatta al caso di specie dell'articolo 2963 del codice civile, in relazione ai generali principi in materia di computo dei termini in esso contenuti. II. In conclusione, alla stregua delle osservazioni svolte, l'appello deve essere accolto e, per l'effetto in riforma dell'impugnata sentenza, deve essere respinto il ricorso proposto in primo grado dalla dott. Anna Sanfelici. Può disporsi la compensazione delle spese del doppio grado di giudizio. PQM Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale Sezione quarta , definitivamente pronunciando sull'appello proposto dal ministero di Grazia e giustizia avverso la sentenza del Tribunale amministrativo regionale della Calabria, sezione staccata di Reggio Calabria, 329/95, lo accoglie e, per l'effetto, in riforma dell'impugnata sentenza, respinge il ricorso proposto in primo grado dalla dott.ssa Anna Sanfelici. Dichiara compensate le spese del doppio grado di giudizio. Ordina che la presente decisione sia eseguita dall'autorità amministrativa. 1 - 2 - N.R.G. 4881/1995 TRG