Revisore dei conti? Nessuna nomina per il nipote dell'assessore

Per incompatibilità il Tar Campania ha respinto il ricorso di un cittadino che si era visto revocare l'incarico di controllo conferito da un Comune casertano in quanto direttamente imparentato con uno degli amministratori

Il nipote dell'assessore comunale non può assumere l'incarico di revisore dei conti. L'incompatibilità prevista dall'articolo 2399 del codice civile per il collegio sindacale delle società si applica anche agli enti locali. A stabilirlo è stata la prima sezione del Tar Campania con la sentenza 4053/06 depositata lo scorso 10 maggio e qui leggibile nei documenti correlati . I giudici partenopei hanno respinto il ricorso di un cittadino che si era visto revocare l'incarico di revisore dei conti che gli era stato conferito dal Comune di Vitulazio, nel casertano, poiché sussisteva una causa di incompatibilità, del resto, era il nipote di un assessore comunale. Tuttavia, almeno secondo il mancato revisore, l'articolo 2399 Cc era dettato esclusivamente per il collegio sindacale delle società e quindi non poteva essere applicato in via analogica anche agli enti locali. Il tribunale campano ha chiarito, però, che la norma codicistica prevede che non possono essere eletti alla carica di sindaco, e se nominati decadono dall'ufficio, il coniuge, i parenti e gli affini entro il quarto grado degli amministratori delle società sia espressione. Questa disposizione, hanno continuato i magistrati amministrativi, è espressione di un principio generale, volto a tutelare il delicato incarico da potenziali condizionamenti da parte dei familiari più stretto, che esercitano la carica di amministratore. Un principio che trova senz'altro applicazione anche nel settore delle autonomie locali, relativamente al funzionamento dell'organo di vigilanza, rappresentato dal collegio dei revisori. Per cui, ha concluso il Tar napoletano È pienamente legittimo che il Consiglio comunale di Vitulazio abbia inteso salvaguardare l'esercizio di tale delicata funzione di controllo da ogni potenziale interferenza, ed abbia ritenuto, pertanto, che il conferimento al ricorrente di tale incarico fosse incompatibile con la circostanza che lo stesso era nipote in primo grado di un assessore in carica . cri.cap

Tar Campania - Sezione prima - sentenza 5 aprile-10 maggio 2006, n. 4053 Presidente ed estensore Severini Ricorrente Pezzullo Fatto Col ricorso in epigrafe, Pezzulo Giuseppe impugnava la delibera consiliare con la quale era stato revocato l'incarico di revisore dei conti, precedentemente conferitogli dal Comune di Vitulazio, per la sussistenza di una causa d'incompatibilità rappresentata dall'essere, il medesimo, nipote di primo grado di un assessore comunale avverso tale delibera articolava censure di violazione e falsa applicazione dell'articolo 2399 Cc, nonché d'eccesso di potere per inesistenza dei presupposti, evidenziando come la norma codicistica fosse dettata esclusivamente per il collegio sindacale delle società e non fosse quindi applicabile in via analogica anche agli enti locali né la causa d'incompatibilità, che aveva determinato la revoca, era prevista nello statuto dell'ente comunale, adottato ex articolo 4 lettera 142/90 il Comune intimato non si costituiva in giudizio respinta la domanda di sospensiva, all'udienza del 5 aprile 2006 la causa era trattenuta per la decisione, previo deposito da parte del ricorrente di memoria difensiva riepilogativa e di copia dello statuto dell'ente. Diritto Il Collegio ritiene che il ricorso sia infondato. Oggetto del gravame è la deliberazione del Consiglio Comunale di Vitulazio, n. 24 dell'8 agosto 1994. Con la stessa l'organo consiliare dava atto che la precedente delibera di C. C. n. 17 del 7 giugno 1994 con cui s'era proceduto alla nomina di tre revisori dei conti per gli esercizi 1994, 1995 e 1996, ex articolo 57 lettera 142/90, uno dei quali nella persona del ricorrente , era stata sospesa dal Co. Re. Co.di Caserta nella seduta del 30 giugno 1994, sia per ragioni formali mancata indicazione dell'atto con cui era stato nominato il precedente Collegio sia per notizie in merito ad un esposto anonimo pervenuto al Comitato quanto a tale seconda causa di sospensione, deliberava di prendere atto dell'incompatibilità alla carica di revisore esistente, ex articolo 2399 Cc, relativamente al rag. Pezzulo Giuseppe, in quanto nipote di primo grado dell'assessore in carica Di Giulio Domenico, e di provvedere alla relativa sostituzione, nella persona del rag. Virgilio Carlo. La delibera è stata censurata dal ricorrente sotto due profili 1 l'impossibilità di estendere analogicamente, agli enti locali, gli effetti dell'articolo 2399 Cc in tema d'ineleggibilità e decadenza della carica di sindaco di società commerciali 2 la mancata previsione di detta causa d'incompatibilità nello statuto dell'ente. Quanto alla prima censura, il Collegio ritiene che l'articolo 2399 Cc che prevede, per quanto rileva in questa sede, che non possono essere eletti alla carica di sindaco e, se eletti, decadono dall'ufficio b il coniuge, i parenti e gli affini entro il quarto grado degli amministratori della società, gli amministratori, il coniuge, i parenti e gli affini entro il quarto grado degli amministratori delle società da questa controllate, delle società che la controllano e di quelle sottoposte a comune controllo sia espressione di un principio generale, volto a tutelare il delicato incarico in questione da potenziali condizionamenti da parte dei familiari più stretti, che esercitino la carica di amministratore. Tale principio generale dell'ordinamento trova, a parere del Collegio, senz'altro applicazione anche nel settore delle autonomie locali, relativamente al funzionamento del corrispondente organo di vigilanza, rappresentato dal collegio dei revisori. Si pensi, al riguardo, alle funzioni che i revisori dei conti erano chiamati a svolgere ex articolo 57, comma 5, 6 e 7, della lettera 142/90, vigente all'epoca dei fatti oggi le relative disposizioni sono contenute negli articoli da 234 a 241 del D.Lgs 267/00 5. Il collegio dei revisori, in conformità allo statuto ed al regolamento, collabora con il consiglio nella sua funzione di controllo e di indirizzo, esercita la vigilanza sulla regolarità contabile e finanziaria della gestione dell'ente ed attesta la corrispondenza del rendiconto alle risultanze della gestione, redigendo apposita relazione, che accompagna la proposta di deliberazione consiliare del conto consuntivo . 6. Nella stessa relazione il collegio esprime rilievi e proposte tendenti a conseguire una migliore efficienza, produttività ed economicità della gestione . 7. I revisori dei conti rispondono della verità delle loro attestazioni e adempiono ai loro doveri con la diligenza del mandatario. Ove riscontrino gravi irregolarità nella gestione dell'ente, ne riferiscono immediatamente al consiglio . È pienamente legittimo, allora, che il Consiglio Comunale di Vitulazio abbia inteso salvaguardare l'esercizio di tale delicata funzione di controllo da ogni potenziale interferenza, ed abbia ritenuto, pertanto, che il conferimento al ricorrente di tale incarico fosse incompatibile con la circostanza che lo stesso era nipote in primo grado di un assessore in carica. Così operando, l'organo consiliare non ha fatto altro che applicare il sopra evidenziato principio generale, che non può ritenersi dettato soltanto per il settore delle società commerciali, ma che deve improntare necessariamente anche la disciplina del funzionamento degli enti locali. Ciò è tanto più vero, se si considera che il comma 1 dell'articolo 102 intitolato Incompatibilità ed ineleggibilità del D.Lgs 77/1995 Ordinamento finanziario e contabile degli enti locali , come modificato dall'articolo 37 del D.Lgs 336/96, prevedeva quanto segue Valgono per i revisori le ipotesi di incompatibilità di cui al primo comma dell'articolo 2399 del Cc, intendendosi per amministratori i componenti dell'organo esecutivo dell'ente locale e che la stessa disposizione è, attualmente, dettata dall'articolo 236 comma 1 del D.Lgs 267/00, Tu delle leggi sull'ordinamento degli enti locali. Vale a dire che, a breve distanza temporale dalla vicenda che ci occupa, il legislatore è espressamente intervenuto, in materia, al fine d'estendere ai revisori dei conti la disciplina delle incompatibilità dei sindaci delle società commerciali. Ciò conferma l'identità di ratio che sorregge la disciplina delle incompatibilità, posta a garanzia dell'autonomia dell'incarico di componente degli organi di controllo in questione, e ulteriormente legittima, a posteriori, la decisione del Comune di Vitulazio, di revocare la nomina del ricorrente, in considerazione della sussistenza del suddetto rapporto di parentela. Quanto all'altra censura, impingente nella mancata previsione statutaria di detta causa d'incompatibilità, la stessa non è dirimente, posto che l'operatività dell'impugnata revoca discende, come s'è visto, dal principio generale espresso, nel Cc, dall'articolo 2399 Cc. Del resto, lo stesso Statuto dell'ente, prodotto in giudizio dal ricorrente, rinviava ad un regolamento, peraltro non emanato, la previsione di ulteriori cause di incompatibilità, al fine di garantire la posizione di imparzialità ed indipendenza del revisore dei conti, ponendo così correttamente in risalto la tutela dei valori, dai quali il suindicato principio discende e che, sempre con il detto regolamento, avrebbero dovuto essere disciplinate le modalità di revoca e di decadenza dall'incarico in questione, applicando in quanto compatibili le norme di Cc relative ai sindaci delle spa . In conformità alle citate considerazioni, il ricorso non può trovare accoglimento. PQM Il Tar per la Campania - Napoli - Sezione Prima - definitivamente decidendo sul ricorso in epigrafe n. 1242/95 , lo respinge. Nulla per le spese. Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'Amministrazione. 3 3