Servizi fuori ruolo: validi per la graduatoria ministeriale

di Teodoro Elisino

di Teodoro Elisino Qualora una norma richieda come requisito di partecipazione ad un concorso l'effettivo servizio in una determinata qualifica, senza altra specificazione, non può più farsi distinzione tra il servizio effettivamente svolto in ruolo e quello prestato fuori ruolo. Il principio appena riferito, fatto proprio dalla Corte d'appello di Salerno, per la specifica questione portata all'attenzione del Collegio, è contenuto nella sentenza del Consiglio di Stato - Sezione quarta - 5758/04. Uniformandosi a quanto già statuito dal Consiglio di Stato con la suddetta pronuncia, e con altre ancora cfr. sentenza Sezione sesta, 261/97 e 784/93 , la Corte d'appello di Salerno, con la sentenza 1840/05, qui leggibile nei documenti correlati, ha accolto l'appello del dott. Santulli Maurilio, dipendente del ministero della Giustizia, con la qualifica professionale di Cancelliere - posizione economica C1, contro il predetto Dicastero, avverso la sentenza n. 1081/2005 del Giudice del lavoro del Tribunale di Salerno con cui gli era stato rigettato il ricorso contro la decisione dell'Amministrazione giudiziaria di non valutare il servizio fuori ruolo prestato presso il Comune di Cava dei tirreni, nell'ambito della procedura per l'attribuzione di una delle 1500 posizioni C1 super. La mancata valutazione del servizio fuori ruolo, con conseguente non assegnazione di punti 0,15, non aveva consentito al Santulli di collocarsi in posizione utile in graduatoria per l'attribuzione della posizione economica messa a concorso. I fatti oggetto della controversia possono così riassumersi. In data 15 settembre 2002, il ministero della Giustizia pubblica sul proprio Bollettino Ufficiale - n. 17 -il Procedimento di selezione interna per l'attribuzione di n. 1500 posizioni C1 super della figura professionale di cancelliere . Relativamente ai punteggi da attribuire per formare la graduatoria, il bando prevedeva punti 0,15 per ogni anno di servizio successivo al quinto eventualmente svolto in altre amministrazioni pubbliche. Con la pubblicazione della graduatoria, avvenuta in data 30 giugno 2003, il dott. Santulli apprende che l'amministrazione non gli ha valutato positivamente il servizio di ruolo e non di ruolo complessivamente anni 5, mesi 8 e gg. 13 svolto alle dipendenze del comune di Cava dei Tirreni valutazione che avrebbe permesso all'interessato di collocarsi in posizione utile in graduatoria. Avverso l'interpretazione data unilateralmente al Contratto dall'amministrazione di appartenenza, il Santulli ricorre al Giudice del lavoro di Salerno, per vedersi attribuiti punti 0,15 per gli anni di servizio successivi al quinto svolto in altre amministrazioni pubbliche, sostenendo, principalmente, che la disposizione contenuta nell'articolo 16 del CCI Giustizia del 5 aprile 2000, e sostanzialmente riprodotta nel Bando, espressamente disponesse punti 0.15 per ogni anno di servizio successivo al quinto eventualmente svolto in altre amministrazioni pubbliche . Il riferimento al servizio comunque svolto in altre amministrazioni pubbliche escludeva, a parere del Santulli, che nella valutazione venisse ignorato quello svolto prima della formale immissione in ruolo. Sullo specifico punto, il Ministero della giustizia sostiene che il servizio prestato come dipendente non di ruolo non poteva essere preso in considerazione in quanto il CCNL ed il Bando assegnavano il punteggio in relazione all'anzianità di servizio che è esclusivamente quella che ha inizio con l'assunzione, ossia con l'inserimento nel ruolo di anzianità dell'amministrazione, secondo la figura professionale di appartenenza. Per l'amministrazione, i due periodi di servizio prestati dal Santulli presso il Comune di Cava dei Tirreni, uno di ruolo, pari ad anni 4, mesi 3 e gg. 8, ed un altro non di ruolo, pari ad anni 1, mesi 5 e gg. 5, non davano diritto ad alcun punteggio, perché il primo periodo di ruolo inferiore a 5 anni, ed il secondo non di ruolo non valutabile. Il Giudice del Lavoro di Salerno, in data 15 febbraio 2004, rigettava il ricorso, ritenendo che l'interpretazione più plausibile della disposizione contrattuale fosse nel senso della coincidenza dell'anzianità di servizio con l'anzianità di ruolo. Nel proporre appello avverso la suddetta decisione, l'interessato, a sostegno della tesi della valutabilità del servizio non di ruolo, ha sostenuto principalmente che i criteri di cui all'articolo 16 del Ccnl erano chiaramente ispirati alla valutazione dell'impegno, della prestazione e dell'arricchimento professionale, elementi che prescindono dalla natura del rapporto e premiano il servizio per il fatto stesso di essere stato svolto . La difesa dell'amministrazione appellata si fonda essenzialmente sulla tesi che nel sistema del pubblico impiego non esiste un principio generale in forza del quale al momento della nomina in ruolo debba essere riconosciuto il servizio precedentemente prestato, dovendosi ciò ricollegarsi unicamente a specifiche previsione di legge o di regolamento. Su quest'ultima questione, peraltro, i giudici d'appello hanno condiviso che non esiste nel nostro ordinamento un principio generale che consenta il riconoscimento, in un rapporto di ruolo, del servizio prestato dallo stesso soggetto anteriormente alla sua costituzione. Conformemente a quanto già deciso sul punto dalla magistratura contabile e da quella amministrativa, i giudici salernitani ritengono, infatti, che le norme che, di volta in volta, dispongono detto riconoscimento sono di stretta interpretazione, ed i servizi pre-ruolo resi anche alla stessa amministrazione sono ricongiungibili e valutabili soltanto se ciò sia previsto da esplicita previsione normativa cfr Corte dei conti 58/1993 , non esistendo un principio generale che imponga il riconoscimento di eventuali anzianità pregresse di servizi resi fuori ruolo cfr. CdS Sezione quarta, 18.10.2002 . Tuttavia, è proprio dalle argomentazioni dei giudici di Palazzo Spada cfr. Sezione quarta 5758/04 Sezione sesta - 261/97 e 784/93 che il Collegio ritiene inapplicabile al caso specifico il principio generale di cui sopra. Nelle decisioni dei giudici di Palazzo Spada, dianzi richiamate, è stato sempre ribadito che quando una norma richieda come requisito di partecipazione ad un concorso l'effettivo servizio in una determinata carriera, senz'altro specificare, deve ritenersi che tale servizio possa indifferentemente essere prestato in posizione di ruolo o non di ruolo. Sulla base di tali argomentazioni il Collegio ritiene che il riferimento al servizio, senz'altra specificazione, contenuto nel bando, non autorizza la distinzione operata dall'Amministrazione appellata, dovendosi, al contrario, ritenere che il servizio possa essere prestato indifferentemente in posizione di ruolo o non di ruolo. La Corte salernitana accoglie, quindi, l'appello del dott. Santulli Maurilio, e dichiara il diritto dello stesso, con riferimento alla graduatoria del procedimento di selezione interna per l'attribuzione di n. 1500 posizioni C1 super della figura professionale del cancelliere, pubblicato sul B.U. del ministero della Giustizia 17/2002, all'assegnazione del punteggio di 0,15 per il periodo di servizio non di ruolo prestato oltre il quinto anno alle dipendenze di altra amministrazione. La questione portata all'attenzione della Corte salernitana investe aspetti di carattere generale, interessando migliaia di dipendenti, non solo del Ministero della giustizia, ma anche di altre amministrazioni del comparto trattasi, peraltro, di questioni non di mera forma, ma di vera sostanza, aventi contenuto patrimoniale non di poco conto considerato i tempi ! . La decisione della Corte d'appello non pare discostarsi da quella che sembra essere stata la ratio ispiratrice della norma contrattuale che regola la progressione economica esaminata. Dalla lettura dell'articolo Art. 17 - comma 2 - Sviluppi economici all'interno delle aree -, contenuto nel Ccnl comparto Ministeri 1998-2001 Gli sviluppi economici sono progressione della posizione economica apicale o iniziale di riferimento e sono attribuiti sulla base di criteri - definiti nel contratto collettivo integrativo di amministrazione - ispirati alla valutazione dell'impegno, della prestazione e dell'arricchimento professionale acquisito, anche attraverso interventi formativi e di aggiornamento , si ha l'impressione che si sia voluto dare più importanza alla sostanza arricchimento professionale comunque che alla forma mancano precisi riferimenti in tal senso . Come abbiamo visto sopra, il Cci Giustizia del 5.4.2000, in applicazione del citato articolo 17, ai fini del punteggio da attribuire all'anzianità di servizio, all'articolo 16 - Criteri generali per la selezione -, ha disposto - punti 0.15 per ogni anno di servizio successivo al quinto eventualmente svolto in altre amministrazioni pubbliche , senza aggiungere requisiti di forma a quanto previsto sul punto dal Ccnl comparto ministeri. Quel che sorprende, comunque, nella vicenda in esame, non è tanto la diversa interpretazione data nei due gradi di giudizio alle norme sopra riferite, decisioni entrambe rispettabili, anche se non condivisibile quella del giudice di prime cure, ma l'aver ignorato, tutte le parti in causa, norme legali e contrattuali che nella specifica fattispecie potevano, forse, essere prese in considerazione. Si pensi alla norma che disciplina l'interpretazione autentica dei contratti, contenuta, peraltro, nello stesso articolo 12, sia nel Ccnl comparto ministeri del 1998-2001, sia nel Cci della giustizia del 5 aprile 2000. In entrambe le disposizioni è detto che qualora insorgano controversie aventi carattere di generalità sull'interpretazione dei contratti collettivi le parti che li hanno sottoscritti, anche a richiesta di una di essa, si incontrano per definire consensualmente il significato della clausola controversa. Ed ancora, l'eventuale accordo sostituisce la clausola in questione sin dall'inizio della vigenza del contratto. Il carattere della generalità, considerato condizione necessaria per l'espletamento della procedura interpretativa, sembra fuori discussione nel caso specifico. Se la Corte di cassazione, cui sembra aver fatto ricorso l'amministrazione, dovesse confermare la decisione dei giudici salernitani, la sentenza avrà un effetto a dir poco dirompente, non solo sulla specifica graduatoria formatasi presso l'amministrazione giudiziaria, ma anche su tutte le procedure in corso presso altre amministrazioni, se espletate sulla base di interpretazioni analoghe a quelle dell'amministrazione della giustizia. Un incontro tra le parti sottoscrittici del Ccnl in sede Aran, o tra quelle firmatarie del Cci Giustizia, per definire l'esatta portata della norma contrattuale, non certamente pacifica, avrebbe forse fugato ogni dubbio sul legittimo andamento della procedura concorsuale. Per la disposizione contrattuale che nel Ccnl 1998-2001 tratta la materia, sia pure per principi più generali, si tenga presente, invece, l'articolo 64 - Accertamento pregiudiziale sull'efficacia, validità ed interpretazione dei contratto collettivi - contenuto nel D.Lgs 165/01 che, per la parte che qui interessa, tra l'altro dispone. 1. Quando per la definizione di una controversia individuale di cui all'articolo 63, è necessario risolvere in via pregiudiziale una questione concernente l'efficacia, la validità o l'interpretazione delle clausole di un contratto o accordo collettivo nazionale, sottoscritto dall'Aran ai sensi dell'articolo 40 e seguenti, il giudice, con ordinanza non impugnabile, nella quale indica la questione da risolvere, fissa una nuova udienza di discussione non prima di centoventi giorni e dispone la comunicazione, a cura della cancelleria, dell'ordinanza, del ricorso introduttivo e della memoria difensiva all'Aran. 2. Entro trenta giorni dalla comunicazione di cui al comma 1, l'Aran convoca le organizzazioni sindacali firmatarie per verificare la possibilità di un accordo sull'interpretazione autentica del contratto o accordo collettivo, ovvero sulla modifica della clausola controversa. All'accordo sull'interpretazione autentica o sulla modifica della clausola si applicano le disposizioni dell'articolo 49. Il testo dell'accordo e' trasmesso, a cura dell'Aran, alla cancelleria del giudice procedente, la quale provvede a darne avviso alle parti almeno dieci giorni prima dell'udienza. Decorsi novanta giorni dalla comunicazione di cui al comma 1, in mancanza di accordo, la procedura si intende conclusa. 3. Se non interviene l'accordo sull'interpretazione autentica o sulla modifica della clausola controversa, il giudice decide con sentenza sulla sola questione di cui al comma 1, impartendo distinti provvedimenti per l'ulteriore istruzione o, comunque, per la prosecuzione della causa. Nella questione oggetto del nostro esame, ognuna delle parti ha dato, quindi, la propria interpretazione alle clausole contrattuali, nessuno si è chiesto, però, se era il caso di procedere ad un'interpretazione autentica, peraltro concordata e prevista dalla legge, anche per evitare che altri dipendenti, in posizione di notoria debolezza quanto meno economica , rispetto all'amministrazione, debbano poi attivarsi in lunghi e costosi contenziosi per ottenere un chiarimento contrattuale che in modo semplice, veloce e senza ambiguità si sarebbe potuto ottenere con un incontro sindacale. Tutto ciò, ovviamente, non solo nell'interesse del lavoratore ma anche, e soprattutto, nel primario interesse dell'amministrazione, che da un'eventuale sconfitta giudiziaria subirebbe enormi danni organizzativi , con ovvi risvolti economici.

Corte di appello di Salerno - Sezione lavoro - sentenza 9 novembre-5 dicembre 2005, n. 1840 Presidente e relatore Vignes - Ricorrente Santulli Svolgimento del processo Con ricorso depositato in data 8 marzo 2004 Santulli Maurilio, dipendente del ministero della Giustizia con la qualifica di cancelliere ed inquadramento nell'area C, posizione economica C1 ed in servizio presso la Corte di appello di Salerno, esponeva a in data 15 settembre 2002 era stato pubblicato sul Bollettino del ministero della Giustizia il procedimento di selezione interna per l'attribuzione di n. 1500 posizioni C1 super della categoria professionale di cancelliere b ai fini della formazione della graduatoria, il bando prevedeva l'attribuzione di determinati punteggi e, in particolare, per quelli relativi all'anzianità di servizio, il riconoscimento di punti 0.15 per ogni anno di servizio successivo al quinto eventualmente svolto in altre Pa c in data 30 giugno 2003 era stata pubblicata la graduatoria definitiva nella qual esso ricorrente era stato inserito nella posizione 2410 con punti 37.250, di cui punti 27.250 per anzianità di servizio, senza che venisse valutato il servizio di ruolo e non di ruolo svolto alle dipendenze del Comune di Cava dei Tirreni che avrebbe comportato il riconoscimento di ulteriori punti 0.15 con conseguente collocazione in una posizione utile al fine dell'attribuzione di una delle 1500 posizioni messe a concorso. In diritto, assumeva che la disposizione contenuta nell'articolo 16 del Ccnl e sostanzialmente riprodotta nel bando faceva riferimento al servizio comunque svolto in altre amministrazioni pubbliche e non prevedeva che dalla valutazione venisse escluso quello svolto prima delle formale immissione in ruolo, sicché, in contrasto con quanto deciso dall'amministrazione di appartenenza, aveva diritto all'attribuzione di ulteriori punti 0.15 per il servizio di anni 5, mesi 8 e gg. 13 espletato alle dipendenze del Comune di Cava dei Tirreni. Chiedeva, pertanto, che il Giudice del lavoro del Tribunale di Salerno 1 dichiarasse il diritto di esso istante a vedersi attribuiti punti 0.15 per gli anni di servizio successivi al quinto svolto in altre Pa e non riconosciuto, ovvero il punteggio che il giudicante avesse ritenuto di giustizia previa, se del caso, disapplicazione della graduatoria nella parte in cui non attribuiva tale punteggio 2 ordinasse al Ministero di attribuire una delle 1500 posizioni messe a concorso con pedissequo pagamento di tutte le indennità correlate a tale posizione maturate e maturande 3 in subordine, e nel caso di impossibilità di attribuire una delle 1500 posizioni, dichiarasse il diritto al risarcimento del danno patito e patendo derivante dalla mancata attribuzione del punteggio e conseguente anche alla mancata attribuzione di una delle posizioni messe a concorso e pari alla mancata percezione delle indennità economiche collegate alla posizione C1 super maturate e maturande 4 per l'effetto condannasse il Ministero convenuto al pagamento di detto risarcimento oltre al risarcimento di tutti i danni patrimoniali e non patrimoniali conseguenti all'erronea applicazione degli atti impugnati 5 condannasse il Ministero convenuto alla rifusione delle spese, dei diritti e degli onorari di giudizio con attribuzione. Il ministero della Giustizia si costituiva eccependo, in primis, l'inammissibilità della domanda per omessa integrazione del contraddittorio nei confronti del dipendente utilmente collocato in graduatoria che avrebbe potuto subire le conseguenze di un eventuale accoglimento della domanda. Nel merito, assumeva che il servizio prestato come dipendente non di ruolo non poteva essere preso in considerazione in quanto il Ccnl ed il banco assegnavano il punteggio in relazione all'anzianità di servizio che è esclusivamente quella che ha inizio con l'assunzione, ossia con l'inserimento nel ruolo di anzianità dell'amministrazione secondo la figura professionale di appartenenza. Evidenziava, in particolare, che il ricorrente, poteva vantare un periodo pari ad anni 4, mesi 3 e giorni 8 di servizio di ruolo alle dipendenze del Comune di Cava dei Tirreni ed un periodo di anni 1 mesi 5 e gg 5 di servizio non di ruolo alle dipendenze dello stesso ente tuttavia, mentre il primo periodo non comportava l'attribuzione di alcun punteggio in quanto inferiore a 5 anni, il secondo periodo non era valutabile in quanto relativo a servizio non di ruolo. Concludeva, pertanto, sul punto, per il rigetto del ricorso. Con sentenza in data 15 febbraio 2004 il giudice adito rigettava il ricorso ritenendo, tra l'altro, che l'interpretazione più plausibile del testo del Ccnl del bando fosse nel senso della coincidenza dell'anzianità di servizio con l'anzianità di ruolo e che quando i bandi prevedono un punteggio anche per il servizio non di ruolo, assegnano di regola un punteggio differenziato a deteriore. Avverso la suddetta pronuncia proponeva appello il Santulli il quale, nel chiedere la riforma della impugnata decisione e l'accoglimento delle richieste come formulate in prime cure, prima eccepiva la nullità della sentenza per omessa esposizione delle ragioni di fatto e di diritto che la sostenevano e, quindi, insisteva nella tesi della valutabilità del servizio non di ruolo argomentando, tra l'altro, dalla circostanza che i criteri di cui all'articolo 16 del Ccnl erano chiaramente ispirati alla valutazione dell'impegno, della prestazione e dell'arricchimento professionale, elementi che prescindono dalla natura del rapporto e premiano il servizio per il fatto stesso di essere stato svolto. Il ministero della Giustizia si costituiva nel giudizio di gravame condividendo le motivazioni poste dal primo giudice a sostegno della sentenza impugnata ed insistendo nella tesi che nel sistema del pubblico impiego non esiste un principio generale in forza del quale al momento della nomina in ruolo debba essere riconosciuto il servizio precedentemente prestato, dovendosi ciò ricollegarsi unicamente a specifiche previsioni di legge o di regolamento. All'esito dell'odierna pubblica udienza, sentito il procuratore dell'appellante il quale ha concluso come in atti, la Corte decideva il gravame dando pubblica lettura del dispositivo. Motivi della decisione I motivi posti a sostegno del gravame sono fondati e vanno, pertanto, condivisi. È il caso di premettere, in sintonia d'altronde con quanto dedotto dalle stesse parti, che sul Bollettino ufficiale del ministero della Giustizia n. 17 del 15 settembre 2002 veniva pubblicato il Procedimento di selezione interna per l'attribuzione di n. 1500 posizioni C1 super della figura professionale del Cancelliere che, ai fini della formazione della graduatoria, prevedeva l'attribuzione, tra l'altro, di punti 0.15 per ogni anno di servizio successivo al quinto eventualmente svolto in altre amministrazioni pubbliche. Il contenuto del bando riproduceva, come è pacifico in causa, i principi posti dall'articolo 16 Criteri generali per la selezione , del Contratto collettivo integrativo 1998-2001 per i dipendenti del ministero della Giustizia. Altrettanto incontestabile, e di fatto non controverso tra le parti, è la circostanza che il Santulli, nel partecipare alla selezione per l'attribuzione del beneficio economico invocato, si vedeva riconosciuto il punteggio 37.250 di cui punti 27.250 per anzianità di servizio e punti 10 per il titolo di studio senza che venisse ritenuto computabile l'ulteriore punteggio 0.15 che, a giudizio del dipendente, doveva considerarsi valutabile per effetto dell'espletamento del servizio, anche non di ruolo, alle dipendenze del Comune di Cava dei Tirreni. Infatti, dalla documentazione agli atti emerge che l'appellante poteva vantare un servizio di ruolo svolto alle dipendenze del suddetto ente pari ad anni 4, mesi 3 e gg 8 ed un ulteriore periodo di servizio non di ruolo pari ad anni 1, mesi 5 e gg 5. A giudizio dell'Amministrazione appellate, tale secondo periodo non sarebbe valutabile in quanto il Ccnl ed il bando assegnavano il punteggio in relazione all'anzianità di servizio che è esclusivamente quella che ha inizio con l'assunzione, ossia con l'inserimento nel ruolo di anzianità dell'Amministrazione secondo la figura professionale di appartenenza. Inoltre, nel sistema del pubblico impiego non esisterebbe un principio generale in forza del quale al momento della nomina in ruolo debba essere riconosciuto il servizio precedentemente prestato, dovendosi ciò ricollegarsi unicamente a specifiche previsioni di legge o di regolamento. L'assunto è, in linea generale, condivisibile, attesto che è stato più volte sostenuto che nel nostro ordinamento non esiste un principio generale che consenta il riconoscimento, in un rapporto di ruolo, del servizio prestato dallo stesso soggetto anteriormente alla sua costituzione pertanto, le norme che di volta in volta dispongono detto riconoscimento, sono di stretta interpretazione e i servizi pre-ruolo resi anche alla stessa amministrazione sono ricongiungibili e valutabili soltanto se ciò sia previsto da esplicita previsione normativa cfr. Corte dei conti 58/1993 . Non esiste nel sistema del pubblico impiego un principio generale in forza del quale debba essere riconosciuto, al momento della nomina in ruolo, il servizio comunque precedentemente prestato. In altri termini non vi è un principio generale che imponga il riconoscimento di eventuali anzianità pregresse di servizi resi fuori ruolo. Ciò può avvenire nei soli limiti consentiti espressamente dalle leggi e dai regolamenti cfr. CdS, Sezione quarta, 5745/02 . Tuttavia, a confutare la tesi dell'Amministrazione appellata circa l'applicabilità di un tale principio anche alla fattispecie che ne occupa, è lo stesso organo di giustizia amministrativa che espressamente statuito Qualora una norma richieda come requisito di partecipazione ad un contrasto l'effettivo servizio di una determinata qualifica senza altra specificazione non può più farsi distinzione tra il servizio effettivamente svolto in ruolo e quello prestato fuori ruolo CdS, Sezione quarta, 5758/04 . In altri termini, come precisato in motivazione, l'orientamento del CdS si è sempre espresso cfr. sentenze della Sezione sesta, 261/97 e 784/93 , nel senso che quando una norma richieda come requisito di partecipazione ad un concorso l'effettivo servizio in una determinata carriera, senz'altro specificare, deve ritenersi che tale servizio possa indifferentemente essere prestato in posizione di ruolo o non di ruolo. Inoltre, ai fini che ne occupa, sono da escludersi senz'altro anzianità fittizie o convenzionali, nonché le ipotesi diverse dalla partecipazione a concorsi, come quella delineata da CdS, Sezione sesta, 697/99, in quanto relativa ad inquadramento nella nona qualifica funzionale ai sensi della legge 254/88. Ne consegue che il riferimento al servizio, senz'altra specificazione, contenuto nel bando non autorizza la distinzione operata dall'Amministrazione appellata, dovendosi, al contrario, ritenere che il servizio possa essere prestato indifferentemente in pozione di ruolo o non di ruolo. Naturalmente, il riferimento contenuto nella pronuncia in esame, alla condizione che il servizio debba essere svolto nella medesima qualifica, si spiega con la particolarità del caso costruito dalla previsione del bando che il servizio fosse prestato nell'ambito di una particolare carriera. Ne consegue che la limitazione non è applicabile nella specie, attesto che il bando fa riferimento al servizio svolto nell'ambito della figura professionale del cancelliere solo per l'assegnazione dei primi tre punteggi, mentre, come è naturale, non contiene alcun richiamo a tale qualifica per il punteggio da assegnare per il servizio svolto in altre amministrazioni pubbliche presso le quali, una tale figura non è rinvenibile . Argomento di non poco momento, tuttavia non sviluppato dalle parti, potrebbe trarsi a sostengo dalla tesi del Ministero appellato dal tenore del punto 2 del Bando nella parte in cui testualmente reca Tutti i predetti punteggi sono dimezzati per gli anni di servizio svolti in una figura professionale diversa da quella del cancelliere . Infatti, si potrebbe sostenere, come per certi versi si legge nella sentenza di primo grado, che nella specie non vi è un punteggio differenziato e deteriore per il servizio non di ruolo che, pertanto, per effetto della disposizione da ultimo richiamata, potrebbe di fatto assumere addirittura una valenza superiore a quella del servizio di ruolo. In realtà, tuttavia, l'ipotesi non è concretamente verificabile, poiché la valutazione deteriore del servizio non di ruolo è desumibile dalla circostanza che per lo stesso è attribuito un punteggio di 0.15 a partire solo dal primo anno successivo al quinto. Pertanto, la riduzione alla metà degli anni di servizio svolti in una figura professionale diversa da quella del cancelliere non si traduce mai in una migliore valutazione del servizio non di ruolo. Infatti, il punteggio 0.25 viene riconosciuto per ogni anno di servizio fino al quinto a partire dalla data dell'assunzione il punteggio 2.00 viene riconosciuto per il servizio prestato tra il sesto ed il quindicesimo anno il punteggio 1.00 viene attribuito per ogni ulteriore anno successivo, sicchè, anche se ridotti della metà, incidono nella formazione della graduatoria in misura superiore al punteggio attribuito per il servizio non di ruolo reso alle dipendenze di altre amministrazioni. Per quanto precede, ritenuta assorbita ogni altra questione posta all'attenzione della Corte, in accoglimento dell'appello ed in forma della sentenza impugnata, va dichiarato il diritto del Santulli, con riferimento alla graduatoria del procedimento di selezione interna per l'attribuzione di 1500 posizioni C1 super della figura professionale del Cancelliere, all'assegnazioni del punteggio di 0.15 per il periodo di servizio non di ruolo prestato oltre il quinto anno alle dipendenze di altra amministrazione. Sussistono giusti motivi per disporre la integrale compensazione tra le parti delle spese del doppio grado di giudizio. PQM La Corte di appello di Salerno, Sezione lavoro, definitivamente pronunciando nel giudizio di appello iscritto al n. 735 del ruolo generale appelli lavoro dell'anno 2005 promosso da Santulli Maurilio contro il ministero della Giustizia, in persona del ministro pro tempore, avverso la sentenza 1081/05 del Giudice del lavoro del Tribunale di Salerno 1 in accoglimento dell'appello e in riforma della sentenza impugnata, dichiara il diritto dell'appellante, con riferimento alla graduatoria del procedimento di selezione interna per l'attribuzione di 1500 posizioni C1 super della figura professionale del cancelliere, pubblicato sul Bu del ministero della Giustizia 17 del 15 settembre 2002 all'assegnazione del punteggio di 0.15 per il periodo di servizio non di ruolo prestato oltre il quinto anno alle dipendenze di altra Amministrazione 2 compensa per intero tra le parti le spese del doppio grado del giudizio.