Convenzione Inpdap e Bnl, respinta l'istanza dell'Ufi

In attesa della decisione nel merito prevista per il 14 luglio, è stato bocciato il ricorso dell'Unione finanziarie italiane contro l'ordinanza che ha sospeso l'efficacia della sentenza del Tar Lazio

Convenzione per erogazione mutui e prestiti stipulata dall'Inpdap con la Banca nazionale del lavoro, respinta l'istanza di revoca presentata dall'Unione finanziarie italiane contro l'ordinanza che ha sospeso l'efficacia della sentenza del Tar Lazio che aveva annullato l'accordo. A deciderlo è stato il Consiglio di Stato con l'ordinanza 2774/06 depositata lo scorso 6 giugno e qui leggibile nei documenti correlati . Ma facciamo un passo indietro. Lo scorso dicembre i giudici capitolini con la sentenza 13256/05 depositata il 9 dicembre 2005 e qui leggibile nei documenti correlati avevano accolto il ricorso proposto dall'Unione finanziarie italiane Ufi , l'associazione fra intermediari finanziari non bancari. L'Ufi, in sostanza, chiedeva l'annullamento delle delibere del Commissario straordinario dell'Inpdap con la quale era stata fissata al 31 maggio 2004 la data di scadenza della proroga della convenzione sottoscritta con la banca Fineco. Ma non solo, l'associazione fra intermediari finanziari non bancari chiedeva anche di cancellare la convenzione stipulata tra l'Inpdap, la Bnl e la Banca Nuova. Una convenzione con la quale era stata disciplinata la concessione dei mutui e finanziamenti personali agli iscritti, al personale in pensione e ai dipendenti dell'Istituto di previdenza nonché ai loro figli. Del resto, secondo i magistrati della capitale, la configurazione della convenzione in termini di contratto atipico non può escludere il doveroso rispetto del principio di parità di accesso, tra tutti gli interessati, alle utilities che l'amministrazione fornisce. Tuttavia, a marzo di quest'anno la sesta sezione del Consiglio di Stato ha accolto l'istanza presentata dall'Inpdap ordinanza 1147/06, qui leggibile nei documenti correlati per sospendere l'efficacia della sentenza del tribunale laziale. Lo scorso 6 giugno, infine, i consiglieri di Stato hanno respinto l'istanza di revoca dell'ordinanza che ha sospeso l'efficacia della sentenza 13256/05 del Tar Lazio ritenendo più opportuno attendere la decisione nel merito la cui trattazione è prevista per il prossimo 14 luglio. cri.cap

Consiglio di Stato - Sezione sesta - ordinanza 6 giugno 2006, n. 2774 Presidente Schinaia - Relatore Caringella Ricorrente Inpdap Ritenuto, quanto al fumus, che l'interpretazione, operata nell'ordinanza impugnata, degli effetti della sentenza appellata, sulla vigenza della convenzione nei termini attualmente in essere non configura errore revocatorio ai sensi del codice di rito che, in ogni caso, l'imminente trattazione dell'udienza di merito rende opportuna la conservazione dell'attuale situazione di fatto PQM Respinge l'istanza di revocazione Ricorso numero 637/2006 . La presente ordinanza sarà eseguita dalla Amministrazione ed è depositata presso la segreteria della Sezione che provvederà a darne comunicazione alle parti. N.R.G. RegGen

Tar Lazio - Sezione terza ter - sentenza 17 novembre-9 dicembre 2005, n. 13256 Presidente Corsaro - Relatore Fantini Ricorrente Unione Finanziarie Italiane Ufi Fatto Con atto notificato nei giorni 18 giugno 2004 e seguenti e depositato il successivo 1 luglio la ricorrente, associazione fra intermediari finanziari non bancari, ha impugnato gli atti in epigrafe indicati chiedendone l'annullamento. Premette che con avviso pubblicato nella G.U. n. 247 del 21 ottobre 2002 l'Inpdap comunicava alle banche ed agli istituti finanziari interessati la predisposizione di uno schema di convenzione quadro aperta , avente ad oggetto l'erogazione di prestiti personali e mutui ipotecari ai propri iscritti in servizio o in quiescenza al fine di soddisfare le richieste di finanziamento che non possono essere accolte direttamente dall'Inpdap per la ridotta disponibilità finanziaria o non rientranti nei criteri di concessione previsti dall'Istituto . Va precisato al riguardo che il Dpr 180/50 prevede, al Titolo IV, l'istituto della delega di pagamento sugli stipendi, sui salari e le pensioni le circolari n. 46 in data 8 agosto 1995 e n. 63 in data 16 ottobre 1996 del ministero del Tesoro - Ragioneria Generale dello Stato hanno inoltre ampliato le ipotesi di finanziamento attraverso delegazione di pagamento. La ratio di tale servizio va ravvisata nell'agevolare l'accesso al credito in favore di soggetti appartenenti alla gestione Inpdap, che non possono ottenere prestiti direttamente dall'ente. In proposito, le circolari suindicate sottolineano la necessità di assicurare comunque la par condicio tra le imprese, istituti o società operanti nei settori del credito e della previdenza, previsti dal Tu , stabilendo altresì che le convenzioni per ragioni di uniformità, di cautela e di semplificazione procedurale prevedessero l'esclusione di ogni responsabilità ed onere economico a carico dell'Inpdap Precisa che in data 16 dicembre 2002 talune aziende associate all'Ufi stipulavano con l'Inpdap la predetta convenzione quadro aperta, il cui contenuto prevedeva, tra l'altro, che l'Inpdap si impegna a divulgare, nei modi che riterrà più opportuni, presso i propri iscritti e il personale in quiescenza le agevolazioni concordate con gli Istituti finanziari articolo 4 l'articolo 6 della convenzione stabiliva altresì l'obbligo a carico della Banca di rispettare ovvero migliorare i tassi fissi e variabili analiticamente elencati per ciascuna categoria di mutuo e per i prestiti personali l'articolo 11 stabiliva infine una durata annuale rinnovabile del rapporto convenzionale. Rappresenta ancora che con comunicazione effettuata attraverso posta elettronica in data 24 novembre 2003 l'Inpdap rendeva noto che il Commissario Straordinario dell'ente aveva deliberato in data 15/10/03 la proroga della Convenzione a condizioni invariate fino alla nomina del nuovo Consiglio di Amministrazione dell'Istituto tale proroga veniva accettata dalle aziende associate all'Ufi. Inaspettatamente perveniva dunque l'ulteriore comunicazione di posta elettronica in data 29 aprile 2004, con cui si rendeva noto che con delibera n. 237 del 21 c.m. il Commissario Straordinario ha fissato al 31 maggio p.v. la data di scadenza della attuale proroga della convenzione sottoscritta con codesto istituto finanziario il 16 dicembre 2002. Pertanto, a decorrere dal 1 giugno p.v. la Convenzione cesserà di produrre ogni effetto. Si precisa che il 31 maggio p.v. è il termine ultimo per la presentazione all'Inpdap delle richieste di benestare alla delegazione di pagamento per prestiti personali . Con nota raccomandata in data 14 maggio 2004 la ricorrente comunicava all'Inpdap la propria disponibilità a procedere alla stipula di nuove convenzioni, ma tale lettera non riceveva alcun riscontro anzi, con comunicato del 19 maggio l'Istituto resistente rendeva noto di avere stipulato la nuova convenzione con la Bnl e con Banca Nuova. Deduce a fondamento del ricorso i seguenti motivi di diritto 1 Violazione delle leggi di contabilità dello Stato e dei principi comunitari in materia di scelta dei contraenti violazione della direttiva 92/50/CEE e del D.Lgs 157/95 violazione dei principi di trasparenza, pubblicità, parità di trattamento e non discriminazione violazione dei principi comunitari in materia di concorrenza violazione articoli 41 e 97 Cost violazione delle circolari del ministero del Tesoro 8 agosto 1995, n. 46 e 16 ottobre 1996, n. 63. La convenzione quadro aperta stipulata tra l'Inpdap e la Banca Fineco in data 16 dicembre 2002 si poneva come obiettivo quello di soddisfare l'esigenza connessa all'accesso ai mutui e finanziamenti al personale Inpdap in quiescenza conseguentemente la convenzione quadro deve essere aperta alla adesione di tutti gli Istituti di credito e finanziari, nazionali ed internazionali , in modo da assicurare agli iscritti, tra l'altro, le migliori condizioni di mercato . La risoluzione della convenzione 16 dicembre 2002 e gli altri provvedimenti impugnati, tra cui la stipulazione di una nuova convenzione con Bnl e Banca Nuova evidenziano, invece, un regolamento di interessi confliggente con le circolari ministeriali n. 46/95 e n. 63/96, oltre che con il vincolo finalistico tipico dell'agire amministrativo, rappresentato dal perseguimento degli interessi istituzionali individuati dalle norme e dai principi generali. V'è inoltre da considerare che l'esigenza di garantire la par condicio, evidenziata dalla circolare ministeriale, trova il proprio fondamento nell'articolo 41 della Costituzione oltre che nella libertà di concorrenza, che costituisce uno dei pilastri fondamentali su cui si fonda l'Unione europea. E' evidente infatti che l'ente previdenziale, nella sua qualità di delegato rilasciando la dichiarazione di benestare ad effettuare la trattenuta ed il successivo trasferimento della quota di pensione delegata, presupposto della delegatio solvendi , assume un ruolo attivo nel mercato creditizio, incidendo sulla libertà di concorrenza. 2 Irragionevolezza e contraddittorietà fra provvedimenti illogicità manifesta violazione dei principi di imparzialità ed economicità dell'azione amministrativa difetto di motivazione e di istruttoria violazione del legittimo affidamento violazione del principio di correttezza e buona fede sviamento. Le aziende che hanno aderito alla convenzione del 2002 e sono state prorogate hanno maturato il diritto a mantenere in vita il rapporto fino all'avverarsi di detta condizione, ed inoltre hanno maturato il legittimo affidamento quanto meno ad essere invitate a presentare le proprie offerte per la nuova preannunciata convenzione. Le determinazioni gravate contrastano inoltre con il principio di economicità, atteso che la selezione di una più vasta platea di istituti avrebbe consentito all'Amministrazione, nell'interesse dei propri iscritti ed assistiti, di spuntare delle offerte migliori e di poter scegliere, tra una pluralità di offerte, quelle più vantaggiose. Si sono costituiti in giudizio l'Inpdap, nonché le controinteressate Bnl e Banca Nuova Spa, eccependo l'inammissibilità del ricorso per difetto di legittimazione attiva della Ufi, e comunque la sua infondatezza nel merito resistono in giudizio anche le Amministrazioni statali intimate. Con ricorso per motivi aggiunti, notificato in data 15 ottobre 2004 e depositato il successivo 28 ottobre, sono stati, tra gli altri, impugnate la deliberazione del Commissario Straordinario dell'Inpdap 27 aprile 2004, n. 241, nonché l'allegata convenzione, e la relazione della Direzione Centrale Credito e Attività Sociali. Vengono dedotti in particolare i seguenti motivi aggiunti 3 Difetto di motivazione e istruttoria irragionevolezza perplessità e contraddittorietà fra provvedimenti illogicità manifesta violazione dei principi di imparzialità ed economicità dell'azione amministrativa violazione del legittimo affidamento violazione del principio di correttezza e buona fede sviamento. I provvedimenti impugnati hanno stravolto il precedente sistema caratterizzato dalla convenzione aperta, introducendo un regime di esclusiva, con conseguente immotivata ed illogica esclusione dal mercato delle società associate all'Ufi, senza peraltro far conseguire alcun vantaggio agli iscritti ed all'Inpdap, impedendo agli stessi di beneficiare della concorrenza tra i diversi operatori. Deve essere contestato l'assunto espresso dalla relazione del Comitato Unitario del Credito in ordine ad un'asserita disapplicazione, da parte degli Istituti convenzionati, dei tassi effettivi previsti nella convenzione del 2002 né può tacersi la contraddittorietà, rispetto a tale presupposto, della mancata introduzione di procedure di controllo più efficienti e della valutazione positiva espressa dall'ente sull'andamento della convenzione quadro aperta. Contrariamente a quanto assunto degli atti impugnati, nell'anno 2003 hanno aderito alla convenzione 17 istituti, e la Bnl ha erogato circa il 35% del volume complessivo dei prestiti e mutui concessi ai pensionati né comunque appare corretto desumere dalla maggiore operatività della Bnl la garanzia di un migliore servizio dalla stessa svolto. L'Inpdap, nei confronti delle società precedentemente convenzionate, ha tenuto un comportamento scorretto e reticente, dapprima prorogando e poi inopinatamente interrompendo ante tempus la convenzione, ed inoltre tacendo dell'intervenuta stipulazione di una nuova convenzione. 4 Violazione delle leggi di contabilità dello Stato e dei principi comunitari in materia di libera scelta dei contraenti violazione della direttiva 92/50/CEE e del D.Lgs 157/95 violazione dei principi di trasparenza, pubblicità, parità di trattamento e non discriminazione violazione dei principi comunitari in materia di concorrenza violazione articoli 41 e 97 Cost violazione del Dpr 180/50 e delle circolari della Ragioneria generale dello Stato n. 46/1995 e n. 63/1996. Si applica alla fattispecie in esame il D.Lgs 157/95 in tema di appalti di servizi, rientrando la prestazione oggetto della convenzione nella categoria dei servizi finanziari, espressamente menzionati nell'All. 1. La non onerosità del servizio in questione non preclude l'applicabilità della normativa di cui al D.Lgs 157/95, come dimostra la stessa riconduzione a tale disciplina del servizio di tesoreria, che è un contratto a titolo gratuito. Deve considerarsi inoltre che la nuova convenzione approvata con delibera n. 241/04 prevede, all'articolo 4, che l'Inpdap si riserva la facoltà di concedere alle banche aderenti l'allestimento presso le proprie sedi territoriali di appositi punti di consulenza a disposizione dei destinatari della convenzione e da regolare mediante unico accordo con le Banche interessate. Le Banche si impegnano a contribuire ai costi sostenuti dall' Inpdap per la promozione e divulgazione della convenzione attraverso operazioni di sponsorizzazione . Detta previsione, ambigua nel suo tenore, potrebbe anche celare eventuali pagamenti corrisposti dall'Inpdap alle Banche convenzionate in tale caso peraltro sembra inevitabile l'inquadramento della convenzione de qua nell'ambito dell'appalto di servizi di cui al D.Lgs 157/95. E comunque, quand'anche si vertesse nell'ambito di un contratto atipico, ciò non escluderebbe comunque il rispetto dei principi comunitari in tema di concorrenza e trasparenza dell'affidamento ed invero l'elemento fondamentale per l'applicazione dei principi di evidenza pubblica va rinvenuto nell'esistenza di un beneficio economico, anche indiretto, quale conseguenza della conclusione del contratto. 5 Violazione delle regole di evidenza pubblica violazione del Regolamento di amministrazione e contabilità dell'Inpdap, approvato con delibera del CdA n. 1206 del 18/4/2000 contraddittorietà. A norma dell'articolo 66 del Regolamento epigrafato l'attività negoziale è svolta con l'osservanza della normativa comunitaria e nazionale ciò significa che l'Inpdap, nella propria attività negoziale, deve rispettare i principi e le regole dell'evidenza pubblica e le norme nazionali e comunitarie in materia Con ordinanza 6131/04 della Sezione è stata accolta la domanda cautelare detto provvedimento è poi stato riformato in sede di gravame dal Consiglio di Stato. All'udienza del 17 novembre 2005 la causa è stata trattenuta in decisione. Diritto 1. Oggetto del presente giudizio è dunque in via principale l'impugnazione della delibera del Commissario Straordinario dell'Inpdap 21 aprile 2004, n. 237, disponente la cessazione della proroga della convenzione quadro aperta, e della delibera 27 aprile 2004, n. 241, di approvazione della nuova convenzione con la Bnl Spa e con la Banca Nuova Spa per la concessione dei prestiti contro delegazione di pagamento. Le censure svolte con il ricorso principale e con quello per motivi aggiunti possono essere trattate congiuntamente, in quanto incentrate su di un medesimo nucleo tematico, costituito dalla contestazione dell'introduzione di un regime di esclusiva nel servizio di erogazione di mutui e prestiti contro delegazione di pagamento in favore dei pensionati iscritti alla gestione Inpdap, per di più non accompagnato, nella scelta degli istituti affidatari, dal pieno rispetto delle regole dell'evidenza pubblica, sancite dai principi generali, di diritto interno e comunitario, oltre che, specificamente nella materia in esame, dalle circolari n. 46/1995 e n. 63/1996 del ministero del Tesoro - Ragioneria Generale dello Stato. Ed invero in tale prospettiva va apprezzata anche l'impugnativa del provvedimento di cessazione della proroga della precedente convenzione, assumendo scarso rilievo, anche dal punto di vista dell'interesse al ricorso, l'ulteriore profilo con cui si lamenta che la risoluzione della convenzione sia stata disposta dal Commissario Straordinario con la delibera n. 237/04, antecedentemente alla nomina del nuovo CdA dell'Istituto, momento temporale al quale era stata parametrata l'efficacia della proroga, secondo quanto si evince dalla comunicazione di posta elettronica in data 24 novembre 2003. Basti, sotto tale aspetto, considerare che la nomina del nuovo CdA dell'Inpdap è avvenuta in data 4 giugno 2004, mentre la delibera commissariale n. 241, di approvazione della nuova convenzione, risale al 27 aprile 2004, e dunque precede la nomina dell'organo di amministrazione dell'ente di poco più di un mese peraltro l'operatività della nuova convenzione viene fatta decorrere dall'1 giugno 2004, mentre l'efficacia della precedente è prorogata sino al 31 maggio 2004. La scansione diacronica dell'efficacia delle convenzioni viene ad evidenziare come la lesione della situazione giuridica della società ricorrente è connessa non tanto al profilo temporale del termine di scadenza la cessazione della proroga è in realtà anticipata solamente di qualche giorno rispetto alla nomina del nuovo CdA , quanto piuttosto al fatto, in sé, dell'essere stato introdotto un nuovo regime convenzionale esclusivo, che non ha tenuto conto neppure degli Istituti già convenzionati. La vera questione giuridica che, dunque, deve essere esaminata è se l'Inpdap poteva concludere una convenzione per il finanziamento dei propri iscritti contro delegazione di pagamento in regime di esclusiva innovando rispetto al precedente sistema di convenzione aperta , ed inoltre senza rispettare la par condicio fra gli istituti bancari interessati a rendere un siffatto servizio, e quindi ad accedere a tale mercato creditizio, bensì scrutinando le sole offerte delle banche espletanti il servizio di cassa/tesoreria. L'assunto di parte ricorrente è, in sostanza, che il mancato rinnovo della convenzione di cui era parte, nonostante la propria espressa richiesta, provochi una lesione della libertà di concorrenza, oltre che danneggiare gli stessi iscritti dell'Inpdap i pensionati deleganti che non possono fruire di un finanziamento offerto a condizioni più vantaggiose . Ad avviso delle parti resistenti, invece, l'Inpdap, non vertendosi al cospetto di un servizio pubblico, e neppure di un appalto di servizi, non era tenuto a seguire un procedimento di gara al fine di concedere deleghe di finanziamento non obbligatorie l'Istituto ha comunque effettuato una selezione tra le imprese bancarie esercenti il servizio di tesoreria peraltro trattandosi di un'attività privata, priva di qualsivoglia connotazione pubblicistica, dovrebbe rilevarsi anche il difetto di giurisdizione del giudice amministrativo sul rifiuto della delega di pagamento opposto dall'Amministrazione. Ritiene il Collegio che debba essere anzitutto disattesa l'eccezione di difetto di giurisdizione dell'adito giudice amministrativo, in quanto oggetto del ricorso sono principaliter provvedimenti amministrativi le deliberazioni n. 237 e n. 241 del 2004 , sottoposti, secondo il tradizionale criterio di riparto, quand'anche non sussista la giurisdizione esclusiva, alla cognizione del giudice amministrativo in sede generale di legittimità. Allo stesso modo non merita positiva valutazione l'eccezione di difetto di legittimazione attiva dell'Ufi, svolta dalle parti resistenti nella considerazione che trattasi di associazione di categoria. Giova ricordare in proposito come, secondo il consolidato indirizzo giurisprudenziale, la legittimazione delle associazioni di categoria è da escludere allorché le stesse insorgano in giudizio per far valere gli interessi di una sola parte dei propri componenti, e non della totalità in termini CdS, Sezione quarta, 3113/05 Sezione sesta, 7792/04 nel caso di specie peraltro appare chiaro che la ricorrente associazione fra intermediari finanziari ha promosso il ricorso a tutela di tutti i suoi iscritti, senza che siano enucleabili al suo interno posizioni di segno contrario. Nel merito non sembra assumere valore la natura giuridica della convenzione approvata con deliberazione n. 241/04 ad ogni modo ritiene il Collegio di dover escludere che si tratti di un appalto di servizi, non solo perché sembrerebbe difettare il requisito della onerosità, ma soprattutto per l'assorbente ragione che la prestazione dedotta nella convenzione non è resa nei confronti dell' Inpdap , ma in favore dei dipendenti e del personale in quiescenza dell'Istituto stesso. Se dunque non si verte al cospetto di una concessione di servizi resa nei confronti della collettività per soddisfare un interesse pubblico, e neppure di un appalto di servizi, occorre considerare che ciò non è comunque ragione sufficiente per giustificare un regime di esclusiva del servizio, non preceduto, nella scelta del contraente, da un procedimento di valutazione comparativa concorrenziale. Ed invero la configurazione della convenzione in esame in termini di contratto atipico CdS, Sezione quinta, 4680/01 non può escludere il doveroso rispetto del principio della parità di accesso, tra tutti gli interessati, alle utilitates che l'Amministrazione fornisce è opportuno sottolineare che il rapporto trilaterale della delegatio solvendi non può perfezionarsi senza il consenso dell'Inpdap . Come sottolineato da parte ricorrente, richiamando anche la giurisprudenza formatasi sull'appalto del servizio di tesoreria per tutte, CdS, Ap 6/2002 , pur mancando un corrispettivo pecuniario che l'Amministrazione è tenuta a versare agli Istituti bancari dal che la natura gratuita del contratto , è certo che questi ultimi ottengono quanto meno una forma di pubblicità si pensi ai punti di consulenza presso le sedi territoriali dell'ente idonea ad ampliarne la clientela, e che si traduce in una rilevanza economica indiretta. Il vincolo di scopo in tale caso costituito dall'ottenere le migliori condizioni di mercato per l'accesso al credito caratterizza dunque anche l'attività di diritto privato dell'Amministrazione, e valorizza la concorrenzialità come strumento di garanzia dell'imparzialità e del buon andamento. La concorrenzialità è principio pacificamente considerato immanente nell'ordinamento tra le tante, CdS, Sezione quinta, 192/98 , e trova oggi anche uno specifico radicamento di diritto positivo nella previsione dell'articolo 1 della legge generale sul procedimento amministrativo, nel testo novato dalla legge 15/2005, che include, tra i principi generali dell'attività amministrativa, anche i principi dell'ordinamento comunitario , tra cui vi è, appunto, quello di libera concorrenza. Deve aggiungersi a quanto esposto che, con riguardo alla delegazione di pagamento inserita in un sistema di finanziamento, le stesse circolari della Ragioneria Generale dello Stato n. 46/95 e n. 63/96 sanciscono expressis verbis la necessità di assicurare comunque la par condicio tra le imprese, istituti o società operanti nei settori del credito e della previdenza . Ne discende come evidente corollario che adeguato a tale background giuridico appariva il pregresso sistema della convenzione aperta, mentre risulta con lo stesso incompatibile il regime di esclusiva introdotto attraverso la convenzione approvata con i provvedimenti impugnati. Occorre inoltre considerare che, anche ad attribuire alla par condicio un significato debole , sembra difficilmente contestabile che proprio l'assenza di una specifica disciplina normativa direttamente applicabile alla fattispecie in esame imponeva che venisse scelto il contraente mediante l'espletamento di una procedura di evidenza pubblica aperta . Al contrario, non sembra rispondere ad alcuna logica, e non appare dunque ragionevole, l'avere esperito una procedura selettiva ristretta per lo più alle banche già svolgenti il servizio di tesoreria, il quale non presenta alcun tratto di similitudine con quello del finanziamento dei dipendenti mediante delegazione di pagamento. Deriva dalle considerazioni che precedono l'accoglimento del ricorso, con conseguente annullamento degli atti impugnati, nei limiti dell'interesse della associazione ricorrente. Occorre peraltro aggiungere in proprosito qualche breve considerazione sulla sorte della convenzione intercedente con le banche controinteressate. Non ignora il Collegio come nella giurisprudenza più recente, con riguardo alla similare tematica degli effetti sul contratto dell'annullamento dell'aggiudicazione, siano emerse due opinioni prevalenti la questione, da ultimo, per la sua problematicità, è stata rimessa all'Ap del CdS con ordinanza 3335/04 della Sez. quarta da una parte quella della caducazione automatica del contratto, muovente dall'assunto che la fase di evidenza pubblica si caratterizza alla stregua di presupposto del contratto cfr. CdS, Sezione sesta, 2332/03 dall'altra parte la tesi dell'inefficacia sopravvenuta per mancanza del requisito della legittimazione a contrarre dell'Amministrazione CdS, Sezione quarta, 6666/03 Sezione quinta, 3465/04 . Ritiene peraltro il Collegio che nella vicenda per cui è causa il nesso di presupposizione tra provvedimento e contratto viene ad attenuarsi, in quanto l'interesse di parte ricorrente è limitato all'annullamento del regime di esclusiva delle deleghe di pagamento, e non già alla rimozione della convenzione. 2. - In conclusione, alla stregua di quanto precede, il ricorso deve essere accolto per quanto di ragione, con conseguente annullamento degli atti impugnati, nei termini della motivazione che precede. Sussistono giusti motivi per disporre tra tutte le parti la compensazione delle spese di giudizio. PQM Il Tar per il Lazio - Sezione terza ter, definitivamente pronunciando, accoglie il ricorso per quanto di ragione, con conseguente annullamento degli atti impugnati, nei limiti di cui alla motivazione. Compensa tra le parti le spese di giudizio. Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'Autorità amministrativa. 3

Consiglio di Stato - Sezione sesta - ordinanza 7 marzo 2006, n. 1147 Presidente Varrone - Estensore Luce Ricorrente Inpdap Ritenuto che - ad una sommaria valutazione degli atti di causa - il proposto appello, per quanto già rilevato dalla sezione in precedente ordinanza, appare assistito da adeguato fumus boni iuris. Considerato che il disposto annullamento degli atti impugnati in primo grado, nelle more dell'eventuale stipula di una nuova convenzione, imporrebbe il danno, grave ed irreparabile, dell'interruzione della prevista modalità di erogazione dei finanziamenti PQM Accoglie l'istanza cautelare Ricorso numero 637/2006 e, per l'effetto, sospende l'efficacia della sentenza impugnata. La presente ordinanza sarà eseguita dalla Amministrazione ed è depositata presso la segreteria della Sezione che provvederà a darne comunicazione alle parti. N.R.G. RegGen