Notai, la tariffa professionale si contesta davanti al giudice ordinario

di Francesco Antonio Genovese

La controversia tra un privato ed il notaio rogante, avente ad oggetto la contestazione della tariffa in concreto applicata per l'atto stipulato nell'interesse del primo, appartiene, anche nel regime scaturito dalla dichiarazione di illegittimità costituzionale dell'articolo 33, comma 2, lettera c del D.Lgs 80/1998, come modificato dall'articolo 7 della legge 205/00, intervenuta per effetto della sentenza della Corte costituzionale 204/04, alla giurisdizione del giudice ordinario, trattandosi di causa avente contenuto schiettamente patrimoniale, intercorrente tra privati, tale dovendosi considerare il notaio quando applica la tariffa nell'ambito di un rapporto di prestazione d'opera professionale. È questo il principio di diritto contenuto nella sentenza 10828/06 delle Su civile qui pubblicata tra i documenti correlati di Francesco Antonio Genovese Questione di giurisdizione inedita. Sulle natura delle tariffe professionali applicate dai notai, si è pronunciata la Sezione terza civile della Cassazione sentenza 14227/04 , sia pure indirettamente, stabilendo che l 'inderogabilità delle tariffe notarili par. a 3.1 del codice deontologico, approvato dal consiglio nazionale notarile il 24 febbraio 1994, ai sensi della legge 220/91 essendo funzionale alla duplice esigenza, prevista dall'articolo 147 legge 89/1913, di garantire il corretto esercizio dell'attività professionale del notaio, impedendo la sleale concorrenza tra professionisti, e di tutelare la dignità della categoria professionale, non comporta l'invalidità della rinuncia, totale o parziale, al compenso che sia motivata da particolari esigenze etico - sociali, oltre che di amicizia e di parentela, anche di semplice convenienza, giustificatrici della totale o parziale gratuità della prestazione, salvo che la rinuncia stessa si risolva in un espediente del notaio per conseguire maggiori vantaggi economici attraverso un non consentito accaparramento di affari futuri il che va accertato dal giudice del merito, la cui valutazione, se adeguatamente motivata, è incensurabile in sede di legittimità.

Cassazione - Sezioni unite civili - sentenza 6 aprile-11 maggio 2006, n. 10828 Presidente Carbone - Relatore Preden Pm Martone - parzialmente conforme - Ricorrente Silvestri - Controricorrente ministero della Giustizia Svolgimento del processo L'associazione dei consumatori Codacons e Luca Silvestri hanno impugnato davanti al Tar del Lazio il decreto del ministro della Giustizia 14094/01 e tutti gli atti ulteriori con i quali era stata approvata la nuova tariffa degli onorari, diritti, indennità e compensi spettanti ai notai a far data dall'1 gennaio 2002, chiedendone l'annullamento. Il Tar del Lazio, con sentenza 7456/02, ha rigettato per difetto di interesse sostanziale il ricorso. Avverso la sentenza il Codacons ed il Silvestri hanno proposto appello. Il Consiglio di Stato, Sezione quarta, con sentenza 3876/03, ha dichiarato inammissibile l'appello per difetto di legittimazione attiva del Codacons e del Silvestri, per quanto attiene alla difesa degli interessi collettivi, ed ha dichiarato il difetto di giurisdizione sulla pretesa azionata dal Silvestri relativa al rapporto individuale. Per quanto concerne il Silvestri, ha ritenuto il Consiglio di Stato che il singolo cittadino non è legittimato ad agire contro i provvedimenti di approvazione di tariffe professionali, qual è quella notarile, in quanto non è portatore di un interesse collettivo rispetto al quale la legge preveda un'azione popolare ed ha ancora considerato che, ove il ricorso fosse rivolto a contestare la tariffa da lui corrisposta per l'atto stipulato avvalendosi dell'opera del notaio, il ricorrente non poteva ottenere dal giudice amministrativo la tutela invocata, essendo questa rimessa alla giurisdizione ordinaria vertendosi in materia di rapporti individuali di utenza ai sensi dell'articolo 33, comma 2, lettera e , del D.Lgs 80/1998. Avverso la sentenza il solo Silvestri ha proposto ricorso per cassazione, affidandone l'accoglimento a quattro motivi, illustrati con memoria. Motivi della decisione 1. Con il primo motivo, denunciando violazione della legge 2248/1865, all. E, degli articoli 24, 103, 111 e 113 Costituzione, dell'articolo 26 e seguenti del Rd 1054/24, della legge 1034/71 e dell'articolo 33 del D.Lgs 80/1998, il ricorrente sostiene che il Silvestri era legittimato ad impugnare il provvedimento di approvazione della tariffa notarile, denunciando l'arbitrarietà e l'illegittimità di quest'ultima, dovendosi riconoscere al singolo, tenuto a rivolgersi al notaio per compiere determinati atti, il diritto ad ottenere che un giudice, una volta per tutte ed in un unico giudizio, dichiari la tariffa inefficace nei suoi confronti, senza che debba intentare una causa per ogni parcella. Con il terzo motivo denunciando violazione della legge 2248/1865, all. E, degli articoli 24, 103, 111 e 113 Costituzione, dell'articolo 26 e seguenti del Rd 1054/24, dell'articolo 5 della legge 1034/71 e dell'articolo 33 del D.Lgs 80/1998, il ricorrente sostiene che, avendo il Silvestri impugnato il provvedimento di approvazione della tariffa, allo scopo di ottenere la revisione della tariffa notarile per il passato, il presente ed il futuro, quale fruitore dell'attività del notaio, nel suo unico interesse, ed essendo l'approvazione riservata alla discrezionalità della Pa, non veniva in considerazione un rapporto individuale di utenza, come ritenuto dal Consiglio di Stato. 1.1. I due motivi, che possono essere congiuntamente esaminati in ragione della loro intima connessione, sono inammissibili. Si tratta di censure rivolte alla statuizione del Consiglio di Stato con la quale è stato rilevato il difetto di legittimazione ad agire del Silvestri, quale singolo, avverso il provvedimento di approvazione della tariffa notarile. Va tuttavia ribadito che, anche a seguito dell'inserimento della garanzia del giusto processo nell'articolo 111 della Costituzione, il sindacato delle Sezioni unite della Corte di cassazione sulle decisioni della corte di conti e del Consiglio di Stato in sede giurisdizionale continua ad essere circoscritto al controllo dei limiti esterni della giurisdizione del giudice contabile, ovvero all'esistenza dei vizi che attengono all'essenza della funzione giurisdizionale e non al modo del suo esercizio, cui attengono, invece, gli errori in iudicando o in procedendo ordinanza 7799/05, 4093/05, 24175/04, 11091/03, 385/02 . Ed il rilievo del difetto di legittimazione ad agire attiene al modo di esercizio della funzione giurisdizionale. 2. Con il secondo motivo, denunciando violazione della legge 2248/1865, all. E, degli articoli 24, 103, 111 e 113 Costituzione, dell'articolo 26 e seguenti del Rd 1054/24, della legge 1034/71 e dell'articolo 33 del D.Lgs 80/1998, assume il ricorrente che erroneamente il Consiglio di Stato ha dichiarato il difetto di giurisdizione del giudice amministrativo sulla controversia individuale tra il Silvestri ed il notaio rogante, avente ad oggetto la contestazine della tariffa in concreto applicata per l'atto stipulato, qualificandola come controversia relativa rapporto individuale di utenza, riservata al giudice ordinario ai sensi dell'articolo 33, comma 2, lettera c del D.Lgs 80/1998 sostiene che la citata disposizione non è applicabile nella specie poiché il notaio, come ritenuto dallo stesso Consiglio di Stato al fine di escludere la legittimazione del Codacons, non eroga un servizio pubblico, ma svolge una funzione rispetto alla quale i cittadini non possono essere definiti né consumatori né utenti. Con il quarto motivo, denunciando violazione della legge 2248/1865, all. E. degli articoli 24, 103, 111 e 113 Costituzione, dell'articolo 26 e seguenti del Rd 1054/24, dell'articolo 5 della legge 1034/71 e dell'articolo 33 del D.Lgs 80/1998, assume il ricorrente che, seppure fosse configurabile un rapporto individuale di utenza nell'ambito di un servizio pubblico, difetta il carattere di soggetto privato dell'erogatore del servizio, poiché il notaio riveste la qualità di pubblico ufficiale. 2.1. I due motivi, che possono essere congiuntamente esaminati in ragione della loro intima connessione, sono ammissibili, in quanto volti a censurare la statuizione di difetto di giurisdizione del giudice amministrativo, ma sono infondati. Il Consiglio di Stato ha declinato la propria giurisdizione sulla controversia vertente tra il Silvestri ed il notaio stipulante l'atto prodotto dal ricorrente, ove il ricorso dovesse intendersi come rivolto a contestare la tariffa da lui corrisposta per tale atto, stipulato avvalendosi dell'opera del notaio, e la decisione è esatta, anche se affidata a disposizione, l'articolo 33, comma 2, lettera c del D.Lgs 80/1998, come modificato dalla legge 205/00, venuta meno per effetto della sentenza della Corte costituzionale 204/04, trattandosi di controversia avente contenuto schiettamente patrimoniale, intercorrente tra soggetti privati, tale dovendosi considerare il notaio quando applica la tariffa nell'ambito di un rapporto di prestazione d'opera professionale. 2.2. Va quindi dichiarata la giurisdizione del giudice ordinario su tale controversia. 3. Sussistono giusti motivi per compensare tra le parti costituite le spese del giudizio di cassazione. PQM La Corte dichiara inammissibili il primo ed il terzo motivo rigetta il secondo ed il quarto dichiara la giurisdizione del giudice ordinario in relazione alla domanda volta a contestare la tariffa applicata nel caso specifico compensa le spese del giudizio di cassazione.