Come cambia il nuovo giudizio. Da domani

di Paolo Di Marzio

Entrano in vigore domani, 1 marzo, le novità stabilite dalla legge 80/2005 cd. legge sulla Competitività in materia di Arbitrato e processo in Cassazione. Di seguito proponiamo un contributo che fa il punto sul processo in Cassazione, mentre per quanto riguarda l'arbitrato si rimanda all'edizione on line del 14 gennaio 2006. Tra i documenti correlati vengono proposte anche le ricostruzioni del Codice di procedura civile secondo i nuovi dettati dell'argomento si occuperà anche l'edizione del settimanale D& G n. 9 del 4 marzo 2006 di Paolo Di Marzio* La commissione ministeriale presieduta da Romano Vaccarella, oggi giudice costituzionale, era stata incaricata nel 2002 di redigere una ipotesi di legge delega per la riforma della procedura civile. La commissione aveva esaurito il suo lavoro nel volgere di pochi mesi esitando un progetto più o meno condivisibile, ma comunque completo ed organico. Sebbene l'articolato fosse stato alfine approvato dal Consiglio dei Ministri nell'ottobre del 2003, lo stesso ha finito per essere smembrato in più parti, e solo alcune sono divenute legge. I principi ispiratori della riforma ipotizzata per il processo civile sembrano allo stato più chiaramente leggibili nel c.d. rito societario D.Lgs. n. 5/2005 , che non nella disciplina del rito ordinario, pur riformata in più parti. La legge 80/2005 ha poi attribuito, recependo i principi e criteri direttivi indicati dalla commissione Vaccarella in materia, la delega al Governo perché provvedesse alla riforma del giudizio di cassazione e della disciplina dell'arbitrato, prevedendo pure che la bozza di D.Lgs. dovesse essere sottoposta, ai sensi dell'articolo 93 Ord. giud. Rd 12/1941 , al parere dell'Assemblea generale della Suprema Corte. L'Assemblea ha effettivamente espresso il proprio parere il 21.7.2005 ed ha reso osservazioni soltanto in merito alla riforma del giudizio di cassazione, omettendo di pronunciarsi circa la riforma dell'arbitrato sulla nuova disciplina dell'arbitrato, cfr. P. Di Marzio, D& G, n. 3/2006, p. 109 . La nuova disciplina del giudizio di cassazione è stata quindi dettata dal D.Lgs. 2.2.2006, n. 40, pubblicato sulla Gazz. Uff. 15.2.2006, n. 38. Il provvedimento è troppo complesso ed articolato perché sia possibile analizzarlo in poche pagine, tuttavia pare comunque opportuno proporre qualche riflessione a prima lettura per valutare se gli obiettivi che il legislatore si era prefisso siano stati raggiunti, in quale misura e con quali inconvenienti. La legge delega indicava espressamente articolo 1, co. 2, legge 80/2005 che occorreva assicurare piena attuazione al principio di cui all'articolo 65 Ord. giud. Rd 12/1941 , secondo cui alla Suprema Corte compete la funzione nomofilattica, che consiste nell'assicurare la esatta osservanza e l'uniforme applicazione della legge per inciso, la parola nomofilachìa, espressione cara a Piero Calamandrei, ancora non trova spazio nei dizionari della lingua italiana . La riforma si propone pure, come emerge dalla relazione al D.Lgs. leggibile sul sito internet del Ministero della giustizia , di ridurre il carico di lavoro della Suprema Corte. IL POTENZIAMENTO DELLA FUNZIONE NOMOFILATTICA DELLA SUPREMA CORTE. L'originaria norma dello schema di D. Lgs. articolo 8, che rif. l'articolo 374 Cpc , dettava al co. 3, Il principio di diritto enunciato dalle sezioni unite vincola le sezioni semplici. Se la sezione semplice ritiene di non condividere il principio, rimette alle sezioni unite, con ordinanza motivata, la decisione del ricorso . Il testo definitivo omette ora il primo periodo. La soppressione recepisce una osservazione dell'Assemblea della Cassazione che, nel suo ricordato parere, aveva suggerito di evitare la previsione espressa di un vincolo giuridico delle sezioni semplici ai principi enunciati dalle sezioni unite vincolo che pone anche dubbi di compatibilità con il principio costituzionale della soggezione del giudice soltanto alla legge . Si osservi che già la delega articolo 1, co. 3, lett. a, legge 80/2005 prevedeva espressamente il vincolo delle sezioni semplici al precedente delle sezioni unite. Nella pratica, però, pur nella nuova formulazione della norma che evita la previsione espressa del vincolo, non sembra cambi molto. L'effetto rimane lo stesso, le sezioni semplici non potranno decidere in difformità rispetto ad un principio di diritto enunciato dalle SS.UU., ed il vincolo al precedente, pertanto, rimane, così come il dubbio di costituzionalità suggerito proprio dalla Suprema Corte. Poco comprensibile risulta, pertanto, l'affermazione del Primo Presidente della Corte di Cassazione contenuta nel discorso per l'inaugurazione dell'anno giudiziario, leggibile, ad es., sul sito internet del Ministero della giustizia secondo cui la riforma è apprezzabile nella parte in cui impone al collegio dissenziente prima di adottare una decisione definitiva che si ponga in contrasto con le Sezioni Unite, di illustrare, con apposita ordinanza, i motivi del dissenso, perché in tal modo si contribuisce all'evoluzione della giurisprudenza senza pregiudicare la certezza del diritto le cose, infatti, sembra che stiano in modo diverso. Non è che la sezione semplice, prima di decidere definitivamente, deve illustrare i motivi del dissenso, la verità sembra essere che la sezione semplice, se dissente, non può più decidere, definitivamente o non definitivamente, ma deve limitarsi a rimettere alle SS.UU. con ordinanza motivata. Il Primo Presidente della Corte ha pure condivisibilmente sottolineato che la funzione nomofilattica non compete solo alle Sezioni Unite, ma a tutti i collegi della giurisdizione di legittimità . Rimane soltanto da vedere come i collegi diversi dalle sezioni unite potranno esercitarla, visto che non possono più decidere in autonomia, in quanto se dissentono da un precedente delle SS.UU. non possono definire il giudizio, ma devono rimettere la decisione a queste ultime. Sarà poi il prossimo futuro che ci dirà se il nuovo sistema funzionerà, perché non si è previsto alcun rimedio per l'ipotesi che le sezioni semplici, semmai perché non conoscono l'orientamento espresso dalle SS.UU. in un recentissimo precedente, decidono in difformità, senza provvedere alla rimessione. Può immaginarsi, inoltre, lo sviluppo di elevati confronti sulla coincidenza o meno del problema di diritto sottoposto all'esame della sezione semplice rispetto a quello deciso dalle SS.UU. i giuristi italiani sono bravi, non c'è dubbio, nello spaccare i capelli in quattro, in otto LA RIDUZIONE DEL CARICO DI LAVORO DELLA CASSAZIONE SENZA RIFORME. La Cassazione italiana è certamente oppressa da un numero esagerato di processi da esaminare, numerosi dei quali di modesta rilevanza, e la qualità delle decisioni adottate tende, progressivamente ma inesorabilmente, a diminuire. Molte le ragioni dello stato di fatto, tra cui le competenze attratte dalla stessa Suprema Corte in materia di ricorso ex articolo 111 Cost., e le nuove competenze attribuite al giudice di legittimità anche in tempi piuttosto recenti, ad esempio in materia di contenzioso tributario e di impugnazione delle decisioni del giudice di pace pronunciate secondo equità. Sono diverse le strade percorribili per ridurre il carico di lavoro della Suprema Corte ma, se si intende continuare ad assicurare al processo civile italiano, certamente troppo lungo, di continuare almeno ad essere uno dei giudizi più garantiti al mondo, la soluzione del problema non è semplice. Una prima strada può essere percorsa dalla stessa Cassazione, impegnandosi ad interpretare in senso rigoroso il proprio compito di giudice della legittimità, evitando di estendere i limiti della propria competenza a decidere del fatto e pertanto limitandosi a pronunciare sul diritto. Questa opzione, a parte che non sono affatto rare le ipotesi in cui la Cassazione è giudice anche del fatto, comporterebbe l'ampliarsi delle pronunce di inammissibilità ma, altro lato della medaglia, limiterebbe la possibilità del giudice di ultima istanza di proporsi quale autorità giudiziaria chiamata ad assicurare la giustizia, oltre che la corretta applicazione delle norme di diritto. Merita di essere ricordato che sull'ingresso dei Tribunali è ancora scritto Palazzo di giustizia , mica palestra per esercitazioni in materia di diritto. Sull'ingresso della Corte Suprema non è ancora scritto niente, vedremo. LA RIDUZIONE DEL CARICO DI LAVORO DELLA CASSAZIONE MEDIANTE RIFORME LEGISLATIVE. Le finalità deflattive del numero dei ricorsi possono essere perseguite anche mediante modifiche normative, come il D.Lgs. n. 40/2006, le quali possono in primo luogo modificare la legge processuale in modo da ridurre i ricorsi proponibili al giudice di legittimità. La modalità più semplice consiste nell'aumentare il filtro dell'appello, incrementando i casi in cui una decisione di primo grado non è suscettibile di ricorso immediato per cassazione. L'esperienza insegna, infatti, che dopo due gradi di giudizio di merito le parti, che hanno dovuto sopportarne gli oneri e le lungaggini, spesso rinunziano ad affrontare il giudizio di legittimità. Il D.Lgs. n. 40/2006 persegue l'obiettivo prevedendo articolo 1, che mod. l'articolo 339 Cpc la appellabilità delle sentenze pronunciate dal giudice di pace secondo equità, oltre che per la violazione delle norme sul procedimento, per violazione di norme costituzionali o comunitarie ovvero dei principi regolatori della materia , quindi sol quando le decisioni in questione siano affette da vizi di particolare gravità. La norma non pare impeccabile per più motivi. Innanzitutto la legge delega nulla prevedeva al riguardo, e rischia perciò di porsi un problema di eccesso di delega. Inoltre, sembra che alle norme derivanti da patti internazionali cui l'Italia abbia aderito debba riconoscersi dignità pari alle analoghe disposizioni comunitarie, ed avrebbe potuto allora ritenersi opportuno ricomprenderle, quando abbiano contenuto precettivo, tra quelle che non possono essere violate dalla pronuncia secondo equità, come aveva del resto suggerito l'Assemblea generale della Cassazione nel suo parere del 21.7.2005. Inoltre, la norma pare suggerire una equiparazione indiscriminata tra le norme comunitarie e le norme costituzionali, il che sembra in contrasto con principi consolidati in materia di gerarchia delle fonti normative. Ancora, quali siano i principi regolatori della materia rimane tutto da definire, e non sembra da escludersi che proprio lo sforzo di individuarli possa alimentare un ulteriore contenzioso. In ogni caso, anche se tutti i dubbi appena espressi potessero essere superati e la disposizione dovesse raggiungere il suo scopo, comportando la riduzione del numero dei ricorsi in Cassazione per contestare vizi delle decisioni pronunciate dal giudice di pace secondo equità, il beneficio in termini di riduzione del carico di lavoro complessivo della Suprema Corte dovrebbe risultare modesto, visto che i ricorsi al giudice di legittimità avverso tali decisioni ammontano a circa il 2% del carico totale di lavoro della Cassazione. Si tenga pure conto che il numero delle decisioni secondo equità le quali possono essere pronunciate dai giudici di pace è stato comunque già ridotto prevedendosi che i giudici onorari debbano decidere non più secondo equità ma secondo diritto anche le cause il cui valore non eccede millecento euro, quando esse siano derivanti da rapporti giuridici relativi a contratti conclusi secondo le modalità di cui all'articolo 1342 del codice civile articolo 313, co. II, Cpc, come mod. dall'articolo 1, Dl 18/2003, conv. dalla legge 63/2003 , cioè mediante moduli o formulari. Inoltre, la Consulta, con sent. 6.7.2004 n. 206, ha dichiarato l'illegittimità costituzionale dell'articolo 313 Cpc nella parte in cui non prevedeva che il giudice di pace, nel decidere secondo equità, dovesse comunque osservare i principi informatori della materia . Sorge ora, quindi, l'ulteriore problema di distinguere i principi regolatori della materia da quelli informatori della stessa, e sarà un bel discutere. A questo punto sarebbe stato forse meglio essere più audaci, eliminando semplicemente le decisioni secondo equità se non richieste dalle parti , come pure si era ipotizzato nel corso dei lavori della commissione Vaccarella. Se non altro sarebbe stata assicurata una maggiore tutela degli utenti della giustizia. A fronte della modesta riduzione del carico di lavoro che potrà derivare alla Suprema Corte dall' esaminata norma di cui all' art. 1, D.Lgs. n. 40/2006, l' art. 2 delle stesso provvedimento normativo, riformando l' art. 360 Cpc, prevede ora il sindacato diretto del giudice di legittimità quando sia contestata la violazione o falsa applicazione di norme dei contratti e accordi collettivi nazionali di lavoro , sull' esempio di quanto già previsto in materia di contratti del pubblico impiego. Per quanto pure l' art. 26 del D.Lgs. elimini un ulteriore caso di ricorribilità diretta in cassazione prevedendo, di fatto, l' appellabilità delle decisioni avverso l' opposizione alle ordinanze ingiunzione, sembra nondimeno potersi prevedere che, operando un bilanciamento tra gli effetti delle nuove norme che comporteranno una diminuzione dei ricorsi proposti in Cassazione e di quelle che prevedono l' estensione del suo sindacato su ulteriori controversie, categorie di disposizioni delle quali si è cercato di indicare gli esempi probabilmente più significativi, alla fine il numero di ricorsi proposti innanzi alla Suprema Corte tenderà ad aumentare. Il carico di lavoro della Suprema Corte, però, potrebbe ugualmente ridursi per effetto della riforma introdotta dal D.Lgs. n. 40/2006, non tanto in riferimento al profilo quantitativo, quanto piuttosto con riguardo a quello, per così dire, qualitativo. La delega articolo 1, co. 3, lett. a , legge 80/2005 prevedeva che la Corte dovesse enunciare il principio di diritto, sia in caso di accoglimento, sia in caso di rigetto dell'impugnazione e con riferimento a tutti i motivi della decisione . Avrebbe dovuto discenderne la fine del c.d. assorbimento dei motivi, che è quella tecnica decisionale in base alla quale un giudice, quando ritenga fondata l'impugnazione in relazione ad uno dei motivi di contestazione fatti valere, pronuncia la decisione consequenziale, evitando di pronunciarsi sugli ulteriori capi di impugnazione, da ritenersi assorbiti. Quindi se il ricorso fosse stato articolato mediante l'indicazione di dieci motivi, il principio di diritto avrebbe dovuto essere indicato in relazione ad ognuno, qualunque fosse la natura della contestazione fatta valere vizio di giurisdizione o di competenza, violazione di norme di diritto, etc. . Nonostante quanto si legge nella relazione al D.Lgs., il legislatore delegato ha invece previsto che il principio di diritto sarà indicato dalla Suprema Corte articolo 12, co. 1, D.Lgs. solo se vi è contestazione per violazione o falsa applicazione di norme di diritto articolo 360, n. 3, Cpc oppure se il giudice di legittimità lo ritiene necessario perché decidendo su altri motivi del ricorso, risolve una questione di diritto di particolare importanza . Il D.Lgs. sembra evidenziare in materia un difetto di coordinamento tra le sue disposizioni. Infatti, esso impone comunque alla parte che propone l'impugnazione di indicare il quesito di diritto articolo 6, co. 1, D.Lgs. il quale permetta alla Corte di enunciare il principio di diritto, oltre che nell'ipotesi di cui all'articolo 360, n. 3, Cpc, anche in relazione alle ipotesi di cui ai nn. 1 difetto di giurisdizione , n. 2 vizio di competenza , e n. 4 nullità della sentenza o del procedimento , tralasciando per brevità la più complessa ipotesi di cui al n. 5. A questo punto rimane dubbio perché il difensore sia onerato dell'obbligo di formulare in tutti questi casi, a pena di inammissibilità del ricorso si badi bene, il quesito di diritto, se poi la Corte in sede di decisione non è tenuta ad enunciare il principio di diritto corrispondente. La delega diceva cose diverse, richiedendo l'enunciazione del principio di diritto in relazione a ciascun motivo di impugnazione, ed appariva allora coerente onerare la parte di proporre lo speculare quesito di diritto in ordine a ciascun motivo di impugnazione. Ora, a parte il rischio che siano sollevate questioni di costituzionalità per vizio di eccesso di delega, anche l'obiettivo di una maggiore certezza del diritto, e pertanto del completo esercizio della funzione nomofilattica della Cassazione, rischia di rimanere, almeno in parte, vanificato. Sta di fatto che le pronunce di inammissibilità dovrebbero aumentare ed il lavoro della Suprema Corte potrebbe perciò semplificarsi. LA NUOVA DISCIPLINA DELLE SPESE DEL GIUDIZIO E LA RIDUZIONE DEI RICORSI. La riduzione dei ricorsi per cassazione potrebbe discendere anche dal nuovo regime delle spese del giudizio di legittimità. La norma articolo 14 D.Lgs., che sost. l'articolo 388 Cpc prevede ora che la Corte condanna , quindi è obbligata a farlo, non si tratta di una facoltà, la parte soccombente al pagamento a favore della controparte, di una somma, equitativamente determinata, non superiore al doppio dei massimi tariffari, se ritiene che essa ha proposto il ricorso o vi ha resistito anche solo con colpa grave . L'Assemblea della Cassazione suggeriva di imporre pure un pagamento in favore della cassa delle ammende, ma la proposta non è stata accolta. La norma definitiva sembra comunque equilibrata e non meritevole di censure, poiché si muove nella tradizione della responsabilità per lite temeraria, anche se in questo caso si prescinde totalmente da ogni danno che possa essere stato subito dalla controparte, e l'istituto può scoraggiare impugnazioni pretestuose già sconsigliate dall'esecutività delle sentenze di primo grado , sanzionando l'abuso dello strumento processuale del ricorso per cassazione. Il problema, piuttosto, è che l'ordinamento giuridico italiano non è più unitario, neppure in materia processuale, ed i procedimenti cui si applicano riti diversi dall'ordinario cominciano ad essere tanti. Nell'ipotesi di applicazione del c.d. rito societario, ad esempio, si è previsto articolo 16, co. 2, D.Lgs. n. 5/2003 che la parte pur formalmente vittoriosa possa vedersi addossare, anche per intero si badi, le spese processuali, quando abbia rifiutato ragionevoli proposte conciliative . Ora, che si impongano oneri aggiuntivi alla parte soccombente la quale ha proposto domande giudiziarie con dolo o colpa grave può anche star bene, ma che oneri i quali giungono fino al pagamento di tutte le spese del giudizio possano essere fatti gravare sulla parte vittoriosa pare improprio, e suscita perplessità anche in ordine alla legittimità costituzionale della previsione. Per non dire che la norma è tutta da interpretare, perché toccherà poi alla giurisprudenza chiarire che significa parte formalmente vittoriosa qual è la valenza semantica dell'avverbio ? , ed in base a quali parametri debba valutarsi la ragionevolezza delle proposte conciliative transattive ? che, se rifiutate dalla parte vittoriosa, possono comportarne l'assoggettamento a sanzione. Con buona pace di tutti coloro che si lamentano dell'impegno della giurisprudenza nella creazione di norme di diritto, supplenza resa necessaria dalle scelte operate dallo stesso legislatore. IL NUOVO RICORSO NELL'INTERESSE DELLA LEGGE. Merita infine di essere segnalato che la riforma propone rilevanti novità in materia di c.d. ricorso nell'interesse della legge. Ai sensi dell'articolo 363 Cpc, il procuratore generale presso la Cassazione poteva chiedere, senza effetto tra i litiganti, che una sentenza fosse cassata nell'interesse della legge, qualora le parti fossero decadute dalla possibilità di proporre il ricorso di legittimità, o avessero rinunziato ad introdurlo. La riformulazione della norma disposta dall'articolo 4, D.Lgs. n. 40/2006, ha innanzitutto meglio chiarito le finalità dell'istituto, specificando che è nel potere del procuratore generale chiedere che la corte enunci nell'interesse della legge il principio di diritto al quale il giudice di merito avrebbe dovuto attenersi . Inoltre ha esteso l'applicabilità del ricorso, prevedendo che lo stesso possa essere proposto anche se il provvedimento non è ricorribile per cassazione e non è altrimenti impugnabile . Apprezzabili miglioramenti. Ma la vera novità si trova al co. 3, ove si è previsto che il principio di diritto può essere pronunciato dalla Corte anche d'ufficio, quando il ricorso proposto dalle parti è dichiarato inammissibile, se la Corte ritiene che la questione decisa è di particolare importanza , fermo restando che pure in questo caso la pronuncia della Cassazione non ha effetto sul provvedimento del giudice di merito. Merita di essere sottolineato che in quest'ultimo caso la Corte Suprema può enunciare il principio di diritto a prescindere da qualsiasi iniziativa delle parti private o del procuratore generale. Il nuovo istituto, sulla carta, può effettivamente consentire alla Corte di pronunciarsi sulle questioni di maggior rilevanza, orientando la giurisprudenza ed esercitando la propria funzione nomofilattica, indipendentemente dai vizi da cui possono essere affetti gli atti di parte che hanno sottoposto la questione al suo esame. L'istituto, se la Suprema Corte ne farà davvero uso, è certamente interessante, anche se potrà creare qualche grattacapo ai professionisti del foro. È facile ipotizzare, infatti, che la parte il cui ricorso sia stato dichiarato inammissibile, ma apprende poi che avrebbe avuto ragione per effetto di una decisione della Cassazione di cui non può avvalersi, potrebbe non rimanere soddisfatta della prestazione fornitale dal suo avvocato. * Magistrato

VECCHIO Codice di procedura civile come modificato dal DLgs 40/2006 in materia di Arbitrato Titolo VIII Dell'arbitrato Capo I Del compromesso e della clausola compromissoria Articolo 806 Compromesso 1. Le parti possono far decidere da arbitri le controversie tra di loro insorte, tranne quelle previste negli articoli 429 e 459, quelle che riguardano questioni di stato e di separazione personale tra coniugi e le altre che non possono formare oggetto di transazione. Articolo 807 Forma del compromesso 1. Il compromesso deve, a pena di nullità, essere fatto per iscritto e determinare l'oggetto della controversia. 2. La forma scritta s'intende rispettata anche quando la volontà delle parti è espressa per telegrafo o telescrivente. 3. Al compromesso si applicano le disposizioni che regolano la validità dei contratti eccedenti l'ordinaria amministrazione. Articolo 808 Clausola compromissoria 1. Le parti, nel contratto che stipulano o in un atto separato, possono stabilire che le controversie nascenti dal contratto medesimo siano decise da arbitri, purchè si tratti di controversie che possono formare oggetto di compromesso. La clausola compromissoria deve risultare da atto avente la forma richiesta per il compromesso ai sensi dell'articolo 807, commi primo e secondo. 2. Le controversie di cui all'articolo 409 possono essere decise da arbitri solo se ciò sia previsto nei contratti e accordi collettivi di lavoro purchè ciò avvenga, a pena di nullità, senza pregiudizio della facoltà delle parti di adire l'autorità giudiziaria. La clausola compromissoria contenuta in contratti o accordi collettivi o in contratti individuali di lavoro è nulla ove autorizzi gli arbitri a pronunciare secondo equità ovvero dichiari il lodo non impugnabile. 3. La validità della clausola compromissoria deve essere valutata in modo autonomo rispetto al contratto al quale si riferisce tuttavia, il potere di stipulare il contratto comprende il potere di convenire la clausola compromissoria. Articolo 809 Numero e modo di nomina degli arbitri 1. Gli arbitri possono essere uno o più, purchè in numero dispari. 2. Il compromesso o la clausola compromissoria deve contenere la nomina degli arbitri oppure stabilire il numero di essi e il modo di nominarli. 3. In caso di indicazione di un numero pari di arbitri, l'ulteriore arbitro, se le parti non hanno diversamente convenuto, è nominato dal presidente del tribunale nei modi previsti dall'articolo 810. Qualora manchi l'indicazione del numero degli arbitri e le parti non si accordino al riguardo, gli arbitri sono tre e, in mancanza di nomina, se le parti non hanno diversamente convenuto, provvede il presidente del tribunale nei modi previsti dall'articolo 810. Capo II Degli arbitri Articolo 810 Nomina degli arbitri 1. Quando a norma del compromesso o della clausola compromissoria, gli arbitri debbono essere nominati dalle parti, ciascuna di esse, con atto notificato a mezzo d'ufficiale giudiziario, può rendere noto all'altra l'arbitro o gli arbitri che essa nomina, con invito a procedere alla designazione dei propri. La parte, alla quale è rivolto l'invito, deve notificare, nei venti giorni successivi, le generalità dell'arbitro o degli arbitri da essa nominati. 2. In mancanza, la parte che ha fatto l'invito può chiedere, mediante ricorso, che la nomina sia fatta dal presidente del tribunale nella cui circoscrizione è la sede dell'arbitrato. Se le parti non hanno ancora determinato tale sede, il ricorso è presentato al presidente del tribunale del luogo in cui è stato stipulato il compromesso o il contratto al quale si riferisce la clausola compromissoria oppure, se tale luogo è all'estero, al presidente del tribunale di Roma. Il presidente, sentita, quando occorre, l'altra parte, provvede con ordinanza non impugnabile. 3. La stessa disposizione si applica se la nomina di uno o più arbitri sia dal compromesso o dalla clausola compromissoria demandata all'autorità giudiziaria o se, essendo demandata a un terzo, questi non vi abbia provveduto. Articolo 811 Sostituzione di arbitri 1. Quando per qualsiasi motivo vengono a mancare tutti o alcuni degli arbitri nominati, si provvede alla loro sostituzione secondo quanto è stabilito per la loro nomina nel compromesso o nella clausola compromissoria. Se la parte a cui spetta o il terzo non vi provvede o se il compromesso o la clausola compromissoria nulla dispongono al riguardo, si applicano le disposizioni dell'articolo precedente. Articolo 812 Capacità ad essere arbitro 1. Gli arbitri possono essere sia cittadini italiani sia stranieri. 2. Non possono essere arbitri i minori, gli interdetti, gli inabilitati, i falliti e coloro che sono sottoposti a interdizione dai pubblici uffici. Articolo 813 Accettazione e obblighi degli arbitri 1. L'accettazione degli arbitri deve essere data per iscritto e può risultare dalla sottoscrizione del compromesso. 2. Gli arbitri debbono pronunciare il lodo entro il termine stabilito dalle parti o dalla legge in mancanza, nel caso di annullamento del lodo per questo motivo, sono tenuti al risarcimento dei danni. Sono egualmente tenuti al risarcimento dei danni se dopo l'accettazione rinunciano all'incarico senza giustificato motivo. 3. Se le parti non hanno diversamente convenuto, l'arbitro che omette o ritarda di compiere un atto relativo alle sue funzioni, può essere sostituito d'accordo tra le parti o dal terzo a ciò incaricato dal compromesso o dalla clausola compromissoria. In mancanza, decorso il termine di quindici giorni da apposita diffida comunicata per mezzo di lettera raccomandata all'arbitro per ottenere l'atto, ciascuna delle parti può proporre ricorso al presidente del tribunale nella cui circoscrizione è la sede dell'arbitrato. Il presidente, sentite le parti, provvede con ordinanza non impugnabile e, ove accerti l'omissione o il ritardo, dichiara la decadenza dell'arbitro e provvede alla sua sostituzione. Articolo 814 Diritti degli arbitri 1. Gli arbitri hanno diritto al rimborso delle spese e all'onorario per l'opera prestata, salvo che vi abbiano rinunciato al momento dell'accettazione o con atto scritto successivo. Le parti sono tenute solidalmente al pagamento, salvo rivalsa tra loro. 2. Quando gli arbitri provvedono direttamente alla liquidazione delle spese e dell'onorario, tale liquidazione non è vincolante per le parti se esse non l'accettano. In tal caso l'ammontare delle spese e dell'onorario è determinato con ordinanza non impugnabile dal presidente del tribunale indicato nell'articolo 810 secondo comma, su ricorso degli arbitri e sentite le parti. 3. L'ordinanza è titolo esecutivo contro le parti. Articolo 815 Ricusazione degli arbitri 1. La parte può ricusare l'arbitro, che essa non ha nominato, per i motivi indicati nell'articolo 51. 2. La ricusazione è proposta mediante ricorso al presidente del tribunale indicato nell'articolo 810, secondo comma, entro il termine perentorio di dieci giorni dalla notificazione della nomina o dalla sopravvenuta conoscenza della causa di ricusazione. Il presidente pronuncia con ordinanza non impugnabile, sentito l'arbitro ricusato e assunte, quando occorre, sommarie informazioni. Capo III Del procedimento Articolo 816 Svolgimento del procedimento 1. Le parti determinano la sede dell'arbitrato nel territorio della Repubblica altrimenti provvedono gli arbitri nella loro prima riunione. 2. Le parti possono stabilire nel compromesso, nella clausola compromissoria o con atto scritto separato, purchè anteriore all'inizio del giudizio arbitrale, le norme che gli arbitri debbono osservare nel procedimento. 3. In mancanza di tali norme gli arbitri hanno facoltà di regolare lo svolgimento del giudizio nel modo che ritengono più opportuno. 4. Essi debbono in ogni caso assegnare alle parti i termini per presentare documenti e memorie, e per esporre le loro repliche. 5. Gli atti di istruzione possono essere delegati dagli arbitri a uno di essi. 6. Su tutte le questioni che si presentano nel corso del procedimento gli arbitri provvedono con ordinanza non soggetta a deposito e revocabile tranne che nel caso previsto nell'articolo 819. Articolo 817 Eccezione d'incompetenza 1. La parte, che non eccepisce nel corso del procedimento arbitrale che le conclusioni delle altre parti esorbitano dai limiti del compromesso o della clausola compromissoria, non può, per questo motivo, impugnare di nullità il lodo. Articolo 818 Provvedimenti cautelari 1. Gli arbitri non possono concedere sequestri, nè altri provvedimenti cautelari. Articolo 819 Questioni incidentali 1. Se nel corso del procedimento sorge una questione che per la legge non può costituire oggetto di giudizio arbitrale, gli arbitri, qualora ritengano che il giudizio ad essi affidato dipende dalla definizione di tale questione, sospendono il procedimento. 2. Fuori di tali ipotesi gli arbitri decidono tutte le questioni insorte nel giudizio arbitrale. 3. Nel caso previsto dal primo comma il termine stabilito nell'articolo 820 resta sospeso fino al giorno in cui una delle parti notifichi agli arbitri la sentenza passata in giudicato che ha deciso la causa incidentale ma se il termine che resta a decorrere ha una durata inferiore a sessanta giorni, è prorogato di diritto fino a raggiungere i sessanta giorni. Articolo 819bis Connessione La competenza degli arbitri non è esclusa dalla connessione tra la controversia ad essi deferita ed una causa pendente dinanzi al giudice. Articolo 819ter Assunzione delle testimonianze Gli arbitri possono assumere direttamente presso di sè la testimonianza, ovvero deliberare di assumere la deposizione del testimone, ove questi vi consenta, nella sua abitazione o nel suo ufficio. Possono altresì deliberare di assumere la deposizione richiedendo al testimone di fornire per iscritto risposte a quesiti nel termine che essi stessi stabiliscono. Capo IV Del Lodo Articolo 820 Termini per la decisione 1. Se le parti non hanno disposto altrimenti, gli arbitri debbono pronunciare il lodo nel termine di centottanta giorni dall'accettazione della nomina. Se gli arbitri sono più e l'accettazione non è avvenuta contemporaneamente da parte di tutti, il termine decorre dall'ultima accettazione. Il termine è sospeso quando è proposta istanza di ricusazione e fino alla pronuncia su di essa, ed è interrotto quando occorre procedere alla sostituzione degli arbitri. 2. Quando debbono essere assunti mezzi di prova, o sia stato pronunciato lodo non definitivo, gli arbitri possono prorogare per una sola volta il termine e per non più di centottanta giorni. 3. Nel caso di morte di una delle parti il termine è prorogato di trenta giorni. 4. Le parti, d'accordo, possono consentire con atto scritto la proroga del termine. Articolo 821 Rilevanza del decorso del termine Il decorso del termine indicato nell'articolo precedente non può essere fatto valere come causa di nullità del lodo se la parte, prima della deliberazione del lodo risultante dal dispositivo sottoscritto dalla maggioranza degli arbitri, non abbia notificato alle altre parti e agli arbitri che intende far valere la loro decadenza. Articolo 822 Norme per la deliberazione Gli arbitri decidono secondo le norme di diritto, salvo che le parti li abbiano autorizzati con qualsiasi espressione a pronunciare secondo equità. Articolo 823 Deliberazione e requisiti del lodo 1. Il lodo è deliberato a maggioranza di voti dagli arbitri riuniti in conferenza personale ed è quindi redatto per iscritto. 2. Esso deve contenere 1 l'indicazione delle parti 2 l'indicazione dell'atto di compromesso o della clausola compromissoria e dei quesiti relativi 3 l'esposizione sommaria dei motivi 4 il dispositivo 5 l'indicazione della sede dell'arbitrato e del luogo o del modo in cui è stato deliberato 6 la sottoscrizione di tutti gli arbitri, con l'indicazione del giorno, mese ed anno in cui è apposta la sottoscrizione può avvenire anche in luogo diverso da quello della deliberazione ed anche all'estero se gli arbitri sono più di uno, le varie sottoscrizioni, senza necessità di ulteriore conferenza personale, possono avvenire in luoghi diversi. 3. Tuttavia è valido il lodo sottoscritto dalla maggioranza degli arbitri, purchè si dia atto che esso è stato deliberato in conferenza personale di tutti, con la espressa dichiarazione che gli altri non hanno voluto e non hanno potuto sottoscriverlo. 4. Il lodo ha efficacia vincolante tra le parti dalla data della sua ultima sottoscrizione. Articolo 824 Luogo di pronuncia [Articolo abrogato dall'articolo 16 della legge 5 gennaio 1994, n. 25. L'articolo era così formulato Art. 824. Luogo di pronuncia . - Il lodo deve essere pronunciato nella Repubblica .] Articolo 825 Deposito del lodo 1. Gli arbitri redigono il lodo in tanti originali quante sono le parti e ne danno comunicazione a ciascuna parte mediante consegna di un originale, anche con spedizione in plico raccomandato, entro dieci giorni dalla data dell'ultima sottoscrizione. 2. La parte che intende fare eseguire il lodo nel territorio della Repubblica è tenuta a depositarlo in originale o in copia conforme, insieme con l'atto di compromesso o con l'atto contenente la clausola compromissoria o con documento equipollente, in originale o in copia conforme, nella cancelleria del tribunale nella cui circoscrizione è la sede dell'arbitrato. 3. Il tribunale, accertata la regolarità formale del lodo, lo dichiara esecutivo con decreto. Il lodo reso esecutivo è soggetto a trascrizione, in tutti i casi nei quali sarebbe soggetta a trascrizione la sentenza avente il medesimo contenuto. 4 Del deposito e del provvedimento del tribunale è data notizia dalla cancelleria alle parti nei modi stabiliti nell'articolo 133 secondo comma. 5. Contro il decreto che nega l'esecutorietà del lodo, è ammesso reclamo entro trenta giorni dalla comunicazione, mediante ricorso al tribunale in composizione collegiale, del quale non può far parte il giudice che ha emesso il provvedimento reclamato il collegio, sentite le parti, provvede in camera di consiglio con ordinanza non impugnabile. Articolo 826 Correzione del lodo 1. Il lodo può essere corretto, su istanza di parte, dagli stessi arbitri che lo hanno pronunziato, qualora questi siano incorsi in omissioni o in errori materiali o di calcolo. 2. Gli arbitri, sentite le parti, provvedono entro venti giorni. Del provvedimento è data comunicazione alle parti, anche con spedizione in plico raccomandato, entro dieci giorni dalla data dell'ultima sottoscrizione. 3. Se il lodo è già stato depositato, la correzione è richiesta al tribunale del luogo in cui lo stesso è depositato. Si applicano le disposizioni dell'articolo 288 in quanto compatibili. Capo V Delle impugnazioni Articolo 827 Mezzi di impugnazione 1. Il lodo è soggetto soltanto all'impugnazione per nullità, per revocazione o per opposizione di terzo. 2. I mezzi di impugnazione possono essere proposti indipendentemente dal deposito del lodo. 3. Il lodo che decide parzialmente il merito della controversia è immediatamente impugnabile, ma il lodo che risolve alcune delle questioni insorte senza definire il giudizio arbitrale è impugnabile solo unitamente al lodo definitivo. Articolo 828 Impugnazione per nullità 1. L'impugnazione per nullità si propone, nel termine di novanta giorni dalla notificazione del lodo, davanti alla Corte d'appello, nella cui circoscrizione è la sede dell'arbitrato. 2. L'impugnazione non è più proponibile decorso un anno dalla data dell'ultima sottoscrizione. 3. L'istanza per la correzione del lodo non sospende il termine per l'impugnazione tuttavia il lodo può essere impugnato relativamente alle parti corrette nei termini ordinari, a decorrere dalla notificazione della pronuncia di correzione. Articolo 829 Casi di nullità 1. L'impugnazione per nullità è ammessa, nonostante qualunque rinuncia, nei casi seguenti 1 se il compromesso è nullo 2 se gli arbitri non sono stati nominati con le forme e nei modi prescritti nei capi I e II del presente titolo, purchè la nullità sia stata dedotta nel giudizio arbitrale 3 se il lodo è stato pronunciato da chi non poteva essere nominato arbitro a norma dell'articolo 812 4 se il lodo ha pronunciato fuori dei limiti del compromesso o non ha pronunciato su alcuno degli oggetti del compromesso o contiene disposizioni contraddittorie, salva la disposizione dell'articolo 817 5 se il lodo non contiene i requisiti indicati nei numeri 3 , 4 , 5 e 6 del secondo comma dell'articolo 823, salvo il disposto del terzo comma di detto articolo 6 se il lodo è stato pronunciato dopo la scadenza del termine indicato nell'articolo 820, salvo il disposto dell'articolo 821 7 se nel procedimento non sono state osservate le forme prescritte per i giudizi sotto pena di nullità, quando le parti ne avevano stabilita l'osservanza a norma dell'articolo 816 e la nullità non è stata sanata 8 se il lodo è contrario ad altro precedente lodo non più impugnabile o a precedente sentenza passata in giudicato tra le parti, purchè la relativa eccezione sia stata dedotta nel giudizio arbitrale 9 se non è stato osservato nel procedimento arbitrale il principio del contraddittorio. 2. L'impugnazione per nullità è altresì ammessa se gli arbitri nel giudicare non hanno osservato le regole di diritto, salvo che le parti li avessero autorizzati a decidere secondo equità o avessero dichiarato il lodo non impugnabile. 3. Nel caso previsto nell'articolo 808, secondo comma, il lodo è soggetto all'impugnazione anche per violazione e falsa applicazione dei contratti e accordi collettivi. Articolo 830 Decisione sull'impugnazione per nullità 1. La Corte di appello, quando accoglie l'impugnazione, dichiara con sentenza la nullità del lodo qualora il vizio incida soltanto su una parte del lodo che sia scindibile dalle altre, dichiara la nullità parziale del lodo. 2. Salvo volontà contraria di tutte le parti, la Corte di appello pronuncia anche sul merito, se la causa è in condizione di essere decisa, ovvero rimette con ordinanza la causa all'istruttore, se per la decisione del merito è necessaria una nuova istruzione. 3. In pendenza del giudizio, su istanza di parte, la Corte d'appello può sospendere con ordinanza l'esecutorietà del lodo. Articolo 831 Revocazione ed opposizione di terzo 1. Il lodo, nonostante qualsiasi rinuncia, è soggetto a revocazione nei casi indicati nei numeri 1 , 2 , 3 e 6 dell'articolo 395, osservati i termini e le forme stabiliti nel libro secondo. 2. Se i casi di cui al primo comma si verificano durante il corso del processo di impugnazione per nullità, il termine per la proposizione della domanda di revocazione è sospeso fino alla comunicazione della sentenza che abbia pronunciato sulla nullità. 3. Il lodo è soggetto ad opposizione di terzo nei casi indicati nell'articolo 404. 4. Le impugnazioni per revocazione e per opposizione di terzo si propongono davanti alla Corte d'appello nella cui circoscrizione è la sede dell'arbitrato. 5. La Corte d'appello può riunire le impugnazioni per nullità, per revocazione e per opposizione di terzo nello stesso processo, salvo che lo stato della causa preventivamente proposta non consenta l'esauriente trattazione e decisione delle altre cause. Capo VI Dell'arbitrato internazionale Articolo 832 Arbitrato internazionale 1. Qualora alla data della sottoscrizione della clausola compromissoria o del compromesso almeno una delle parti risieda o abbia la propria sede effettiva all'estero oppure qualora debba essere eseguita all'estero una parte rilevante delle prestazioni nascenti dal rapporto al quale la controversia si riferisce, le disposizioni dei capi da I a V del presente titolo si applicano all'arbitrato in quanto non derogate dal presente capo. 2. Sono in ogni caso salve le norme stabilite in convenzioni internazionali. Articolo 833 Forma della clausola compromissoria 1. La clausola compromissoria contenuta in condizioni generali di contratto oppure in moduli o formulari non è soggetta alla approvazione specifica prevista dagli articoli 1341 e 1342 del codice civile. 2. È valida la clausola compromissoria contenuta in condizioni generali che siano recepite in un accordo scritto delle parti, purchè le parti abbiano avuto conoscenza della clausola o avrebbero dovuto conoscerla usando l'ordinaria diligenza. Articolo 834 Norme applicabili al merito 1. Le parti hanno facoltà di stabilire d'accordo tra loro le norme che gli arbitri debbono applicare al merito della controversia oppure di disporre che gli arbitri pronuncino secondo equità. Se le parti non provvedono, si applica la legge con la quale il rapporto è più strettamente collegato. 2. In entrambi i casi gli arbitri tengono conto delle indicazioni del contratto e degli usi del commercio. Articolo 835 Lingua dell'arbitrato Se le parti non hanno diversamente convenuto, la lingua del procedimento è determinata dagli arbitri, tenuto conto delle circostanze. Articolo 836 Ricusazione degli arbitri La ricusazione degli arbitri è regolata dall'articolo 815, se le parti non hanno diversamente convenuto. Articolo 837 Deliberazione del lodo Il lodo è deliberato a maggioranza di voti dagli arbitri riuniti in conferenza personale, anche videotelefonica, salvo che le parti abbiano deliberato diversamente, ed è quindi redatto per iscritto. Articolo 838 Impugnazione All'arbitrato internazionale non si applicano le disposizioni dell'articolo 829, secondo comma, dell'articolo 830, secondo comma, e dell'articolo 831 se le parti non hanno diversamente convenuto. NUOVO Codice di procedura civile come modificato dal DLgs 40/2006 in materia di Arbitrato Titolo VIII Dell'arbitrato CAPO I Della convenzione d'arbitrato ARTICOLO 806 Controversie arbitrabili Le parti possono far decidere da arbitri le controversie tra di loro insorte che non abbiano per oggetto diritti indisponibili, salvo espresso divieto di legge. Le controversie di cui all'articolo 409 possono essere decise da arbitri solo se previsto dalla legge o nei contratti o accordi collettivi di lavoro. ARTICOLO 807 Compromesso Il compromesso deve, a pena di nullità, essere fatto per iscritto e determinare l'oggetto della controversia. La forma scritta s'intende rispettata anche quando la volontà delle parti è espressa per telegrafo, telescrivente, telefacsimile o messaggio telematico nel rispetto della normativa, anche regolamentare, concernente la trasmissione e la ricezione dei documenti teletrasmessi. ARTICOLO 808 Clausola compromissoria Le parti, nel contratto che stipulano o in un atto separato, possono stabilire che le controversie nascenti dal contratto medesimo siano decise da arbitri, purché si tratti di controversie che possono formare oggetto di convenzione d'arbitrato. La clausola compromissoria deve risultare da atto avente la forma richiesta per il compromesso dall'articolo 807. La validità della clausola compromissoria deve essere valutata in modo autonomo rispetto al contratto al quale si riferisce tuttavia, il potere di stipulare il contratto comprende il potere di convenire la clausola compromissoria. ARTICOLO 808BIS Convenzione di arbitrato in materia non contrattuale Le parti possono stabilire, con apposita convenzione, che siano decise da arbitri le controversie future relative a uno o più rapporti non contrattuali determinati. La convenzione deve risultare da atto avente la forma richiesta per il compromesso dall'articolo 807. ARTICOLO 808TER Arbitrato irrituale Le parti possono, con disposizione espressa per iscritto, stabilire che, in deroga a quanto disposto dall'articolo 824bis, la controversia sia definita dagli arbitri mediante determinazione contrattuale. Altrimenti si applicano le disposizioni del presente titolo. Il lodo contrattuale è annullabile dal giudice competente secondo le disposizioni del libro I 1 se la convenzione dell'arbitrato è invalida, o gli arbitri hanno pronunciato su conclusioni che esorbitano dai suoi limiti e la relativa eccezione è stata sollevata nel procedimento arbitrale 2 se gli arbitri non sono stati nominati con le forme e nei modi stabiliti dalla convenzione arbitrale 3 se il lodo è stato pronunciato da chi non poteva essere nominato arbitro a norma dell'articolo 812 4 se gli arbitri non si sono attenuti alle regole imposte dalle parti come condizione di validità del lodo 5 se non è stato osservato nel procedimento arbitrale il principio del contraddittorio. Al lodo contrattuale non si applica l'articolo 825. ARTICOLO 808QUATER Interpretazione della convenzione d'arbitrato Nel dubbio, la convenzione d'arbitrato si interpreta nel senso che la competenza arbitrale si estende a tutte le controversie che derivano dal contratto o dal rapporto cui la convenzione si riferisce. ARTICOLO 808QUINQUIES Efficacia della convenzione d'arbitrato La conclusione del procedimento arbitrale senza pronuncia sul merito, non toglie efficacia alla convenzione d'arbitrato. CAPO II Degli arbitri ARTICOLO 809 Numero degli arbitri Gli arbitri possono essere uno o più, purché in numero dispari. La convenzione d'arbitrato deve contenere la nomina degli arbitri oppure stabilire il numero di essi e il modo di nominarli. In caso d'indicazione di un numero pari di arbitri, un ulteriore arbitro, se le parti non hanno diversamente convenuto, è nominato dal presidente del tribunale nei modi previsti dall'articolo 810. Se manca l'indicazione del numero degli arbitri e le parti non si accordano al riguardo, gli arbitri sono tre e, in mancanza di nomina, se le parti non hanno diversamente convenuto, provvede il presidente del tribunale nei modi previsti dall'articolo 810. ARTICOLO 810 Nomina degli arbitri Quando a norma della convenzione d'arbitrato gli arbitri devono essere nominati dalle parti, ciascuna di esse, con atto notificato per iscritto, rende noto all'altra l'arbitro o gli arbitri che essa nomina, con invito a procedere alla designazione dei propri. La parte, alla quale è rivolto l'invito, deve notificare per iscritto, nei venti giorni successivi, le generalità dell'arbitro o degli arbitri da essa nominati. In mancanza, la parte che ha fatto l'invito può chiedere, mediante ricorso, che la nomina sia fatta dal presidente del tribunale nel cui circondario è la sede dell'arbitrato. Se le parti non hanno ancora determinato la sede, il ricorso è presentato al presidente del tribunale del luogo in cui è stata stipulata la convenzione di arbitrato oppure, se tale luogo è all'estero, al presidente del tribunale di Roma. Il presidente del tribunale competente provvede alla nomina richiestagli, se la convenzione d'arbitrato non è manifestamente inesistente o non prevede manifestamente un arbitrato estero. Le stesse disposizioni si applicano se la nomina di uno o più arbitri è demandata dalla convenzione d'arbitrato all'autorità giudiziaria o se, essendo demandata a un terzo, questi non vi ha provveduto. ARTICOLO 811 Sostituzione di arbitri Quando per qualsiasi motivo vengono a mancare tutti o alcuni degli arbitri nominati, si provvede alla loro sostituzione secondo quanto è stabilito per la loro nomina nella convenzione d'arbitrato. Se la parte a cui spetta o il terzo non vi provvede, o se la convenzione d'arbitrato nulla dispone al riguardo, si applicano le disposizioni dell'articolo precedente. ARTICOLO 812 Incapacità di essere arbitro Non può essere arbitro chi è privo, in tutto o in parte, della capacità legale di agire. ARTICOLO 813 Accettazione degli arbitri L'accettazione degli arbitri deve essere data per iscritto e può risultare dalla sottoscrizione del compromesso o del verbale della prima riunione. Agli arbitri non compete la qualifica di pubblico ufficiale o di incaricato di un pubblico servizio. ARTICOLO 813BIS Decadenza degli arbitri Se le parti non hanno diversamente convenuto, l'arbitro che omette o ritarda di compiere un atto relativo alle sue funzioni, può essere sostituito d'accordo tra le parti o dal terzo a ciò incaricato dalla convenzione d'arbitrato. In mancanza, decorso il termine di quindici giorni da apposita diffida comunicata per mezzo di lettera raccomandata all'arbitro per ottenere l'atto, ciascuna delle parti può proporre ricorso al presidente del tribunale a norma dell'articolo 810, secondo comma. Il presidente, sentiti gli arbitri e le parti, provvede con ordinanza non impugnabile e, se accerta l'omissione o il ritardo, dichiara la decadenza dell'arbitro e provvede alla sua sostituzione. ARTICOLO 813TER Responsabilità degli arbitri Risponde dei danni cagionati alle parti l'arbitro che 1 con dolo o colpa grave ha omesso o ritardato atti dovuti ed è stato perciò dichiarato decaduto, ovvero ha rinunciato all'incarico senza giustificato motivo 2 con dolo o colpa grave ha omesso o impedito la pronuncia del lodo entro il termine fissato a norma degli articoli 820 o 826. Fuori dai precedenti casi, gli arbitri rispondono esclusivamente per dolo o colpa grave entro i limiti previsti dall'articolo 2 della legge 13 aprile 1988, n. 117, commi secondo e terzo. L'azione di responsabilità può essere proposta in pendenza del giudizio arbitrale soltanto nel caso previsto dal primo comma, n. 1 . Se è stato pronunciato il lodo, l'azione di responsabilità può essere proposta soltanto dopo l'accoglimento dell'impugnazione con sentenza passata in giudicato e per i motivi per cui l'impugnazione è stata accolta. Se la responsabilità non dipende da dolo dell'arbitro, la misura del risarcimento non può superare una somma pari al triplo del compenso convenuto o, in mancanza di determinazione convenzionale, pari al triplo del compenso previsto dalla tariffa applicabile. Nei casi di responsabilità dell'arbitro il corrispettivo e il rimborso delle spese non gli sono dovuti o, nel caso di nullità parziale del lodo, sono soggetti a riduzione. Ciascun arbitro risponde solo del fatto proprio. ARTICOLO 814 Diritti degli arbitri Gli arbitri hanno diritto al rimborso delle spese e all'onorario per l'opera prestata, se non vi hanno rinunciato al momento dell'accettazione o con atto scritto successivo. Le parti sono tenute solidalmente al pagamento, salvo rivalsa tra loro. Quando gli arbitri provvedono direttamente alla liquidazione delle spese e dell'onorario, tale liquidazione non è vincolante per le parti se esse non l'accettano. In tal caso l'ammontare delle spese e dell'onorario è determinato con ordinanza dal presidente del tribunale indicato nell'articolo 810, secondo comma, su ricorso degli arbitri e sentite le parti. L'ordinanza è titolo esecutivo contro le parti ed è soggetta a reclamo a norma dell'articolo 825, quarto comma. Si applica l'articolo 830, quarto comma. ARTICOLO 815 Ricusazione degli arbitri Un arbitro può essere ricusato 1 se non ha le qualifiche espressamente convenute dalle parti 2 se egli stesso, o un ente, associazione o società di cui sia amministratore, ha interesse nella causa 3 se egli stesso o il coniuge è parente fino al quarto grado o è convivente o commensale abituale di una delle parti, di un rappresentante legale di una delle parti, o di alcuno dei difensori 4 se egli stesso o il coniuge ha causa pendente o grave inimicizia con una delle parti, con un suo rappresentante legale, o con alcuno dei suoi difensori 5 se è legato ad una delle parti, a una società da questa controllata, al soggetto che la controlla, o a società sottoposta a comune controllo, da un rapporto di lavoro subordinato o da un rapporto continuativo di consulenza o di prestazione d'opera retribuita, ovvero da altri rapporti di natura patrimoniale o associativa che ne compromettono l'indipendenza inoltre, se è tutore o curatore di una delle parti 6 se ha prestato consulenza, assistenza o difesa ad una delle parti in una precedente fase della vicenda o vi ha deposto come testimone. Una parte non può ricusare l'arbitro che essa ha nominato o contribuito a nominare se non per motivi conosciuti dopo la nomina. La ricusazione è proposta mediante ricorso al presidente del tribunale indicato nell'articolo 810, secondo comma, entro il termine perentorio di dieci giorni dalla notificazione della nomina o dalla sopravvenuta conoscenza della causa di ricusazione. Il presidente pronuncia con ordinanza non impugnabile, sentito l'arbitro ricusato e le parti e assunte, quando occorre, sommarie informazioni. Con ordinanza il presidente provvede sulle spese. Nel caso di manifesta inammissibilità o manifesta infondatezza dell'istanza di ricusazione condanna la parte che l'ha proposta al pagamento, in favore dell'altra parte, di una somma equitativamente determinata non superiore al triplo del massimo del compenso spettante all'arbitro singolo in base alla tariffa forense. La proposizione dell'istanza di ricusazione non sospende il procedimento arbitrale, salvo diversa determinazione degli arbitri. Tuttavia, se l'istanza è accolta, l'attività compiuta dall'arbitro ricusato o con il suo concorso è inefficace. CAPO III Del procedimento ARTICOLO 816 Sede dell'arbitrato Le parti determinano la sede dell'arbitrato nel territorio della Repubblica altrimenti provvedono gli arbitri. Se le parti e gli arbitri non hanno determinato la sede dell'arbitrato, questa è nel luogo in cui è stata stipulata la convenzione di arbitrato. Se tale luogo non si trova nel territorio nazionale, la sede è a Roma. Se la convenzione d'arbitrato non dispone diversamente, gli arbitri possono tenere udienza, compiere atti istruttori, deliberare ed apporre le loro sottoscrizioni al lodo anche in luoghi diversi dalla sede dell'arbitrato ed anche all'estero. ARTICOLO 816BIS Svolgimento del procedimento Le parti possono stabilire nella convenzione d'arbitrato, o con atto scritto separato, purché anteriore all'inizio del giudizio arbitrale, le norme che gli arbitri debbono osservare nel procedimento e la lingua dell'arbitrato. In mancanza di tali norme gli arbitri hanno facoltà di regolare lo svolgimento del giudizio e determinare la lingua dell'arbitrato nel modo che ritengono più opportuno. Essi debbono in ogni caso attuare il principio del contraddittorio, concedendo alle parti ragionevoli ed equivalenti possibilità di difesa. Le parti possono stare in arbitrato per mezzo di difensori. In mancanza di espressa limitazione, la procura al difensore si estende a qualsiasi atto processuale, ivi compresa la rinuncia agli atti e la determinazione o proroga del termine per la pronuncia del lodo. In ogni caso, il difensore può essere destinatario della comunicazione della notificazione del lodo e della notificazione della sua impugnazione. Le parti o gli altri arbitri possono autorizzare il presidente del collegio arbitrale a deliberare le ordinanze circa lo svolgimento del procedimento. Su tutte le questioni che si presentano nel corso del procedimento gli arbitri, se non ritengono di provvedere con lodo non definitivo, provvedono con ordinanza revocabile non soggetta a deposito. ARTICOLO 816TER Istruzione probatoria L'istruttoria o singoli atti di istruzione possono essere delegati dagli arbitri ad uno di essi. Gli arbitri possono assumere direttamente presso di sé la testimonianza, ovvero deliberare di assumere la deposizione del testimone, ove questi vi consenta, nella sua abitazione o nel suo ufficio. Possono altresì deliberare di assumere la deposizione richiedendo al testimone di fornire per iscritto risposte a quesiti nel termine che essi stessi stabiliscono. Se un testimone rifiuta di comparire davanti agli arbitri, questi, quando lo ritengono opportuno secondo le circostanze, possono richiedere al Presidente del Tribunale della sede dell'arbitrato, che ne ordini la comparizione davanti a loro. Nell'ipotesi prevista dal precedente comma il termine per la pronuncia del lodo è sospeso dalla data dell'ordinanza alla data dell'udienza fissata per l'assunzione della testimonianza. Gli arbitri possono farsi assistere da uno o più consulenti tecnici. Possono essere nominati consulenti tecnici sia persone fisiche, sia enti. Gli arbitri possono chiedere alla pubblica amministrazione le informazioni scritte relative ad atti e documenti dell'amministrazione stessa, che è necessario acquisire al giudizio. ARTICOLO 816QUATER Pluralità di parti Qualora più di due parti siano vincolate dalla stessa convenzione d'arbitrato, ciascuna parte può convenire tutte o alcune delle altre nel medesimo procedimento arbitrale se la convenzione d'arbitrato devolve a un terzo la nomina degli arbitri, se gli arbitri sono nominati con l'accordo di tutte le parti, ovvero se le altre parti, dopo che la prima ha nominato l'arbitro o gli arbitri, nominano d'accordo un ugual numero di arbitri o ne affidano a un terzo la nomina. Fuori dei casi previsti nel precedente comma il procedimento iniziato da una parte nei confronti di altre si scinde in tanti procedimenti quante sono queste ultime. Se non si verifica l'ipotesi prevista nel primo comma e si versa in caso di litisconsorzio necessario, l'arbitrato è improcedibile. ARTICOLO 816QUINQUIES Intervento di terzi e successione nel diritto controverso L'intervento volontario o la chiamata in arbitrato di un terzo sono ammessi solo con l'accordo del terzo e delle parti e con il consenso degli arbitri. Sono sempre ammessi l'intervento previsto dal secondo comma dell'articolo 105 e l'intervento del litisconsorte necessario. Si applica l'articolo 111. ARTICOLO 816SEXIES Morte, estinzione o perdita di capacità della parte Se la parte viene meno per morte o altra causa, ovvero perde la capacità legale, gli arbitri assumono le misure idonee a garantire l'applicazione del contraddittorio ai fini della prosecuzione del giudizio. Essi possono sospendere il procedimento. Se nessuna delle parti ottempera alle disposizioni degli arbitri per la prosecuzione del giudizio, gli arbitri possono rinunciare all'incarico. ARTICOLO 816SEPTIES Anticipazione delle spese Gli arbitri possono subordinare la prosecuzione del procedimento al versamento anticipato delle spese prevedibili. Salvo diverso accordo delle parti, gli arbitri determinano la misura dell'anticipazione a carico di ciascuna parte. Se una delle parti non presta l'anticipazione richiestale, l'altra può anticipare la totalità delle spese. Se le parti non provvedono all'anticipazione nel termine fissato dagli arbitri, non sono più vincolate alla convenzione di arbitrato con riguardo alla controversia che ha dato origine al procedimento arbitrale. ARTICOLO 817 Eccezione d'incompetenza Se la validità, il contenuto o l'ampiezza della convenzione d'arbitrato o la regolare costituzione degli arbitri sono contestate nel corso dell'arbitrato, gli arbitri decidono sulla propria competenza. Questa disposizione si applica anche se i poteri degli arbitri sono contestati in qualsiasi sede per qualsiasi ragione sopravvenuta nel corso del procedimento. La parte che non eccepisce nella prima difesa successiva all'accettazione degli arbitri l'incompetenza di questi per inesistenza, invalidità o inefficacia della convenzione d'arbitrato, non può per questo motivo impugnare il lodo, salvo il caso di controversia non arbitrabile. La parte, che non eccepisce nel corso dell'arbitrato che le conclusioni delle altre parti esorbitano dai limiti della convenzione arbitrale, non può, per questo motivo, impugnare il lodo. ARTICOLO 817BIS Compensazione Gli arbitri sono competenti a conoscere dell'eccezione di compensazione, nei limiti del valore della domanda, anche se il controcredito non è compreso nell'ambito della convenzione di arbitrato. ARTICOLO 818 Provvedimenti cautelari Gli arbitri non possono concedere sequestri, né altri provvedimenti cautelari, salva diversa disposizione di legge. ARTICOLO 819 Questioni pregiudiziali di merito Gli arbitri risolvono senza autorità di giudicato tutte le questioni rilevanti per la decisione della controversia, anche se vertono su materie che non possono essere oggetto di convenzione di arbitrato, salvo che debbano essere decise con efficacia di giudicato per legge. Su domanda di parte, le questioni pregiudiziali sono decise con efficacia di giudicato se vertono su materie che possono essere oggetto di convenzione di arbitrato. Se tali questioni non sono comprese nella convenzione di arbitrato, la decisione con efficacia di giudicato è subordinata alla richiesta di tutte le parti. ARTICOLO 819BIS Sospensione del procedimento arbitrale Ferma l'applicazione dell'articolo 816sexies, gli arbitri sospendono il procedimento arbitrale con ordinanza motivata nei seguenti casi 1 quando il processo dovrebbe essere sospeso a norma del comma terzo dell'articolo 75 del codice di procedura penale, se la controversia fosse pendente davanti all'autorità giudiziaria 2 se sorge questione pregiudiziale su materia che non può essere oggetto di convenzione d'arbitrato e per legge deve essere decisa con autorità di giudicato. 3 quando rimettono alla Corte costituzionale una questione di legittimità costituzionale ai sensi dell'articolo 23 della legge 11 marzo 1953, n. 87. Se nel procedimento arbitrale è invocata l'autorità di una sentenza e questa è impugnata, si applica il secondo comma dell'articolo 337. Una volta disposta la sospensione, il procedimento si estingue se nessuna parte deposita presso gli arbitri istanza di prosecuzione entro il termine fissato dagli arbitri stessi o, in difetto, entro un anno dalla cessazione della causa di sospensione. Nel caso previsto dal primo comma, numero 2 , il procedimento si estingue altresì se entro novanta giorni dall'ordinanza di sospensione nessuna parte deposita presso gli arbitri copia autentica dell'atto con il quale la controversia sulla questione pregiudiziale è proposta davanti all'autorità giudiziaria. ARTICOLO 819TER Rapporti tra arbitri e autorità giudiziaria La competenza degli arbitri non è esclusa dalla pendenza della stessa causa davanti al giudice, né dalla connessione tra la controversia ad essi deferita ed una causa pendente davanti al giudice. La sentenza, con la quale il giudice afferma o nega la propria competenza in relazione a una convenzione d'arbitrato, è impugnabile a norma degli articoli 42 e 43. L'eccezione di incompetenza del giudice in ragione della convenzione di arbitrato deve essere proposta, a pena di decadenza, nella comparsa di risposta. La mancata proposizione dell'eccezione esclude la competenza arbitrale limitatamente alla controversia dedotta in giudizio. Nei rapporti tra arbitrato e processo giudiziario non si applicano regole corrispondenti agli articoli 44, 45, 48, 50 e 295. In pendenza del procedimento arbitrale non possono essere proposte domande giudiziali aventi ad oggetto l'invalidità o inefficacia della convenzione di arbitrato. CAPO IV Del lodo ARTICOLO 820 Termine per la decisione Le parti possono, con la convenzione di arbitrato o con accordo anteriore all'accettazione degli arbitri, fissare un termine per la pronuncia del lodo. Se non è stato fissato un termine per la pronuncia del lodo, gli arbitri debbono pronunciare il lodo nel termine di duecentoquaranta giorni dall'accettazione della nomina. In ogni caso il termine può essere prorogato a mediante dichiarazioni scritte di tutte le parti indirizzate agli arbitri b dal presidente del tribunale indicato nell'articolo 810, secondo comma, su istanza motivata di una delle parti o degli arbitri, sentite le altre parti il termine può essere prorogato solo prima della scadenza. Se le parti non hanno disposto diversamente, il termine è prorogato di centottanta giorni nei casi seguenti e per non più di una volta nell'ambito di ciascuno di essi a se debbono essere assunti mezzi di prova b se è disposta consulenza tecnica d'ufficio c se è pronunciato un lodo non definitivo o un lodo parziale d se è modificata la composizione del collegio arbitrale o è sostituito l'arbitro unico. Il termine per la pronuncia del lodo è sospeso durante la sospensione del procedimento. In ogni caso, dopo la ripresa del procedimento, il termine residuo, se inferiore, è esteso a novanta giorni. ARTICOLO 821 Rilevanza del decorso del termine Il decorso del termine indicato nell'articolo precedente non può essere fatto valere come causa di nullità del lodo se la parte, prima della deliberazione del lodo risultante dal dispositivo sottoscritto dalla maggioranza degli arbitri, non abbia notificato alle altre parti e agli arbitri che intende far valere la loro decadenza. Se la parte fa valere la decadenza degli arbitri, questi, verificato il decorso del termine, dichiarano estinto il procedimento. ARTICOLO 822 Norme per la deliberazione Gli arbitri decidono secondo le norme di diritto, salvo che le parti abbiano disposto con qualsiasi espressione che gli arbitri pronunciano secondo equità. ARTICOLO 823 Deliberazione e requisiti del lodo Il lodo è deliberato a maggioranza di voti con la partecipazione di tutti gli arbitri ed è quindi redatto per iscritto. Ciascun arbitro può chiedere che il lodo, o una parte di esso, sia deliberato dagli arbitri riuniti in conferenza personale. Il lodo deve contenere 1 il nome degli arbitri 2 l'indicazione della sede dell'arbitrato 3 l'indicazione delle parti 4 l'indicazione della convenzione di arbitrato e delle conclusioni delle parti 5 l'esposizione sommaria dei motivi 6 il dispositivo 7 la sottoscrizione degli arbitri. La sottoscrizione della maggioranza degli arbitri è sufficiente, se accompagnata dalla dichiarazione che esso è stato deliberato con la partecipazione di tutti e che gli altri non hanno voluto o non hanno potuto sottoscriverlo 8 la data delle sottoscrizioni. ARTICOLO 824 Originali e copie del lodo Gli arbitri redigono il lodo in uno o più originali. Gli arbitri danno comunicazione del lodo a ciascuna parte mediante consegna di un originale, o di una copia attestata conforme dagli stessi arbitri, anche con spedizione in plico raccomandato, entro dieci giorni dalla sottoscrizione del lodo. ARTICOLO 824BIS Efficacia del lodo Salvo quanto disposto dall'articolo 825, il lodo ha dalla data della sua ultima sottoscrizione gli effetti della sentenza pronunciata dall'autorità giudiziaria. ARTICOLO 825 Deposito del lodo La parte che intende fare eseguire il lodo nel territorio della Repubblica ne propone istanza depositando il lodo in originale, o in copia conforme, insieme con l'atto contenente la convenzione di arbitrato, in originale o in copia conforme, nella cancelleria del tribunale nel cui circondario è la sede dell'arbitrato. Il tribunale, accertata la regolarità formale del lodo, lo dichiara esecutivo con decreto. Il lodo reso esecutivo è soggetto a trascrizione o annotazione, in tutti i casi nei quali sarebbe soggetta a trascrizione o annotazione la sentenza avente il medesimo contenuto. Del deposito e del provvedimento del tribunale è data notizia dalla cancelleria alle parti nei modi stabiliti dell'articolo 133, secondo comma. Contro il decreto che nega o concede l'esecutorietà del lodo, è ammesso reclamo mediante ricorso alla corte d'appello, entro trenta giorni dalla comunicazione la corte, sentite le parti, provvede in camera di consiglio con ordinanza. ARTICOLO 826 Correzione del lodo Ciascuna parte può chiedere agli arbitri entro un anno dalla comunicazione del lodo a di correggere nel testo del lodo omissioni o errori materiali o di calcolo, anche se hanno determinato una divergenza fra i diversi originali del lodo pure se relativa alla sottoscrizione degli arbitri b di integrare il lodo con uno degli elementi indicati nell'articolo 823, numeri 1 , 2 , 3 , 4 . Gli arbitri, sentite le parti, provvedono entro il termine di sessanta giorni. Della correzione è data comunicazione alle parti a norma dell'articolo 824. Se gli arbitri non provvedono, l'istanza di correzione è proposta al tribunale nel cui circondario ha sede l'arbitrato. Se il lodo è stato depositato, la correzione è richiesta al tribunale del luogo in cui è stato depositato. Si applicano le disposizioni dell'articolo 288, in quanto compatibili. Alla correzione può provvedere anche il giudice di fronte al quale il lodo è stato impugnato o fatto valere. CAPO V Delle impugnazioni ARTICOLO 827 Mezzi di impugnazione Il lodo è soggetto all'impugnazione per nullità, per revocazione e per opposizione di terzo. I mezzi d'impugnazione possono essere proposti indipendentemente dal deposito del lodo. Il lodo che decide parzialmente il merito della controversia è immediatamente impugnabile, ma il lodo che risolve alcune delle questioni insorte senza definire il giudizio arbitrale è impugnabile solo unitamente al lodo definitivo. ARTICOLO 828 Impugnazione per nullità L'impugnazione per nullità si propone, nel termine di novanta giorni dalla notificazione del lodo, davanti alla Corte d'appello nel cui distretto è la sede dell'arbitrato. L'impugnazione non è più proponibile decorso un anno dalla data dell'ultima sottoscrizione. L'istanza per la correzione del lodo non sospende il termine per l'impugnazione tuttavia il lodo può essere impugnato relativamente alle parti corrette nei termini ordinari, a decorrere dalla comunicazione dell'atto di correzione. ARTICOLO 829 Casi di nullità L'impugnazione per nullità è ammessa, nonostante qualunque preventiva rinuncia, nei casi seguenti 1 se la convenzione d'arbitrato è invalida, ferma la disposizione dell'articolo 817, terzo comma 2 se gli arbitri non sono stati nominati con le forme e nei modi prescritti nei capi II e VI del presente titolo, purché la nullità sia stata dedotta nel giudizio arbitrale 3 se il lodo è stato pronunciato da chi non poteva essere nominato arbitro a norma dell'articolo 812 4 se il lodo ha pronunciato fuori dei limiti della convenzione d'arbitrato, ferma la disposizione dell'articolo 817, quarto comma, o ha deciso il merito della controversia in ogni altro caso in cui il merito non poteva essere deciso 5 se il lodo non ha i requisiti indicati nei numeri 5 , 6 , 7 dell'articolo 823 6 se il lodo è stato pronunciato dopo la scadenza del termine stabilito, salvo il disposto dell'articolo 821 7 se nel procedimento non sono state osservate le forme prescritte dalle parti sotto espressa sanzione di nullità e la nullità non è stata sanata 8 se il lodo è contrario ad altro precedente lodo non più impugnabile o a precedente sentenza passata in giudicato tra le parti purché tale lodo o tale sentenza sia stata prodotta nel procedimento 9 se non è stato osservato nel procedimento arbitrale il principio del contraddittorio 10 se il lodo conclude il procedimento senza decidere il merito della controversia e il merito della controversia doveva essere deciso dagli arbitri 11 se il lodo contiene disposizioni contraddittorie 12 se il lodo non ha pronunciato su alcuna delle domande ed eccezioni proposte dalle parti in conformità alla convenzione di arbitrato. La parte che ha dato causa a un motivo di nullità, o vi ha rinunciato, o che non ha eccepito nella prima istanza o difesa successiva la violazione di una regola che disciplina lo svolgimento del procedimento arbitrale, non può per questo motivo impugnare il lodo. L'impugnazione per violazione delle regole di diritto relative al merito della controversia è ammessa se espressamente disposta dalle parti o dalla legge. E' ammessa in ogni caso l'impugnazione delle decisioni per contrarietà all'ordine pubblico. L'impugnazione per violazione delle regole di diritto relative al merito della controversia è sempre ammessa 1 nelle controversie previste dall'articolo 409 2 se la violazione delle regole di diritto concerne la soluzione di questione pregiudiziale su materia che non può essere oggetto di convenzione di arbitrato. Nelle controversie previste dall'articolo 409, il lodo è soggetto ad impugnazione anche per violazione dei contratti e accordi collettivi. ARTICOLO 830 Decisione sull'impugnazione per nullità La corte d'appello decide sull'impugnazione per nullità e, se l'accoglie, dichiara con sentenza la nullità del lodo. Se il vizio incide su una parte del lodo che sia scindibile dalle altre, dichiara la nullità parziale del lodo. Se il lodo è annullato per i motivi di cui all'articolo 829, commi primo, numeri 5 , 6 , 7 , 8 , 9 , 11 o 12 , terzo, quarto o quinto, la corte d'appello decide la controversia nel merito salvo che le parti non abbiano stabilito diversamente nella convenzione di arbitrato o con accordo successivo. Tuttavia, se una delle parti, alla data della sottoscrizione della convenzione di arbitrato, risiede o ha la propria sede effettiva all'estero, la corte d'appello decide la controversia nel merito solo se le parti hanno così stabilito nella convenzione di arbitrato o ne fanno concorde richiesta. Quando la corte d'appello non decide nel merito, alla controversia si applica la convenzione di arbitrato, salvo che la nullità dipenda dalla sua invalidità o inefficacia. Su istanza di parte anche successiva alla proposizione dell'impugnazione, la corte d'appello può sospendere con ordinanza l'efficacia del lodo, quando ricorrono gravi motivi. ARTICOLO 831 Revocazione ed opposizione di terzo Il lodo, nonostante qualsiasi rinuncia, è soggetto a revocazione nei casi indicati nei numeri 1 , 2 , 3 e 6 dell'articolo 395, osservati i termini e le forme stabiliti nel libro secondo. Se i casi di cui al primo comma si verificano durante il corso del processo di impugnazione per nullità, il termine per la proposizione della domanda di revocazione è sospeso fino alla comunicazione della sentenza che abbia pronunciato sulla nullità. Il lodo è soggetto ad opposizione di terzo nei casi indicati nell'articolo 404. Le impugnazioni per revocazione e per opposizione di terzo si propongono davanti alla corte d'appello nel cui distretto è la sede dell'arbitrato, osservati i termini e le forme stabiliti nel libro secondo. La corte d'appello può riunire le impugnazioni per nullità, per revocazione e per opposizione di terzo nello stesso processo, se lo stato della causa preventivamente proposta consente l'esauriente trattazione e decisione delle altre cause. CAPO VI Dell'arbitrato secondo regolamenti precostituiti ARTICOLO 832 Rinvio a regolamenti arbitrali La convenzione d'arbitrato può fare rinvio a un regolamento arbitrale precostituito. Nel caso di contrasto tra quanto previsto nella convenzione di arbitrato e quanto previsto dal regolamento, prevale la convenzione di arbitrato. Se le parti non hanno diversamente convenuto, si applica il regolamento in vigore al momento in cui il procedimento arbitrale ha inizio. Le istituzioni di carattere associativo e quelle costituite per la rappresentanza degli interessi di categorie professionali non possono nominare arbitri nelle controversie che contrappongono i propri associati o appartenenti alla categoria professionale a terzi. Il regolamento può prevedere ulteriori casi di sostituzione e ricusazione degli arbitri in aggiunta a quelli previsti dalla legge. Se l'istituzione arbitrale rifiuta di amministrare l'arbitrato, la convenzione d'arbitrato mantiene efficacia e si applicano i precedenti capi di questo titolo. Articolo 833 Forma della clausola compromissoria Abrogato Articolo 834 Norme applicabili al merito Abrogato Articolo 835 Lingua dell'arbitrato Abrogato Articolo 836 Ricusazione degli arbitri Abrogato Articolo 837 Deliberazione del lodo Abrogato Articolo 838 Impugnazione Abrogato

VECCHIO Processo in Cassazione - Codice di procedura civile come modificato dal DLgs 40/2006 Articolo 339 Appellabilità delle sentenze Possono essere impugnate con appello le sentenze pronunciate i primo grado, purchè l'appello non sia escluso dalla legge o dall'accordo delle parti a norma dell'articolo 360, secondo comma. È inappellabile la sentenza che il giudice ha pronunciato secondo equità a norma dell'articolo 114. Sono altresì inappellabili le sentenze del giudice di pace pronunziate secondo equità. Articolo 360 Sentenze impugnabili e motivi di ricorso Le sentenze pronunciate in grado d'appello o in unico grado, possono essere impugnate con ricorso per Cassazione 1. per motivi attinenti alla giurisdizione 2. per violazione delle norme sulla competenza quando non è prescritto il regolamento di competenza 3. per violazione o falsa applicazione di norme di diritto 4. per nullità della sentenza o del procedimento 5. per omessa, insufficiente o contraddittoria motivazione circa un punto decisivo della controversia, prospettato dalle parti o rilevabile d'ufficio. Può inoltre essere impugnata con ricorso per Cassazione una sentenza appellabile del tribunale, se le parti sono d'accordo per omettere l'appello ma in tal caso l'impugnazione può proporsi soltanto per violazione o falsa applicazione di norme di diritto. Articolo 361 Riserva facoltativa di ricorso contro le sentenze non definitive Contro le sentenze previste dall'articolo 278 e dal numero 4 del secondo comma dell'articolo 279, il ricorso per Cassazione può essere differito, qualora la parte soccombente ne faccia riserva, a pena di decadenza entro il termine per la proposizione del ricorso, e in ogni caso non oltre la prima udienza successiva dalla comunicazione della sentenza stessa. Qualora sia stata fatta la riserva di cui al precedente comma, il ricorso deve essere proposto unitamente a quello contro la sentenza che definisce il giudizio, o con quello che venga proposto, dalla stessa o da altra parte contro altra sentenza successiva che non definisca il giudizio. La riserva non può farsi, e se già fatta rimane priva di effetto, quando contro la stessa sentenza da alcuna delle altre parti sia proposto immediatamente ricorso. Articolo 363 Ricorso nell'interesse della legge Quando le parti non hanno proposto ricorso nei termini di legge o vi hanno rinunciato, il Procuratore generale presso la Corte di cassazione può proporre ricorso per chiedere che sia cassata la sentenza nell'interesse della legge. In tal caso le parti non possono giovarsi della cassazione della sentenza. Articolo 366 Contenuto del ricorso Il ricorso deve contenere, a pena di inammissibilità 1. l'indicazione delle parti 2. l'indicazione della sentenza o decisione impugnata 3. l'esposizione sommaria dei fatti della causa 4. i motivi per i quali si chiede la cassazione, con l'indicazione delle norme di diritto su cui si fondano 5. l'indicazione della procura, se conferita con atto separato e, nel caso di ammissione al gratuito patrocinio, del relativo decreto. Se il ricorrente non ha eletto domicilio in Roma, le notificazioni gli sono fatte presso la cancelleria della Corte di cassazione. Nel caso previsto nell'articolo 360, secondo comma, l'accordo delle parti deve risultare mediatne visto apposto sul ricorso dalle altre parti o dai loro difensori muniti di procura speciale, oppure mediante atto separato da unirsi al ricorso stesso. Articolo 369 Deposito del ricorso Il ricorso deve essere depositato nella cancelleria della Corte, a pena di improcedibilità, nel termine di giorni venti dall'ultima notificazione alle parti contro le quali è proposto. Insieme col ricorso debbono essere depositati, sempre a pena di improcedibilità 1. il decreto di concessione del gratuito patrocinio 2. copia autentica della sentenza o della decisione impugnata con la relazione di notificazione, se questa è avvenuta, tranne che nei casi di cui ai due articoli precedenti oppure copia autentica dei provvedimenti dai quali risulta il conflitto nei casi di cui ai numeri 1 e 2 dell'articolo 362 3. la procura speciale, se questa è conferita con atto separato 4. gli atti e i documenti sui quali il ricorso si fonda. Il ricorrente deve chiedere alla cancelleria del giudice che ha pronunciato la sentenza impugnata o del quale si contesta la giurisdizione la trasmissione alla cancelleria della Corte di cassazione del fascicolo d'ufficio tale richiesta o restituita dalla cancelleria al richiedente munita di visto, e deve essere depositato insieme col ricorso. Articolo 374 Pronuncia a sezioni unite La Corte pronuncia a sezioni unite nei casi previsti nel numero 1 dell'articolo 360 e nell'articolo 362. Inoltre il primo presidente può disporre che la Corte pronunci a sezioni unite sui ricorsi che presentano una questione di diritto già decisa in senso difforme dalle sezioni semplici, e su quelli che presentano una questione di massima di particolare importanza. In tutti gli altri casi la Corte si pronuncia a sezione semplice. Articolo 375 Pronuncia in camera di consiglio La Corte, sia a sezioni unite che a sezione semplice, pronuncia con ordinanza in camera di consiglio quando riconosce di dovere 1 dichiarare l'inammissibilità del ricorso principale e di quello incidentale eventualmente proposto 2 ordinare l'integrazione del contraddittorio o disporre che sia eseguita la notificazione dell'impugnazione a norma dell'articolo 332 3 dichiarare l'estinzione del processo per avvenuta rinuncia a norma dell'articolo 390 4 pronunciare in ordine all'estinzione del processo in ogni altro caso 5 pronunciare sulle istanze di regolamento di competenza e di giurisdizione. La Corte, sia a sezioni unite che a sezione semplice, pronuncia sentenza in camera di consiglio quando il ricorso principale e quello incidentale eventualmente proposto sono manifestamente fondati e vanno, pertanto, accolti entrambi, o quando riconosce di dover pronunciare il rigetto di entrambi per mancanza dei motivi previsti nell'articolo 360 o per manifesta infondatezza degli stessi, nonché quando un ricorso va accolto per essere manifestamente fondato e l'altro va rigettato per mancanza dei motivi previsti nell'articolo 360 o per manifesta infondatezza degli stessi. La Corte, se ritiene che non ricorrano le ipotesi di cui al primo e al secondo comma, rinvia la causa alla pubblica udienza. Le conclusioni del pubblico ministero, almeno venti giorni prima dell'adunanza della Corte in camera di consiglio, sono notificate agli avvocati delle parti, che hanno facoltà di presentare memorie entro il termine di cui all'articolo 378 e di essere sentiti, se compaiono, nei casi previsti al primo comma, numeri 1 , 4 e 5 , limitatamente al regolamento di giurisdizione, e al secondo comma. Articolo 384 Enunciazione del principio di diritto e decisione della causa nel merito La Corte, quando accoglie il ricorso per violazione o falsa applicazione di norme di diritto, enuncia il principio di diritto al quale il giudice di rinvio deve uniformarsi, ovvero decide la causa nel merito qualora non siano necessari ulteriori accertamenti di fatto. Non sono soggette a cassazione le sentenze erroneamente motivate in diritto, quando il dispositivo sia conforme al diritto in tal caso la Corte si limita a correggere la motivazione. Articolo 385 Provvedimenti sulle spese La Corte, se rigetta il ricorso, condanna il ricorrente alle spese. Se cassa senza rinvio o per violazione delle norme sulla competenza, provvede sulle spese di tutti i precedenti giudizi, liquidandole essa stessa o rimettendone la liquidazione al giudice che ha pronunciato la sentenza cassata. Se rinvia la causa ad altro giudice, può provvedere sulle spese del giudizio di Cassazione o rimetterne la pronuncia al giudice di rinvio. Articolo 388 Trasmissione di copia del dispositivo al giudice di merito Copia del dispositivo della sentenza è trasmessa dal cancelliere della Corte a quello del giudice che ha pronunciato la sentenza impugnata, affinchè ne sia presa nota in margine all'originale di quest'ultima. Articolo 391 Pronuncia sulla rinuncia Sulla rinuncia la Corte provvede con sentenza quando deve decidere altri ricorsi contro lo stesso provvedimento, altrimenti provvede con ordinanza. L'ordinanza o la sentenza, che provvede sulla rinuncia, condanna il rinunciante alle spese. L'ordinanza ha efficacia di titolo esecutivo. La condanna non è pronunciata, se alla rinuncia hanno aderito le altre parti personalmente o i loro avvocati autorizzati con mandato speciale. Articolo 391bis Correzione degli errori materiali e revocazione delle sentenze della Corte di cassazione Se la sentenza pronunciata dalla Corte di cassazione è affetta da errore materiale o di calcolo ai sensi dell'articolo 287 ovvero da errore di fatto ai sensi dell'articolo 395, numero 4 , la parte interessata può chiederne la correzione o la revocazione con ricorso ai sensi degli articoli 365 e seguenti da notificare entro il termine perentorio di sessanta giorni dalla notificazione della sentenza, ovvero di un anno dalla pubblicazione della sentenza stessa. Sul ricorso la Corte pronuncia in camera di consiglio a norma dell'articolo 375. La pendenza del termine per la revocazione della sentenza della Corte di cassazione non impedisce il passaggio in giudicato della sentenza impugnata con ricorso per Cassazione respinto. In caso di impugnazione per revocazione della sentenza della Corte di cassazione non è ammessa la sospensione dell'esecuzione della sentenza passata in giudicato, né è sospeso il giudizio di rinvio o il termine per riassumerlo. NUOVO Processo in Cassazione - Codice di procedura civile come modificato dal DLgs 40/2006 Articolo 339 Appellabilità delle sentenze Possono essere impugnate con appello le sentenze pronunciate i primo grado, purchè l'appello non sia escluso dalla legge o dall'accordo delle parti a norma dell'articolo 360, secondo comma. È inappellabile la sentenza che il giudice ha pronunciato secondo equità a norma dell'articolo 114. Le sentenze del giudice di pace pronunciate secondo equità a norma dell'articolo 113, secondo comma, sono appellabili esclusivamente per violazione delle norme sul procedimento, per violazione di norme costituzionali o comunitarie ovvero dei principi regolatori della materia. Articolo 360 Sentenze impugnabili e motivi di ricorso Le sentenze pronunciate in grado d'appello o in unico grado possono essere impugnate con ricorso per cassazione 1 per motivi attinenti alla giurisdizione 2 per violazione delle norme sulla competenza, quando non è prescritto il regolamento di competenza 3 per violazione o falsa applicazione di norme di diritto e dei contratti e accordi collettivi nazionali di lavoro 4 per nullità della sentenza o del procedimento 5 per omessa, insufficiente o contraddittoria motivazione circa un fatto controverso e decisivo per il giudizio. Può inoltre essere impugnata con ricorso per cassazione una sentenza appellabile del tribunale, se le parti sono d'accordo per omettere l'appello ma in tal caso l'impugnazione può proporsi soltanto a norma del primo comma, n. 3 . Non sono immediatamente impugnabili con ricorso per cassazione le sentenze che decidono di questioni insorte senza definire, neppure parzialmente, il giudizio. Il ricorso per cassazione avverso tali sentenze può essere proposto, senza necessità di riserva, allorché sia impugnata la sentenza che definisce, anche parzialmente, il giudizio. Le disposizioni di cui al primo comma e terzo comma si applicano alle sentenze ed ai provvedimenti diversi dalla sentenza contro i quali è ammesso il ricorso per cassazione per violazione di legge. Articolo 361 Riserva facoltativa di ricorso contro le sentenze non definitive Contro le sentenze previste dall'articolo 278 e contro quelle che decidono una o alcune delle domande senza definire l'intero giudizio, il ricorso per cassazione può essere differito, qualora la parte soccombente ne faccia riserva, a pena di decadenza, entro il termine per la proposizione del ricorso, e in ogni caso non oltre la prima udienza successiva alla comunicazione della sentenza stessa. Qualora sia stata fatta la riserva di cui al precedente comma, il ricorso deve essere proposto unitamente a quello contro la sentenza che definisce il giudizio, o con quello che venga proposto, dalla stessa o da altra parte contro altra sentenza successiva che non definisca il giudizio. La riserva non può farsi, e se già fatta rimane priva di effetto, quando contro la stessa sentenza da alcuna delle altre parti sia proposto immediatamente ricorso. Articolo 363 Ricorso nell'interesse della legge Quando le parti non hanno proposto ricorso nei termini di legge o vi hanno rinunciato, ovvero quando il provvedimento non è ricorribile in cassazione e non è altrimenti impugnabile, il Procuratore generale presso la Corte di cassazione può chiedere che la Corte enunci nell'interesse della legge il principio di diritto al quale il giudice di merito avrebbe dovuto attenersi. La richiesta del procuratore generale, contenente una sintetica esposizione del fatto e delle ragioni di diritto poste a fondamento dell'istanza, è rivolta al primo presidente, il quale può disporre che la Corte si pronunci a sezioni unite se ritiene che la questione è di particolare importanza. Il principio di diritto può essere pronunciato dalla Corte anche d'ufficio, quando il ricorso proposto dalle parti è dichiarato inammissibile, se la Corte ritiene che la questione decisa è di particolare importanza. La pronuncia della Corte non ha effetto sul provvedimento del giudice di merito. Articolo 366 Contenuto del ricorso Il ricorso deve contenere, a pena di inammissibilità 1 l'indicazione delle parti 2 l'indicazione della sentenza o decisione impugnata 3 l'esposizione sommaria dei fatti della causa 4 i motivi per i quali si chiede la cassazione, con l'indicazione delle norme di diritto su cui si fondano, secondo quanto previsto dall'articolo 366 bis 5 l'indicazione della procura, se conferita con atto separato e, nel caso di ammissione al gratuito patrocinio, del relativo decreto. 6 la specifica indicazione degli atti processuali, dei documenti e dei contratti o accordi collettivi sui quali il ricorso si fonda. Se il ricorrente non ha eletto domicilio in Roma, le notificazioni gli sono fatte presso la cancelleria della Corte di cassazione. Nel caso previsto nell'articolo 360, secondo comma, l'accordo delle parti deve risultare mediante visto apposto sul ricorso dalle altre parti o dai loro difensori muniti di procura speciale, oppure mediante atto separato, anche anteriore alla sentenza impugnata, da unirsi al ricorso stesso. Le comunicazioni della cancelleria e le notificazioni tra i difensori di cui agli articoli 372 e 390 possono essere fatte al numero di fax o all'indirizzo di posta elettronica indicato in ricorso dal difensore che così dichiara di volerle ricevere, nel rispetto della normativa, anche regolamentare, vigente. Si applicano le disposizioni richiamate dal secondo comma dell'articolo 176. Articolo 366bis Formulazione dei motivi Nei casi previsti dall'articolo 360, primo comma, numeri 1 , 2 , 3 e 4 l'illustrazione di ciascun motivo si deve concludere, a pena di inammissibilità, con la formulazione di un quesito di diritto che consenta alla Corte di enunciare un corrispondente principio di diritto. Nel caso previsto dall'articolo 360, primo comma, numero , l'illustrazione di ciascun motivo deve contenere, a pena di inammissibilità, la chiara indicazione del fatto controverso in relazione al quale la motivazione si assume omessa o contraddittoria, ovvero le ragioni per le quali la dedotta insufficienza della motivazione la rende inidonea a giustificare la decisione. Articolo 369 Deposito del ricorso Il ricorso deve essere depositato nella cancelleria della Corte, a pena di improcedibilità, nel termine di giorni venti dall'ultima notificazione alle parti contro le quali è proposto. Insieme col ricorso debbono essere depositati, sempre a pena di improcedibilità 1. il decreto di concessione del gratuito patrocinio 2. copia autentica della sentenza o della decisione impugnata con la relazione di notificazione, se questa è avvenuta, tranne che nei casi di cui ai due articoli precedenti oppure copia autentica dei provvedimenti dai quali risulta il conflitto nei casi di cui ai numeri 1 e 2 dell'articolo 362 3. la procura speciale, se questa è conferita con atto separato 4 gli atti processuali, i documenti, i contratti o accordi collettivi sui quali il ricorso si fonda. Il ricorrente deve chiedere alla cancelleria del giudice che ha pronunciato la sentenza impugnata o del quale si contesta la giurisdizione la trasmissione alla cancelleria della Corte di cassazione del fascicolo d'ufficio tale richiesta o restituita dalla cancelleria al richiedente munita di visto, e deve essere depositato insieme col ricorso. Articolo 374 Pronuncia a sezioni unite La Corte pronuncia a sezioni unite nei casi previsti nel n. 1 dell'articolo 360 e nell' articolo 362. Tuttavia, tranne che nei casi di impugnazione delle decisioni del Consiglio di Stato e della Corte dei conti, il ricorso può essere assegnato alle sezioni semplici, se sulla questione di giurisdizione proposta si sono già pronunciate le sezioni unite. Inoltre il primo presidente può disporre che la Corte pronunci a sezioni unite sui ricorsi che presentano una questione di diritto già decisa in senso difforme dalle sezioni semplici, e su quelli che presentano una questione di massima di particolare importanza. Se la sezione semplice ritiene di non condividere il principio di diritto enunciato dalle sezioni unite, rimette a queste ultime, con ordinanza motivata, la decisione del ricorso. In tutti gli altri casi la Corte pronuncia a sezione semplice. Articolo 375 Pronuncia in camera di consiglio La Corte, sia a sezioni unite che a sezione semplice, pronuncia con ordinanza in camera di consiglio quando riconosce di dovere 1 dichiarare l'inammissibilità del ricorso principale e di quello incidentale eventualmente proposto 2 ordinare l'integrazione del contraddittorio o disporre che sia eseguita la notificazione dell'impugnazione a norma dell'articolo 332 ovvero che sia rinnovata 3 provvedere in ordine all'estinzione del processo in ogni caso diverso dalla rinuncia 4 pronunciare sulle istanze di regolamento di competenza e di giurisdizione 5 accogliere o rigettare il ricorso principale e l'eventuale ricorso incidentale per manifesta fondatezza o infondatezza, ovvero dichiararne l'inammissibilità per mancanza dei motivi previsti nell'articolo 360 o per difetto dei requisiti previsti dall'articolo 366 bis. Abrogato Abrogato Abrogato Articolo 380bis Procedimento per la decisione in camera di consiglio Il relatore nominato ai sensi dell'articolo 377, se, ricorrendo le ipotesi previste dall'articolo 375, primo comma, numeri 1 , 2 , 3 e 5 , non ritiene che il ricorso sia deciso in udienza, deposita in cancelleria una relazione con la concisa esposizione dello svolgimento del processo e dei motivi in fatto e diritto in base ai quali ritiene che il ricorso possa essere deciso in camera di consiglio. Il presidente fissa con decreto l'adunanza della Corte. Almeno venti giorni prima della data stabilita per l'adunanza il decreto e la relazione sono comunicati al pubblico ministero e notificati agli avvocati delle parti, i quali hanno facoltà di presentare, il primo, conclusioni scritte, ed i secondi, memorie, non oltre cinque giorni prima e di chiedere di essere sentiti, se compaiono, nei casi previsti dall'articolo 375, primo comma, numeri 1 , 3 e 5 . Nella seduta la Corte delibera sul ricorso con ordinanza. Se ritiene che non ricorrono le ipotesi previste all'articolo 375 la Corte rinvia la causa alla pubblica udienza. Articolo 380ter Procedimento per la decisione sulle istanze di regolamento di giurisdizione e di competenza Nei casi previsti dall'articolo 375, primo comma, numero 4 , il presidente, se non provvede ai sensi dell'articolo 380bis, primo comma, richiede al pubblico ministero le sue conclusioni scritte. Le conclusioni ed il decreto del presidente che fissa l'adunanza sono notificati, almeno venti giorni prima, agli avvocati delle parti, che hanno facoltà di presentare memorie non oltre cinque giorni prima e di chiedere di essere sentiti, se compaiono, limitatamente al regolamento di giurisdizione. Non si applica la disposizione del sesto comma dell'articolo 380bis. Articolo 384 Enunciazione del principio di diritto e decisione della causa nel merito La Corte enuncia il principio di diritto quando decide il ricorso proposto a norma dell'articolo 360, primo comma, numero , e in ogni altro caso in cui, decidendo su altri motivi del ricorso, risolve una questione di diritto di particolare importanza. La Corte, quando accoglie il ricorso, cassa la sentenza rinviando la causa ad altro giudice, il quale deve uniformarsi al principio di diritto e comunque a quanto statuito dalla Corte, ovvero decide la causa nel merito qualora non siano necessari ulteriori accertamenti di fatto. Se ritiene di porre a fondamento della sua decisione una questione rilevata d'ufficio, la Corte riserva la decisione, assegnando con ordinanza al pubblico ministero e alle parti un termine non inferiore a venti e non superiore a sessanta giorni dalla comunicazione per il deposito in cancelleria di osservazioni sulla medesima questione. Non sono soggette a cassazione le sentenze erroneamente motivate in diritto, quando il dispositivo sia conforme al diritto in tal caso la Corte si limita a correggere la motivazione. Articolo 385 Provvedimenti sulle spese La Corte, se rigetta il ricorso, condanna il ricorrente alle spese. Se cassa senza rinvio o per violazione delle norme sulla competenza, provvede sulle spese di tutti i precedenti giudizi, liquidandole essa stessa o rimettendone la liquidazione al giudice che ha pronunciato la sentenza cassata. Se rinvia la causa ad altro giudice, può provvedere sulle spese del giudizio di Cassazione o rimetterne la pronuncia al giudice di rinvio. Quando pronuncia sulle spese, anche nelle ipotesi di cui all'articolo 375, la Corte, anche d'ufficio, condanna, altresì, la parte soccombente al pagamento, a favore della controparte, di una somma, equitativamente determinata, non superiore al doppio dei massimi tariffari, se ritiene che essa ha proposto il ricorso o vi ha resistito anche solo con colpa grave. Articolo 388 Trasmissione di copia del dispositivo al giudice di merito Copia della sentenza è trasmessa dal cancelliere della Corte a quello del giudice che ha pronunciato la sentenza impugnata, affinché ne sia presa nota in margine all'originale di quest'ultima. La trasmissione può avvenire anche in via telematica. Articolo 391 Pronuncia sulla rinuncia Sulla rinuncia e nei casi di estinzione del processo disposta per legge, la Corte provvede con sentenza quando deve decidere altri ricorsi contro lo stesso provvedimento, altrimenti provvede il presidente con decreto. Il decreto o la sentenza che dichiara l'estinzione può condannare la parte che vi ha dato causa alle spese. Il decreto ha efficacia di titolo esecutivo se nessuna delle parti chiede la fissazione dell'udienza nel termine di dieci giorni dalla comunicazione. La condanna non è pronunciata, se alla rinuncia hanno aderito le altre parti personalmente o i loro avvocati autorizzati con mandato speciale. Articolo 391bis Correzione degli errori materiali e revocazione delle sentenze della Corte di cassazione Se la sentenza o l'ordinanza pronunciata ai sensi dell'articolo 375, primo comma, numeri 4 e 5 , dalla Corte di cassazione è affetta da errore materiale o di calcolo ai sensi dell'articolo 287 ovvero da errore di fatto ai sensi dell'articolo 395, numero 4 , la parte interessata può chiederne la correzione o la revocazione con ricorso ai sensi degli articoli 365 e seguenti da notificare entro il termine perentorio di sessanta giorni dalla notificazione della sentenza, ovvero di un anno dalla pubblicazione della sentenza stessa. La Corte decide sul ricorso in camera di consiglio nell'osservanza delle disposizioni di cui all'articolo 380bis. Sul ricorso per correzione dell'errore materiale pronuncia con ordinanza. Sul ricorso per revocazione pronuncia con ordinanza se lo dichiara inammissibile, altrimenti rinvia alla pubblica udienza. La pendenza del termine per la revocazione della sentenza della Corte di cassazione non impedisce il passaggio in giudicato della sentenza impugnata con ricorso per Cassazione respinto. In caso di impugnazione per revocazione della sentenza della Corte di cassazione non è ammessa la sospensione dell'esecuzione della sentenza passata in giudicato, né è sospeso il giudizio di rinvio o il termine per riassumerlo. Articolo 391ter Altri casi di revocazione ed opposizione di terzo Il provvedimento con il quale la Corte ha deciso la causa nel merito è, altresì, impugnabile per revocazione per i motivi di cui ai numeri 1 , 2 , 3 e 6 dell'articolo 395 e per opposizione di terzo. I relativi ricorsi si propongono alla stessa Corte e debbono contenere gli elementi, rispettivamente, degli articoli 398, commi secondo e terzo, e 405, comma secondo. Quando pronuncia la revocazione o accoglie l'opposizione di terzo, la Corte decide la causa nel merito qualora non siano necessari ulteriori accertamenti di fatto altrimenti, pronunciata la revocazione ovvero dichiarata ammissibile l'opposizione di terzo, rinvia la causa al giudice che ha pronunciato la sentenza cassata. Articolo 420bis Accertamento pregiudiziale sull'efficacia, validità ed interpretazione dei contratti e accordi collettivi Quando per la definizione di una controversia di cui all'articolo 409 è necessario risolvere in via pregiudiziale una questione concernente l'efficacia, la validità o l'interpretazione delle clausole di un contratto o accordo collettivo nazionale, il giudice decide con sentenza tale questione, impartendo distinti provvedimenti per l'ulteriore istruzione o, comunque, per la prosecuzione della causa fissando una successiva udienza in data non anteriore a novanta giorni. La sentenza è impugnabile soltanto con ricorso immediato per cassazione da proporsi entro sessanta giorni dalla comunicazione dell'avviso di deposito della sentenza. Copia del ricorso per cassazione deve, a pena di inammissibilità del ricorso, essere depositata presso la cancelleria del giudice che ha emesso la sentenza impugnata entro venti giorni dalla notificazione del ricorso alle altre parti il processo è sospeso dalla data del deposito.