La consulta regionale dell'immigrazione è incostituzionale

Sono possibili forme di collaborazione e coordinamento su compiti e attribuzioni dello Stato. Non è così per la legge 46/2004 della Regione Abruzzo che è stata pertanto bocciata

Incostituzionale la legge della Regione Abruzzo che istituisce la Consulta regionale dell'immigrazione. Del resto, gli enti territoriali possono ipotizzare forme di collaborazione e di coordinamento ma queste ultime devono trovare il loro presupposto nelle leggi statali o negli accordi. Così la Corte costituzionale con la sentenza 30/2006 depositata il 1 febbraio, redatta Giovanni Flick e qui leggibile nei documenti correlati ha dichiarato illegittima la legge della Regione Abruzzo 46/2004. A sollevare la questione era stato il Governo nella parte in cui la legge 46/2004 prevede l'istituzione, presso la Giunta, di un organismo collegiale, la Consulta regionale dell'immigrazione, al quale è demandato il compito di esprimere pareri e formulare proposte su alcune tematiche specifiche. Palazzo Chigi lamentava, inoltre, che la normativa regionale nel prevedere, fra i componenti dell'organismo regionale, i rappresentanti della pubblica amministrazione, automaticamente configura nuove e specifiche attribuzioni. Il rischio è che vengano alterate le funzioni ordinarie che i dipendenti svolgono negli enti di provenienza. La Consulta, nel dichiarare fondata la questione, ha fornito importanti chiarimenti. È senz'altro possibile - hanno continuato i giudici delle leggi - ipotizzare forme di collaborazione e di coordinamento che coinvolgono compiti ed attribuzioni dello Stato. Ma [ ] tali forme di collaborazione e di coordinamento non possono essere disciplinate unilateralmente e autoritativamente dalle regioni, nemmeno nell'esercizio della loro potestà legislativa esse debbono trovare il loro fondamento o il loro presupposto in leggi statali che le prevedano o le consentano, o in accordi tra gli enti interessati . Tuttavia, ha concluso la Corte nel caso in cui alle Regioni fosse riconosciuta l'incondizionata possibilità di attribuire l'esercizio delle funzioni pubbliche a uffici dell'amministrazione dello Stato o a enti pubblici nazionali, ne verrebbe compromessa la stessa funzionalità. cri.cap

Corte costituzionale - sentenza 23 gennaio-1 febbraio 2006, n. 30 Presidente Marini - Relatore Flick Ritenuto in fatto 1. - Con ricorso notificato il 14 febbraio 2005 e depositato il 22 febbraio 2005, il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dalla Avvocatura generale dello Stato, ha sollevato in via principale questione di legittimità costituzionale dell'articolo 20, comma 2, lettere g e j , della legge della Regione Abruzzo 46/2004 Interventi a sostegno degli stranieri immigrati , deducendo la violazione dell'articolo 117, secondo comma, lettera g , della Costituzione. Il ricorrente osserva che la norma censurata, nel prevedere la istituzione della Consulta regionale della immigrazione, quale strumento di partecipazione, stabilisce che tra i componenti di tale organismo vi siano anche un rappresentante dell'Inps designato dalla sede regionale lettera g , nonché un rappresentante per ogni Prefettura presente sul territorio regionale lettera j . Le disposizioni in questione risulterebbero in contrasto con l'articolo 117, comma 2, lettera g , Costituzione, in quanto le funzioni e i compiti spettanti agli organi e rappresentanti dell'amministrazione dello Stato e degli enti pubblici nazionali possono essere determinati solo con legge dello Stato . Le previsioni impugnate, invece, attribuiscono nuovi compiti all'INPS ed alle Prefetture, attraverso la partecipazione di un loro rappresentante all'organismo regionale istituito con la legge innanzi citata donde, la relativa incostituzionalità. 2. - Si è costituita le Regione Abruzzo depositando memoria, con la quale ha chiesto dichiararsi la manifesta infondatezza del ricorso. La Regione - pur essendo consapevole dei dicta enunciati da questa Corte nella sentenza 134/04 - ritiene la normativa impugnata immune dalle censure prospettate, non soltanto in quanto la partecipazione dei rappresentanti dell'INPS e delle Prefetture alla Consulta dell'immigrazione non è obbligatoria ma anche in quanto la eventuale mancata designazione degli stessi, da parte degli organi competenti, è improduttiva di effetti, giacché la Consulta può operare anche in tale ultima eventualità. La preventiva e non obbligatoria richiesta di partecipazione sarebbe, pertanto, un atto di leale collaborazione, non diversamente da quanto prevedeva altra risalente disposizione regionale che istituiva un comitato di valutazione al quale partecipava il dirigente dell'UTE locale. Inoltre - soggiunge la Regione - la assenza di qualsiasi carattere di cogenza, per gli uffici statali, sarebbe dimostrata anche dal fatto che non sono previsti eventuali delegati. La situazione, dunque, sarebbe diversa da quella posta a base della declaratoria di incostituzionalità pronunciata con la richiamata sentenza 134/04 non senza sottolineare - conclude la Regione - la circostanza che la legge impugnata interviene su materia di sicura spettanza regionale, mentre le attribuzioni della Consulta regionale si limitano ad una funzione meramente consultiva, di per sé insuscettibile di incidere su aspetti sottoposti a normazione statale . 3. - In prossimità della udienza, l'Avvocatura generale dello Stato ha depositato memoria, peraltro fuori termine, insistendo per l'accoglimento del ricorso. Considerato in diritto 1. - La questione di legittimità costituzionale, sollevata in via principale dal Presidente del Consiglio dei ministri, ha ad oggetto due specifiche disposizioni dettate dall'articolo 20, comma 2, lettere g e j , della legge della Regione Abruzzo 46/2004, recante Interventi a sostegno degli stranieri immigrati. L'articolo 20 di tale legge - le cui finalità, di carattere eminentemente sociale, sono delineate nell'articolo 1 - prevede la istituzione, presso la Giunta regionale, di un organismo collegiale, denominato Consulta regionale dell'immigrazione, al quale è demandato il compito di esprimere pareri e formulare proposte in ordine alle specifiche tematiche indicate nell'articolo 22 della medesima legge. Le doglianze del ricorrente si concentrano sulla composizione di tale organo, giacché le disposizioni censurate prevedono che della Consulta facciano anche parte, rispettivamente, n. 1 rappresentante dell'INPS, designato dalla sede regionale lettera g , nonché n. 1 rappresentante per ogni Prefettura presente sul territorio regionale lettera j . Trattandosi, quindi, nel primo caso, del rappresentante di un ente pubblico nazionale designato dai responsabili della relativa articolazione territoriale e, nel secondo caso, del rappresentante di un organismo facente parte della amministrazione dello Stato, ne deriverebbe - a detta del ricorrente - la violazione dell'articolo 117, comma 2, lettera g , della Costituzione, il quale riserva alla legislazione esclusiva dello Stato il compito di dettare norme in materia di ordinamento e organizzazione amministrativa dello Stato e degli enti pubblici nazionali. 2. - La questione è fondata. La normativa regionale impugnata dal Governo, infatti, nel prevedere - fra i componenti dell'organismo regionale di cui si è detto - i rappresentanti di un ente pubblico nazionale e di una articolazione della pubblica amministrazione, automaticamente configura, in capo a tali rappresentanti, nuove e specifiche attribuzioni pubbliche quelle, appunto, relative all'espletamento delle funzioni connesse alla attività in concreto devoluta all'organo collegiale, in seno al quale gli stessi sono chiamati ad operare. Da ciò deriva, per quei pubblici dipendenti e per gli uffici che essi sono chiamati a rappresentare, un'inevitabile alterazione delle ordinarie attribuzioni svolte in seno agli enti di appartenenza con la conseguente compromissione del parametro invocato, che riserva in via esclusiva alla legislazione dello Stato di provvedere in materia. D'altra parte, ove alle Regioni fosse riconosciuta l'incondizionata possibilità di attribuire legislativamente - in forma autoritativa ed unilaterale - l'esercizio di funzioni pubbliche a uffici della amministrazione dello Stato o ad enti pubblici nazionali, seppure in sede locale, ne verrebbe all'evidenza compromessa la stessa funzionalità ed il buon andamento quest'ultimo postula, infatti, un modello normativo unitario e coordinato, cui riservare la individuazione e la organizzazione delle attribuzioni e dei compiti demandati a quegli uffici o a quegli enti. Né può valere in senso contrario - come mostra di ritenere la Regione resistente - la circostanza che, nella specie, si verserebbe in una ipotesi di mera collaborazione fra enti in quanto, da un lato, non sarebbe obbligatoria la partecipazione dei rappresentanti alla attività della Consulta, né vi sarebbero conseguenze in ipotesi di loro mancata designazione mentre, dall'altro lato, la natura meramente consultiva di tale attività escluderebbe qualsiasi possibilità di incidere su aspetti sottoposti a normazione statale . Come è agevole osservare, il primo rilievo si limita ad evocare un profilo di mero fatto, il quale non incide sul nuovo compito comunque demandato agli uffici coinvolti designazione di un rappresentante cui riservare quelle determinate funzioni e sulle funzioni attribuite al rappresentante, che evidentemente prescindono dal relativo concreto esercizio. Il secondo rilievo è del tutto inconferente, perché la funzione consultiva ma, in realtà, anche propositiva v. articolo 22, comma 2 , che il suddetto organismo regionale è chiamato a svolgere, comporta pur sempre, per gli uffici statali o nazionali chiamati in causa, l'esercizio di attribuzioni pubbliche, conferite legislativamente e senza alcun concerto, da ente diverso da quello di appartenenza. E' ben vero - come sottolinea la Regione nella propria memoria - che le finalità perseguite dalla legge regionale in questione si iscrivono in una materia nella quale la competenza legislativa regionale non è contestata così come - proprio in considerazione della complessità e delicatezza delle problematiche che il fenomeno della immigrazione è indubbiamente in grado di suscitare - è senz'altro possibile ipotizzare forme di collaborazione e di coordinamento che coinvolgono compiti ed attribuzioni dello Stato . Ma, proprio alla stregua delle indicazioni contenute nella sentenza 134/04, che la stessa Regione richiama, tali forme di collaborazione e di coordinamento non possono come nella specie essere disciplinate unilateralmene e autoritativamente dalle regioni, nemmeno nell'esercizio della loro potestà legislativa esse debbono trovare il loro fondamento o il loro presupposto in leggi statali che le prevedano o le consentano, o in accordi tra gli enti interessati . Le disposizioni impugnate devono pertanto essere dichiarate costituzionalmente illegittime. PQM La Corte costituzionale dichiara l'illegittimità costituzionale dell'articolo 20, comma 2, lettere g e j , della legge della Regione Abruzzo 46/2004 Interventi a sostegno degli stranieri immigrati . ?? ?? ?? ?? 3