Estradizione passiva: sul residuo di pena da scontare all'estero conta la legge italiana

Il periodo trascorso agli arresti domiciliari dall'estradando deve essere detratto dalla durata della detenzione al di là della rilevanza nell'ordinamento dello Stato richiedente

La Suprema corte fa chiarezza in tema di estradizione passiva la sentenza 2824/07 è disponibile fra i documenti collegati . Il giudice italiano deve valutare l'entità e la natura della custodia cautelare già patita dall'estradando per determinare la detrazione che gli spetta nella pena da scontare in base alla condanna dello Stato richiedente è un'esigenza che investe un diritto fondamentale della persona cfr. Cassazione 46451/04 . E la valutazione del giudice non può che essere effettuata secondo le regole del nostro ordinamento. Di fronte a una deduzione di irrilevanza nell'ordinamento dello Stato richiedente del periodo di custodia domiciliare sofferto in Italia ai fini estradizionali, dunque, la Cassazione osserva che nel nostro ordinamento gli arresti domiciliari integrano uno stato di custodia cautelare articolo 284, comma 5, Cpp e che quindi il relativo periodo di privazione della libertà va integralmente detratto dalla durata della pena detentiva da scontare in base alla condanna dello Stato richiedente. Parere favorevole. Nel caso di specie, in parziale riforma della sentenza d'appello, la Suprema corte esprime parere favorevole all'estradizione di un cittadino romeno - in base a un ordine di cattura internazionale - per l'esecuzione della pena che eccede il periodo di custodia cautelare sofferto in Italia. La durata della privazione della libertà personale in pendenza del processo - si legge nella sentenza 2824/07 - va sempre dedotta da quella della detenzione inflitta con la sentenza definitiva cfr. articolo 26 n. 2 della decisione quadro sul mandato d'arresto europeo . Se non fosse così, osservano i giudici di legittimità, al reo sarebbe inflitta una pena più severa di quella che la società considera adeguata per quel determinato reato. d.f.

Cassazione - Sezione sesta penale cc - sentenza 24 novembre 2006-25 gennaio 2006, n. 2824 Presidente de Roberto - Relatore Cortese Pm Iacoviello - ricorrente Bala Svolgimento del processo Con sentenza del 13.01.2006 la Corte d'appello di Brescia si pronunciava a favore della estradizione di Bala Ionel Octavian verso la Repubblica di Romania, per l'esecuzione di una condanna definitiva alla pena di anni tre e mesi sei di reclusione per il reato di truffa ordine di cattura internazionale emesso in data 08.06.1999 dall'Autorità Giudiziaria di Oradea . Propone ricorso l'estradando, deducendo 1. l'irritualità della domanda di estradizione, siccome non riconducibile all'organo legittimato ma a un giudice della Ca romena 2. il contrasto della richiesta con i principi di cui all'articolo 698 Cpp., in considerazione delle allarmanti condizioni delle carceri romene 3. la violazione del divieto di mutatio libelli, per il riconoscimento della fattispecie della truffa aggravata, senza previa contestazione Con successiva memoria, si è anche eccepita la mancanza della querela in relazione all'articolo 640 Cp con richiamo a una Convenzione bilaterale del 1972 , Con successive note, si è insistito sulle proposte doglianze. Motivi della decisione Per quanto concerne la dedotta irritualità della domanda di estradizione, siccome non riconducibile all'organo legittimato ma a un giudice della Corte d'appello romena, si osserva che, a seguito di informazioni raccolte presso le Autorità romene, è emerso che, nel loro ordinamento, all'epoca della richiesta, la legittimazione alla relativa formulazione competeva al giudice della Corte d'appello, tenente luogo ad ogni effetto dell'iniziativa ministeriale. Il suo inoltro è stato poi regolarmente curato dall'Ambasciata romena in Italia. Quanto al lamentato contrasto della richiesta con i principi di cui all'articolo 698 Cpp, n considerazione delle allarmanti condizioni delle carceri romene, va rilevato che la doglianza è generica e attiene a situazioni di fatto inidonee a qualificare un intero sistema agli effetti della norma citata. Non può poi rilevare in questa sede la deduzione relativa al riconoscimento, senza previa contestazione, della fattispecie della truffa aggravata, che attiene a uno specifico vizio asseritamente verificatosi all'interno del processo e non denuncia una tipologia procedimentale irrispettosa in sé dei diritti fondamentali. Neppure rileva, ai fini della concedibilità dell'estradizione a sensi della Convenzione europea di estradizione applicabile all'Italia e alla Romania, con prevalenza sugli atti bilaterali , la circostanza che in Italia il reato di truffa semplice sia perseguibile a querela di parte, sia perché nella specie si verte in tema di truffa aggravata, sia perché le condizioni di procedibilità non sono incluse nel principio della doppia incriminazione Cassazione 12.04.2000, Gartz . Venendo, infine, alla dedotta irrilevanza, nell'ordinamento romeno, del periodo di custodia domiciliare sofferto in Italia a fini estradizionali, si osserva quanto segue. Non c'è dubbio che la computabilità della custodia cautelare nella pena da espiare per lo stesso fatto costituisca un principio fondamentale del nostro ordinamento. Tanto emerge dagli artt. 137 Cp e 657 Cpp, che reiterano un'antica tradizione penalistica v. articolo 40 del codice Zanardelli e articolo 271, comma 4, Cpp 1930 , ed è ribadito, con riferimento alla custodia sofferta all'estero, dall'articolo 138 Cp e dall'articolo 285, comma 31 Cpp. Il principio stesso trova generalizzata applicazione in ambito comunitario ed è stato espressamente sancito nell'articolo 26 n. 1 della Decisione quadro sul mandato di Arresto Europeo. In forza di esso, che costituisce una manifestazione specifica del principio generale di proporzionalità ed equità nel diritto penale, la durata della privazione della libertà personale in pendenza del processo va, dunque, sempre dedotta da quella della detenzione inflitta con la sentenza definitiva. Se così non fosse, al reo verrebbe inflitta una pena più severa di quella che la società considera adeguata per il reato di cui trattasi. Nell'ambito della Convenzione Europea di Estradizione, la stessa regola è desumibile dal disposto degli artt. 9 e 10, che vietano l'estradizione in caso di fatto già giudicato o la cui pena sia prescritta conf. Cassazione, Sezione sesta, ccomma .02.2004, Matovic . Né può, evidentemente, ai fini in discorso, farsi alcuna distinzione fra il caso in cui la custodia cautelare abbia esaurito la pena da espiare e quello in cui ciò non sia avvenuto, rimanendo identica e inderogabile l'esigenza che al reo non sia inflitta una pena più severa di quella che la società considera adeguata per il reato di cui trattasi. essere inderogabilmente rispettata, a sensi del comma 1 dell'articolo 698 Cpp Cass. Sezione sesta, cc 17.09.2004, Iute , e impone al giudice italiano, chiamato a pronunciarsi in sede di estradizione passiva, di valutare l'entità e la natura della custodia presofferta, ai fini della determinazione delle detrazione spettante cfr. anche articolo 26 n. 2 della Decisione quadro sul mandato di Arresto europeo . Tale valutazione, per la puntuale salvaguardia del diritto stesso che potrebbe altrimenti risultare in fatto vanificata , non può che essere compiuta secondo le regole del nostro ordinamento prevedendo in particolare questo e si risponde così alla doglianza sollevata nel ricorso che gli arresti domiciliari integrano uno stato di custodia cautelare comma 5 dell'articolo 284 Cpp , il relativo periodo di privazione della libertà andrà integralmente detratto dalla durata della pena detentiva da scontare in base alla condanna dello Stato richiedente. Nella specie, in base agli atti, il periodo complessivo di custodia cautelare da dedurre risulta, ad oggi quello dal 12 maggio 2005 incluso al 17 novembre 2006 incluso . L'estradizione può, dunque, essere concessa solo per l'esecuzione della pena eccedente il, periodo di custodia cautelare sofferto in Italia pari, ad oggi, a quello sopra indicato . PQM Visti gli articoli 615 e 706 Cpp, in parziale riforma della sentenza impugnata, esprime parere favorevole alla tradizione del ricorrente per l'esecuzione della pena eccedente il periodo di custodia cautelare sofferto in Italia. Manda alla cancelleria per gli adempimenti di cui l'articolo 203 disp. att. Cpp. 4