Aiuti comunitari, a finanziamento erogato le sanzioni amministrative si contestano solo davanti al giudice ordinario

Annullata una sentenza del Tar Toscana per difetto di giurisdizione

Aiuti comunitari, per contestare la sanzione amministrativa si va dal giudice ordinario e non dal collega amministrativo. Lo ha stabilito la quinta sezione del Consiglio di Stato con la decisione 202/06 depositata lo scorso 23 gennaio e qui leggibile nei documenti correlati . Palazzo Spada, accogliendo il ricorso della comunità montana di Val di Cecina, un paesino a sud di Pisa, ha annullato, per difetto di giurisdizione, la sentenza del Tar Toscana. Ma andiamo con ordine. Due proprietari di un podere avevano chiesto di poter beneficiare degli aiuti comunitari, impegnandosi, però, nel quinquennio 1991-1996 a ritirare i seminativi dalla produzione Set aside e a piantarli nella propria tenuta. In seguito ad un sopralluogo del Corpo forestale si era scoperto che, contrariamente a quanto dichiarato dagli interessati, il fondo non poteva beneficiare di alcuna sovvenzione. Per cui alla comunità montana non era rimasto altro che revocare la sovvenzione e sanzionarli per la condotta illecita. Il Tar Toscana, tuttavia, aveva accolto le loro tesi e annullato il provvedimento di decadenza dal beneficio. Di diverso avviso i giudici di Piazza Capo di Ferro. Del resto, hanno chiarito i consiglieri di Stato, i destinatari di contributi o sovvenzioni pubbliche hanno una posizione di interesse legittimo, se la controversia riguarda una fase precedente all'assegnazione dell'aiuto o nel caso in cui il beneficio venga annullato per vizi di legittimità. La lite, quindi, rientra nella giurisdizione del giudice amministrativo. Qualora, invece, le controversie riguardino la fase successiva all'erogazione del contributo o della sovvenzione, ossia nel caso in cui i benefici siano revocati o decaduti, i destinatari degli aiuti vantano una posizione di diritto soggettivo. Pertanto, in questo caso, spetta al giudice ordinario decidere in merito. cri.cap

Consiglio di Stato - Sezione quinta - decisione 18 marzo 2005-23 gennaio 2006, n. 202 Presidente Santoro - Estensore Marchitiello Ricorrente Comunità Montana Zona F - Val di Cecina Fatto I Sigg. Mario Manca e Piero Duras hanno impugnato il provvedimento del 29 ottobre 1994, n. 452, con il quale la Comunità Montana Zona F-Val di Cecina hadisposto per essi la decadenza dai benefici Comunitari per il ritiro di seminativi della produzione - Set Aside che avevano ottenuto quali titolari del podere di S. Maria nel Comune di Montecatini. La Comunità Montana Zona F-Val di Cecina si è costituita in giudizio, opponendosi all'accoglimento del ricorso con eccezioni in rito e nel merito. Il Tribunale Amministrativo Regionale della Toscana, Sezione prima, con la sentenza 610/96, ha accolto il ricorso, annullando l'atto impugnato. La Comunità Montana Zona F-Val di Cecina appella la sentenza deducendone la erroneità e domandandone la riforma. I Sigg. Mario Manca e Piero Duras resistono all'appello, chiedendo la conferma della sentenza appellata. All'udienza del 18 marzo 2005, il ricorso in appello è stato ritenuto per la decisione. Diritto La Comunità Montana Zona F-Val di Cecina appella la sentenza 10/1996, della Sezione prima del Tar della Toscana che ha annullato, su ricorso dei Sigg. Mario Manca e Piero Duras, il provvedimento del 29 ottobre 1994, n. 452, della Giunta della Comunità Montana Zona F-Val di Cecina. I Sigg. Manca e Duras avevano presentato domanda per ottenere gli aiuti comunitari dietro impegno al ritiro di seminativi dalla produzione Set Aside , per il quinquennio 1 novembre 1991 - 31 ottobre 1996, per il loro podere di S. Maria nel Comune di Montecatini di circa 46.88.30 ettari. A seguito di sopraluogo, il Corpo Forestale dello Stato aveva accertato che, contrariamente a quanto dichiarato dagli interessati, 3.71.70 ettari non potevano essere ammessi ai predetti benefici, ed aveva ingiunto agli interessati il pagamento di una sanzione amministrativa. Il provvedimento impugnato ha pronunciato la decadenza dei ricorrenti dai benefici comunitari pari alla somma per capitale ed interessi indebitamente percepiti. L'appello è fondato nel profilo con il quale la Comunità Montana ha riproposto l'eccezione di difetto di giurisdizione del giudice amministrativo respinta dal Tar. I destinatari di contributi o di sovvenzioni pubbliche hanno nei confronti della pubblica amministrazione una posizione di interesse legittimo, se la controversia attiene ad una fase procedimentale precedente l'assegnazione del contributo o della sovvenzione, ovvero nel caso in cui il provvedimento attributivo del beneficio sia stato annullato o revocato per vizi di legittimità o per contrasto con l'interesse pubblico coevi alla sua emanazione. Gli stessi hanno invece una posizione giuridica di diritto soggettivo in ordine alle controversie relative alla successiva erogazione del contributo o della sovvenzione, o in caso di ritiro di detti benefici con provvedimenti di revoca, decadenza, risoluzione per inadempimenti o fatti sopravvenuti ostativi al loro mantenimento Cassazione, Su, 758/99, CdS, Sezione quarta, 2999/02 Sezione quinta, 1765/00 . Nella specie, il provvedimento impugnato in primo grado, determinato da uno specifico comportamento degli appellati in violazione della normativa regolatrice della concessione degli aiuti in quanto diretto ad ottenere un contributo maggiore di quello concedibile con una dichiarazione non veritiera , ha disposto la decadenza degli interessati dal contributo già accordato per il quinquennio 1 novembre 1991 - 31 ottobre 1996 e il recupero dello stesso. Il provvedimento della Comunità Montana, pertanto, determinato da uno specifico comportamento antigiuridico, non ha natura di atto di autotutela provvedimentale ma di atto sanzionatorio e, pertanto, la controversia avente per oggetto tale atto esula dalla giurisdizione del giudice amministrativo, incidendo su una posizione di diritto soggettivo, e rientra nella giurisdizione del giudice ordinario. L'appello va quindi accolto e la pronuncia appellata, di conseguenza, per difetto di giurisdizione, deve essere annullata senza rinvio. Le spese dei due gradi del giudizio, sussistendo giusti motivi, possono integralmente compensarsi fra le parti. PQM Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale, a Sezione quinta, annulla senza rinvio la sentenza del Tar della Toscana, Sezione prima, 610/96. Compensa le spese dei due gradi del giudizio. 2 N . RIC. 2 N . RIcomma /97 cdp