Abbandono di rifiuti: il proprietario di un fondo aperto non ha colpe

Non sussiste un obbligo di vigilanza attiva su un'area non recintata e dunque se il Comune non dimostra dolo o colpa specifica non può addebitare gli oneri di rimozione e smaltimento al proprietario

Se qualcuno abbandona rifiuti vari su un'area incolta ed accessibile a chiunque è illegittima la diffida del Comune - inoltrata al proprietario del fondo - affinchè provveda a proprie spese ed entro termini fissati a rimuovere e smaltire quei materiali a meno che l'Amministrazione non deduca in maniera specifica profili di dolo o colpa circa la situazione contestata in capo al titolare di un diritto di godimento o di quello dominicale dell'area in questione. Lo ha ribadito con la sentenza qui leggibile come documento correlato la quinta sezione del Tribunale amministrativo regionale per la Campania, in linea con un orientamento già espresso - e confermato dal Consiglio di Stato - in ordine alla imputabilità dell'abbandono e/o del deposito incontrollato di rifiuti. E, quindi, accogliendo il ricorso proposto da una donna cui era stato notificato un provvedimento del Commissario prefettizio del Comune di Caserta nel quale, in quanto proprietaria di un fondo aperto sul quale erano stati rinvenuti rifiuti di varia natura, le veniva ordinato ex articolo 14 del D.Lgs n. 22/1997 lo sgombero e lo smaltimento di tali materiali. I giudici amministrativi hanno annullato gli atti impugnati, ritenendo fondata la doglianza che deduceva l'omesso accertamento, da parte del Comune, del dolo o della colpa della proprietaria del fondo in ordine ai fatti contestati. Il fatto che l'area fosse incolta ed accessibile a chiunque - rilevano inoltre i giudici - non può essere sufficiente a fondare un giudizio di colpa poiché non sussiste alcun obbligo di vigilanza attiva da parte del proprietario di un fondo aperto per evitare addebili per illeciti compiuti da terzi nell'suo dell'area. Né, annota ancora il Tar, si potrebbe imporre al proprietario di un fondo di recintarlo, sia perché tale chiusura è una facoltà e non un obbligo, sia perché anche l'eventuale chiusura è un deterrente ma non uno scudo assoluto a protezione del sito e dunque la mancanza di recinzione non può essere valutata come concreto contriibuto sotto il profilo causale al prodursi del danno da inquinamento . m.c.m.

Tar Campania - Sezione quinta - sentenza 27 aprile-17 maggio 2006, n. 4521 Presidente d'Alessandro - Relatore Palatiello Ricorrente Ombres Premesso che ricorrono, nella fattispecie, i presupposti per la decisione in forma semplificata ai sensi degli articoli 21, comma 10 e 26, commi 4 e 5, della legge 1034/71 e successive modifiche e integrazioni, poiché il contraddittorio risulta ritualmente costituito, la causa appare matura per la decisione e le parti, sentite sul punto, nulla hanno obiettato Considerato che con il ricorso in trattazione, notificato il 21 marzo 2006 e depositato il 6 aprile 2006, la dott.ssa Rossana Ombres ha impugnato l'ordinanza 1729/06, con la quale il Commissario Prefettizio del Comune di Caserta -dopo aver rilevato che sul fondo di sua proprietà sito in Viale Carlo III - Caserta, in catasto alla particella n 74, foglio 50 si trovava un consistente quantitativo di rifiuti di diversa tipologia e provenienzale ha ordinato di provvedere alla rimozione ed allo smaltimento dei rifiuti in questione ai sensi del D.Lgs 22/1997 Considerato che a sostegno del gravame la ricorrente deduce violazione dell'articolo 7 legge 241/90 per omessa comunicazione dell'avvio del procedimento ingiustizia manifesta consistita nell'averla esclusa dal procedimento che la riguardava incompetenza atteso che l'ordinanza doveva essere emanata dal Dirigente e non dal Sindaco o dal Commissario Prefettizio eccesso di potere sotto il profilo dell'omessa dimostrazione della responsabilità della proprietaria nella commissione dell'abuso, e dunque del dolo o della colpa grave della medesima sotto il profilo della mancanza di una concreta situazione di pericolo per la salute pubblica , nonché sotto il profilo della carenza della motivazione Rilevato che il motivo di ricorso con cui si deduce che il Comune di Caserta avrebbe omesso di accertare il dolo o la colpa grave della proprietaria del fondo per cui è causa è fondato, atteso che, per giurisprudenza costante, l'ordine di smaltimento dei rifiuti abbandonati ex articolo 14 del D.Lgs 22/1997 non può essere indiscriminatamente rivolto al proprietario, o comunque, al soggetto che ha la disponibilità dell'area, ma postula l'imputabilità al proprietario stesso a titolo di dolo o colpa dei fatti di abbandono e/o di deposito incontrollato di rifiuti cfr., ex multis, Tar Campania, Napoli, Sezione prima, 840/05 3930/03 11390/03 116/05 Sezione quinta, 6348/05 11226/05 3686/06 CdS, Sezione quinta, 935/05 136/05 323/05 . Ciò posto, osserva il Collegio che, nei provvedimenti impugnati, il Comune di Caserta non ha neppure dedotto in maniera specifica alcun profilo di dolo o colpa della ricorrente idoneo a giustificare la diffida alla rimozione dei rifiuti, ma si è limitato ad accollare tale onere alla ricorrente predetta quale proprietaria del terreno de quo Osservato, sotto tale profilo, che il rilievo -peraltro genericamente prospettato dall'amministrazione comunaleche l'area de qua si presentava incolta ed accessibile a chiunque perché non recintata non vale a fondare un giudizio di colpa in capo all'odierna ricorrente atteso che la titolarità di un diritto di godimento o di quello dominicale non può comportare un generico dovere di vigilanza attiva in ordine al corretto uso da parte di ignoti di fondi aperti, al fine di evitare addebiti per illeciti altrui cfr. Tar Emilia Romagna, Bologna, Sezione seconda, 193/04 né tanto meno, a tali fini, si potrebbe surrettiziamente imporre al proprietario di dotare di recinzione i fondi situati in luoghi poco frequentati, sia perché la chiusura del fondo costituisce, ai sensi dell'articolo 841 Cc, una facoltà e non uno specifico obbligo per il proprietario e sia perché, in ogni caso, l'omessa recinzione non può essere considerata alla stregua di una condotta omissiva con causa di un eventuale danno ambientale commesso da terzi, dal momento che la chiusura del fondo mediante recinzione costituisce unicamente un mero deterrente contro eventuali scarichi abusivi operati da altri, ma ad essa non può certo riconoscersi una assoluta efficacia protettiva del sito, di talché non può ritenersi che l'eventuale mancanza di recinzione possa apportare un concreto contributo sotto il profilo causale al prodursi del danno da inquinamento cfr. Tar Lazio, Roma, Sezione seconda, 3582/05 . Considerato, pertanto, che la fondatezza dell'esaminata censura è sufficiente a condurre all'annullamento dei provvedimenti impugnati, con conseguente assorbimento dei restanti motivi per ragioni di economia processuale Considerato che le spese di lite, nei rapporti tra il Comune di Caserta e la ricorrente, seguono la soccombenza e sono liquidate come in dispositivo, mentre possono essere interamente compensate tra le altre parti PQM Il Tar della Campania, Sezione quinta di Napoli, visti ed applicati gli articoli 21, comma 10 e 26, commi 4 e 5, della legge 1034/71, come integrata e modificata dalla legge 205/00, definitivamente pronunciando sul ricorso in epigrafe, lo accoglie e, per l'effetto, annulla gli atti ed i provvedimenti impugnati Condanna il Comune di Caserta a rifondere alla ricorrente le spese, gli onorari, e le competenze di causa che si liquidano in complessivi euro 1.500,00 =millecinquecento,00 oltre Iva, Cpa e rimborso spese generali come per legge. Compensa integralmente le spese tra la ricorrente e le altre parti. Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'Autorità Amministrativa ?? ?? ?? ?? 2