(Dis)economia processuale su come si deve impugnare la multa mai notificata

Qual è l’azione che può esperire il cittadino che si è visto recapitare dal concessionario una cartella esattoriale portante un credito per sanzione amministrativa derivante dalla violazione delle norme del codice della strada?

La questione affrontata dal giudice di Pace di Roma, sezione IV, del 22 gennaio 2013 è una questione, per così dire, classica del diritto processuale qual è l’azione che può esperire il cittadino che si è visto recapitare dal concessionario una cartella esattoriale portante un credito per sanzione amministrativa derivante dalla violazione delle norme del codice della strada? Ma quel provvedimento - che riguarda una materia certamente molto sentita - merita oggi la massima attenzione non soltanto per la sua motivazione e la scelta compiuta che è quella dell’inammissibilità dell’azione ma, soprattutto, per le modalità a seguito delle quali quel giudice di pace ha ritenuto di adottare quella scelte consistite nel non fissare alcuna udienza e senza instaurare il contraddittorio. Multa mai notificata e ruolo . Orbene, nel caso deciso un utente della strada aveva ricevuto la notificazione di una cartella esattoriale da parte di Equitalia in relazione ad una sanzione amministrativa per violazione del codice della strada accertata dal Comune di Roma. Senonchè - a suo dire - la cartella non era mai stata preceduta dalla notificazione della contestazione come, viceversa, sarebbe stato dovuto. Il modulo incriminato . A quel punto, il nostro utente della strada, che deve decidere la propria strategia, decide di andare personalmente dal giudice di pace e di proporre ricorso con un modulo a quanto risulta, disponibile in cancelleria sul quale - a fronte dell’alternativa ricorso avverso verbale oppure a cartella esattoriale - barra la casella corrispondente alla cartella esattoriale e lamenta, sempre barrando un’altra casella, la mancata notifica del verbale. Per completezza, è da dire che quello stesso modulo reca pure come indicazione che il ricorso avviene a norma e per gli effetti dell’art. 23 L. 689/81 un’indicazione questa che, probabilmente, al quivis de populo sembra innocua e, soprattutto, non dice nulla. Dopo qualche tempo, però, e con una certa sorpresa, giunge inaspettato perché non preceduto dalla fissazione dell’udienza di discussione il provvedimento del giudice di Pace di Roma, sezione IV, del 22 gennaio 2013 con il quale la domanda viene dichiarata inammissibile . Necessaria l’opposizione all’esecuzione. Ma perché il giudice di pace ha dichiarato l’inammissibilità della domanda così proposta? Se seguiamo la motivazione adottata possiamo leggere che ciò è avvenuto perché il d.lgs. 150/2011 ha escluso la impugnabilità delle cartelle esattoriali e degli atti ad essa assimilabili mediante il ricorso alla procedura speciale ivi contenuta . Senonché, quella motivazione lascia un po’ perplessi in quanto non riesco a comprendere come il decreto legislativo sulla semplificazione dei riti possa aver inciso sulle azioni esperibili avverso la cartella esattoriale non preceduta dalla notificazione della violazione al codice della strada. Quel decreto, infatti, non mi sembra abbia previsto alcunché con riferimento alla situazione delle cartelle esattoriali dal momento che si è limitato a disciplinare in maniera parzialmente diversa da prima il procedimento di opposizione ad ordinanza ingiunzione prevista dalla legge 689/1981 e quella prevista dal codice della strada. Ne deriva che nulla è cambiato rispetto a prima con riferimento alle azioni esperibili dal privato che erano e, soprattutto, restano quelle già individuata dalla giurisprudenza di legittimità l'opposizione per così dire tardiva a sanzioni amministrative secondo la l. 689/1981 ed oggi il d.lgs. 150/2011 , l'opposizione all'esecuzione ex art. 615 c.p.c. e, infine, l'opposizione agli atti esecutivi ex art. 617 c.p.c. . E ciò a seconda del vizio si il ricorrente intende far valere. Ecco allora che nel caso di specie, poiché il ricorrente ha fatto valere la mancata previa notificazione del verbale che legittimasse la procedura esecutiva la strada da percorrere avrebbe dovuto essere individuata soltanto tra l’opposizione ad ordinanza ingiunzione come indicato dalla sentenza delle Sezioni Unite 190/1992 oppure quella dell’opposizione all’esecuzione ex art. 615 c.p.c. in questi termini, oltre la giurisprudenza dello stesso Giudice di Pace di Roma, Cass. 4814/2008 . Inammissibilità veramente necessaria? Orbene, se la conclusione alla quale giunge il giudice di pace - seppur con motivazione corretta - rappresenta un approdo comunque presente in giurisprudenza e, cioè, il mezzo per far valere il vizio era l’opposizione all’esecuzione e che, però, non possiamo esaminare funditus in questa sede la dichiarazione di inammissibilità erronea se si aderisce al primo orientamento della giurisprudenza mi sembra comunque un po’ troppo. E ciò specialmente se poi, sempre nella motivazione, si allude al principio di economia processuale e se lo applichiamo in una materia quella dell’opposizione a sanzione amministrativa caratterizzata dalla possibilità di auto difesa del privato con la collaborazione della cancelleria del giudice di pace che, infatti, ad esempio notifica ricorso e decreto di fissazione dell’udienza alla controparte e può/potrebbe anche aiutare a compilare la domanda . Il contraddittorio non serve. Innanzitutto, è da dire che il giudice di pace, dopo aver premesso che la declaratoria di inammissibilità, previa fissazione dell’udienza di comparizione, è prevista dalla citata normativa soltanto con riferimento a vizi procedurali attinenti agli atti tipicamente opponibili con ricorso alla procedura speciale , ha dichiarato l’inammissibilità del ricorso senza fissazione dell’udienza. Non sarebbe, forse, stato meglio fissare l’udienza e instaurare il contraddittorio per consentire alle parti di dedurre sulla questione di rito che è pur sempre una questione! sollevata d’ufficio dal giudice? Direi di sì anche se - per completezza di informazione - non è infrequente nonostante che il legislatore abbia più volte recentemente ribadito il principio del contraddittorio sulle questioni rilevate d’ufficio che anche la Corte di Cassazione ritenga inutile il contraddittorio tutte le volte in cui, ad esempio, la decisione che assumerà è comunque favorevole alle parte non citata. E il mutamento di rito? Ma v’è di più. Ed infatti, a quella decisione il giudice avrebbe dovuto comunque preferire quella del mutamento di rito dal momento che la competenza in sede di opposizione all’esecuzione in questa materia spettava comunque al giudice di pace di Roma. E’ vero che era stato depositato un ricorso senza l’assistenza del difensore ma nulla avrebbe impedito al giudice - se avesse fissato l’udienza come previsto dal rito erroneamente scelto di opposizione a sanzione amministrativa - di mutare il rito in quello dell’opposizione all’esecuzione invitando eventualmente la parte a nominare un difensore. Peraltro, non vi era neppure un problema di rispetto dei termini poiché l’opposizione all’esecuzione non conosce il termine decadenziale di trenta giorni previsto per l’opposizione a sanzione amministrativa. Economia processuale. Ecco allora che abbiamo assistito ad un’applicazione non convincente del principio di economia del processo dal momento che proprio il principio di economia processale che non vieta di recuperare somme eventualmente non corrisposte dalla parte come le notifiche eseguite dall’ufficio anziché dal privato e il principio per il quale il processo deve tendere alla sentenza di merito consentendo sempre - ove possibile - la sanabilità dei presupposti processuali avrebbero consigliato di mutare il rito in quello corretto. Anche perché, ora, dopo l’ordinanza del giudice di pace, francamente, la parte non ha ottenuto nessuna forma di tutela e legge con un certo stupore l’ultimo passaggio dell’ordinanza in base al quale il giudice ha ritenuto opportuno decidere immediatamente in merito alla presente opposizione con ordinanza che non pregiudica la proposizione di azioni successive e pronunciare l’inammissibilità inaudita altera parte. Il che significa che il privato potrà nuovamente adire con un’opposizione all’esecuzione il giudice di pace per lamentare la mancanza di un valido ed efficace titolo esecutivo alla base della cartella esattoriale sperando che il nuovo giudice non ritenga necessario agire con l’opposizione ad ordinanza ingiunzione ma non sarà un po’ troppo per la parte che, in futuro, potrebbe anche decidere di rinunciare a far valere la mancanza di un titolo esecutivo specialmente ove le somme iscritte al ruolo non giustificano economicamente l’impresa?

Giudice di Pace di Roma, sez. IV, ordinanza del 10 gennaio 2013 Il Giudice di Pace Visto il ricorso presentato da M.A. contro la cartella esattoriale n. considerato che il D.Lgs. 150/2011 ha escluso la impugnabilità delle cartelle esattoriali e degli atti ad essa assimilabili mediante il ricorso alla procedura speciale ivi contenuta atteso peraltro che la declaratoria di inammissibilità, previa fissazione della udienza dì comparizione, è prevista dalla citata normativa soltanto con riferimento a vizi procedurali attinenti agli atti tipicamente opponibili con ricorso alla procedura speciale ritenuto peraltro che per economia del processo, appare opportuno decidere immediatamente in merito alla presente opposizione con ordinanza che non pregiudica la proposizione di azioni successive DICHIARA L'INAMMISSIBILITÀ del ricorso. Manda alla Cancelleria per la notifica della presente ordinanza.