Il riconoscimento dell’identità sessuale non può essere subordinato all’effettivo cambio di sesso

Per la CEDU condizionare il riconoscimento dell’identità sessuale di un trans e, quindi, la rettifica del sesso sui documenti ad un’operazione di cambio del sesso o alla sterilizzazione, cui l’interessato non desidera sottoporsi, equivale a subordinare il pieno esercizio del diritto al rispetto della privacy alla rinuncia di quello all’integrità fisica. È invece lecito sottoporre l’interessato a visita medica per accertare la disforia di genere e la sua reale identità sessuale.

È quanto deciso dalla CEDU sez. V nel caso A.P., Gar on e Nicot c. Francia ricomma /12, 52471/13 e 52596/13 del 6 aprile 2017 che contrasta con un analogo caso, in cui la CEDU aveva considerato lecito subordinare la rettifica del sesso al divorzio Hamalainen c. Finlandia [GC] del 16/7/14 . Il caso. Tutti i ricorrenti adirono invano le competenti Corti per ottenere la rettifica del sesso sui documenti anagrafe, carta d’identità etc. . Il primo produsse quattro certificati medici che attestavano una sindrome tipica del transessualismo e l’avvenuta operazione di cambio del sesso in Thailandia il tribunale adito chiese che egli si sottoponesse ad una CTU medica, ma rifiutò perché ledeva la sua integrità fisica. In appello gli fu concessa solo la rettifica del suo nuovo nome femminile. Negli altri due casi la richiesta fu rifiutata perché non fu data prova delle terapie mediche e chirurgiche per la riassegnazione del sesso. La legge francese subordina infatti la rettifica del sesso all’effettivo cambiamento, ma per i ricorrenti questa richiesta umiliante comportava un’irreversibile sterilità influendo sulla loro privacy ed integrità fisica. Quadro normativo internazionale. A livello di diritto comparato nella maggior parte degli Stati del COE la rettifica è subordinata alla sterilizzazione, anche se la prassi interna più recente ed alcune riforme legislative tendono a cancellare tale requisito in Italia è stato eliminato da una pronuncia della Cassazione del 21/7/15 . È richiesta, però, una diagnosi che attesti l’identificazione col sesso diverso da quello di nascita. Vari documenti dell’ONU risoluzioni e dossiers e del COE Documento sui diritti umani e sull’identità di genere del 2009, Raccomandazioni 5 e 1728/10 e Risoluzioni 1945 e 2048/13 condannano la prassi di subordinare la rettifica del sesso alla sterilizzazione irreversibile, considerandola anche discriminatoria nei confronti dei trans v. amplius . 73-81 . Niente cure senza il consenso dell’interessato. La discrezionalità dello Stato è limitata nei casi in cui può ledere un diritto fondamentale di una persona in presenza di questioni sensibili che riguardano temi etici e morali il bilanciamento degli interessi contrapposti dovrà essere più rigoroso. L’art. 8 Cedu tutela i vari aspetti della vita privata tra cui l’integrità fisica e morale di una persona, ma anche la sfera sessuale della stessa orientamento, identità, vita sessuale e, quindi, lo sviluppo individuale. Nessuno può essere sottoposto a cure ed interventi medici, tanto più quando sono invasivi come nella fattispecie, senza il suo dovuto consenso, altrimenti sarebbe lesa la sua integrità fisica. La sterilizzazione è una pratica irreversibile che ha ripercussioni sul benessere psico-fisico di chi la subisce è lecita solo se richiesta od accettata dal paziente adulto e sano di mente per scopi contraccettivi o terapeutici. Tutto ciò è strettamente connesso al diritto all’autodeterminazione di un soggetto un trans può anche scegliere di non fare alcuna operazione per il cambio del sesso, dato che lo stesso risultato si può ottenere efficacemente anche con terapie ormonali, come dimostrato dalla scienza. Lo Stato ha oneri positivi di cura e di protezione, ma, nell’imporre la sterilizzazione come condizione essenziale per ottenere la rettifica del sesso sui documenti, finisce per subordinare il pieno esercizio del diritto al rispetto della privacy di un individuo alla rinuncia dell’esercizio di quello all’integrità fisica Y.Y. c. Turchia del 2015 e Soares de Melo c. Portogallo del 16/2/16 . In questo modo non bilancia equamente gli interessi in gioco e viene meno ai doveri positivi imposti dall’art. 8 Cedu. La visita medica non viola la privacy dell’interessato. È lecito però sottoporre l’interessato a visita medica per accertare se soffre di disforia di genere o di altra patologia problemi nell’intimità, disturbi psichici etc. per potergli suggerire le terapie più adeguate. Si noti che il transessualismo è stato eleminato dall’elenco dei disturbi psichiatrici. Lo stesso vale per la diagnosi medica per accertare il reale cambiamento di sesso e più precisamente che il richiedente la rettifica si senta in modo irreversibile come appartenente al sesso diverso da quello di nascita. Non c’è un consenso unanime della prassi e del diritto dei vari paesi del COE sulla validità probatoria di tale esame. Lo Stato perciò ha rispettato detti oneri positivi, tanto più che queste visite non interferiscono con l’integrità dell’interessato, di cui anzi garantiscono i diritti ed attuano un equo bilanciamento degli interessi privati con quelli pubblici alla corretta gestione del servizio di stato civile, assicurandone la veridicità e la coerenza delle attestazioni.

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