Il commissario ad acta nel giudizio di ottemperanza: ultimi orientamenti

di Angelo Buscema

di Angelo Buscema L'art. 70 del D.lg. n. 546/92 delinea per il giudizio di ottemperanza un iter procedimentale, sostanzialmente mutuato dalle leggi sulla giustizia amministrativa, diverso, quindi, da quello ordinariamente previsto dagli artt. 18 e ss. del citato decreto legislativo per l'impugnativa degli atti. Il ricorso in ottemperanza, esperibile finché dura l'azione di giudicato 10 anni ex articolo 2953 del codice civile, va preceduto dalla notifica di un atto di messa in mora dell'ufficio inadempiente. Salvo le eccezioni di cui all'articolo 12, deve essere proposto con l'assistenza di un difensore. Il giudizio di ottemperanza non è un giudizio autonomo esso risulta strettamente connesso con il giudizio principale, di cui costituisce uno sviluppo sia pure solo eventuale, tanto è vero che si connatura per essere essenzialmente costituito dall'attuazione del giudicato inerente al giudizio principale. La giurisdizione del giudice tributario in sede di ottemperanza va intesa come giurisdizione esclusiva di merito . Esclusiva, perché la competenza è attribuita dalla legge esclusivamente alla Commissione Tributaria, in presenza dei presupposti, che come detto riguardano l'esistenza di un giudicato ed il suo mancato adempimento da parte dell'Amministrazione. E' una giurisdizione di merito in quanto l'indagine del giudice si fa particolarmente pregnante, fino a coinvolgere l'esame dell'intera attività amministrativa connessa all'esecuzione del giudicato, e si spinge al punto di consentire l'esercizio di poteri sostitutivi. In sostanza il giudizio di ottemperanza più che alle usuali categorie del giudizio di esecuzione o di cognizione, va considerato come procedimento sui generis, che si proietta nella fase di realizzazione concreta della sentenza da eseguire. Si rammenta che il ricorso in ottemperanza, da indirizzare al presidente della commissione tributaria, deve contenere la sommaria esposizione dei fatti che giustificano il giudizio di ottemperanza tale sommaria esposizione non costituisce una censura ma un'allegazione. Esso va depositato, in doppio originale, presso la segreteria della commissione provinciale se la sentenza passata in giudicato è stata da essa pronunciata in ogni altro caso quindi anche nel caso di decisioni o sentenze provenienti dalla commissione tributaria centrale e dalla Corte di cassazione va depositato presso la segreteria della commissione tributaria regionale. Al ricorso deve essere allegata, a pena di inammissibilità, la sentenza passata in giudicato Rapporti con l'esecuzione forzata civile Il giudizio di ottemperanza può essere alternativo o cumulativo con il processo civile di esecuzione Corte di Cassazione, sentenza n. 4126 dell'01/03/2004 .Si può affermare che il giudizio di ottemperanza e l'esecuzione forzata ordinaria sono tra loro in rapporto di coesistenza e di cumulabilità e non è pertanto ipotizzabile tra esse una situazione di antiteticità pregiudiziale, né di propedeuticità dell'esecuzione forzata rispetto al giudizio di ottemperanza. Nel caso di sentenze di condanna costituenti titolo esecutivo, si ritiene che l'esecuzione forzata ordinaria, secondo le norme del codice di procedura civile, e l'esecuzione in sede tributaria, mediante il giudizio di ottemperanza disciplinato dalla norma sopracitata, costituiscano mezzi di tutela concorrenti e cumulabili, esperibili, quindi, anche contestualmente, affinché la pretesa creditoria espressa nel giudicato sia puntualmente attuata in via coattiva Cassazione, sez. V, sentenza n. 00358 del 14/01/2004 .Per la sentenza n. 4126 del 1/03/2004 della Corte di cassazione, il giudizio d'ottemperanza può essere, addirittura, proposto anche quando la sentenza definitiva non contiene un'esplicita condanna dell'amministrazione inadempiente. Il giudizio di ottemperanza ha la funzione di rendere effettivo il comando contenuto nella sentenza passata in giudicato cosicché quando la sentenza accolga il ricorso avverso il provvedimento di diniego di un'agevolazione il giudice dell'ottemperanza può disporre il rimborso di quanto erroneamente versato ,ancorché la sentenza passata in giudicato non disponga esplicitamente in tal senso Cassazione sentenza n. 23374 del 30 ottobre 2006 . Conto sospeso Il giudizio di ottemperanza, che si affianca all'esecuzione forzata civilistica si può attivare dopo il passaggio in giudicato della sentenza, senza necessità che la stessa sia stata spedita in forma esecutiva l'utilizzo anche in queste ipotesi della speciale procedura del conto sospeso è possibile vd. Angelo Buscema, ai rimborsi si applica il conto sospeso in Diritto & Giustizia settimanale n. 41/2005 pag. 41 . In proposito, va evidenziato che l'applicazione del citato articolo 14 del D.L. n. 669 del 1996 richiede la presenza di un provvedimento giurisdizionale avente efficacia esecutiva. Il preventivo decorso del termine di 120 giorni dalla sentenza definitiva, previsto dall'articolo 14 del Dl n. 669/96, costituisce condizione di proponibilità del ricorso per ottemperanza, in coerenza con la natura dell'istituto alla base del quale c'è l'inadempimento dell'Amministrazione. Questa, prima della scadenza del termine in questione, non può dirsi inadempiente rispetto alla sentenza che la condanna al pagamento di somme di denaro e, quindi, non può essere ritualmente evocabile in giudizio. Commissione tributaria regionale del Friuli Venezia-Giulia sentenza n. 13/11/06 del 18 gennaio 2006 Orbene, nel giudizio di ottemperanza la sentenza ha in sostanza efficacia esecutiva anche qualora non sia munita di formula esecutiva. Ovviamente, non si può obbligare il contribuente a richiedere l'apposizione della formula esecutiva se non è necessaria. Appare, dunque, evidente che, in presenza di sentenza esecutiva, ossia spedita in forma esecutiva ai sensi dell'art. 69 del D. Lgs. 546/92, o di sentenza di ottemperanza immediatamente esecutiva ex art. 70, comma 9, D. Lgs. 546/92, il rimborso deve essere comunque disposto in conto sospeso per evitare ulteriori aggravi di oneri. Non è superfluo precisare che l'adozione del procedimento in conto sospeso costituisce un atto dovuto, qualora ne ricorrano i presupposti di legge, per superare la mancanza di fondi l'inerzia può comportare per l'Amministrazione maggiori oneri patrimoniali e la conseguente responsabilità amministrativa e penale del funzionario preposto all'esecuzione concreta della sentenza di condanna al rimborso a favore del contribuente. Giova osservare, a tal riguardo, che la ratio del procedimento in conto sospeso e' di evitare gli aggravi di spesa inerenti la procedura esecutiva e di consentire alla PA di provvedere al pagamento spontaneo per limitare il più possibile i danni al pubblico erario derivanti dall'effettivo azionamento della procedura esecutiva in altri termini, si vuole concedere alla PA il differimento dell'esecuzione per l'approntamento dei mezzi finanziari occorrenti al pagamento dei crediti azionati e si vuole evitare il blocco dell'attività amministrativa imputabile ai ripetuti pignoramenti di fondi, contemperando in tal modo l'interesse del singolo alla realizzazione del suo diritto con quello generale ad un'ordinata gestione delle risorse finanziarie pubbliche . Condizione essenziale affinché possa utilizzarsi la speciale procedura del conto sospeso è la sentenza passata in giudicato munita di tale efficacia esecutiva. Dopo il passaggio in giudicato della sentenza di condanna, la parte interessata ha il diritto di chiedere alla segreteria che l'ha emessa il rilascio di una copia in forma esecutiva la formula esecutiva è apposta dal segretario sulla copia conforme al titolo. La segreteria è tenuta a spedirla a norma dell'articolo 475 del C.P.C. La spedizione in forma esecutiva può essere fatta soltanto a favore del soggetto indicato dal provvedimento o ai suoi successori. La sentenza di condanna, spedita in forma esecutiva, assurge a titolo per azioni esecutive previste dal C.P.C. sentenza, spedita in formula esecutiva, costituisce titolo idoneo per l'instaurazione di un'azione esecutiva solo se sussiste la condanna al pagamento di un credito certo, liquido ed esigibile. ai sensi dell'articolo 474 del c.p.c. idonea a divenire titolo esecutivo è soltanto la sentenza di condanna es. alle spese processuali e non la mera sentenza d'accertamento di un credito. Il carattere condannatorio può essere desunto dal contenuto complessivo della sentenza ossia occorre tener conto sia del dispositivo che della motivazione della stessa. Limiti del giudizio di ottemperanza Il giudice dell'ottemperanza deve limitarsi a dare attuazione agli obblighi risultanti dalla sentenza passata in giudicato, senza estendere il giudizio di ottemperanza agli aspetti dell'atto del tutto diversi da quelli toccati dal giudicato sentenza n. 13681 del 24 giugno 2005 della Corte di cassazione .Il potere del giudice dell'ottemperanza deve essere comunque esercitato entro i limiti, insuperabili, fissati dall'oggetto della controversia definita col giudicato non può essere attribuito un diritto nuovo e ulteriore rispetto a quello contenuto nella sentenza da eseguire cfr. Cass. sentenza n. 22188 del 24 novembre 2004 . In sede di ottemperanza, il giudice può solo enucleare e precisare il contenuto degli obblighi nascenti dalla sentenza passata in giudicato, ma non può attribuire un diritto nuovo e ulteriore rispetto a quello riconosciuto con la sentenza da eseguire. Corte di cassazione, con la sentenza n. 22188 del 24 novembre 2004. Il giudice dell'ottemperanza non può svolgere alcuna attività ermeneutica che integri, ampliandolo, il contenuto del comando contenuto nel giudicato, ma dovrà attuare l'assetto di interessi determinato con la pronuncia di cui si chiede l'esecuzione individuandolo attenendosi agli obblighi risultanti espressamente dal dispositivo della sentenza e tenuto conto della relativa motivazione comma 7 dell'articolo 70 del Dlgs n. 546 del 1992 . La funzione tipica ed essenziale del giudizio di ottemperanza è di adeguare la realtà giuridica e materiale ad un preciso giudicato. Quindi, non può essere integrato o modificato il contenuto della sentenza alla quale il Fisco deve dare esecuzione .L'ottemperanza contiene sempre un nucleo di cognizione come interpretazione e precisazione del precetto contenuto nella sentenza di cognizione tuttavia, il giudice dell'ottemperanza deve limitarsi a interpretare il giudicato, senza travalicare i limiti insuperabili posti dall'oggetto della controversia decisa con il pronunciamento divenuto definitivo. Il ricorso di ottemperanza è ammissibile, anche se la sentenza non contiene, espressamente, perentorie e dettagliate istruzioni ad agire . La peculiarità dell'azione esecutiva non consente che l'ordine da impartire all'Amministrazione possa discostarsi dagli obblighi derivanti da quello specifico giudicato e che la cognizione del giudice dell'esecuzione si estenda ad altri ed ulteriori aspetti del rapporto E' inconcepibile che il giudizio d'ottemperanza possa avere a oggetto provvedimenti degli uffici finanziari relativi a un periodo d'imposta diverso da quello investito da una sentenza passata in giudicato, pur alla presenza dei medesimi presupposti fattuali. sentenza n. 290 del 3 ottobre 2006 della Commissione tributaria regionale di Roma, sezione 1 Compensazione Secondo un preciso orientamento dottrinale Buscema-Di Giacomo, il processo tributario Giuffrè 2004 pag. 520 Angelo Buscema, profili teorici e pratici del giudizio di ottemperanza in il fisco 1994 pag. 4218. Glendi, giudizio di ottemperanza dir. Tr. ,voce della Enciclopedia Treccani, 2000 pag. 9. Angelo Buscema, giudizio di ottemperanza nel processo tributario Utet 2003 Digesto discipline privatistiche-Sezione commerciale pag. 415.Contra,memento pratico contenzioso tributario ipsoa 2004 pag. 276 Contra,Capolupo , giudizio di ottemperanza ancora molti i punti controversi in il fisco n. 21 /1999 pag. 6969 la compensabilità in sede di ottemperanza va esclusa poiché la dichiarazione di estinzione del debito per compensazione presuppone un accertamento del giudice che travalica i limiti fissati dal contenuto del giudicato .Del resto, è pacifico in giurisprudenza il principio secondo il quale il giudice deve attenersi agli obblighi risultanti dal dispositivo della sentenza senza modificarne il contenuto cfr. Cass. sentenza n. 3555 del 2005 inoltre, nel caso in cui la sentenza da eseguire sia priva di precise indicazioni, rientra nella discrezionalità del giudice dell'ottemperanza individuare i mezzi più idonei ad assicurare l'esecuzione del giudicato cfr. Cass. sentenza n. 4126 del 1 marzo 2004 . Domande nuove Nell'ambito del giudizio d'ottemperanza in sede tributaria non possono essere introdotte domande nuove sentenza n. 22565/04 della Corte di Cassazione E' domanda nuova, e pertanto improponibile in tale sede processuale, quella con la quale si chiede il pagamento degli interessi anatocistici scaturenti dall'avvenuto riconoscimento del diritto al rimborso Le richieste di condanna dell'Amministrazione finanziaria al pagamento degli interessi anatocistici e del risarcimento danni per svalutazione monetaria non possono essere fatte, per la prima volta , in occasione del giudizio d'ottemperanza , di cui all'art. 70 D.lg. n. 546 del 31/12/1992 contra, Commissione Tributaria Regionale del Lazio - Sezione XIX , sentenza n. 166 del 22/03/2000 Commissione Tributaria Regionale dell'Abruzzo sentenza n. 40 del 02/04/2001. 0ccorre che nel giudizio di accertamento del rapporto sia stata avanzata una specifica domanda, autonoma e distinta da quella relativa agli interessi principali, essendo inammissibile la domanda di corresponsione degli interessi anatocistici proposti per la prima volta in sede di ottemperanza Angelo Buscema , interessi anatoscistici? Chiedeteli subito. Nel giudizio di ottemperanza ormai è tardi. Sono leciti solo provvedimenti di attuazione della sentenza, in Diritto & Giustizi@ settimanale n. 18/2005 pag. 106 Consolo-Glendi, commentario breve alle leggi del processo tributario Cedam 2005 pag. 603 . Interessi anatocistici Il contribuente che chiede il rimborso del credito d'imposta può avere diritto a conseguire la condanna dell'Amministrazione finanziaria al pagamento degli interessi anatocistici, ma, ove tali interessi siano richiesti in sede di giudizio di ottemperanza, il giudice deve accertare se la relativa domanda abbia o meno formato oggetto del decisum in sede ordinaria, dovendosi, nel caso ciò non sia avvenuto, dichiarare inammissibile la domanda stessa se formulata ex novo nel giudizio di ottemperanza. Corte di cassazione sentenza n. 11867 del 6 agosto 2003 Tale impostazione si ricollega alla tesi secondo cui in sede di giudizio di ottemperanza non può essere riconosciuto un diritto nuovo e ulteriore rispetto a quello fatto valere e affermato con la sentenza da eseguire, ancorché conseguente o collegato. Dal principio stabilito nell'art. 1283 c.c. secondo cui gli interessi scaduti possono produrre interessi solo dal giorno della domanda giudiziale o per effetto di convenzione posteriore alla loro scadenza, e sempre che si tratti di interessi dovuti almeno per sei mesi, consegue che il giudice può condannare al pagamento degli interessi sugli interessi solo se si sia accertato che alla data della domanda giudiziale erano già scaduti gli interessi principali sui quali calcolare gli interessi secondari , e cioè che il debito era esigibile e che il debitore era in mora, e che vi sia una specifica domanda giudiziale del creditore o la stipula di una convenzione posteriore alla scadenza degli interessi. Tali principi, regolanti la materia del diritto agli interessi anatocistici relativi ai crediti verso il Fisco, essenzialmente - se non esclusivamentein materia di rimborsi d'imposte pagate, esigono che il contribuente-creditore abbia indicato tutti gli elementi necessari alla liquidazione di essi, a cominciare dalla capitalizzazione del primo semestre di interessi maturati sul capitale. E soprattutto, che tale richiesta, sia stata formulata nell'atto introduttivo del giudizio tributario avente ad oggetto il rimborso d'imposta, non potendosi esso considerare un accessorio del credito principale conseguente in via automatica dall'accoglimento della domanda di rimborso o di quella degli interessi maturati dalla domanda già rivolta al Fisco. Cassazione civile Sentenza 08/03/2006, n. 4935 . Dal principio stabilito nell'art. 1283 c.c. secondo cui gli interessi scaduti possono produrre interessi solo dal giorno della domanda giudiziale o per effetto di convenzione posteriore alla loro scadenza, e sempre che si tratti di interessi dovuti almeno per sei mesi, consegue che il giudice può condannare al pagamento degli interessi sugli interessi solo se si sia accertato che alla data della domanda giudiziale erano già scaduti gli interessi principali sui quali calcolare gli interessi secondari , e cioè che il debito! era esigibile e che il debitore era in mora, e che vi sia una specifica domanda giudiziale del creditore o la stipula di una convenzione posteriore alla scadenza degli interessi. Tali principi, regolanti la materia del diritto agli interessi anatocistici relativi ai crediti verso il Fisco, essenzialmente - se non esclusivamentein materia di rimborsi d'imposte pagate, esigono che il contribuente-creditore abbia indicato tutti gli elementi necessari alla liquidazione di essi, a cominciare dalla capitalizzazione del primo semestre di interessi maturati sul capitale. E soprattutto, che tale richiesta, sia stata formulata nell'atto introduttivo del giudizio tributario avente ad oggetto il rimborso d'imposta, non potendosi esso considerare un accessorio del credito principale conseguente in via automatica dall'accoglimento della domanda di rimborso o di quella degli interessi maturati dalla domanda già rivolta al Fisco. Cassazione civile Sentenza 08/03/2006, n. 4935 L'articolo 37, comma 50, del decreto legge n. 223/06 cd. decreto Bersani così recita Gli interessi previsti per il rimborso di tributi non producono in nessun caso interessi ai sensi dell'articolo 1283 del codice civile. Il fisco, alla luce di tale norma, non è tenuto, quindi, a pagare gli interessi anatocistici sulle somme da rimborsare per i tributi non dovuti. Trattasi di una norma innovativa, di natura sostanziale, che sostituisce il contenuto precettivo della normativa precedente nei vari settori impositivi ossia che non si limita a formulare il precetto normativo, ma ne modifica la sostanza. In mancanza, di un'espressa, previsione del legislatore ordinario la norma sopravvenuta ha, infatti, ai sensi dell'articolo uno secondo comma, della legge n. 212/2000 cd. Statuto del contribuente carattere innovativo ed è applicabile solo per il futuro Angelo Buscema, stop all'anatocismo per il rimborso dei tributi in nome del decreto Bersani in Diritto & Giustizia quotidiano del 15 luglio 2006 Commissario ad acta La CT , in sede di ottemperanza , ha pieni poteri di merito , che può esercitare direttamente ovvero a mezzo di un Commissario ad acta, per rendere effettiva la tutela sostanziale della posizione giuridica protetta. Il giudizio di ottemperanza , pur nella sua unicità , si articola in vari fasi incidentali quale è la nomina del Commissario ad acta .La misura sostitutoria del Commissario ad acta esprime i poteri della cd. giurisdizione di merito, tesa a rendere effettiva la tutela apprestata dal giudizio cognitorio .La nomina del Commissario ad acta, da parte della CT , rientra tra le misure sostitutorie e non tra quelle intimative, repressive e sanzionatorie .La sentenza della CT costituisce l'unico titolo di investitura e l'unico presupposto per l'emanazione dei relativi provvedimenti l'annullamento di detta sentenza , pertanto, comporta ipso iure la caducazione degli atti posti in essere dal commissario ad acta . Il Commissario ad acta e', secondo l'opinione prevalente ,un ausiliare o collaboratore della CT ossia non e' un organo misto in parte ausiliario del giudice ed in parte organo straordinario dell'amministrazione esso procede ,in modo del tutto autonomo dall'A.F. cd. autonomia decisoria del Commissario , per assicurare l'adempimento dell'obbligo dell'autorità stessa di conformarsi al giudicato , salvo che non sopravvenga, medio tempore ,un provvedimento dell'amministrazione ,che dia esecuzione al decisum del giudice in termini pienamente satisfattivi es. non basta la comunicazione dell'A. F. che al rimborso si provvederà in occasione del primo accredito di fondi sul relativo capitolo di spesa .L'attività del Commissario ad acta si fonda sulla statuizione contenuta nella sentenza di ottemperanza alla quale e' legata da uno stretto nesso di strumentalità .Il suo precipuo compito e' la cura dell'interesse pubblico all'esatto adempimento del decisum della CT si pensi all'intervento del commissario ad acta diretto ad integrare l'atto che reputi solo etc l'attività del commissario e' finalizzata unicamente all'esecuzione del giudicato che costituisce il solo interesse pubblico di cui e' portatore l'interesse della parte vittoriosa acquista interesse pubblico procedimentale che la volontà della legge nel caso deciso non sia disattesa. In tale ottica, esso gode di tutti i poteri necessari e sufficienti per assolvere, in via autonoma rispetto all'A. F. ,ai compiti statuiti dal giudice .L'indagine del Commissario e' particolarmente pregnante fino a coinvolgere l'esame dell'intera attività amministrativa .L'attività del Commissario ad acta e' integralmente sostitutiva di quella dell'Amministrazione inadempiente ciò implica che il commissario, in luogo di quest'ultima, può operare un'autonoma valutazione di merito delle risultanze procedimentali e ogni necessario riscontro tecnico senza richiedere l'intervento degli organi amministrativi a ciò preposti , restando comunque salva , ove ne ravvisi l'opportunità e in via meramente facoltativa , la possibilità di chiedere un parere ad un organo pubblico .Il commissario ad acta emette gli atti necessari, ivi compresi quelli previsti dai procedimenti disciplinati dalle norme di contabilità pubblica per adempiere le obbligazioni pecuniarie ,onde addivenire all'emissione del mandato di pagamento in altri termini, esso provvede a tutti gli adempimenti indispensabili ivi compresi eventuali storni dai capitoli di spesa ovvero eventuali modificazioni delle poste dei capitoli stessi , fino a giungere all'emissione del mandato di pagamento a favore del contribuente Il Commissario ad acta , non operando nell'ambito dell'esecuzione forzata civile, non trova i limiti posti dall'ordinamento nei confronti di quest'ultima e pertanto può reperire i fondi necessari al pagamento di quanto dovuto . Peraltro, per ottemperanza si intende la piena esecuzione e la completa soddisfazione dell'interessato e non già la mera intenzione dell'amministrazione di adeguarsi alla sentenza .Secondo l 'opinione prevalente a L'insediamento del Commissario ad acta non fa venir meno la competenza degli organi ordinari cui incombe l'esecuzione del giudicato tali organi non versano in una situazione di carenza sopravvenuta di potestà e non vengono esautorati dalle loro normali attribuzioni b gli atti commissario hanno sempre natura giurisdizionale. L'instaurazione del giudizio di ottemperanza non impedisce comunque l'esecuzione della sentenza nelle more del predetto giudizio. L' adempimento, ancorché tardivo, potrebbe incidere in senso favorevole all'Ufficio in ordine alle spese di giudizio ovvero di quelle per il compenso del Commissario ad acta. A tal proposito, si ritiene che nessun compenso spetta al commissario ad acta nel caso in cui l'Ufficio provveda autonomamente senza che vi sia stato alcun intervento di quest'ultimo. Il provvedimento con il quale la Commissione tributaria, nel giudizio di ottemperanza, adotta i provvedimenti attuativi indispensabili per l'esecuzione del giudicato in luogo dell'ufficio che li ha omessi e nomina, stabilendone il compenso e fissandogli un termine per provvedere, un commissario ad acta, ha natura di sentenza, tale essendo espressamente qualificato dall'art. 70 , comma 7, del D.lg. n. 546 del 1992, e non può pertanto essere successivamente modificato dallo stesso giudice che lo ha emesso Cassazione sent. n. 24196 del l 13 novembre 2006 .Nel processo tributario l'incarico di Commissario ad acta viene conferito ad personam e non in riferimento alla funzione ricoperta , costituendo quest'ultima solo una modalità di individuazione di un soggetto di cui sono ignote le generalità anagrafiche . Ne deriva che la persona nominata Commissario ad acta rimane tale anche nel caso in cui sopravvenga un provvedimento, che disponga l'avvicendamento di altra persona nella carica ricoperta al momento della nomina si pensi alla nomina di un direttore dell'ufficio locale Commissario ad acta , carica di direttore nel frattempo attribuita ad altra persona .Il Commissario ad acta rimane tale fino alla eventuale sopravvenienza di un provvedimento del giudice dell'ottemperanza, che ne disponga la sostituzione . Infatti, il giudice dell'ottemperanza conserva poteri di controllo e di sostituzione nei confronti del Commissario ad acta .I poteri del Commissario ad acta sono quelli e solo quelli stabiliti dalla CT all'atto di conferimento. Egli non può interpretare la sentenza da eseguire ma deve rifarsi all'interpretazione adottata dal giudice di ottemperanza . Una caratteristica particolare del giudizio di ottemperanza è che è previsto unicamente per il caso di sentenze ormai passate in giudicato e, pertanto, ad esso il contribuente non potrà ricorrere in caso di sentenza ad esso favorevole ma non ancora consolidata ovvero impugnata dall'Amministrazione Finanziaria. A tale principio fa peraltro eccezione il caso in cui la sentenza, benché non ancora divenuta incontrovertibile, sia comunque passata in giudicato limitatamente ad alcuni punti a cagione di mancata specifica impugnazione in sede di appello o di ricorso per Cassazione c.d. giudicato interno il giudizio di ottemperanza, in tal caso, è ammissibile per la sola parte ormai coperta da giudicato. L'art. 70 D. Lgs. 546/1992, il quale detta la disciplina del giudizio di ottemperanza agli obblighi derivanti dalle sentenze delle commissioni tributarie passate in giudicato, non limita l'iniziativa delle parti alla sola ipotesi di pronuncia definitiva esaustiva dell'intera controversia, bensì consente l'attuazione coattiva anche di singole parti o capi autonomi della sentenza, rispetto ai quali si sia formato il giudicato interno, l'esistenza del quale va accertata dal giudice dell'ottemperanza - nell'ambito dei suoi poteri di verifica dei presupposti processuali della domanda - anche in assenza della relativa certificazione di cancelleria o segreteria. Corte Cass., Sezione Tributaria, 14 gennaio 2004, n. 358 . Per instaurare il giudizio d'ottemperanza non è sufficiente l'esecutività, intesa come espressione e conseguenza immediata dell'operatività della pronuncia anche prima della formazione del giudicato formale, ma occorre che la sentenza ineseguita sia passata in giudicato formale ai sensi dell'articolo 324 del c.p.c. o sia intervenuto giudicato interno. Il Commissario ad acta dell'ottemperanza non può definire questioni che non rientrino tra quelle già disciplinate dal giudicato esso non può attribuire al ricorrente utilità maggiori e ulteriori rispetto a quelle già previste dal giudicato. L'originaria statuizione resa nel giudizio cognitorio non può essere completata o integrata nel processo di ottemperanza. L'attività del Commissario ad acta si fonda sulla statuizione contenuta nella sentenza di ottemperanza alla quale e' legata da uno stretto nesso di strumentalità .Il suo precipuo compito e' la cura dell'interesse pubblico all'esatto adempimento del decisum della CT si pensi all'intervento del commissario ad acta diretto ad integrare l'atto che reputi solo etc l'attività del commissario e' finalizzata unicamente all'esecuzione del giudicato che costituisce il solo interesse pubblico di cui e' portatore l'interesse della parte vittoriosa acquista interesse pubblico procedimentale che la volontà della legge nel caso deciso non sia disattesa. In tale ottica, esso gode di tutti i poteri necessari e sufficienti per assolvere, in via autonoma rispetto all'A. F. ,ai compiti statuiti dal giudice .L'indagine del Commissario e' particolarmente pregnante fino a coinvolgere l'esame dell'intera attività amministrativa .L'attività del Commissario ad acta e' integralmente sostitutiva di quella dell'Amministrazione inadempiente ciò implica che il commissario, in luogo di quest'ultima, può operare un'autonoma valutazione di merito delle risultanze procedimentali e ogni necessario riscontro tecnico senza richiedere l'intervento degli organi amministrativi a ciò preposti , restando comunque salva , ove ne ravvisi l'opportunità e in via meramente facoltativa , la possibilità di chiedere un parere ad un organo pubblico Attualmente gli uffici dell'Agenzia delle Entrate sono legittimati ad emettere l'ordine in conto sospeso tale legittimazione estende i propri effetti anche nei riguardi degli ordini in conto sospeso emessi dai commissari ad acta in sostituzione degli uffici dell'Agenzia in tal senso circolare n 5 del 04.02.03 dell'Agenzia delle Entrate Al nominato commissario, per rapidità di esecuzione, può essere ordinato dal giudice di ottemperanza di utilizzare la procedura di cui al secondo comma dell'articolo 14 della legge n. 30/97 e del relativo decreto attuativo 2/4/97 cd. procedimento in conto sospeso . Il commissario ad acta firmando i relativi ordini di pagamento adempie correttamente alla sua funzione che e' quella di far rispettare un ordine del giudice . Ogni contestazione delle parti avverso gli atti emessi e le operazioni svolte dal Commissario ad acta deve essere proposta ,in sede di ottemperanza, innanzi alla Ct. Il sindacato sull'operato dell'ausiliario di un giudice non può essere svolto da un giudice diverso dal giudice di ottemperanza. L' incidente che sorga ,in corso di realizzazione del decisum ,deve essere conosciuto e risolto dal giudice dell'esecuzione ossia dal giudice dell'ottemperanza .D'altra parte, gli atti posti in essere dal Commissario non promanano ,sotto il profilo oggettivo o soggettivo, da un organo straordinario dell'A. F. In buona sostanza, l'attività del commissario ad acta e' quella stessa che il giudice dell'ottemperanza avrebbe potuto svolgere direttamente , con conseguenza che tutti gli atti del Commissario sono sindacabili sempre ed in via esclusiva dal giudice dell'ottemperanza .L'A. F. non può ritirare ,in sede di autotutela ,le determinazioni del Commissario che ritiene erronee ma può esperire l'impugnativa innanzi al giudice di ottemperanza .Il Commissario ad acta provvede a trasmettere alla Procura della Corte dei Conti un rapporto per l'accertamento delle responsabilità ,inerenti i danni per l'erario derivanti dal mancato tempestivo e completo adempimento del giudicato da parte dell'A. F., nonché denuncia penale alla competente Procura della Repubblica la mancata esecuzione spontanea dell'A. F. obbligata ad adempiere al giudicato può integrare gli estremi materiali del reato previsto e punito dall'articolo 328 cp rifiuto od omissione di atti d'ufficio . Il Commissario ad acta e' assoggettato alla giurisdizione della Corte dei Conti in tema di responsabilità amministrativo-contabile Corte di Cassazione SS.UU . sentenza del 19/03/1999 n. 166 . Il commissario ad acta , agendo in sostituzione dell'Amministrazione inadempiente , instaura un'occasionale rapporto di servizio dal momento che la sua attività , pur fondandosi sul decisum del giudice dell'ottemperanza ,e' la stessa che avrebbe dovuto essere prestata dall'amministrazione .Ne consegue da ciò la ricorrenza di tutti gli elementi tipici rapporto di servizio e gestione di pubbliche risorse nell'esercizio di una funzione pubblica ,che, nel concorso di un procurato danno erariale, determinano l'assoggettamento alla giurisdizione del giudice contabile . Compenso del Commissario ad acta La risoluzione n. 4 del 9 marzo 2004 del Consiglio di Presidenza della Giustizia Tributaria così recita Quindi la delega ad un componente del Collegio per i necessari provvedimenti attuativi appare subordinata ad una valutazione di opportunità, ed a sua volta appare preferibile rispetto alla nomina di un commissario ad acta . Per quanto attiene poi al compenso, nel rilevare che il tenore letterale della norma non sembra escludere una distinzione tra componente del collegio che viene semplicemente delegato e commissario che viene nominato ed al quale il collegio fissa un termine e determina il compenso a lui spettante e nel ritenere non condivisibile che il collegio possa fissare un compenso ad uno dei suoi componenti, il Consiglio conferma l'opinione secondo cui il componente del collegio non ha diritto ad un compenso specifico ed aggiuntivo. Si aggiunga che la norma rinvia alle disposizioni della legge 8 luglio 1980, n. 319, e successive modificazioni e integrazioni oggi al d.p.r. del 30 maggio 2002, n 115 Testo Unico delle Disposizioni Legislative e Regolamentari in Materia di Spese di Giustizia , vengono, cioè, richiamate le disposizioni relative ai compensi spettanti agli ausiliari del giudice , cui viene equiparato il commissario ad acta art. 57 D.P.R. 115 al commissario ad acta si applica la disciplina degli ausiliari del magistrato, per l'onorario, le indennità e spese di viaggio e per le spese sostenute per l'adempimento dell'incarico . Ed il giudice delegato non è certo equiparabile ad un ausiliario del giudice essendo componente del collegio giudicante. Al di là, comunque, della impossibilità, per il collegio di nominare un proprio componente come commissario ad acta , in quanto la norma prevede per i componenti del collegio il diverso ruolo di giudice delegato , è di tutta evidenza l'inopportunità che il collegio conferisca ad un suo componente un incarico retribuito. I compensi dei commissari ad acta sono regolati, ai sensi dell'art. 57 del D.P.R. n. 115/2002, in base alla disciplina degli onorari degli ausiliari del magistrato, secondo le tabelle di cui al D.M. 30 maggio 2002 ed in particolare in base all'art. 2 . Tale regola vale anche quando il commissario ad acta sia un avvocato, al quale non è dunque consentito invocare la tariffa professionale forense Sent. n. 82 del 27 ottobre 2005 della Comm. trib. reg. di Roma, Sez. III .