Il rito del lavoro per gli incidenti stradali? Non serve per abbreviare i tempi e i giudici di pace non lo conoscono

di Rolando dalla Riva

di Rolando dalla Riva L'articolo 3 della legge 21 gennaio 2006 n. 102 prevede che Alle cause relative al risarcimento dei danni per morte o lesioni, conseguenti ad incidenti stradali, si applicano le norme processuali di cui al libro II, titolo IV, capo I del Cpc pubbl. in G.U. il 17.3.2006 . La norma citata è inserita all'interno di una disciplina più articolata che comprende misure che inaspriscono le sanzioni amministrative e penali conseguenti agli incidenti stradali, l'abbreviazione di termini per le indagini preliminari per fatti da circolazione stradale, la liquidazione anticipata di somme da parte della Compagnia di assicurazione diretta al contenimento del fenomeno degli incidenti stradali, allo snellimento delle procedure di liquidazione e ad una maggiore speditezza delle cause per danni da circolazione dei veicoli. In particolare, l'applicazione del c.d. rito lavoro a questo contenzioso dovrebbe soddisfare - nelle intenzioni del legislatore - una delle finalità appena sopra enunciate perché dovrebbe garantire la riduzione dei tempi di celebrazione dei relativi processi. In realtà la riforma, anche se animata dai migliori propositi, non consentirà di raggiungere gli scopi auspicati perché, contrariamente alle aspettative, sta mettendo in crisi il già poco efficiente sistema giudiziario sia per le implicazioni che la sua attuazione sta avendo sul piano organizzativo degli Uffici sia per la laconicità della norma che sta dando luogo a non pochi problemi interpretativi. Infatti, mentre l'introduzione del rito speciale per le cause relative alle controversie individuali del lavoro all'inizio degli anni '70 venne accompagnata da una profonda riorganizzazione degli uffici giudiziari attraverso l'istituzione delle sezioni lavoro presso le allora preture e le corrispondenti sezioni lavoro presso i Tribunali per i giudizi di appello ed il reclutamento di un apposito contingente di magistrati, la estensione di questo rito alle controversie di infortunistica stradale non è stata preceduta o seguita da analoga riorganizzazione. Peraltro - i giudici di pace sono privi di una qualche formazione specifica in materia di rito del lavoro è la prima volta, infatti, che un rito caratterizzato da elementi di particolare specializzazione, tanto da giustificare la costituzione di apposite sezioni all'interno degli uffici giudiziari, sarà applicato da magistrati non professionali, con intuibili conseguenze sul carico dei Tribunali, che saranno gravati da un maggior numero di appelli per errori processuali - le norme che disciplinano il rito dinanzi al Giudice di pace prevedono già una semplificazione del processo ed hanno consentito di ridurre la durata dei giudizi - il rito del lavoro, invece, non fa più registrare tempi ragionevoli di definizione delle controversie - la applicazione del rito lavoro anche alle controversie pendenti dinanzi alle sezioni dei Tribunali ordinari, che già non riescono a smaltire rapidamente l'arretrato, non garantirà una trattazione più spedita delle cause di infortunistica stradale e sta disorientando gli operatori del diritto, chiamati a doversi cimentare, oramai, con un numero impressionante quanto inutile di riti. La frettolosità con la quale è stata approvata la norma che estende il rito del lavoro alle cause di risarcimento dei danni da lesione o morte derivanti da circolazione stradale è all'origine anche delle numerosissime questioni interpretative con le quali si stanno misurando quotidianamente avvocati e magistrati. In particolare a la assenza di una disposizione transitoria non consente di stabilire con certezza il rito applicabile ai processi già pendenti. Nessuna norma, infatti, è stata dedicata al raccordo tra le cause attualmente pendenti e la normativa ora in vigore, né le opzioni interpretative a cui la giurisprudenza ha fatto ricorso possono definirsi sicure b La tecnica normativa utilizzata, con rinvio alle norme processuali di cui al libro II, titolo IV, capo I del codice di procedura civile, ha reso incerto il giudice competente. È stato infatti sostenuto che l'applicazione di tutte le disposizioni che disciplinano il rito lavoro comporti un'implicita attribuzione di tutte le cause relative al risarcimento dei danni da lesione o morte derivanti dalla circolazione stradale alla competenza del Tribunale, con la conseguenza pratica che alla competenza del Giudice di pace sarebbe sottratta buona parte di quel contenzioso per il quale questa magistratura onoraria è stata pensata ed istituita c Il mero rinvio alle norme del libro II, titolo IV, capo I nella loro interezza del Cpc non chiarisce, inoltre, se debbano applicarsi anche le norme che disciplinano il tentativo obbligatorio di conciliazione nelle controversie di lavoro peraltro, ove si optasse per la interpretazione che ritiene necessario il preventivo esperimento del tentativo di conciliazione, la disposizione sarebbe comunque destinata ad essere disapplicata per la mancanza di un ufficio preposto a svolgere questa attività, non potendosi affidare la gestione di tale tentativo alle commissioni di conciliazione costituite presso le direzioni provinciali del lavoro a causa della loro evidente specializzazione. d La mancanza di una disposizione ad hoc che stabilisca quale rito si debba adottare nel caso di connessione o cumulo di domande assoggettate a riti diversi, implica la applicazione dei vigenti principi processuali e, dunque, la prevalenza del rito ordinario su quello speciale tutte le volte che nello stesso giudizio siano proposte sia la domanda per il ristoro dei danni fisici che quella per il risarcimento dei danni materiali, ovvero allorquando sia proposta una domanda per garanzia impropria. È agevole osservare, infatti, che in tutte queste ipotesi, in verità abbastanza frequenti, la riforma non troverebbe attuazione e, pertanto, sarebbero significativamente ridimensionati i vantaggi che ad essa ha attribuito il legislatore. In definitiva, la estensione del rito lavoro alle cause di risarcimento dei danni da lesione o morte conseguenti ad incidenti stradali operata dall'articolo 3 della legge 102/06, ha dato luogo a tanti e tali problemi di ordine pratico ed interpretativo che appare opportuno espungere dal vigente ordinamento la norma sopra richiamata. Per tali ragioni, si sottopone alla attenzione del Parlamento la proposta di legge che segue. Giunta nazionale AIGA PROPOSTA DI LEGGE. Articolo 1 1. L'articolo 3 della legge 21 febbraio 2006 n. 102 è abrogato. 2. Nelle cause pendenti introdotte ai sensi dell'articolo 3 delle legge 21 febbraio 2006 n. 102 il giudice alla prima udienza utile di comparizione delle parti provvede ai sensi dell'articolo 427 del codice di procedura civile. 3. Alle prove acquisite durante lo stato di rito speciale si applica la disposizione dell'articolo 427, 2 comma, codice di procedura civile. STUDIO LEGALE ASSOCIATO LUDOVISI AVV. FAUSTO LUDOVISI E AVV. FABIO LUDOVISI Avv. FAUSTO LUDOVISI Avv. FABIO LUDOVISI AVV. ALESSANDRO GRAZIANI AVV. ANNA GUERRINI AVV. STEFANIA ARIETI A.Gr. AIGA nuova Carta Intestata giugno 2005 01100 VITERBO Via Garibaldi, 34 00193 ROMA [Sede] Lungotevere Mellini, 10 Tel. 0761-343003 Fax 0761-344892 Tel. 06-3204764 e-mail ludovisi@isa.it P.IVA 03997491000