Le detenute madri e i loro bambini: un problema da risolvere partendo dalla Lombardia

di Luigi Morsello

di Luigi Morsello Da Il Corriere della Sera del 22 marzo 2005. Nuova casa per le mamme detenute Un carcere senza bimbi di Candido Cannavò Lasciate che i bambini lascino il carcere. Non è un messaggio evangelico, ma semplicemente la imminente, sospirata cancellazione di una vergogna che ha mortificato per anni la dignità e la civiltà di Milano. Ed è, con tutta umiltà, anche il traguardo felice di una battaglia condotta su tutti i fronti da questo giornale per far breccia soprattutto nell'indifferenza delle istituzioni. La soluzione è stata trovata in una struttura della Provincia, in viale Piceno, dove mamme e bambini potranno trascorrere, in vigilanza attenuata, una vita affettiva quasi normale, fruendo anche di un piccolo giardino. Nasce così, con decreto ministeriale, un istituto-pilota, primo in Italia, che ospiterà tutte le mamme-detenute della Lombardia. Stamattina gran parata di ministri Castelli e la Moratti e affini Formigoni, Penati, Albertini, Maiolo, Corso, Simini a San Vittore per l'annuncio ufficiale. E poco conta se ci saranno anche personaggi autorevoli sui quali le nostre denunce sono scivolate di dosso, come una pioggerella primaverile. Chiariamo subito. Milano non realizza nulla di speciale rientra nella legalità. I bambini in carcere, salvo casi eccezionali, non ci possono stare. C'è una legge del 2001 che prevede misure alternative per mamme con figli inferiori a tre anni. Misure alternative, bella espressione ma quali? Chi se ne deve occupare? Chi le trova? Chi le paga? Così per cinque anni. Un progetto del Comune di Milano abortì subito per un cambio di assessore, pensate un po', e perché il successore ritenne il problema non di sua competenza. Non abbiamo risparmiato indignazione di fronte a questo misfatto. Vorrei che tutti scoprissero cosa si prova a veder vivere in carcere bambini appena nati. Non mi sembra il caso, proprio in una giornata come questa, di distribuire meriti e demeriti. Nella dirittura d'arrivo tutte le istituzioni milanesi hanno collaborato, mettendo in condizione il Dipartimento penitenziario di approvare il progetto e il ministro Castelli di firmare il decreto. Ma due nomi, per rispetto della verità, bisogna proprio farli. Il primo è quello di Luigi Pagano che ha diretto per quindici anni San Vittore e oggi è provveditore regionale lui non ha mai mollato la presa. L'altro nome è quello di Francesca Corso, assessore provinciale. È stata lei a trovare la sede del progetto-pilota e a portare avanti questo piccolo granello di civiltà sino all'annuncio di oggi. Da Il Corriere della Sera del 23 marzo 2006. Prigione senza sbarre per le mamme detenute di Rossella Verga Una casa per le donne carcerate e i loro figli. In viale Piceno la struttura pilota Dovrà assomigliare il più possibile a una casa, con spazi per cucinare e giocare. Senza sbarre o divise, ma con sistemi di sorveglianza moderni. Il termine tecnico è Sezione a custodia attenuata per mamme detenute con bambini al di sotto dei tre anni . Più semplicemente, si tratta di un sogno cullato per anni da diverse istituzioni e finalmente realizzato tra sei mesi, completati i lavori seguiti in prima persona dall'assessore Francesca Corso , nello stabile messo a disposizione dalla Provincia aprirà la prima casa per detenute con bimbi piccoli. Un progetto pilota in Italia. La struttura scelta è quella di viale Piceno, una volta sede dell'Infanzia abbandonata 500 metri quadrati per una decina di stanze che potranno ospitare fino a 12 mamme con 12 bimbi, i quali potranno uscire, frequentare l'asilo nido e vivere una vita non da prigionieri. La legge permette infatti alle madri che non possono godere di misure alternative perché sono imputate o recidive di tenere con sé i bambini fino ai tre anni, dopodiché vengono dati in affido. Ma questa possibilità ha finora costretto i bimbi a vivere dietro le sbarre. Magari questa casa sembra una novità di poco conto, con i problemi che abbiamo - ha osservato presentando il progetto il provveditore lombardo alle carceri Luigi Pagano - ma ha un alto valore di civiltà . E così si sono ritrovate tutte le istituzioni, che ieri hanno firmato una lettera d'intenti. Sono felice che vengano rappresentate tutte le istituzioni - ha commentato il ministro della Giustizia Roberto Castelli -. Mettendo da parte i particolarismi siamo riusciti a risolvere un problema grave. Un modello che verrà esportato . Problema etico , quello dei bimbi prigionieri circa 60 in Italia , al punto che Castelli rivela di aver pensato di chiedere una grazia generalizzata per le mamme detenute. Ma poi le avremmo ritrovate in carcere dopo poco e non avremmo risolto nulla . Il sindaco Gabriele Albertini ha spiegato che il Comune si occuperà del progetto pedagogico. Il governatore Roberto Formigoni ha garantito l'assistenza socio-sanitaria, mentre il ministro dell'Istruzione Letizia Moratti ha messo a disposizione progetti di formazione per le mamme. E il presidente della Provincia Filippo Penati pensa già alla prossima sfida Trovare una sede per le attività di laboratorio di San Vittore . PREMESSA Due articoli a distanza di pochi giorni l'uno dall'altro annunciavano il progetto della realizzazione di un Carcere a Custodia attenuata per detenute madri ispirato dall'Amministrazione Penitenziaria Regionale e a cui hanno aderito il ministero della Giustizia, quello dell'Istruzione, la Regione Lombardia, la Provincia e il Comune di Milano firmatari, tutti, di un atto d'intesa consultabile nei documenti correlati . Una distratta lettura della notizia, nonostante l'accurato resoconto fatto dai giornalisti, rischia, però, di non fare intendere la portata dell'iniziativa che, senza enfasi, tenta di porre rimedio, parziale, ad un vero e proprio scandalo bambini, e si badi bene bambini di età sino a tre anni, in carcere insieme alle loro madri. Una ferita profonda inferta al corpo sociale, un 'vulnus' incolmabile, un insulto alla civiltà sapere e tollerare che bambini neonati o appena svezzati devono rimanere chiusi in celle di pochi metri quadri dove le finestre sono ornate di massicce sbarre di ferro e chiuse da portoni blindati, la sorveglianza armata sul muro di cinta. Tutto registrato da occhi ingenui appena aperti al mondo, fissati dalla mente in un data-base raccapricciante, un 'imprinting' che caratterizzerà, negativamente e per sempre, ogni comportamento futuro. Allora sì che ci si dovrebbe interrogare sul perché di tanta attenzione e sensibilità verso il mondo animale in cattività, negli zoo e nei circhi e circa la insensibilità non solo e non tanto del consorzio civile ma anche degli 'addetti ai lavori' su questo fenomeno molto scarsamente osservato e studiato, per quanto consta all'A. Non ci si può commuovere per i cuccioli degli animali chiusi in gabbie dall'uomo per il proprio divertimento o per pseudo-interessi di studio, gridare - giustamente - allo scandalo per la vivisezione degli animali per effettivi interessi di studio e di ricerca, trascurandosi metodi non crudeli per tale scopo e poi non scandalizzarsi per i bambini dietro le sbarre, dei quali non ci si è occupati, non ci preoccupa a sufficienza. Qualcosa bisognava fare ed ancora una volta la sperimentazione ha avuto inizio dalla Lombardia. IL PROVVEDITORE REGIONALE Affermava il Provveditore regionale di Milano, Luigi Pagano È un carcere ribaltato nei suoi concetti, il trattamento prima che la custodia, per salvaguardare lo sviluppo psicofisico del bambino. Perché un carcere? Perché se anche tutte le detenute madri, con sentenza passata in giudicato, fossero scarcerate, ma già questo per svariati motivi non succede, rimarrebbe sempre il problema delle persone imputate. Perciò abbiamo pensato ad una sezione della Casa Circondariale di san Vittore ove tutte le detenute, qualunque sia la loro posizione giuridica, che hanno con sé bambini sino a tre anni saranno lì alloggiate . Ineccepibile, non c'è dubbio. LA DISCIPLINA LEGISLATIVA Sono diverse le norme di legge, del codice penale, del codice penale di rito, di legge ordinaria, che riguardano la materia, la cui 'ratio' tende a tentare un arduo compromesso tra le esigenze cautelari e/o di istanze punitive e la tutela del bambino. Per comodità espositiva e di lettura si riepiloga la legislazione vigente consultabile integralmente nei documenti correlati a tutela delle madri detenute, con le massime giurisprudenziali le più significative, sia per fare in modo che il carcere sia misura residuale quando inevitabile, sia per conferire un contenuto meno afflittivo nei casi in cui l'incarcerazione sia inevitabile perché precauzionale od in esecuzione di condanne per delitti di grave allarme sociale. La prima norma che si incontra, facente parte del complesso normativo finalizzato a rendere residuale la detenzione in carcere delle detenute-madri è una norma di rito, l'articolo 275 Cpp, contente i criteri di scelta delle misure cautelari in carcere, il quale comma 4 dispone che nei confronti di donna imputata incinta o madre di prole, di età non superiore a tre anni e con lei convivente, non può essere disposta la custodia cautelare in carcere. Il divieto viene mitigato da esigenze cautelari di eccezionale rilevanza ed è esteso al padre nei casi in cui, qualora la madre sia deceduta o assolutamente impossibilitata a dare assistenza alla prole, ovvero persona che ha superato l'età di settanta anni . Vale la pena di richiamare due efficaci pronunce giurisprudenziali al riguardo. Per la madre L'assoluta impossibilità per la madre di dare assistenza alla prole di età inferiore ai tre anni che, ai sensi dell'articolo 275 comma 4 Cpp, impedisce che possa essere disposta la custodia cautelare in carcere, deve avere le caratteristiche di un impedimento grave, dovendo escludersi che la sola attività lavorativa svolta dalla madre possa essere considerata condizione sufficiente per l'operatività del divieto . Cassazione penale, Sezione prima, 15688 /05 . Per il padre In tema di misure cautelari personali, il divieto della custodia cautelare in carcere previsto dall'articolo 275 comma 4 Cpp nei confronti dell'imputato padre di prole in età inferiore ai tre anni opera a condizione che la madre sia assolutamente impossibilitata a dare assistenza ai minori, per cui una volta accertata tale situazione ed esclusa la sussistenza di esigenze cautelari di eccezionale rilevanza, il giudice non può giustificare il mantenimento della misura prendendo in esame l'eventuale presenza di altri familiari, in quanto ad essi il legislatore non riconosce alcuna funzione sostitutiva, dal momento che la previsione è finalizzata alla salvaguardia dell'integrità psico-fisica dei figli in tenera età, garantendo loro l'assistenza da parte di almeno uno dei genitori Cassazione penale, Sezione quarta, 6691 /04 . L'articolo 146 Cp contiene norme di diritto sostanziale relative al rinvio obbligatorio dell'esecuzione della pena, la quale è differita comma 1 in due casi, e cioè se deve aver luogo nei confronti di donna incinta e di madre di infante di età inferiore ad un anno. Il differimento comma 2 non opera o, se concesso, è revocato se la gravidanza si interrompe, se la madre è dichiarata decaduta dalla potestà sul figlio ai sensi dell'articolo330 del Cc, il figlio muore, viene abbandonato ovvero affidato ad altri, sempreché l'interruzione di gravidanza o il parto siano avvenuti da oltre due mesi. L'articolo 147 Cp riguarda il rinvio facoltativo dell'esecuzione della pena, che qui interessa solo per l'ipotesi di madre di prole inferiore a tre anni comma 1, n. 3 . Il provvedimento è revocato comma 3 qualora la madre sia dichiarata decaduta dalla potestà sul figlio, ai sensi dell'articolo 330 Cc, o se il figlio muoia, se viene abbandonato od affidato a persona diversa dalla madre. La seconda alinea del comma 3 impedisce l'adozione del provvedimento nei casi in cui esista pericolo concreto di commissione di altri reati. L'ORDINAMENTO PENITENZIARIO Norme specifiche si rivengono, com'è ovvio, nel vigente ordinamento penitenziario. Delle detenute-madri si preoccupa il comma 9 dell'articolo 11, il quale consente loro di tenere con sé i figli minori dei tre anni e prevede l'organizzazione di asili-nido per gli stessi, mentre il precedente comma 8 si preoccupa delle detenute gestanti e delle puerpere, stabilendo il funzionamento di 'servizi speciali' per la necessaria assistenza sanitaria. Inoltre, l'articolo 21bis assistenza all'esterno dei figli minori replica nel campo dell'esecuzione penale quanto le norme di diritto positivo e di rito prevedono in materia, segnatamente che le condannate e le internate commi 1 e 2 possono essere ammesse alla cura e all'assistenza all'esterno dei figli di età non superiore agli anni dieci, alle condizioni previste per il lavoro all'esterno, le cui norme, in particolare l'articolo 21, si applicano alla fattispecie, qualora compatibili. La misura dell'assistenza all'esterno può essere concessa comma 3 , alle stesse condizioni, anche al padre detenuto, se la madre è deceduta o impossibilitata e non vi è modo di affidare la prole ad altri che al padre. Condizioni residuali di favore sono previste dall'articolo 47quinquies, che disciplina casi di detenzione domiciliare speciale. Ma prima di elencarli occorre dire che l'articolo 47ter prevede la possibilità di espiare la pena della reclusione non superiore a quattro anni, anche se costituente parte residua di maggior pena, alle detenute donne incinte o madri di prole, con loro conviventi, di età non superiore a dieci anni comma 1, lettera a . Quando non ricorrono questi casi, l'articolo 47quinquies cit. disciplina i casi di detenzione domiciliare speciale, condizionati a due particolari condizioni 1 l'assenza di un concreto pericolo di commissione di altri reati 2 la possibilità di ripristinare la convivenza con i figli. La detenzione domiciliare può essere espiata presso la propria abitazione o in un altro luogo di privata dimora ovvero in un luogo di cura, assistenza ed accoglienza. Nei casi di detenzione domiciliare speciale le condizioni oggettive per l'ammissione sono l'espiazione di almeno un terzo della pena ovvero, in caso di condanna all'ergastolo, di almeno quindici anni di pena comma 1 dell'articolo 47quinquies . La detenzione domiciliare speciale può essere concessa, alle stesse condizioni previste per la madre, anche al padre detenuto, se la madre è deceduta o impossibilitata e non vi è modo di affidare la prole ad altri che al padre comma 7 . Al compimento del decimo anno di età del figlio comma 8 su domanda del soggetto già ammesso alla detenzione domiciliare speciale, il tribunale di sorveglianza può a disporre la proroga del beneficio, se ricorrono i requisiti per l'applicazione della semilibertà di cui all'articolo 50, commi 2 soltanto dopo l'espiazione di almeno metà della pena ovvero, se si tratta di condannato per taluno dei delitti indicati nel comma 1 dell'articolo 4-bis, di almeno due terzi di essa. , 3 non si tiene corto della pena pecuniaria e 5 Il condannato all'ergastolo può essere ammesso al regime di semilibertà dopo avere espiato almeno venti anni di pena b disporre l'ammissione all'assistenza all'esterno dei figli minori di cui all'articolo 21bis, tenuto conto del comportamento dell'interessato nel corso della misura, desunto dalle relazioni redatte dal servizio sociale, nonché della durata della misura e dell'entità della pena residua. La legislazione che si è sinteticamente riassunta mira a contenere e limitare l'incarcerazione o la permanenza in carcere di una detenuta, madre di figli minori o in stato di gravidanza, ai casi di assoluta e strettissima necessità e detta norme che privilegiano il rapporto madre-figlio durante la esecuzione della pena detentiva. SEZIONI FEMMINILI Si è già visto che le legge penitenziaria articolo 11, comma 9, legge 354/75 , prevede per la cura e l'assistenza dei bambini, che siano organizzati appositi asili nido. All'argomento la norma di attuazione - Dpr 230/00 - destina l'articolo 19 Assistenza particole alle gestanti ed alle madri con bambini. Asili nido , consultabile nei documenti correlati. Da quanto fin qui esposto emerge un quadro di massima attenzione del legislatore, anche delegato, nei riguardi delle detenute gestanti o con figli di età fino a tre anni. Epperò, compiuto il terzo anno di età il bambino non può restare oltre assieme alla madre detenuta. Nella norma delegata vi sono due indicazioni che non consentono di affermare che il legislatore delegato ha fatto il massimo prevedibile, in quanto le iniziative conseguenti sono di competenza dell'Amministrazione penitenziaria, anche in regime c.d. di autorganizzazione . Esse sono le seguenti 1 le altre ragioni che obbligano a separare il bambino dalla madre anche prima del compimento dei tre anni di età 2 l'obbligo di lasciare aperte le porte delle celle per consentire ai bambini di muoversi liberamente all'interno della sezione, con la sola limitazione di non turbarne l'ordinato svolgimento della vita del reparto o della sezione. Ne consegue una 'promiscuità' in cui vivono detenute madri con figli e le altre detenute. Può sembrare un dettaglio di poco rilievo, ma non lo è, anzi, è importantissimo, in quanto, per causa di questa 'promiscuità', il clima psicologico della sezione o reparto non è omogeneo. Il trattarsi poi di sezioni o reparti inseriti in una più complessa realtà penitenziaria si ritiene possa essere considerata la cagione del limite dei tre anni, oltre il quale il bambino deve essere separato dalla madre. ASILI NIDO In Lombardia le sezioni femminili sono presenti presso le case circondarla di Milano S. Vittore, Milano Opera, Como, Vigevano, Monza, ma gli asili nido esistono solo a S. Vittore e Como. Naturalmente, parlare di decisione obbligata da parte del legislatore non significa che è la migliore per lo sviluppo psicofisico del bambino o per le stesse relazioni genitoriali. Tralasciando di argomentare circa la qualità delle strutture utilizzate destinate ad Asilo Nido, che sono in ogni caso celle riadattate alla bisogna, le risorse impiegate, l'impegno di operatori e di volontari, i bambini sono costretti, per mancanza di scelta, a rimanere con le loro mamme dietro le sbarre. Avrebbero bisogno di giochi all'aperto, di stimoli quanto più vari possibili e invece devono adattarsi alle logiche del divieto proprie dell'istituzione totale, ai ritmi carcerari il rischio è che una simile condizione segni negativamente la futura esistenza del bambino. LA SOLUZIONE DELL'AMMINISTRAZIONE PENITENZIARIA DELLA LOMBARDIA LA realizzazione di una struttura a Custodia Attenuata per madri detenute, che hanno con sé bambini sino a tre anni, esterna al carcere di S. Vittore e ad esso collegata è questa la soluzione. Si tratta sempre di un carcere in carico all'Amministrazione Penitenziaria con sistemi di sicurezza adeguati ma non appariscenti e con personale di Polizia Penitenziaria Femminile seppure in borghese , nel quale saranno prevalenti le attività trattamentali per il bambino con l'ausilio di enti pubblici e del volontariato . Il ministro della Giustizia della precedente legislatura già nell'ambito dell'Accordo Quadro sottoscritto con il Presidente della Regione Lombardia nel marzo 2003 stabiliva con la Regione, nell'ambito degli interventi di edilizia penitenziaria, la predisposizione di un programma per la realizzazione di una casa mamma - bambino sita sul territorio del Comune di Milano . Successivamente, la Provincia offriva un proprio stabile in Milano in via Piceno. Si iniziava con il carcere di S. Vittore, ma l'intento è quello di creare un Polo Regionale. Al Progetto Pilota partecipavano, oltre il ministero della Giustizia - Amministrazione Penitenziaria e la Provincia di Milano - Assessorato all'integrazione sociale, anche il ministero dell'Istruzione, la Regione e il Comune di Milano PROGETTO REGIONALE SPERIMENTALE È leggibile nei documenti correlati. Si tratta ancora di una bozza, ma il progetto sarà completato e perfezionato a breve, in previsione dell'ultimazione dei lavori di riadattamento degli ambienti, esterni al carcere, resi disponibili dalla Provincia di Milano. Le Detenute madri appartenenti a diverse culture e chiuse in un ambiente ristretto come quello della sezione possono incontrare difficoltà ad equilibrare le modalità educative e comunicazionali fondamentalmente diverse tra loro. Il progetto provvisorio individua i loro bisogni e dei loro bambini come segue I bisogni delle madri detenute Sono molteplici e quelli sotto elencati sono solo alcuni punti d'attenzione 1 problemi di salute 2 problemi della maternità - rapporto madre figlio/a - educazione 3 problemi anagrafici 3 problemi di scolarizzazione 4 problemi d'informazione 5 problemi di comunicazione con le famiglie e i figli all'esterno 6 difficoltà di culto per le straniere e di mantenere rapporti con le famiglie nel paese d'origine 7 difficoltà di accedere ai benefici di legge. I bisogni dei bambini I bambini in carcere soffrono di disturbi legati al sovraffollamento, alla mancanza di spazio emotivamente utile che incide non solo sulla loro crescita complessiva, tanto da limitarne lo sviluppo attinente alla sfera emotiva relazioni interpersonali, affettività e cognitiva stimoli efficaci, ambiente ricco , ma provoca anche irrequietezza, facilità al pianto, difficoltà di sonno, inappetenza, apatia vedasi in questo senso ricerca di Biondi .Il carcere anche nelle situazioni migliori dove sono state realizzate delle sezioni nido è comunque di per sé, per le finalità che deve raggiungere e per le modalità ed organizzazione che ne derivano, un luogo incompatibile con le esigenze di socializzazione e di sviluppo psico-fisico del bambino. Il sovraffollamento, il contatto forzato tra etnie e culture diverse, le regole del carcere creano situazioni di stress e tensioni che si ripercuotono, inevitabilmente, nel rapporto madre - figlio. La condizione della detenzione corre poi il rischio di delegittimare il ruolo di madre e la sua identità sociale, cui è connesso un più che probabile disorientamento del bambino proprio nei suoi primissimi anni di vita rischiando di comprometterne sia il suo rapporto con la madre che il suo sviluppo complessivo. È importante evitare una degenerazione della delega/abbandono della madre la quale può sentirsi rassicurata da un contesto e dalla presenza di operatori che non recepiti pericolosi per il bambino. LA STRUTTURA ESTERNA È del tipo a ' custodia attenuata' già sperimentato per la cura ed il trattamento nelle tossicodipendenze. La stessa non apparirà, per quanto possibile, un carcere. Con la realizzazione di tale struttura s'Intende inoltre creare percorsi di auto-promozione e reinserimento sociale in modo che la mamma e il bambino e più in generale il nucleo familiare possa successivamente trovare una propria stabilità e solidità. La condizione di gestante deve essere equiparata di madre. Gli obbiettivi 1 frequenza agli asili nido e preparazione all'ingresso nelle scuole materne in modo tale da permettere alle donne di poter lavorare o frequentare corsi di formazione all'interno della struttura e ai bambini di condurre una 'normale' vita di relazione 2 favorire percorsi di cambiamento nelle donne condannate attraverso la progettazione e realizzazione di un programma di osservazione e trattamento individualizzato che partendo dall'analisi dei bisogni e della domanda dell'interessata miri a modificarne in positivo i comportamenti devianti, attraverso l'offerta di sostegno psico-sociale e l'individuazione di risorse strategiche di cambiamento nel suo contesto di vita. Gli interventi devono riguardare da una parte l'aiuto alle madri al fine di consentire loro una relazione più consapevole con i propri figli, dall'altra il lavoro con i bambini che, attraverso il contatto continuo e l'offerta di esperienze sempre diverse, consenta di ridurre i danni della carcerazione e immetta nel loro processo di crescita tutti gli elementi di stimolo e di sollecitazione che a questo processo sono indispensabili. L'articolazione dell'intervento pedagogico nella struttura costituisce il nucleo centrale del progetto. Si attende di una sua completa articolazione, ma la sua filosofia si può riassumere come segue. L'a condizione di imputata o l'esecuzione della pena possono creare nella madre stati d'ansia, paura di perdere il figlio e sottoporre il bambino a situazioni di stress occorre, pertanto, favorire, nella struttura di accoglienza un clima di serenità e di tutela del rapporto madre-figlio, L'insicurezza che caratterizza la relazione madre-figlio deve essere 'tutelata' con una azione in grado di restituire efficacia alla figura materna, la quale deve essere aiutata ad esprimere, in modo cosciente e consapevole, i suoi compiti per rilegittimare il nucleo famigliare riavvicinando ad esso, là dove è presente e riconosciuta, la figura paterna. Gli interventi che in questo senso possono già essere ipotizzati sono - supporto psico-pedagogico al rapporto madre/bambino in una situazione ambientale diversa vita famigliare/comunitaria da quella 'estrema' della carcerazione, che può creare situazioni di forte disagio e di squilibrio - potenziamento della mediazione culturale, riferita ai diversi stili di maternità, onde evitare che il forzoso adeguamento al nostro modello culturale venga vissuto come un'imposizione - attivazione di gruppi di auto-aiuto e/o di sostegno, accompagnamento, counselling, sostegno sociale. - attività formative/culturali interne alla struttura rivolte alle mamme e adeguate attività per i bambini nei tempi di permanenza extra nido. - formalizzazione di accordi anche attraverso la stipula di appositi protocolli con il Tribunale dei minori per gli interventi di loro competenza. - interventi di mediazione familiare. È possibile in tale ambito prevedere anche un aumento dei colloqui che possono essere concessi alle detenute madri o incinte con i propri punti esterni di riferimento parenti, affini, persone conviventi, legami affettivi di vario genere , sembrando fondamentale potenziare sia questi scambi specifici come anche quelli concernenti la intermediazione culturale. CONCLUSIONI - PROPOSTE L'ambizione non è soltanto la semplice proposizione di un'esperienza, peraltro già in corso, dalla quale ci si attende una risposta significativamente positiva, quanto il cercare di tradurre da subito l'oggetto della progettazione del PRAP di Milano in una proposta di più ampio respiro, mirante a riconsiderare tutto il settore delle detenute gestanti o madri con figli di età fino a tre anni su scala nazionale. La riflessione che si offre concerne 1 l'inserimento, nella classificazione degli istituti penitenziari, di una struttura di tipo particolare, a custodia attenuata, destinata a questa particolare categoria di detenute, gestanti e madri con figli fino a tre - cinque anni l'individuazione di una casa circondariale regionale femminile, con sezione di casa di reclusione, destinata esclusivamente alle gestanti ed alle madri con bambini fino ad una certa età. 2 la scelta di natura legislativa ordinaria, di innalzare l'età dei bambini da tre a cinque anni, inserendo nella modifica legislativa anche una possibilità di trattenere quei bambini, che per i famosi altri motivi devono essere separati dalle madri prima del compimento del terzo anno di età, per motivi connessi allo status quo delle sezioni femminili in alternativa una interpretazione della legislazione vigente intesa a consentire la permanenza dei figli di età superiore a tre anni, mediante la frequenza delle scuole materne statali ed anche la scuola dell'obbligo. La frequentazione di tali strutture potrebbe essere considerata come un elemento di rottura, sia formale che sostanziale, della presenza di minori che hanno superato i tre anni di età, formalmente proibita dalle leggi vigenti, tale da produrre l'effetto di consentire ai figli che hanno suonato i tre anni di età di continuare a beneficiare del contatto con la madre per la stragrande maggioranza della giornata, compresa la notte

Sperimentazione regionale per la realizzazione di un Istituto a custodia attenuata per detenute madri Bozza progettuale Premessa La donna in ambito penitenziario risulta essere sottoposta in linea generale allo stesso trattamento cui è sottoposto l'uomo. Le uniche norme che necessariamente le attribuiscono situazioni di particolare tutela sono quelle riguardanti il suo eventuale status di madre .La donna dev'essere messa nella condizione per quanto possibile di esercitare il suo diritto fondamentale alla maternità così recita in tal senso l'articolo 19 del Regolamento d'Esecuzione. Presso gli Istituti o sezioni dove sono ospitati gestanti e madri con bambini, sono organizzati di norma appositi reparti ostetrici e asili nido. Le camere dove sono ospitate le gestanti e madri con i bambini non devono essere chiuse, affinché gli stessi possano spostarsi all'interno del reparto o della sezione ,con il limite di non turbare l'ordinato svolgimento della vita dei medesimi Sono assicurate ai bambini all'interno degli istituti attività ricreative e formative proprie della loro età .I bambini inoltre con l'intervento dei servizi pubblici territoriali o del volontariato sono accompagnati all'esterno con il consenso della madre per lo svolgimento delle attività predette ,anche presso gli asili nido esistenti sul territorio I bambini devono essere separati dalla madri il girono successivo al compimento del terzo anno di età sempre la disposizione regolamentare prevede che quando i bambini debbono essere separati dalle madri detenute o internate ,per avere superato il limite di età stabilito dalla legge o per altre ragioni ,sentita in quest'ultimo caso la madre ,e non esistono persone a cui possa affidare il figlio ,la Direzione dell'Istituto ,in tempo utile per le necessarie iniziative ,segnala il caso agli enti per l'assistenza all'infanzia e al servizio sociale ,che assicura comunque il mantenimento dì costanti rapporti tra la madre e il bambino . Negli ultimi anni i bambini da zero a tre anni di età sono sempre presenti in carcere nonostante le molte previsioni normative tese a ridurre il fenomeno. Tale problematica, permane poiché la popolazione detenuta femminile, pur essendo meno esposta ai fenomeni di devianza, è comunque composta da una prevalenza di donne immigrate e per un'alta percentuale da donne tossicodipendenti e in misura crescente nomadi recidive che spesso non si trovano nelle condizioni di fruire dei benefici previsti dalla Legge. Condizione essenziale infatti affinché la donna ed il proprio figlio possano trascorrere la detenzione domiciliare speciale o altro beneficio già previsto dalla Legge Gozzini , dalla Legge Simeone e dalla legge Finocchiaro è la disponibilità di un luogo, abitazione o altro presso il quale eleggere il proprio domicilio. Si rende pertanto indispensabile realizzare un percorso di reinserimento e di recupero della maternità attraverso la concretizzazione di servizi che non vanifichino e non sviliscano il senso e la finalità della legge e che garantiscano in mancanza di alcune condizioni materiali che non rendano applicabili i benefici di legge la tutela della coppia mamma-bambino evitando la permanenza in carcere. -A chi si rivolge il progetto, tipologia dei destinatari, aspetti che la caratterizzano 10 detenute madri o in attesa il numero è per ora indicativo e bambini di età compresa tra zero e tre anni . La possibilità consentita dall'articolo 11 comma 9 della legge 354/75 che prevede la permanenza del bambino fino a tre anni accanto alla madre in carcere, è l'aspetto che più diversifica ,non solo a livello normativo ma anche nello scandire del tempo interno e delle attività ,la condizione della detenuta donna. Questa è una prospettiva alla quale le donne, quando possono, cioè quando hanno all'esterno del carcere una qualche rete famigliare e sociale di riferimento a cui affidare il figlio, si sottraggono volentieri. Questa, rimane, comunque, molto praticata dalle donne nomadii, le quali per storia e cultura raramente si staccano dai propri figli e dalle donne straniere che non possono contare su nessun appoggio esterno e non hanno alcun riferimento famigliare, sociale e culturale su cui poter fare affidamento. Va, inoltre, considerato che mentre per le donne nomadi il carcere è, quasi sempre, una breve parentesi essendo condannate a brevi pene, come per le donne italiane tossicodipendenti per le quali per altro il periodo di pena si aggiunge ad un distacco quasi sempre già avvenuto con il proprio bambino, portando alle estreme conseguenze una situazione già difficile ancor prima della detenzione, nel caso delle donne straniere invece, il carcere modifica, la loro condizione di madri. Le differenze culturali incidono sui metodi educativi e di assistenza. Le Detenute madri appartenenti a diverse culture e chiuse in un ambiente ristretto come quello della sezione possono incontrare difficoltà ad equilibrare le modalità educative e comunicazionali fondamentalmente diverse tra loro. I bisogni delle madri detenute Sono molteplici e quelli sotto elencati sono solo alcuni punti d'attenzione problemi di salute problemi della maternità - rapporto madre figlio/a - educazione problemi anagrafici problemi di scolarizzazione problemi di informazione problemi di comunicazione con le famiglie e i figli all'esterno difficoltà di culto per le straniere e di mantenere rapporti con le famiglie nel paese d'origine difficoltà di accedere ai benefici di legge I bisogni dei bambini I bambini in carcere soffrono di disturbi legati al sovraffollamento, alla mancanza di spazio emotivamente utile che incide non solo sulla loro crescita complessiva, tanto da limitarne lo sviluppo attinente alla sfera emotiva relazioni interpersonali, affettività e cognitiva stimoli efficaci, ambiente ricco , ma provoca anche irrequietezza, facilità al pianto, difficoltà di sonno, inappetenza, apatia vedasi in questo senso ricerca di Biondi Il carcere anche nelle situazioni migliori dove sono state realizzate delle sezioni nido è comunque di per sé, per le finalità che deve raggiungere e per le modalità ed organizzazione che ne derivano, un luogo incompatibile con le esigenze di socializzazione e di sviluppo psico-fisico del bambino. Il sovraffollamento, il contatto forzato tra etnie e culture diverse, le regole del carcere creano situazioni di stress e tensioni che si ripercuotono inevitabilmente nel rapporto madre-figlio. La condizione della detenzione, con i connessi aspetti di infantilizzazione regressione corre poi il rischio di delegittimare il ruolo di madre e la sua identità sociale cui può conseguire un disorientamento del bambino proprio nei suoi primissimi anni di vita rischiando di comprometterne sia il suo rapporto con la madre che il suo sviluppo complessivo. Dalla letteratura e dalle ricerche svolte in questi anni emerge che nel suo ruolo di madre la donna detenuta consolida una profonda colpevolizzazione fonte di sofferenza e rimpianti che la rendono estremamente iperprotettiva ed esclusiva oppure ancor più deresponsabilizzata e inoperante fino a giungere a delegare ad altri la cura del proprio figlio. Questi atteggiamenti possono alternarsi e sostituirsi e seppur diversi uno dall'altro è importante tenerne conto per evitare che essi degenerino in una delega/abbandono della madre la quale può sentirsi rassicurata da un contesto e dalla presenza di operatori che non più recepiti pericolosi per il bambino, oppure al contrario che si concretizzino in quel comportamento iperprotettivo che potrebbe compromettere il diritto del bambino ad avere una vita aperta verso la realtà esterna. I dati di contesto del carcere di S. Vittore Numero di detenute in gravidanza transitate e loro nazionalità dal 2000 al 2005 138 ex Yugoslavia 24 cilene 57 italiane 10 nigeriane 13 tedesche Numero detenute con bambini e loro nazionalità ,permanenza media delle detenute con prole nell'asilo nido -permanenza media dei bambini nell'asilo nido Anno 2000 Anno 2001 Anno 2002 Anno 2003 Anno 2004 Anno 2005 numero mamme italiane sud americane slave permanenza media 4 mesi numero mamme italiane,sud americane,tunisine ,slave con permanenza media di 5 mesi ,solo per due mamme permanenza di un anno numero mamme italiane,filippine,slave ,marocchine, con permanenza media di 6 mesi numero mamme slave,sud americane,albanese con permanenza media di circa 6 mesi per le mamme e circa 2 mesi per soli due bambini numero mamme slave, rumene con permanenza di 6 mesi numero italiane,slave e rumene9con permanenza di 7 mesi Numero di provvedimenti tribunale dei minori notificati Nel 2005 a due donne ubicate al nido notifica di affidamento ai servizi sociali, n. 5 donne ubicate in sezione notifica provvedimenti di adottabilità di figli minori fuori dall'istituto I rigetti delle misure alternative dato impossibile da rilevare Benefici di legge n 14 detenute in detenzione domiciliare e n 8 in affidamento ai servizi sociali per le detenute in carico all'istituito n. 6 detenute che hanno fruito e fruiscono dell'articolo21 bis o.p Presenza media mensile Dicembre 2000 Dicembre 2001 Dicembre 2002 Dicembre 2003 Dicembre 2004 Dicembre 2005 Dati non disponibili IDEM IDEM IDEM IDEM IDEM Quali risultati si intendono raggiungere LA REALIZZAZIONE DELL'ICAtt Istituto di custodia attenuata La struttura esterna al carcere e di ' custodia attenuata' si propone di dare una risposta all'esigenza primaria di evitare la permanenza in carcere ai bambini figli di detenute e contemporaneamente offrire un sostegno nel difficile impegno della genitorialità. Con la realizzazione di tale struttura s'Intende inoltre creare percorsi di auto-promozione e reinserimento sociale in modo che la mamma e il bambino e più in generale il nucleo famigliare possa successivamente trovare una propria stabilità e solidità nel nostro paese o , per le straniere per cui non è possibile la permanenza in Italia ritornare nei paesi d'origine con il massimo di garanzia e di tutela per il minore. Nei confronti della gestante si è in attesa di definizione di questo profilo Modifiche strutturali opere edili Cambio della destinazione funzionale dell'edificio, problema della sicurezza interna ed esterna, ambientazione ed arredamenti idonei a creare un ambiente gradevole e rassicurante. Recinzione di sicurezza Recinzione secondaria I Risultati attesi possono essere così sintetizzati Frequenza agli asili nido e preparazione all'ingresso nelle scuole materne in modo tale da permettere alle donne di poter lavorare o frequentare corsi di formazione all'interno della struttura e ai bambini di condurre una 'normale'vita di relazione Favorire percorsi di cambiamento nelle donne condannate attraverso la progettazione e realizzazione di un programma di osservazione e trattamento individualizzato che partendo dall'analisi dei bisogni e della domanda dell'interessata miri a modificarne in senso sociale e positivo gli orientamenti comportamentali devianti ,attraverso l'offerta di sostegno psicosociale e l'individuazione di risorse strategiche di cambiamento nel suo contesto di vita. In questo senso si prevede la ricerca di opportunità formative/ occupazionali per garantire alle madri la loro indipendenza economica e di sostentamento qualora la condizione giuridica condanna definitiva, fine pena etc lo consenta e il sostegno degli interessi umani e culturali per le detenute in attesa di condanna. -In che modo il progetto opererà su questa tipologia attività previste, strategie. Gli interventi devono riguardare da una parte l'aiuto alle madri al fine di consentire loro una relazione più consapevole con i propri figli sia quelli detenuti sia quelli all'esterno anche attraverso tutti gli strumenti che attivino diritti, volti a facilitare le forme più sane e naturali di relazione dall'altra il lavoro con i bambini che, attraverso il contatto continuo e l'offerta di esperienze sempre diverse, consenta di ridurre i danni della carcerazione e immetta nel loro processo di crescita tutti gli elementi di stimolo e di sollecitazione che a questo processo sono indispensabili. Articolazione dell'intervento Progetto pedagogico della struttura Poiché l'attesa di una pena da scontare o l'esecuzione della pena può creare nella madre stati d'ansia, paura di perdere il figlio e sottoporre il bambino a situazioni di stress, occorre favorire, nella accoglienza un clima di serenità e di tutela del rapporto madre figlio. L'insicurezza che per vari motivi caratterizza la relazione madre-figlio in detenzione ha bisogno di essere 'tutelata' con un agire che restituisca autorevolezza alla figura materna aiutandola ad esprimere in modo cosciente e consapevole i suoi compiti per legittimare il nucleo famigliare riavvicinando ad esso, là dove è presente e riconosciuta, la figura paterna. La donna/madre dovrà essere protagonista di se stessa ed avere un ruolo attivo sia nella sua funzione genitoriale sia come donna. Verrà in questo percorso sostenuta ricorrendo a tutte le risorse presenti nel territorio, accompagnata a fruire dei Servizi per quanto riguarda la sua vita relazionale e sociale e quella del figlio,favorendo quindi l'inserimento scolastico del bambino, la ricerca di un lavoro attraverso la formazione e il riconoscimento dei titoli di studio per favorire l'allontanamento dalla realtà criminosa e le restituisca autonomia economica e sociale. Gli interventi che in questo senso possono già essere ipotizzati sono supporto psico-pedagogico che riguardi il rapporto madre/bambino in una situazione diversa vita famigliare/comunitaria da quella ' estrema 'come può essere la carcerazione dove la simbiosi e l'isolamento dal nucleo parentale possono creano situazioni di forte disagio e di squilibrio. Potenziamento della mediazione culturale in merito soprattutto ai diversi stili di maternità nel senso che il forzato adeguamento al nostro modello culturale può essere vissuto come un'imposizione. Attivazione di gruppi di auto aiuto e/o di sostegno,accompagnamento, counselling, sostegno sociale. Attività formative/culturali interne alla struttura rivolte alle mamme e adeguate attività per i bambini nei tempi di permanenza extra nido. Formalizzazione di accordi anche attraverso la stipula di appositi protocolli con il Tribunale dei minori per gli interventi di loro competenza .Interventi di mediazione famigliare Il quadro normativo di riferimento Il Regolamento interno Fonti normative artt. 16, 20 e 31 l. 354/75 - artt. 8,10,11,13,14, 21, 36, 37,67,74 e 115 del dpr 230/2000 Capo primo Orario di apertura dell'istituto di custodia attenuata .Movimenti nel periodo di chiusura Controlli su persone e sulle cose, modalità d'esecuzione. Detenzione di oggetti e generi Generi di cui non è consentita l'introduzione in Istituto Ricezione e controllo pacchi Sopravitto e generi alimentari Oggetti di valore e di uso corrente Oggetti per la cura e l'igiene personale Altri oggetti consentiti Uso apparecchi radio, p.c. e altri strumenti Perquisizioni personali ordinarie e controlli Perquisizioni dei locali Capo secondo Organizzazione della vita orari, norme di comportamento, di disciplina e di contatti con l'ambiente esterno, servizi. Con particolare riferimento al capitolo rapporti con la famiglia, colloqui, corrispondenza epistolare. Capo terzo Osservazione e trattamento Risorse progetto 1 fase Gruppo di progettazione Considerati gli obiettivi progettuali è necessaria la definizione di una parternship tra sistema penale e contesto esterno al carcere enti locali, volontariato . Al fine di definire il progetto in tutta la sua complessità con particolare riferimento alla definizione dell'intervento educativo della struttura progetto pedagogico si rende necessaria una metodologia operativa fondata sull'apporto di più soggetti Enti Locali, Amministrazione Giustizia, scolastica, provinciale e molteplici professionalità che definisca un modello organizzativo integrato e la messa in rete di tutte le risorse e gli strumenti disponibili nel territorio. A tal fine è istituito un gruppo di lavoro così composto Provveditorato Amministrazione penitenziaria referente C.C S. Vittore Provincia Milano Comune Milano Ufficio scolastico regionale Il gruppo sarà coordinato dal Provveditorato dell'Amministrazione penitenziaria Previsione di specifica attività formativa per l'equipe integrata che opererà nella struttura Risorse progetto 2 fase realizzazione Icatt Umane Equipe integrata Materiali da definire Costi da definire Verifica degli interventi LA CABINA DI REGIA Prap - Provincia - Ente locale - Ufficio scolastico regionale i A S. Vittore, su una media di undici dodici madri presenti al nido ,solo una o due sono italiane la prevalenza appartiene a gruppi nomadi molte sono le difficoltà legate alla convivenza denunciate in misura maggiore dalle donne italiane L'età delle donne è molto bassa il motivo della detenzione nella maggior parte dei casi legato a furti e borseggi.Quasi tutte lasciano all'esterno del carcere altri figli . ?? ?? ?? ?? 1

Progetto pilota regionale Sezione a custodia attenuata per detenute madri 23 marzo 2006 Visto - L'articolo 27 della Costituzione che ribadisce il principio secondo il quale le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato - La legge 354 /75 e succ. mod. con particolare riferimento alla legge 40/2001 che introduce nell'ordinamento penitenziario nuovi tipi di misure alternative per donne madri, nonché modalità di assistenza all'esterno dei figli minori - Il Dpr 230/00 - Regolamento di Esecuzione - L'Articolo 275 Cpp che dispone il divieto di custodia cautelare salvo eccezionali circostanze per le donne incinte o madri con prole di età inferiore a tre anni - L'Articolo 146 Cp che prevede il differimento pena per madri di prole di età inferiore agli anni uno - L'Articolo 147 Cp che prevede il rinvio facoltativo dell'esecuzione della pena per madri con prole di età inferiore ai tre anni, - L'Accordo Quadro siglato in data 3 marzo 2003 dal ministro della Giustizia e il Presidente della Regione Lombardia - La Legge regionale n. 8 del 14.02.2005 - La convenzione Internazionale sui Diritti dell'Infanzia, approvata dall'Assemblea Generale delle nazioni Unite il 20-11-1989 - Il Programma esecutivo d'azione n, 25 Detenzione al femminile, contenuto nella Direttiva 2005 del ministro della Giustizia Considerato che - nonostante le risorse impiegate, l'impegno degli operatori e di volontari i bambini sono costretti a rimanere, non per loro scelta in carcere nel periodo più delicato della loro crescita - affinché si creino le condizioni per un buon sviluppo futuro delle competenze sia affettive / relazionali, che cognitive è necessario che nei primi anni di vita del bambino si creino le condizioni per favorire un atteggiamento di sicurezza e di fiducia di base e una progressiva consapevolezza della propria identità - la necessità di attenuare gli effetti negativi della detenzione sullo sviluppo psicofisico dei bambini e il sostegno delle competenze genitoriali - gli enti citati pongono a fondamento del proprio mandato le persone i loro diritti, l'elevazione dell'istruzione, la protezione della salute, nonché il sostegno e lo sviluppo del coinvolgimento attivo della società nell'azione di risocializzazione - si rende indispensabile realizzare un percorso di reinserimento e di recupero della maternità attraverso l'offerta di servizi che non vanifichino il senso e la finalità della legge e che garantiscano la tutela della coppia mamma-bambino Atteso che - Il PRAP Lombardia è un organo decentrato del Dipartimento dell'Amministrazione penitenziaria con competenza regionale e che in tale ambito territoriale coordina le attività degli Istituti e degli Uffici dell'Esecuzione Penale Esterna, sulla base di programmi, indirizzi e direttive disposte dal Ministro e dal Dipartimento, con particolare riferimento al Programma esecutivo d'Azione n. 25 Detenzione al femminile che prevede la formulazione di proposte adeguate che rispondano ai bisogni dello specifico donna, anche attraverso la diffusione di buone prassi . - La Regione Lombardia concorre a tutelare, d'intesa con il Provveditorato Regionale dell'Amministrazione Penitenziaria, la dignità delle persone adulte e minori ristrette negli istituti di pena dotati di sezione femminile. In particolare promuove le azioni volte a favorire il minor ricorso possibile alle misure privative della libertà, nonché il recupero ed il reinserimento nella società esterna delle persone sottoposte a tali misure, coinvolgendo a tal fine le Aziende Sanitarie Locali, gli Enti Locali, il Terzo Settore ed il Volontariato articolo1 legge regionale 8/2005 . - La Provincia di Milano, secondo le previsioni del proprio Statuto, all'articolo1 comma 12 tutela la parità dei diritti, doveri ed opportunità per tutti i cittadini statuendo che la stessa è impegnata a garantire a coloro che si trovino per qualsiasi motivo nel proprio territorio possibilità di pieno sviluppo della persona umana, tant'è che è stata identificata una specifica delega assessorile relativa ad interventi finalizzati alla promozione dell'integrazione sociale. Ciò premesso, nel progetto in questione, la Provincia mette a disposizione uno spazio debitamente ristrutturato ed allestito ,ubicato in Viale Piceno - Il Comune di Milano, Assessorato Educazione e Infanzia, gestisce l'offerta dell'Amministrazione Comunale relativamente alle attività educative rivolte ai bambini appartenenti alla fascia d'età compresa da 0 a 6 anni, nonché modelli di servizi innovativi per l'infanzia .Ciò premesso, nel progetto in questione, mette a disposizione posti nei nidi d'infanzia Comunali per i bambini, personale educativo ed esperienza consolidata - L'Ufficio Scolastico Regionale garantisce gli opportuni interventi formativi a vantaggio delle madri detenute, tesi a favorire l'alfabetizzazione e percorsi brevi pre-professionali Convengono Di avviare un progetto sperimentale che prevede la creazione in Milano,di una Sezione a Custodia Attenuata ove verranno ristrette donne, imputate o condannate, che hanno con sé bambini sino a tre anni, con gli obiettivi di seguito richiamati - Supportare le madri all'interno di una struttura con connotazioni di tipo familiare-comunitario dando loro la possibilità di seguire percorsi di crescita e di reinserimento nel tessuto sociale, avvalendosi di tutte le risorse presenti nel territorio - Garantire la frequenza agli asili nido e la preparazione all'ingresso nelle scuole materne affinché l'offerta di esperienze sempre diverse integri e condivida il compito di cura, favorendo nel loro processo di crescita dei bambini tutti gli elementi di stimolo e di sollecitazione che a questo processo sono indispensabili - Valorizzare il rapporto madre-bambino in modo da costruire una relazione quanto più sana possibile che fornisca gli strumenti per affrontare i primi anni di vita dei bambini e restituisca autorevolezza alla figura materna aiutandola ad esprimere in modo cosciente e consapevole i suoi compiti per legittimare il nucleo familiare riavvicinando ad esso, laddove presente e riconosciuta la figura paterna. - Programmare congiuntamente ai servizi sociali territoriali e làddove necessario col Tribunale dei minori, il percorso psicosociale della separazione al congiungimento del terzo anno d'età dei bambini, nonché la ricollocazione dei minori in ambito ove possa essere garantito la continuità del rapporto genitoriale. Ciò premesso al fine di operare secondo una logica unitaria si indicano le seguenti azioni strategiche - i soggetti firmatari individuano propri rappresentanti che costituiscano, pur nel riconoscimento dell'autonomia di ogni soggetto istituzionale, un gruppo di lavoro interistituzionale per favorire modalità condivise nell'analisi dei bisogni e nella programmazione degli interventi al fine di pervenire ad una progettazione pedagogica unitaria finalizzata a definire le linee direttrici del progetto educativo articolandole in obiettivi educativi e scelte metodologiche - la valorizzazione del territorio, nell'insieme dei soggetti,delle risorse nell'intero processo previsto dal percorso progettuale. ?? ?? ?? ?? 2