Tfr, i fortunati che non superano i cinquanta

di Manuela Rinaldi

di Manuela Rinaldi* A partire dal primo gennaio del 2007, sotto la soglia dei cinquanta dipendenti, tutte le imprese, aventi tali requisiti, avranno l'esonero totale e completo del prelievo forzoso -trasferimento forzoso del trattamento di fine rapportodei fondi destinati alle liquidazioni. Questo è quanto è stato deciso con accordo del 23 ottobre scorso, tra il Governo e le Parti sociali in seguito alla Finanziaria 2007, relativamente alla materia del trattamento di fine rapporto e della sua destinazione, da parte dei lavoratori, ai vari fondi integrativi, e all'avvio, quindi, della previdenza integrativa. Modifiche al trattamento di fine rapporto Dal primo gennaio 2007, quindi, in seguito alla intesa-accordo raggiunta tra Governo, Confindustria, CGIL, CISL e UIL, nonostante la ribadita contrarietà, ed i molteplici dubbi, di Confindustria alla idea stessa del prelievo forzoso del trattamento di fine rapporto, con il convincimento che a rimetterci di più, con una simile manovra, sarebbero state le piccole e medie imprese tutte quelle imprese che occupino un numero non superiore a cinquanta dipendenti, saranno esonerate totalmente dal dovere di versare al fondo statale presso l'Istituto nazionale di previdenza sociale, il trattamento di fine rapporto che sia rimasto inoptato, quel trattamento di fine rapporto, cioè, che non sia stato destinato dai prestatori di lavoro ai vari fondi pensione. Al contrario, invece, tutte quelle aziende che si trovino al di sopra di tale soglia minima, vale a dire, con più di cinquanta dipendenti, avranno come obbligo quello di stornare il 100% , quindi la totalità, della liquidazione allo Stato l'intero gettito che i lavoratori decideranno di lasciare alle imprese finirà per essere destinato all'INPS. Tutti quei prestatori di lavoro, i quali abbiano già effettuato una scelta ed optato, pertanto, per la destinazione del proprio trattamento di fine rapporto verso dei fondi pensione, non dovranno essere intaccati dalla manovra prevista da tale accordo la riforma, infatti, non riguarda il trattamento di fine rapporto sino ad ora accantonato, sia per coloro che l'abbiano lasciato in azienda e sia per coloro che l'abbiano già destinato in uno strumento previdenziale. Nella Finanziaria 2007, in pratica, il Governo ha deciso e previsto di dirottare buona parte dei flussi di denaro accantonato quale quota per il trattamento di fine rapporto, per poi utilizzarlo al fine ed allo scopo di alimentare un fondo per il finanziamento delle infrastrutture il fondo sarà gestito direttamente dall'Istituto nazionale di previdenza sociale. Il documento firmato da Governo e Parti sociali si articola in quattro punti fondamentali - innanzitutto è previsto l'avvio anticipato della previdenza integrativa, che avverrà secondo le regole e le norme della legge 243/04, e della legge 252/05 dal primo gennaio 2007, infatti, anzichè dal 2008 come era stato previsto dalla vecchia legge Maroni , i lavoratori avranno sei mesi di tempo, fino al 30 giugno, per decidere cosa fare del proprio trattamento di fine rapporto, se, cioè, lasciarlo in azienda oppure destinarlo ai fondi della previdenza integrativa. Sarà, comunque, valida la clausola del c.d. silenzio-assenso, meccanismo secondo il quale la quota destinata al TFR andrà in un fondo pensione negoziale il trattamento di fine rapporto dei lavoratori che non avranno deciso, in pratica, andrà automaticamente ai fondi pensione coloro che saranno contrari ad una simile opzione dovranno, quindi, renderlo noto, in maniera esplicita, al proprio datore di lavoro la quota, in tal caso, andrà all'INPS, per i lavoratori, occupati nelle aziende con più di cinquanta dipendenti, mentre rimarrà in azienda, nel caso in cui il numero dei lavoratori occupati nella stessa azienda, sia inferiore a tale soglia la fase del meccanismo del silenzio-assenso avrà una durata di sei mesi, a partire dal primo gennaio 2007, ma per tutti quei lavoratori che saranno assunti dopo il primo luglio 2007, questi sei mesi di tempo cominceranno a decorrere dalla loro data di assunzione - tutte le imprese che abbiano più di cinquanta dipendenti dovranno destinare all'INPS i fondi non affluiti alla previdenza integrativa questo punto, però, dopo molte insistenze e sollecitazioni da più parti, dovrà essere, comunque, rivisto nel 2008 per tutte le imprese che perderanno la gestione del trattamento di fine rapporto, sia che vada ai fondi pensione sia che vada nel fondo presso l'INPS, scatteranno le compensazioni stabilite dall'accordo - il Governo, si impegna, altresì, a rivedere nel corso del 2007 il trattamento fiscale dei fondi integrativi, con lo scopo di renderli in linea in più possibile, con quelli applicati alla previdenza integrativa degli altri paesi della Unione europea l'Italia, allo stato attuale, prevede la deducibilità, fino ad Euro 5.164, 57 dei contributi versati dall'iscritto al fondo la tassazione annuale dei rendimenti delle somme accantonate e raccolte dal fondo con aliquota dell'11% la tassazione delle prestazioni sotto forma di capitali con prelievo separato - il Governo si impegna, inoltre, a riprendere la discussione aperta con il sistema bancario, al fine di trovare forme per venire incontro alle imprese che si trovino in difficoltà per l'accesso al credito, proprio in seguito alla perita del trattamento di fine rapporto. Dal primo gennaio 2007 scatteranno anche le compensazioni, già, peraltro, previste dalla legge Maroni, per consentire il decollo in contemporanea alla previdenza integrativa, ed aiutare, così, quelle aziende che, in seguito a tale manovra, andranno a a perdere un rilevante ed importante canale di autofinanziamento tre saranno, in sostanza, i tipi di compensazioni le imprese, innanzitutto, potranno dedurre dal reddito di impresa anche la quota attualmente di trattamento di fine rapporto che sarà destinata, nel caso, all'INPS, così come già accade per le quote di trattamento di fine rapporto destinate a forme pensionistiche complementari dal primo gennaio 2007, le imprese avranno l'esonero totale dell'obbligo di versare ad un fondo di garanzia la parte corrispondente alla quota trasferita al fondo pensione oppure all'INPS infine, a partire dal primo gennaio 2008, entreranno in vigore gli esoneri per gli oneri impropri a carico del datore di lavoro, per assicurare la riduzione del costo del lavoro attraverso l'abbattimento dello 0,19% degli oneri impropri stessi, che dovrebbe avere un andamento crescente e dal 2014 dovrebbe essere pari allo 0,28%. Chi lavora presso una impresa che occupi più di cinquanta dipendenti, in caso di consenso tacito, verserà automaticamente al fondo pensione di categoria la totalità della quota fino ad allora accantonata ed affluita al trattamento di fine rapporto questo costituirà il secondo pilastro della previdenza complementare del lavoratore. Anche coloro che lavorino presso una impresa che occupi meno di cinquanta dipendenti, avranno la facoltà di versare ad un fondo pensione il trattamento di fine rapporto maturando nel caso in cui, però, ci sia un parere avverso, quella quota non andrà all'INPS, ma rimarrà in azienda per costituire il Tfr stesso. Sarà possibile, inoltre, chiedere l'anticipazione del proprio trattamento di fine rapporto, secondo le stesse regole e la normativa stabilite dall'articolo 2120 del codice civile, vale a dire, dopo otto anni di anzianità presso lo stesso datore di lavoro sarà possibile, per il prestatore di lavoro, chiedere una anticipazione fino al 70% delle quote accantonate, nel caso in cui sia necessario effettuare spese mediche oppure contrarre mutui per la prima casa. Dal primo gennaio 2007, pertanto, scatterà la riforma del trattamento di fine rapporto che comprenderà sia l'avvio della fase del c.d. silenzio-assenso, sia le compensazioni previste per le imprese, in occasione del trasferimento forzoso, ora destinato al trattamento di fine rapporto ai fondi pensione oppure l'INPS. I prestatori di lavoro, che avranno bisogno di un aiuto, al fine di effettuare una migliore scelta per il destino del proprio trattamento di fine rapporto, potranno rivolgersi alle stesse parti che hanno sottoscritto l'accordo con il Governo e che hanno costituito il loro fondo di categoria le rappresentanze sindacali e le parti datoriali anche perché, secondo una stima effettuata, le aziende che dovranno cedere il trattamento di fine rapporto all'Istituto nazionale di previdenza sociale, quelle con più di cinquanta dipendenti, saranno circa ventitre mila, rientranti nei vari settori della economia e della industria, ma anche delle banche e della grande distribuzione. L'accordo sul trattamento di fine rapporto, firmato tra Governo e parti sociali, come evidenziato da entrambe le parti, avrà grandi conseguenze per il sistema finanziario italiano, che potrà giovarsi di nuove risorse, ma anche per i lavoratori che avranno la possibilità di integrare la loro pensione. L'importanza dell'accordo raggiunto il 23 ottobre tra Governo, Confindustria, CGIL, CISL e UIl, è stata, peraltro, sottolineata dalle forze politiche, che ritengono che tale provvedimento vada a favore delle nuove generazioni, dei giovani lavoratori, cioè, i quali attendevano da tempo, come sottolineato dalla parti sociali, il varo della previdenza integrativa. *Avvocato