Spa pubblica, rappresentanti e dirigenti ineleggibili negli enti locali

Diversa la situazione degli amministratori e dei dipendenti con poteri di rappresentanza o di coordinamento di enti, istituti o aziende soggetti alla vigilanza da parte del Comune o della Provincia

I legali rappresentanti e i dirigenti della società per azione con capitale maggioritario rispettivamente dell'ente locale o della Provincia non possono candidarsi alle cariche di sindaco, presidente della Provincia, consigliere comunale, provinciale e circoscrizionale. Diversa la situazione degli amministratori e dei dipendenti con poteri di rappresentanza o di coordinamento di enti, istituti o aziende soggetti alla vigilanza da parte del Comune o della Provincia. Così la Corte costituzionale con la sentenza 217/06 depositata lo scorso 1 giugno, redatta da Sabino Cassese e qui leggibile nei documenti correlati ha dichiarato non fondata la questione di legittimità dell'articolo 60 comma 1 n. 10 del D.Lgs 267/00 sul Testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali . A sollevare la questione era stato il Tribunale di Massa nella parte in cui sono ineleggibili a sindaco, presidente della Provincia, consigliere comunale, provinciale e circoscrizionale i legali rappresentanti e i dirigenti delle società per azioni con capitale maggioritario rispettivamente del Comune o della Provincia. Quanto alla disparità di trattamento, il Tribunale ha ritenuto che, mentre la norma impugnata sancisce l'ineleggibilità alle menzionate cariche elettive dei soggetti in essa indicati vale a dire dei legali rappresentanti e dei dirigenti delle società per azioni con partecipazione di maggioranza del comune o della provincia , l'articolo 63, comma 1 numero del D.Lgs. 267 del 2000 stabilisce, rispetto alle stesse cariche, soltanto l'incompatibilità fra gli altri degli amministratori e dipendenti con poteri di rappresentanza o di coordinamento di ente, istituto o azienda soggetti a vigilanza rispettivamente da parte del Comune o della Provincia . La Consulta nel dichiarare non fondata la questione ha spiegato che non vi è alcuna disparità di trattamento. Infatti, nel primo caso, l'ente locale controlla la società dall'interno quindi, la norma prescrive una conseguenza giuridica l'ineleggibilità intesa a prevenire l'eventualità che il candidato ponga in essere, mediante l'esercizio dei poteri anche di influenza connessi alla sua carica nella società, indebite pressioni sugli elettori. Nel secondo caso, il controllo dell'ente locale attraverso la vigilanza o il sovvenzionamento riguarda solo l'attività e non la riguarda neppure necessariamente nella sua interezza donde una conseguenza giuridica meno grave l'incompatibilità , che ha lo scopo di evitare conflitti d'interesse tra gli amministratori o dipendenti dell'ente, istituto o azienda, da una parte, e, dall'altra, l'ente locale che su tali organismi esercita il controllo. Per cui le due norme poste a confronto dal giudice di Massa non sono comparabili. cri.cap

Corte costituzionale - sentenza 17 maggio-1 giugno 2006, n. 217 Presidente Marini - Relatore Cassese Ritenuto in fatto 1. - Nel corso di un giudizio elettorale, il Tribunale di Massa ha sollevato questione di legittimità costituzionale dell'articolo 60, comma 1, numero 10, del D.Lgs 267/00 Tu delle leggi sull'ordinamento degli enti locali , a norma del quale sono ineleggibili a sindaco, presidente della provincia, consigliere comunale, provinciale e circoscrizionale i legali rappresentanti e i dirigenti delle società per azioni con capitale maggioritario rispettivamente del comune o della provincia . Ritenuta rilevante la questione, il Tribunale ha prospettato la violazione degli articoli 2, 3 e 51 della Costituzione. Con riguardo, in particolare, alla disparità di trattamento, il Tribunale argomenta che, mentre la norma impugnata sancisce l'ineleggibilità alle menzionate cariche elettive dei soggetti in essa indicati vale a dire dei legali rappresentanti e dei dirigenti delle società per azioni con partecipazione di maggioranza del comune o della provincia , l'art. 63, comma 1, numero 1, del D.Lgs 267/00 stabilisce, rispetto alle stesse cariche, soltanto l'incompatibilità fra gli altri degli amministratori e dipendenti con poteri di rappresentanza o di coordinamento di ente, istituto o azienda soggetti a vigilanza rispettivamente da parte del comune o della provincia . Secondo il Tribunale, la circostanza che i soggetti appena indicati siano incompatibili con le menzionate cariche elettive e che i soggetti di cui alla norma impugnata siano, invece, ineleggibili determina un trattamento irragionevolmente difforme a danno di questi ultimi. Non si comprenderebbe, infatti, per quale motivo i soggetti di cui all'art. 63 possono attendere il risultato elettorale con facoltà di esercitare il diritto di opzione , mentre quelli di cui all'impugnato art. 60 debbono essere costretti, per candidarsi, a dare le dimissioni dalla carica rivestita prima ancora di conoscere il risultato , con l'evidente rischio di rimanere privi di qualsiasi occupazione in caso di insuccesso il che, oltre a concretare la violazione degli articoli 2 e 3 Costituzione, viene a tradursi in un limite all'esercizio del diritto costituzionalmente garantito art. 51 Costituzione all'accesso alle cariche elettive . Né, secondo il Tribunale, appare decisivo, a giustificare l'ineleggibilità, che l'art. 60, comma 1, numero 10, del D.Lgs 267/00 si riferisca specificamente alle società per azioni e non ad altri tipi di società, giacché è innegabile l'esistenza di enti, istituti e aziende di proporzioni sicuramente maggiori di [ ] una Spa , rispetto alle quali vale, invece, la regola dell'incompatibilità. 2. - È intervenuto, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, il Presidente del Consiglio dei ministri, chiedendo che la questione venga dichiarata infondata. Secondo l'Avvocatura, il D.Lgs 267/00 ha del tutto ragionevolmente differenziato la causa di ineleggibilità di cui all'art. 60, comma 1, numero 10, dalla causa di incompatibilità di cui all'art. 63, comma 1, numero 1 la prima essendo intesa a prevenire il pericolo di inquinamento della campagna elettorale e, quindi, a preservare la libera determinazione degli elettori da potenziali suggestioni e aspettative provenienti da chi intende candidarsi donde la necessità che questi, per essere validamente eletto, si dimetta entro la data di scadenza del termine per la presentazione delle candidature la seconda essendo finalizzata ad impedire l'insorgere di conflitti d'interesse con l'ente locale con conseguente necessità che l'eletto rassegni le dimissioni dall'incarico presso l'ente, istituto o azienda vigilati dal comune o dalla provincia, al momento in cui si verifica il cumulo delle cariche . In prossimità dell'udienza, l'Avvocatura dello Stato ha presentato una memoria, nella quale prospetta, in via preliminare, l'inammissibilità della questione, mancando nell'ordinanza di rinvio il riferimento alla fattispecie concreta, con conseguente impossibilità per la Corte di esprimere un giudizio circa la rilevanza della propria pronuncia ai fini della soluzione del giudizio principale. Nel merito, l'Avvocatura ha ribadito l'infondatezza della questione, in ragione di due differenze di fatto che giustificherebbero la distinta previsione di cui all'art. 60, comma 1, numero 10, del D.Lgs 267/00 rispetto a quella di cui all'art. 63, comma 1, numero 1, dello stesso decreto la natura del rapporto lavorativo del soggetto entro la società connessa all'ente locale e la natura e l'incisività del rapporto tra l'ente locale e la società entro cui il soggetto presta la propria opera . Sotto il primo aspetto, osserva l'Avvocatura che l'art. 60, comma 1, numero 10, del D.Lgs 267/00 fa riferimento a rappresentanti legali o dirigenti delle Spa, mentre il successivo art. 63, comma 1, numero 1, tratta di amministratori o dipendenti con potere di rappresentanza. In tal modo, il legislatore avrebbe valutato che la situazione del rappresentante legale o del dirigente di una società è diversa e distinta da quella di uno dei tanti amministratori o dipendenti che pure abbiano un qualche potere di rappresentanza nel primo caso, infatti, si intuisce che gli interessi personali coinvolti saranno maggiori e altrettanto lo saranno la visibilità nonché i poteri del soggetto che opera al vertice della società , a differenza dell'ipotesi in cui il soggetto sia amministratore o dipendente. Sotto il secondo aspetto, l'Avvocatura rileva che, mentre l'art. 60 riguarda società per azioni il cui capitale appartiene per oltre il cinquanta per cento all'ente locale, nel caso di cui all'art. 63 si tratta di enti, aziende o istituti soggetti a vigilanza o sovvenzionati dall'ente locale [n]el primo caso, dunque, la società appartiene all'ente locale in massima parte e viene gestita dallo stesso , mentre [n]el secondo caso, la connessione con l'ente locale esiste ma è meno intensa l'ente vigila sull'operato della società o concede parziali sovvenzioni peraltro facoltative , senza potersi inserire nella gestione diretta della società . L'una e l'altra differenza evidenziano, secondo l'Avvocatura, che la scelta legislativa a favore dell'ineleggibilità nel caso contemplato dall'art. 60, comma 1, numero 10, del D.Lgs 267/00 e, rispettivamente, dell'incompatibilità nel caso di cui al successivo art. 63, comma 1, numero 1, risulta sorretta da elementi oggettivi, non è certamente ingiustificata ed irragionevole e neppure travalica quei limiti di stretta necessità per il soddisfacimento del pubblico interesse, né presenta confini troppo generici ed elastici, generando frequenti incertezze nell'applicazione Corte costituzionale, sentenza 306/03 . Al contrario, essa appare finalizzata alla tutela dell'uguaglianza, della libertà di voto e del corretto ed imparziale esercizio delle funzioni pubbliche . 3. Si sono costituiti gli intervenienti nel giudizio principale, insistendo per l'accoglimento della questione di legittimità costituzionale in base agli stessi motivi esposti nell'ordinanza di rimessione. Considerato in diritto 1. - Nel corso di un giudizio elettorale, il Tribunale di Massa ha sollevato questione di legittimità costituzionale dell'articolo 60, comma 1, numero 10, del D.Lgs 267/00 Tu delle leggi sull'ordinamento degli enti locali , a norma del quale sono ineleggibili a sindaco, presidente della provincia, consigliere comunale, provinciale e circoscrizionale i legali rappresentanti e i dirigenti delle società per azioni con capitale maggioritario rispettivamente del comune o della provincia . Il Tribunale prospetta la violazione degli articoli 2, 3 e 51 della Costituzione. Circa la disparità di trattamento, il Tribunale argomenta che, mentre la norma impugnata sancisce l'ineleggibilità alle menzionate cariche elettive dei soggetti in essa indicati vale a dire dei legali rappresentanti e dei dirigenti delle società per azioni con partecipazione di maggioranza del comune o della provincia , l'art. 63, comma 1, numero 1, del D.Lgs 267/00 stabilisce, rispetto alle stesse cariche, soltanto l'incompatibilità fra gli altri degli amministratori e dipendenti con poteri di rappresentanza o di coordinamento di ente, istituto o azienda soggetti a vigilanza rispettivamente da parte del comune o della provincia . Secondo il Tribunale, la circostanza che i soggetti appena indicati siano incompatibili con le menzionate cariche elettive e che quelli di cui alla norma impugnata siano, invece, ineleggibili, determina un trattamento irragionevolmente difforme a danno di questi ultimi, non comprendendosi per quale motivo i soggetti di cui all'art. 63 possono attendere il risultato elettorale con facoltà di esercitare il diritto di opzione , mentre i soggetti di cui all'impugnato art. 60 debbono essere costretti, per candidarsi, a dare le dimissioni dalla carica rivestita prima ancora di conoscere il risultato , con l'evidente rischio di rimanere privi di qualsiasi occupazione in caso di insuccesso . Il che, oltre a concretare la violazione degli articoli 2 e 3 della Costituzione, viene a tradursi in un limite all'esercizio del diritto costituzionalmente garantito art. 51 Costituzione all'accesso alle cariche elettive . Né, secondo il Tribunale, appare decisivo, a giustificare l'ineleggibilità, che l'art. 60, comma 1, numero 10, del D.Lgs 267/00 si riferisca specificamente alle società per azioni e non ad altri tipi di società, giacché è innegabile l'esistenza di enti, istituti e aziende di proporzioni sicuramente maggiori di [ ] una Spa , rispetto alle quali vale, invece, la regola dell'incompatibilità. 2. - Dev'essere, anzitutto, rigettata l'eccezione di inammissibilità, sollevata dall'Avvocatura dello Stato sul presupposto della mancata descrizione della fattispecie da parte del giudice remittente. Il contesto dell'ordinanza rende, infatti, sufficientemente evidente che il giudizio elettorale verte sull'eleggibilità del convenuto ad una delle cariche elettive sindaco, presidente della provincia, consigliere comunale, provinciale o circoscrizionale indicate dall'art. 60, comma 1, del D.Lgs 267/00, per essere egli titolare, in una società per azioni con capitale maggioritario dell'ente locale, di una delle funzioni legale rappresentante o dirigente previste dal numero 10 dello stesso art. 60, comma 1. 3. - La questione è, peraltro, infondata. L'art. 60, comma 1, numero 10, del D.Lgs 267/00 nel testo vigente prima delle modifiche ad esso apportate dall'art. 14decies del Dl 115/05, convertito, con modificazioni, dalla legge 168/05, recante Disposizioni urgenti per assicurare la funzionalità di settori della pubblica amministrazione. Disposizioni in materia di organico del personale della carriera diplomatica, delega al Governo per l'attuazione della direttiva 2000/53/CE in materia di veicoli fuori uso e proroghe di termini per l'esercizio di deleghe legislative modifiche non rilevanti nel giudizio a quo stabilisce che sono ineleggibili a sindaco, presidente della provincia, consigliere comunale, provinciale e circoscrizionale i legali rappresentanti e i dirigenti delle società per azioni con capitale maggioritario rispettivamente del comune o della provincia . L'art. 63, comma 1, numero 1, del D.Lgs 267/00 nel testo vigente prima delle modifiche ad esso apportate dal menzionato art. 14decies del Dl 115/05, convertito, con modificazioni, dalla legge 168/05 prevede, invece, rispetto alle stesse cariche, soltanto l'incompatibilità fra gli altri degli amministratori e dipendenti con poteri di rappresentanza o di coordinamento di ente, istituto o azienda soggetti a vigilanza rispettivamente da parte del comune o della provincia , ovvero che dagli stessi riceva, in via continuativa, una sovvenzione in tutto o in parte facoltativa, quando la parte facoltativa superi nell'anno il dieci per cento del totale delle entrate dell'ente . La disciplina legislativa è, quindi, diversa e con effetti sostanziali rilevanti ineleggibilità o incompatibilità a seconda che si tratti di rappresentanti legali o dirigenti delle società con capitale maggioritario di un ente locale, ovvero di amministratori o dipendenti di organismi enti, istituti o aziende, comprese, secondo la giurisprudenza, le società per azioni sottoposti a vigilanza dell'ente stesso o da questo in via facoltativa finanziati. I primi sono titolari di compiti in persone giuridiche delle quali l'ente locale contribuisce a formare la volontà, tramite la partecipazione azionaria maggioritaria. I secondi sono titolari di compiti in organismi che, invece, sono solo controllati dall'esterno dall'ente locale, tramite la vigilanza o la concessione di sovvenzioni. Nel primo caso, l'ente locale controlla la società dall'interno quindi, la norma prescrive una conseguenza giuridica l'ineleggibilità intesa a prevenire l'eventualità che il candidato ponga in essere, mediante l'esercizio dei poteri anche di influenza connessi alla sua carica nella società, indebite pressioni sugli elettori. Nel secondo caso, il controllo dell'ente locale attraverso la vigilanza o il sovvenzionamento riguarda solo l'attività e non la riguarda neppure necessariamente nella sua interezza donde una conseguenza giuridica meno grave l'incompatibilità , che ha lo scopo di evitare conflitti d'interesse tra gli amministratori o dipendenti dell'ente, istituto o azienda, da una parte, e, dall'altra, l'ente locale che su tali organismi esercita il controllo. Ne risulta la non comparabilità delle fattispecie normative poste a raffronto dal giudice remittente. Restano assorbite, stante la loro dipendenza logica dalla prima, le altre censure di illegittimità formulate nell'ordinanza di rimessione. PQM La Corte costituzionale dichiara non fondata la questione di legittimità costituzionale dell'articolo 60, comma 1, numero 10, del D.Lgs 267/00 Tu delle leggi sull'ordinamento degli enti locali , sollevata, in riferimento agli articoli 2, 3 e 51 della Costituzione, dal Tribunale di Massa, con l'ordinanza in epigrafe.