Dall'ex vigna dei boss arriva il ""Centopassi"" (nero, anzi rosso)

E' il primo vino integralmente prodotto con beni confiscati ai clan mafiosi. Sarà realizzato con le uve della vendemmia 2006. L'etichetta è stata progettata dagli studenti di un istituto tecnico torinese dopo uno studio in Sicilia

I vigneti, la cantina, persino il nome scelto per l'etichetta mantengono un imprinting caratteristico che fa pensare ad un insolito made in mafia. Naturalmente è il contrario e si tratta di un effetto voluto che servirà, invece, a testimoniare l'impegno civile di chi - persone e strutture - hanno reso possibile la realizzazione di un prodotto di qualità attraverso il riuso legale di beni alienati al dominio della criminalità organizzata. Il vino in questione, le cui prime bottiglie scaturiranno dalla vendemmia 2006, è il Centopassi - nome mutuato dal film di Marco Tullio Giordana dedicato alla breve esistenza di Peppino Impastato ucciso dalla mafia - e si tratta di un classico siciliano, un Nero d'Avola che nascerà dai terreni del Corleonese, in provincia di Palermo, confiscati a Cosa Nostra e sui quali sono stati reimpiantati i vitigni. Più precisamente su grandi appezzamenti che erano nelle disponibilità di Totò Riina e che sono stati confiscati cinque anni fa. E la cooperativa che coltiva quei terreni è la Placido Rizzotto , intitolata al sindacalista di Corleone che sosteneva i contadini nella lotta per l'occupazione delle terre e che scomparve misteriosamente il 10 marzo del 1948. I campi e i vigneti lavorati dalla cooperativa rendono già un vino denominato Placido , un bianco a base di Catarratto ma anche confetture, conserve ed olio nonché grano dal quale si ricava una pasta chiamata Libera Terra . A disegnare l'etichetta del nuovo vino, che sarà distribuiti su tutto il territorio nazionale da Coop Italia, saranno gli studenti dell'Istituto tecnico per le arti grafiche e fotografiche Bodoni di Torino. Una scelta non casuale alla scelta di un grafico affermato si è preferita quella di giovani sconosciuti in grado di interpretare segnali moderni tali da testimoniare, anche in un semplice rettangolo di carta destinato ad un prodotto assolutamente speciale, l'eco dell'impegno civile. Anche la creazione dell'etichetta è un progetto importante - ha chiarito Gianluca Faraone, presidente della cooperativa Rizzotto - che coinvolge non solo le abilità tecniche dei ragazzi ma anche la loro coscienza civile. Gli studenti hanno incontrato e parlato nei mesi scorsi con il Procuratore di Torino Gian Carlo Caselli e con Giovanni Impastato, fratello di Peppino. A febbraio c'è stata anche una visita in Sicilia . Il gruppo di ragazzi ha ripercorso alcuni luoghi storici dell'impegno antimafia, dalla casa di Peppino Impastato a Cinisi, al Memoriale di Portella della Ginestra fino alla Casa dei giovani di Castelvetrano. Un luogo, quest'ultimo, dove oggi si produce olio d'oliva di notevole qualità su terreni confiscati alla mafia. Nel frattempo gli studenti hanno presentato i loro elaborati la cui prima vetrina è un Ipercoop del capoluogo piemontese, dove i clienti potranno votare i migliori tra i quali, dopo la prima selezione, una giuria sceglierà il vincitore. La premiazione ufficiale avverrà lunedì prossimo presso l'Associazione Gruppo Abele il gruppo fondato da Don Luigi Ciotti, presidente dell'Associazione Libera particolarmente attiva in ogni attività di denuncia civile e di contrasto alla cultura mafiosa. m.c.m.