Negli aeroporti il furto è sempre aggravato, anche nelle aree dei servizi ausiliari

Nel termine di scalo , chiariscono i giudici di piazza Cavour, rientrano tutte le installazioni e le aree, comprese quelle di sosta, gli uffici e gli stand adibiti a servizi utili per i viaggiatori

Pene aggravate per i ladri che mettono a segno i loro colpi negli aeroporti, anche quando borseggiano i passeggeri nelle aree dello scalo che forniscono servizi ausiliari come il noleggio auto. Lo sottolinea la Cassazione - con la sentenza 31557/06 depositata ieri e qui leggibile tra gli allegati - rigettando il ricorso di un ladro milanese, Giuseppe S., che chiedeva di non essere condannato con l'aggravante in quanto il turista americano che aveva derubato, a Malpensa, non si trovava propriamente nello scalo, ma in una area attigua negli uffici di un autonoleggio. Senza successo l'imputato ha sostenuto - a piazza Cavour - che siccome l'articolo 625 del Codice penale, comma 6, prevede l'aggravante solo per il furto commesso negli scali , in tale locuzione non possono essere comprese le aree delimitate nelle quali il controllo dei bagagli, da parte dei viaggiatori, è più agevole rispetto a quello di chi si muove in mezzo alla folla delle persone in transito . Per gli ermellini , invece, il termine scalo indica un concetto che si estende a tutte le installazioni e aree, locali di transito o di sosta, uffici e attrezzature adibite a servizi ausiliari e quant'altro esistente ricollegabile al viaggio delle persone che colà si recano con i propri bagagli . Così la Suprema corte ha confermato la condanna aggravata nove mesi e 200 euro di multa per il tentato furto del borsone di uno statunitense. Il ladro era stato fermato, nella fuga, dagli agenti della polizia. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile come richiesto dalla Procura generale del Palazzaccio , rappresentata dal sostituto procuratore generale Giovanni Galati.

Cassazione - Sezione seconda penale up - sentenza 15 febbraio-25 settembre 2006, n. 31557 Presidente Morelli - Relatore Conzatti Pg Galati - Ricorrente Sgura Svolgimento del processo Sgura Giuseppe, ritenuto colpevole dei delitti di tentato furto aggravato di un borsone di proprietà del cittadino americano John Gharles Jr Gamaldi nell'ambito dell'aeroporto internazionale di Malpensa capo A articoli 56, 624, 625 n. 6, 99 Cp , di ricettazione di patente di guida e falsità materiale commessa da privato Barticoli 81 cpv 648, 482, 477, 99 Cp, in Somma Lombardo il 26 ottobre 2000 e condannato con sentenza 11 aprile 2002 dal Tribunale di Busto Arsizio, sezione distaccata di Gallarate, alla pena di mesi 9 di reclusione e 200 euro di multa per il reato sub A, di mesi 11 di reclusione ed euro 600 di multa per il reato sub B, ricorre per l'annullamento della sentenza 4 aprile 2003 della Corte di appello di Milano, confermativa della sentenza di primo grado, deducendo la violazione dell'articolo 606 lettera b Cpp in relazione all'aggravante di cui all'articolo 625 n. 6 Cp per la quale si procede di ufficio, non essendo stata sporta querela che prevede l'ipotesi del fatto commesso sul bagaglio dei viaggiatori in ogni specie di veicoli, nelle stazioni, negli scali o banchine, negli alberghi o in altri esercizi ove si somministrano cibi o bevande . Sostiene il ricorrente, il quale riconosce che il fatto è avvenuto ai danni di un viaggiatore e che ha avuto oggetto il bagaglio di costui, che il tentativo di furto è avvenuto in un luogo diverso rispetto a quello contestato e ai luoghi indicati nella norma, vale a dire non nello scalo o stazione aeroportuale, ma nell'ufficio dell'agenzia Hertz Autonoleggio che, seppure collocato all'interno della struttura aeroportuale di Malpensa, è indipendente rispetto alla tessa per le sue caratteristiche strutturali e funzionali è pacifico il dato che gli uffici della Hertz sono separati dal resto dell'area da un apposito ingresso, attraverso il quale si entra e si esce . Premettendo che la ratio della norma è riferita alla maggiore difficoltà per il viaggiatore di esercitare un controllo sul bagaglio, a causa del sovraffollamento tipico delle stazioni, tale interesse viene meno allorché il viaggiatore e il suo bagaglio si trovano in un luogo delimitato, seppure interno alla stazione, perché il controllo sulla res in uno spazio ristretto è logicamente più agevole rispetto a quello in cui si muove la massa dei viaggiatori. In secondo luogo il ricorrente sostiene l'inconferenza del ragionamento del giudice di merito, che attribuisce rilevanza al fatto che lo Sgura si è dato alla fuga all'interno dell'aerostazione, inseguito da agenti di polizia, durante la quale ha abbandonato il bagaglio un borsone prima sottratto, dovendosi considerare ai fini dell'aggravante in parola il solo momento iniziale della condotta. I motivi sono manifestamente infondati. Il primo, perché si basa su una supposizione che non trova alcun riscontro nella norma in esame, dove non è affatto prevista la condizione di affollamento dei luoghi sottoposti alla specifica tutela penale. Il secondo, perché presuppone che il tentativo di furto sia avvenuto in un locale diverso da quelli sottoposti alla specifica tutela in esame, sulla base di una interpretazione restrittiva della norma che non può essere condivisa. La tesi difensiva, che l'azione commessa in un luogo fisicamente separato, seppure interno ad uno dei luoghi specificati dal n. 6 dell'articolo 625 Cp, non è compresa nella norma, non è parimenti riscontrabile nella fattispecie in esame. Deve stabilirsi che, nell'aggravante del furto di cui all'articolo 625 n. 6 Cp, il termine stazione o scalo, come definito l'aeroporto dal giudice di appello , indica un concetto che si estende, da genus ad speciem , a tutte le istallazioni e aree, locali di transito o di sosta, uffici e attrezzature adibite a servizi ausiliari e quant'altro esistente ricollegabile al viaggio delle persone che colà si recano con i propri bagagli. Il ricorso è, in definitiva, inammissibile e il ricorrente è condannato al pagamento delle spese processuali e della somma, equitativamente liquidata, di euro 600 in favore della Casa delle ammende, non ravvisandosi assenza di colpa nella proposizione del ricorso articolo 616 Cpp . PQM La Corte dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro 600 alla Cassa delle ammende.