La riforma dell’ordinamento forense in discussione alla Camera punta a ridefinire il perimetro dell’attività dell’avvocato. Il passaggio più contestato riguarda la consulenza legale, che il legislatore tende a ricondurre tra le attività riservate. È proprio su questo punto che si è aperto un confronto con le altre professioni ordinistiche, soprattutto dopo il ritiro di alcuni emendamenti correttivi da parte della maggioranza.
Cosa prevede la riforma: una nuova area di attività riservata Il disegno di legge delega attribuisce al Governo il compito di riformare in modo organico la professione forense, introducendo anche una definizione più ampia delle attività riservate agli avvocati . Accanto alle attività già tipiche – difesa, rappresentanza e assistenza in giudizio – viene incluso anche un segmento della consulenza legale. In particolare, rientra nella riserva l’attività di consulenza e assistenza legale quando è svolta in modo continuativo, sistematico, organizzato e a pagamento, se collegata all’attività giurisdizionale . Per la prima volta, quindi, il legislatore prova a tipizzare una “consulenza qualificata” come attività propria dell’avvocato , superando l’attuale assetto, in cui il confine è costruito soprattutto dalla giurisprudenza. Gli effetti pratici: compensi nulli e rischio abusivismo La riforma, oltre a definire il perimetro delle prestazioni dell’avvocato, prevede anche la nullità dei compensi per l’attività di consulenza riservata svolta da soggetti non iscritti all’albo . In particolare, per chi svolge abusivamente la consulenza è prevista: l’impossibilità di esigere il compenso; il rischio di restituzione di quanto percepito; il possibile contenzioso sulla qualificazione dell’attività. Estremamente rilevante sul piano pratico diventa di conseguenza la qualificazione concreta della prestazione : stabilire se una consulenza rientra o meno nella riserva diventa decisivo sin dal momento del conferimento dell’incarico. Il punto critico: una definizione ancora incerta Nonostante il tentativo di tipizzazione, il disegno di legge lascia aperti diversi interrogativi: cosa si intende per consulenza “connessa all’attività giurisdizionale”; quando un’attività può dirsi “organizzata e sistematica”; come distinguere la consulenza legale da quella fiscale, aziendale o tecnica. Si tratta di questioni tutt’altro che teoriche, perché incidono su ambiti in cui operano stabilmente più professioni. Il ruolo della Cassazione: il criterio funzionale già esistente In questo quadro, la giurisprudenza della Cassazione ha chiarito che la consulenza rientra nell’attività tipica dell’avvocato quando implica interpretazione e applicazione del diritto finalizzata alla tutela di una posizione giuridica, specie in funzione di un giudizio . Questo orientamento è rilevante perché anticipa il criterio che si intende recepire nella riforma (collegamento con il contenzioso) e offre un parametro concreto per distinguere la consulenza legale da quella meramente tecnica. Le critiche delle professioni: sovrapposizioni e concorrenza Secondo alcune associazioni che rappresentano categorie professionali, la riforma, senza correttivi, rischia di attribuire agli avvocati un ambito troppo ampio di consulenza, incidendo sulle competenze di altre professioni ordinistiche. Le osservazioni si concentrano sui seguenti aspetti: sovrapposizione di competenze ; molte attività professionali – in particolare in ambito fiscale, societario e del lavoro – includono componenti giuridiche. Una definizione ampia della consulenza legale rischia di invadere ambiti già presidiati da altre categorie ; penalizzazione della multidisciplinarietà ; il sistema professionale italiano si è evoluto verso modelli integrati. La riforma, così formulata, potrebbe ridurre lo spazio per attività multidisciplinari , considerate essenziali soprattutto per le imprese; effetti sul mercato ; il rischio è quello di effetti distorsivi con riduzione della concorrenza, aumento dei costi per cittadini e imprese e possibile compressione dell’offerta di servizi. Il profilo europeo: rischio di infrazione Un ulteriore elemento di criticità riguarda il diritto dell’UE: le limitazioni all’accesso o all’esercizio delle professioni devono rispettare il principio di proporzionalità. Nei lavori parlamentari, infatti, si richiama la necessità di una valutazione preventiva dell’impatto delle norme sulle professioni regolamentate per scongiurare il rischio che una riserva troppo ampia possa risultare sproporzionata ed esporre l’Italia a procedure di infrazione . Una riforma ancora aperta nei suoi effetti La riforma, quindi, segna un passaggio importante portando la consulenza legale dentro il perimetro normativo della professione forense e rafforzando la posizione dell’avvocato. Tuttavia, il quadro resta ancora poco chiaro: il ritiro degli emendamenti ha lasciato irrisolto il nodo principale, ossia definire il confine tra consulenza legale e altre attività professionali .