La Corte di giustizia dell’Unione europea accerta un duplice inadempimento del Portogallo alla direttiva “habitat”, e condanna lo Stato membro al pagamento di una somma forfettaria, oltre a una penalità giornaliera fino alla piena esecuzione dei propri obblighi in materia di individuazione e protezione delle c.d. zone speciali di conservazione (ZSC).
La Corte di giustizia dell’Unione europea constata che il Portogallo non ha dato esecuzione a una propria sentenza del 2019, con cui era stato accertato il suo inadempimento agli obblighi di tutela e conservazione del patrimonio di biodiversità attraverso la designazione di 61 siti di importanza comunitaria come zone speciali di conservazione ( ZSC ) e di adozione delle relative misure attuative individuate dalla direttiva 92/43/CEE (c.d. habitat ). Questa, infatti, stabilisce che la Commissione europea, d’intesa con ciascuno Stato membro, designi un elenco di siti d’importanza comunitaria (SIC) e che gli Stati membri interessati debbano qualificare tali siti come ZSC il più rapidamente possibile e comunque entro un termine massimo di sei anni. Con ZSC si intende aree soggette a un regime di protezione speciale, nell’ambito del quale devono essere adottate tutte le misure necessarie al mantenimento o al ripristino in uno stato di conservazione soddisfacente degli habitat naturali e/o delle specie per cui il sito è stato designato. Il 5 settembre 2019 la Corte aveva emesso una prima sentenza con cui constatava che il Portogallo era venuto meno ai propri obblighi di designazione e conservazione con riferimento a 61 aree SIC e, con la sentenza odierna, rileva il perdurare di tali violazioni, sottolineando che la mera designazione formale di alcuni siti come ZSC, senza specificare per ciascuno tipi di habitat e specie protette, è insufficiente a ritenere eseguiti gli obblighi derivanti dal diritto UE: servono misure sostanziali, giuridicamente vincolanti e mirate al mantenimento o ripristino di uno stato di conservazione soddisfacente.
CGUE 5 marzo 2026 causa C‑613/24