La liberazione anticipata è applicabile alla pena sostitutiva dei lavori di pubblica utilità

La sentenza in commento affronta il tema della concessione della liberazione anticipata al condannato cui sia stata applicata la pena sostitutiva del lavoro di pubblica utilità, in relazione al quadro normativo ridefinito dalla Riforma Cartabia.

Il Tribunale di Trieste, quale giudice dell'esecuzione, rigettava la richiesta volta ad ottenere la concessione della liberazione anticipata in relazione alla pena sostitutiva del lavoro di pubblica utilità. Il Tribunale motivava il rigetto affermando l'inapplicabilità dell'articolo 54 della legge 26 luglio 1975, n. 354 alla fattispecie, ritenendo che tale norma si riferisse esclusivamente ai condannati a pena detentiva e che la possibilità di riconoscimento della liberazione anticipata fosse prevista, in via eccezionale, soltanto per l'affidamento in prova al servizio sociale (articolo 47, comma 12-bis, ord. pen.). Il Tribunale ha inoltre osservato che, nel caso del lavoro di pubblica utilità quale pena sostitutiva, la conseguenza del mancato svolgimento consisterebbe solo nella revoca della pena sostitutiva, e non sarebbe quindi possibile una valutazione premiale analoga a quella riservata ai regimi detentivi o all'affidamento in prova. Avverso tale provvedimento, il condannato, a mezzo del suo difensore, ha proposto ricorso in Cassazione, denunciando violazione di legge con riferimento agli articolo 76 legge 24 novembre 1981, n. 689, 47, comma 12-bis, e 54 ord. pen., sostenendo che la normativa sulle pene sostitutive richiama espressamente, ove compatibile, le disposizioni dell'ordinamento penitenziario e che la liberazione anticipata dovrebbe essere riconosciuta anche a chi espia la pena mediante lavoro di pubblica utilità, data la similitudine tra tale istituto e l'affidamento in prova al servizio sociale. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso statuendo, mediante principio di diritto, la piena compatibilità tra l'istituto e la pena sostitutiva dei lavori di pubblica utilità. Il Collegio ribadisce infatti, che la normativa di riferimento, in particolare l'articolo 54 ord. pen., modificato dalla l. 112/2024, e gli articolo 57 e 76 l. 689/1981, consente l'estensione del beneficio, anche alla luce del parallelismo tra il lavoro di pubblica utilità e l'affidamento in prova al servizio sociale. Le norme, come riformate dal d.lgs. 150/2022, esprimono la volontà legislativa di equiparare, sotto il profilo della concessione dei benefici premiali, i condannati in espiazione di pene sostitutive ai condannati in esecuzione di pene detentive, con particolare attenzione agli istituti che favoriscono il reinserimento sociale. Infatti, la recente giurisprudenza, anche costituzionale, ha progressivamente ampliato il raggio d'azione della liberazione anticipata, non reputando più la natura detentiva della pena quale elemento imprescindibile per l'accesso al beneficio. Sul punto, la Corte evidenzia il percorso interpretativo che ha condotto a superare il requisito della detenzione effettiva come condizione necessaria per la fruizione della liberazione anticipata. L'analisi dell'orientamento ormai prevalente in giurisprudenza e delle evoluzioni normative mostra una progressiva apertura alle forme alternative di esecuzione penale, inclusa la liberazione condizionale e l'affidamento in prova, con la conseguente possibilità di concedere la detrazione premiale di pena anche a chi sconta pene sostitutive extramurarie. La Corte valorizza quindi, la funzione rieducativa della pena, sancita dall'articolo 27 Cost., e sottolinea come la disciplina del lavoro di pubblica utilità sia strutturata quale “pena-programma”, in analogia all'affidamento in prova, ponendo l'accento su prescrizioni e controlli analoghi.

Presidente Santalucia - Relatore Filocamo Ritenuto in fatto 1. Il Tribunale di Trieste, quale giudice dell'esecuzione, rigettava la richiesta, presentata nell'interesse di C.S., di applicazione della liberazione anticipata in relazione alla pena sostitutiva del lavoro di pubblica utilità per la ritenuta inapplicabilità dell'articolo 54 legge 26 luglio 1975, n. 354 (ord. pen.), che si riferisce ai condannati a pena detentiva e che è previsto - in via eccezionale - esplicitamente solo per l'articolo 47, comma dodicesimo-bis, ord. pen. il quale prevede la possibilità del riconoscimento della liberazione anticipata all'affidato in prova al servizio sociale che abbia dato prova in tale periodo di un suo concreto recupero sociale. Diversamente, motiva il Tribunale, tale valutazione non è possibile per la pena sostitutiva del lavoro di pubblica utilità laddove la differente conseguenza tra lo svolgerlo o meno implica solo la revoca della pena sostitutiva al condannato e, da ultimo, conclude il Tribunale, la liberazione anticipata rientra tra le attribuzioni della magistratura di sorveglianza, in coerenza con la competenza in materia delle due pene sostitutive a lui devolute (detenzione domiciliare e semilibertà sostitutiva). 2. Avverso tale provvedimento ricorre, con rituale ministero difensivo, C.S. affidandosi ad un unico motivo. Con tale motivo, il ricorrente denuncia una violazione di legge in relazione agli articolo 76 legge 24 novembre 1981, n. 689, 47, comma dodicesimo-bis, e 54 ord. pen., poiché la prima norma citata prevede l'applicazione alle pene sostitutive delle norme dell'ordinamento penitenziario, in quanto compatibili, tra le quali l'articolo 47, comma dodicesimo-bis, ord. pen. il quale prevede la possibilità del riconoscimento della liberazione anticipata all'affidato in prova al servizio sociale che abbia dato prova in tale periodo di un suo concreto recupero sociale, stante, peraltro, la similitudine tra le limitazioni e le prescrizioni previste per il lavoro di pubblica utilità sostitutivo e l'affidamento in prova al servizio sociale. 3. Il Procuratore generale presso questa Corte, con la sua requisitoria scritta, ha chiesto una dichiarazione d'inammissibilità del ricorso. Considerato in diritto 1. Il ricorso è fondato, quindi, meritevole di accoglimento. 2. La questione posta con il ricorso è stata oggetto di una recente pronuncia di questa Sezione della Corte (Sez. 1, n. 10302 del 10/01/ 2025, Rv. 287687) la quale, condivisa dal Collegio, deve essere qui ribadita. L'articolo 20-bis cod. pen. - introdotto dal d.lgs. 10 ottobre 2022, n. 150, attuativo dei principi enunciati con l'articolo 1, comma 17, legge 27 settembre 2021 n. 134, legge delega della cd. Riforma Cartabia - segna il formale ingresso nel codice penale della categoria delle pene detentive brevi ; l'articolo 71 del medesimo d.lgs. 150 del 2022 ha poi introdotto una riforma organica della legge 24 novembre 1981, n. 689, ridisegnando anche il quadro generale delle c.d. sanzioni sostitutive di pene detentive brevi. L'ampliamento dei limiti di applicabilità alle pene detentive fino a quattro anni di reclusione, unitamente alla ridefinizione della tipologia di sanzioni (detenzione domiciliare e semilibertà, mutuate dal novero delle misure alternative alla detenzione, lavoro di pubblica utilità, introdotti in via generalizzata per tutte le tipologie di reati, e pene pecuniarie) mira ad incentivare la scelta di riti alternativi, e, in particolare, del patteggiamento, con applicazione delle pene sostitutive già in sede di cognizione, a fini di deflazione processuale e penitenziaria. L'articolo 57, comma 1, della legge n. 689 del 1981, come novellato, prevede espressamente che «per ogni effetto giuridico, la semilibertà sostitutiva, la detenzione domiciliare sostitutiva e il lavoro di pubblica utilità sostitutivo si considerano come pena detentiva della specie corrispondente a quella della pena sostituita ed un giorno di pena detentiva equivale ad un giorno di semilibertà sostitutiva, di detenzione domiciliare sostitutiva o di lavoro di pubblica utilità sostitutivo» ; conformemente a quanto già avveniva nel sistema previgente (che equiparava, per ogni effetto giuridico, la semidetenzione e la libertà controllata alle corrispondenti pene detentive), con il comma 2 del medesimo articolo 57 il legislatore ha invece inteso differenziare la pena pecuniaria, prevedendo che essa «si considera sempre come tale, anche se sostitutiva della pena detentiva». Il novellato articolo 76 legge n. 689 del 1981 prevede poi che alle pene sostitutive «previste dal presente capo» si applicano, in quanto compatibili, gli articoli 47, comma 12-bis, 51-bis, 51- quater e 53-bis della legge 26 luglio 1975, n. 354 . Rileva ai nostri fini l'espresso richiamo operato dal citato articolo 76 all'articolo 47, comma 12- bis, ord. pen., secondo il quale «all'affidato in prova al servizio sociale che abbia dato prova nel periodo di affidamento di un suo concreto recupero sociale...può essere concessa la detrazione di pena di cui all'articolo 54». E proprio sull'inciso «in quanto compatibili» , contenuto nel citato articolo 76, si annida la quaestio iuris, potenzialmente foriera di diverse opzioni ermeneutiche, essendo compito dell'interprete valutare se sussistano ragioni testuali o sistematiche tali da far ritenere, come sembra suggerire il pubblico ministero ricorrente, che sussista un'incompatibilità strutturale tra l'istituto della liberazione anticipata e la pena sostitutiva dei lavori di pubblica utilità. 3. Alla stregua dell'articolo 54 orci. pen., recentemente novellato dal d.l. 4 luglio 2024, n. 92 del 2024, convertito in legge 8 agosto 2024 n. 112, la liberazione anticipata consiste in un beneficio penitenziario di carattere premiale, che può essere riconosciuto in favore del condannato a pena detentiva, che abbia dato prova della positiva partecipazione al percorso di rieducazione. Esso comporta la detrazione di quarantacinque giorni per ogni singolo semestre di pena scontata. Testualmente, la nuova formulazione prescrive che: «1. Al condannato a pena detentiva che ha dato prova di partecipazione all'opera di rieducazione è concessa, quale riconoscimento di tale partecipazione, e ai fini del suo più efficace reinserimento nella società, una detrazione di quarantacinque giorni per ogni singolo semestre di pena scontata. A tal fine è valutato anche il periodo trascorso in stato di custodia cautelare o di detenzione domiciliare». La disposizione è stata a lungo interpretata nel senso (cfr., per tutte, Sez. U, n. 15 del 18/06/1991, Argenti, Rv. 187707 e la contestuale Sez. U, n. 16 del 18/06/1991, Sacchetto, Rv. 187708) che la misura premiale della liberazione anticipata presupponeva, come condizione necessaria per la sua applicabilità, che fosse in corso uno status detentionis in espiazione di pena, senza il quale non sarebbero state possibili l'osservazione della personalità, un programma di trattamento, la partecipazione al programma, né il perseguimento dell'obiettivo di reinserimento nella società; si riteneva, in definitiva, che l'eventuale cessazione dell'esecuzione penale o la condizione di libertà del condannato, già inserito nel contesto sociale, impedissero di realizzare la finalità premiale. Tale restrittiva interpretazione, nel tempo, ha subìto un'evoluzione che ha consentito di ampliare la portata applicativa dell'istituto. Si è in particolare affermato che «è ammissibile la richiesta di liberazione anticipata avanzata da soggetto che si trovi in stato di libertà quando tale stato sia conseguito non a/l'avvenuta integrale espiazione della pena ma all'intervento di un provvedimento di sospensione dell'esecuzione, succeduto ad un periodo di detenzione con riguardo al quale si possa valutare /'eventuale partecipazione del condannato all'opera di rieducazione» (Sez. 1, n. 1490 del 01/03/ 2000, Rv. 215936; ed ancora che «in tema di liberazione anticipata, per l'accoglibilità dell'istanza non è necessario che l'esecuzione della pena detentiva sia in corso, posto che in tutti i casi in cui il condannato è soggetto a forme alternative di esecuzione deve ritenersi soddisfatta la condizione della pendenza del rapporto esecutivo contenuta nell'articolo 54 della legge 26 luglio 1975, n. 354 (Fattispecie in cui l'istanza è stata presentata da condannato che dopo un periodo di custodia cautelare doveva espiare un periodo residuo di reclusione sotto forma di affidamento al servizio sociale)» (Sez. 1, n. 30302 del 06/07/ 2001, Rv. 219554). Siffatta soluzione ermeneutica ha poi trovato positivo riconoscimento normativo con l'introduzione, nel testo dell'articolo 47 ord. pen., del comma 12-bis ad opera della legge 19 dicembre 2002, n. 277, articolo 3, che ha esplicitamente previsto la concessione della detrazione di pena di cui all'articolo 54 all'affidato in prova al servizio sociale che abbia dato prova nel relativo periodo di un «concreto recupero sociale». Questa Corte di legittimità ha quindi ulteriormente esteso l'applicabilità dell'istituto, ammettendo la liberazione anticipata anche con riferimento a periodi trascorsi in liberazione condizionale (Sez. 1, n. 42468 del 21/10/ 2009, Rv. 245547; Sez. 1, n. 29843 del 23/06/ 2009, Rv. 244315; Sez. 1, n. 24925 del 27/05/ 2009, Rv. 243818; Sez. 1, n. 17343 del 07/04/ 2009, Rv. 243368; Sez. 1, n. 3852 del 25/11/ 2008, Rv. 241889), sul presupposto della irrazionalità di un sistema che consenta la liberazione anticipata all'affidato in prova e non al libero condizionale ravveduto, sul quale gravano prescrizioni ancor più restrittive, segnatamente la sottoposizione a libertà vigilata, non prevista in caso di affidamento. Tale approdo ermeneutico ha tratto argomenti dalla natura e dalla funzione della liberazione condizionale che, nell'interpretazione offerta dalla giurisprudenza costituzionale, seppur prevista dall'articolo 176 cod. pen. tra le cause di sospensione dell'esecuzione che determinano l'estinzione della pena, con la regolamentazione introdotta dalla legge di ordinamento penitenziario, è divenuta una modalità di esecuzione della pena stessa, diversa e di minore afflittività rispetto alla restrizione carceraria e collocata nella fase conclusiva del trattamento rieducativo, ma sempre orientata a conseguire il recupero sociale del condannato (Corte cost., sentenza n. 204 del 1974; n. 282 del 1989). In particolare, si è evidenziato che la liberazione condizionale è caratterizzata: dalla sostituzione in costanza di rapporto esecutivo della permanenza del sottoposto in ambito carcerario con la libertà vigilata di cui all'articolo 230, primo comma, n. 2, cod. pen., la quale parimenti incide con effetti limitativi sulla libertà personale, imponendo l'osservanza di specifiche prescrizioni; dalla finalizzazione alla rieducazione del reo, cui deve sempre tendere la pena secondo il principio generale di cui all'articolo 27 Cost., comma terzo, e dalla subordinazione alla dimostrazione del sicuro ravvedimento del condannato, tale che, se conseguito, rende inutile la protrazione dell'esecuzione (Cost. cost., sentenza 204 del 1974; Sez. 1 n. 42468 del 21/10/ 2009, Rv. 245547). Sulla base di tali principi si è quindi affermato che «la liberazione anticipata può essere concessa ai condannati alla pena dell'ergastolo con riferimento ai periodi trascorsi in liberazione condiziona/e con sottoposizione alla libertà vigilata, al fine di conseguire, ai sensi dell'articolo 177 cod. pen., l'anticipazione della cessazione della misura di sicurezza e dell'estinzione della pena» (Sez. 1, n. 13934 del 29/11/ 2016, dep. 2017, Rv. 269940). L'evoluzione normativa e sistematica consente quindi di affermare che la natura detentiva della misura in espiazione non è più un discrimine per la concessione del benefici, dal momento che, per poter beneficiare della libertà anticipata, non è richiesto che la detenzione sia in atto e comporti la carcerazione all'interno di istituto penitenziario, essendo piuttosto preteso il mancato esaurimento del rapporto di esecuzione penale in corso, sulla cui protrazione temporale l'istituto vada ad incidere in senso favorevole al condannato, anticipandone la cessazione. 4. In tale quadro, deve inserirsi la valutazione demandata, volta a stabilire se sussistano motivi di incompatibilità logica e sistematica che impediscano l'applicabilità dell'articolo 47, comma 12-bis, ord. pen. - e quindi dell'articolo 54 ord. pen. - alla pena sostitutiva dei lavori di pubblica utilità. Ebbene, alla luce dell'evoluzione giurisprudenziale e normativa di cui si è detto, deve innanzitutto osservarsi come la natura non detentiva della pena in esecuzione non costituisca più elemento dirimente. Peraltro, deve osservarsi come il lavoro di pubblica utilità sostitutiva sia imperniato su attività lavorative - prestazione di non meno di sei ore e non più di quindici ore settimanali, aumentabili su richiesta del condannato - che hanno una spiccata attitudine rieducativa e risocializzante (articolo 56-bis, commi 1 e 2, legge n. 689 del 1981); comporta delle prescrizioni, comuni anche alla semilibertà ed alla detenzione domiciliare (articolo 56-ter, legge n. 689 del 1981), ed ha finalità di reinserimento sociale, dal momento che l'UEPE deve riferire al giudice non solo sull'effettivo svolgimento del lavoro da parte del condannato, ma anche «sulla condotta e sul percorso di reinserimento sociale» (articolo 63, comma 3, legge n. 689 del 1981). Appare allora utile richiamare la relazione illustrativa, allegata al d.lgs. 150 del 2022, laddove (pag. 195) afferma che «anche il LPU sostitutivo, come la semilibertà sostitutiva e la detenzione domiciliare sostitutiva, è concepito come pena-programma. Rispetto a quelle due diverse pene sostitutive presenta un minor grado di incidenza sulle libertà del condannato, essendo del tutto privo di una componente detentiva. In tale prospettiva, il ruolo del lavoro di pubblica utilità, nel sistema delle nuove pene sostitutive, è comparabile a quello ricoperto dell'affidamento in prova al servizio sociale tra le misure alternative alla detenzione, in rapporto alla semilibertà e alla detenzione domiciliare». Se quindi, come visto, la natura non detentiva della pena in oggetto, ribadita nella citata relazione, non appare elemento dirimente, merita invece di essere richiamato il parallelismo testuale effettuato in relazione ai seppur diversi istituti della pena sostitutiva dei lavori di pubblica utilità, da un lato, e della misura alternativa alla detenzione dell'affidamento in prova, dall'altro. Parallelismo che, a fronte di indici normativi (articolo 57, comma 1, e 76 della legge n. 689 del 1981; articolo 47, comma 12-bis e 54 ord. pen.) che depongono per l'applicabilità della liberazione anticipata ai condannati alla pena sostitutiva dei lavori di pubblica utilità, conforta nel non enucleare alcun indice di incompatibilità sistematica tra i citati istituti, atteso tra l'altro che, come correttamente affermato dal G.E. in seno all'impugnata ordinanza, l'applicazione dell'istituto in parola ai lavori di pubblica utilità sostitutivi è conforme alla ratio cui si ispira l'intera disciplina delle pene sostitutive, ossia la più ampia e possibile equiparazione tra condannati in espiazione di pena sostitutive e condannati in espiazione di pena detentiva attraverso misure alternative alla detenzione. Deve conclusivamente ribadirsi, come detto in premessa, il principio che l'istituto della liberazione anticipata di cui all'articolo 54 ord. pen., in forza del combinato disposto di cui agli articolo 57 e 76 legge n. 689 del 1981, 47, comma 12-bis, e 54 ord. pen., è applicabile alla pena sostitutiva dei lavori di pubblica utilità. 5. Il ricorso, per tali ragioni, deve essere accolto con il conseguente annullamento senza rinvio dell'ordinanza impugnata con trasmissione degli atti al Magistrato di sorveglianza di Trieste per il proseguo. P.Q.M. Annulla senza rinvio l'ordinanza impugnata e dispone trasmettersi gli atti al Magistrato di sorveglianza di Trieste.