Antitrust, nuove regole AGCM: sanzioni più severe e meno attenuanti per le imprese

L’AGCM ha introdotto nuove Linee Guida sulle sanzioni antitrust prevalentemente orientate ad un inasprimento delle misure a carico delle imprese. L’obiettivo principale è promuovere una cultura della concorrenza, prevenire gli illeciti e garantire certezza giuridica alle società che adottano strumenti di prevenzione efficaci.

L'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM) ha recentemente aggiornato i criteri per la determinazione delle sanzioni nei confronti delle imprese che violano la normativa antitrust. Sebbene il limite massimo stabilito dalla legge resti invariato al 10% del fatturato complessivo dell'impresa, l'AGCM conserva un'ampia discrezionalità nel definire l'importo effettivo della sanzione. Il calcolo parte da un “fatturato specifico”, determinato in misura non superiore al 30% e, per infrazioni particolarmente gravi, di regola non inferiore al 15% del valore delle vendite dei prodotti o servizi interessati dalla condotta anticoncorrenziale. Su questo importo di base incidono poi diversi fattori moltiplicativi, aumenti e riduzioni, che tengono conto soprattutto della durata e della gravità della violazione accertata. Rispetto alle precedenti Linee Guida del 2014, le nuove regole introdotte dall'AGCM presentano alcune novità, generalmente più rigorose per le imprese. Tra gli aspetti più significativi spicca la decisione di mantenere la soglia minima del 15% del fatturato specifico anche per le cosiddette imprese monoprodotto, cioè quelle attive esclusivamente — o quasi — su un unico mercato. Questa scelta, nonostante le critiche della dottrina, comporta che per tali imprese la sanzione tenda a raggiungere sistematicamente il limite massimo del 10% del fatturato complessivo, vanificando così l'intento della normativa stessa di graduare le sanzioni in base alla posizione e al ruolo dei diversi operatori, come sottolineato anche dal Consiglio di Stato. Un'altra modifica rilevante riguarda la riduzione dell'incidenza sia delle circostanze aggravanti che di quelle attenuanti sull'importo di base. Ne deriva che comportamenti virtuosi da parte delle imprese — come l'adozione di iniziative tempestive per mitigare la violazione, la collaborazione effettiva con l'Autorità, il ruolo marginale nell'infrazione o l'esistenza di un programma di compliance — avranno un impatto minore rispetto al passato nella determinazione della sanzione finale. Infine, l'AGCM ha stabilito che i programmi di compliance adottati successivamente all'avvio dell'indagine istruttoria non saranno più considerati come circostanza attenuante. Saranno presi in considerazione solo i programmi già operativi prima dell'apertura dell'indagine, scoraggiando così le imprese, soprattutto quelle di dimensioni più piccole, a investire in strumenti di conformità durante un procedimento già in corso.

AGCM - Linee Guida sulla compliance antitrust.