Sciopero anomalo, con malattia

Nell'ambito dei servizi pubblici essenziali, costituisce sciopero, come tale soggetto alla disciplina di cui alla legge 146/1990, l'astensione dal lavoro che si realizza a fini di rivendicazione collettiva, mediante presentazione di certificazioni mediche che, secondo l'accertamento del giudice del merito, risultino fittizie e finalizzate a giustificare - solo formalmente - la mancata presentazione al lavoro, senza reale fondamento in un sottostante stato patologico, ma in realtà siano da collegare ad uno stato di agitazione volto all'astensione collettiva dal lavoro, nella sostanza proclamato dalle organizzazioni sindacali in modo occulto.

Roma, lo sciopero di Capodanno La questione sottoposta all'attenzione della Corte di Cassazione trae origine dallo sciopero della polizia locale del Comune di Roma del Capodanno 2015. In tale occasione alcuni contrasti su profili lavoristici e organizzativi tra i sindacati e i dipendenti della polizia municipale avevano creato molta confusione sulla permanenza o meno dello Stato di agitazione con il risultato che, i dipendenti, anziché aderire formalmente allo sciopero, si erano astenuti comunque dal lavoro inviando, in massa, richieste di permessi e certificati di malattia . Di fatto quindi vi era stata un' interruzione del pubblico servizio che però non risultava formalmente giustificata dall'adesione allo sciopero. Il “ qui pro quo” sfociava in un'azione giudiziale in cui le organizzazioni sindacali chiedevano al giudice di accertare l'illegittimità dei provvedimenti con i quali la “Commissione di garanzia dell'attuazione della legge dello sciopero nei servizi pubblici essenziali”, ex articolo 4 comma 2 l. 146/1990, aveva disposto la sospensione del pagamento dei contributi associativi a favore delle organizzazioni stesse per un ammontare di circa 20.000 € perché ritenute responsabili della preordinata e anomala astensione collettiva in violazione delle disposizioni normative sull'esercizio del diritto di sciopero, concretizzatasi nelle massicce assenze dei lavoratori della polizia locale del Comune di Roma nella notte tra il 31 dicembre 2014 e il 1 gennaio 2015. Ai sensi di legge, lo sciopero che interrompa un pubblico servizio deve essere formalmente proclamato con comunicazione scritta , nel termine di preavviso , con esplicitazione della durata e delle modalità di attuazione nonché delle motivazioni dell'astensione collettiva dal lavoro, in mancanza, si applica la sanzione di cui all'articolo 4, comma 2, l 146/1990 che prevede la sospensione dell'erogazione dei contributi sindacali di cui agli articolo 23 e 26 Statuto dei Lavoratori e la loro devoluzione all'INPS. Per dirimere i confini della vicenda La Corte di Cassazione è chiamata a ragionare intorno alla nozione di sciopero ex art 40 Cost. secondo la ricorrente CISL, la Corte territoriale aveva qualificato come sciopero anomalo una semplice manifestazione individuale di esercizio di diritti, mentre lo sciopero era da individuare solo nella mancata prestazione di lavoro collettiva posta in essere per conseguire interessi di carattere generale. Le malattie sospette La prima questione da esaminare è se l'astensione collettiva dei lavoratori che si realizzi sulla base di giustificazioni formali delle assenze, quali permessi e malattia, possa essere definita sciopero . Nel caso di specie, i turni di fine anno erano sempre stati regolati sulla base dello “straordinario volontario” in occasione del Capodanno 2015 le organizzazioni sindacali avevano tuttavia emanato - e mai revocato - l'invito ai lavoratori ad astenersi dalla disponibilità a quei turni volontari, e, pertanto, nell'impossibilità di procedere secondo le consuete modalità di lavoro volontaristico, il Comune di Roma organizzò diversamente i servizi di fine anno, facendo da sé i turni di servizio ciò nonostante si manifestarono massicce assenze per malattia e permessi . Di fatto e in parole povere, nessuno si rese volontario a prestare il servizio nella notte di Capodanno e i lavoratori “ripescati” caddero improvvisamente malati. Si contarono infatti 745 casi di malattia pari ad una percentuale di oltre un quintuplo rispetto agli anni precedenti. L'abnorme incidenza numerica non è sfuggita alla Corte territoriale che ha quindi qualificato l’astensione generalizzata come uno sciopero occulto. La dis organizzazione sindacale La seconda questione riguarda la responsabilità sindacale rispetto allo sciopero occulto e segnatamente quella della Cisl, quale parte ricorrente in Cassazione. Nel caso di specie, tra il 18 e il 20 dicembre la Uil aveva postato sui propri profili social minacciose iniziative di sabotaggio degli eventi della città «Capodanno, epifania e derby, una delle tre non ci sarà lavoreranno in tre Capodanno in famiglia rimozione delle deleghe a chi si impegna in turni di straordinario». A tali iniziative seguirono poi dissidi i tra i sindacati organizzatori , nessuno dei quali però revoco l'invito all'astensione. Anzi, seguirono comunicati che annunciavano «forme di lotta per rendere più incisiva ed eclatante l'azione intrapresa» semplicemente, poi, vennero posticipate ai primi di gennaio le assemblee sindacali inizialmente previste per la notte di Capodanno. Lo stato di agitazione quindi permaneva perché mai revocato e da ciò la Corte territoriale ha desunto l'esistenza di un indirizzo delle organizzazioni sindacali verso i lavoratori perché si astenessero dal prestare la propria opera nella notte del 31 dicembre. Da qui, la qualificazione della astensione come sciopero e, ricorrendo l'interferenza con il servizi pubblici essenziali senza fossero rispettati i requisiti di legge, ne deriva l'attuazione della legge 146/1990 che determina l'illiceità dello strumento, con le conseguenti sanzioni .

Presidente Tria – Relatore Bellè Il testo integrale della pronuncia sarà disponibile a breve.