IVA: le Sezioni Unite consentono il rimborso dell'imposta per i lavori su un bene detenuto in locazione

Nella sentenza in commento, le Sezioni Unite della Corte di Cassazione enunciano un nuovo importante principio di diritto in materia di IVA.

«L'esercente attività d'impresa o professionale ha diritto al rimborso dell'IVA per i lavori di ristrutturazione o manutenzione di immobili dei quali non è proprietario, ma che detiene in virtù di un diritto personale di godimento, purché sia presente un nesso di strumentalità tra tali beni e l'attività svolta». È questo il principio di diritto enunciato dalle Sezioni Unite civili con la sentenza in esame. Alla luce di tale principio, si osserva che è stato esteso al rimborso quanto affermato in tema di detrazione IVA nella sentenza numero 11533 del 2018, in forza del quale «l'esercente attività d'impresa o professionale ha diritto alla detrazione IVA anche per i lavori di ristrutturazione o manutenzione di immobili di proprietà di terzi, purché sia presente un nesso di strumentalità tra tali beni e l'attività svolta, anche se potenziale o di prospettiva e pur se, per cause estranee al contribuente, detta attività non possa poi in concreto essere esercitata ». In applicazione di tale esegesi, il Collegio respinge il ricorso per la cassazione della sentenza che ha annullato il provvedimento volto al recupero di un rimborso IVA richiesto dal titolare di una impresa individuale per l' effettuazione di lavori di ristrutturazione di fabbricati ed impianti su un terreno detenuto in virtù di un contratto di locazione stipulato con un soggetto terzo e destinati stabilmente all'esercizio della sua attività imprenditoriale agriturismo . La questione che le Sezioni Unite risolvono concerne l'interpretazione dell' articolo 30, commi 1 e 2, d.P.R. 26 ottobre 1972, numero 633 , in forza del quale se dalla dichiarazione annuale risulta che l'ammontare detraibile è superiore a quello dell'imposta relativa alle operazioni imponibili, il contribuente ha diritto di computare l'importo dell' eccedenza in detrazione nell'anno successivo ovvero di chiedere il rimborso « il contribuente può chiedere in tutto o in parte il rimborso dell'eccedenza detraibile, se di importo superiore a lire cinque milioni, all'atto della presentazione della dichiarazione [ ] limitatamente all'imposta relativa all'acquisto o all'importazione di beni ammortizzabili ». La soluzione viene individuata alle luce della disciplina eurounitaria contenuta nell'articolo 183, primo paragrafo, della c.d. Direttiva rifusa , secondo cui «qualora, per un periodo d'imposta, l'importo delle detrazioni superi quello dell'IVA dovuta, gli Stati membri possono far riportare l'eccedenza al periodo successivo, o procedere al rimborso secondo modalità da essi stabilite ». Il Collegio aderisce all'orientamento che, interpretando l'articolo 30, d.P.R. numero 633/1972 in maniera più ampia, «assegna un valore tendenzialmente assoluto al principio eurounitario di neutralità, nel senso che, in ogni caso, il soggetto passivo dell'imposta non può esserne inciso al pari di un consumatore finale » da un lato, per “ acquisto ” deve intendersi la disponibilità del bene e per “ ammortizzabile ” «la sua durevolezza/utilità pluriennale, campeggiando in questo lessico normativo il concetto funzionale, questo sì imprescindibile, di “strumentalità” ai fini imprenditoriali del soggetto passivo». Aderendo ad una esegesi estensiva e conforme ai principi europei, le Sezioni Unite attribuiscono all'espressione “ acquisto di beni ammortizzabili ” il significato di «disponibilità di tali beni in virtù di un titolo giuridico che ne garantisca il possesso ovvero la detenzione per un periodo di tempo apprezzabilmente lungo quale appunto è, di norma, non solo quello derivante dall'acquisizione della proprietà ovvero di un diritto reale, ma anche da un contratto di locazione/comodato , ferma in ogni caso la necessaria “strumentalità” dei beni stessi all'esercizio dell'impresa ». A sua volta il concetto di “ bene ammortizzabile ” deve essere letto alla luce della nozione di “beni di investimento” utilizzata negli articolo 174, comma 2, lett. a , e comma 3, 188, comma 1, secondo periodo, e comma 2, 189, lett. a , 190 della Direttiva “rifusa”. Da tali premesse il Collegio trae la conseguenza che l'applicazione dell'articolo 30, d.P.R. numero 633/1972 «va necessariamente estesa ai beni che, pur stricto sensu non ammortizzabili, sono comunque destinati all'esercizio dell'impresa per un periodo di tempo medio-lungo, appunto quali “investimenti” beni strumentali ».

Presidente D'Ascola - Relatore Manzon Il testo integrale della sentenza sarà disponibile a breve.