MAE e rifiuto di consegna della madre con prole minore di anni tre

In ordine alla consegna da parte del Paese di esecuzione, presso altro Paese membro, della madre con prole minore di anni tre, ai sensi della l.numero 69/2005 in attuazione della decisione quadro 2002/584/GAI, quest’ultimo non può rifiutarsi di ottemperare alla consegna in assenza di prove concrete che dimostrino un deficit delle condizioni di detenzione assicurate dal Paese richiedente nel rispetto dei diritti fondamentali sanciti dalla Carta.

In questo senso si è espressa la Sesta Sezione Penale della Corte di Cassazione nella sentenza in commento, ammettendo il motivo del ricorso da parte del Procuratore Generale della Corte d'Appello di Bologna e disponendo il rinvio per nuovo giudizio presso altra sezione del medesimo Collegio. La Corte d'Appello di Bologna, con sentenza del 15.10.2021, rifiutava la consegna all'Autorità giudiziaria del Belgio di F.Y. richiesta sulla base di un mandato d'arresto europeo MAE emesso per l'esecuzione della pena di cinque anni di reclusione inflitta dal Tribunale di Anversa per i reati di tratta di esseri umani e di agevolazione dell'immigrazione clandestina commessa in Belgio. I motivi alla base del rifiuto concernevano il fatto che la persona richiesta in consegna fosse madre di un figlio minorenne con lei convivente e che, in mancanza di risposta dell'Autorità giudiziaria belga alle informazioni richieste, non vi era la certezza che nell'ordinamento dello Stato richiedente fossero riconosciute modalità di detenzione assimilabili a quelle dello Stato italiano idonee ad assicurare il diritto della madre a non essere privata del rapporto con i figli ed a garantire ai figli la necessaria assistenza materna e familiare , ai sensi degli articolo 3 e 31 Cost. , articolo 3 Convenzione sui diritti del fanciullo ed articolo 24 della Carta dei diritti fondamentali dell'UE. A seguito del ricorso da parte del Procuratore Generale della Corte d'Appello di Bologna, la Suprema Corte, accogliendone il motivo annullava la sentenza impugnata per erronea applicazione degli articolo 16 e 18 della Legge di attuazione numero 69/2005 . In questa pronuncia la Corte, diversamente dalla precedente giurisprudenza di legittimità, ha posto in evidenza la discrasia tra l' articolo 18 l. numero 69/2005 e quanto stabilito dalla decisione quadro 2002/584/GAI, a seguito della sent. C-261/22 della Corte di Giustizia Europea. Infatti, la CGUE chiamata ad esprimersi sul diniego di consegna della madre di prole inferiore a tre anni, ha chiarito che «la valutazione del rischio di una lesione dei diritti fondamentali deve essere effettuata dall'Autorità giudiziaria dell'esecuzione tenendo conto del livello di tutela dei diritti fondamentali garantito dal diritto dell'Unione di conseguenza, l' assenza di certezze , in capo a tale autorità giudiziaria, quanto all'esistenza, nello Stato membro dell'esecuzione per quanto riguarda le madri di minori in tenera età e la cura di questi ultimi non può consentire dimostrato tale rischio». L'Autorità giudiziaria italiana non può rifiutare la consegna per il solo motivo che la persona sia madre di prole in tenera età e con sé convivente come previsto dal precedente art 18 l. numero 69/2005 , in quanto tale condizione non rientra più in alcuno dei motivi di rifiuto tassativamente previsti dal legislatore italiano, proprio a seguito dell'adeguamento agli standard sovranazionali dell''articolo 18 da parte della l.numero 117/2019 . Tuttavia, la consegna della persona interessata può essere rifiutata in conformità all' articolo 2 della L. 69/2005 , qualora vi sia dimostrata l'effettività del rischio concreto di violazione del diritto fondamentale della madre al rispetto della sua vita privata e familiare e dell'interesse superiore dei suoi figli minori a causa di carenze sistemiche o generalizzate in ordine alle condizioni di detenzioni delle madre di minori in tenere età e di cura di tali minori nello Stato membro emittente. Pertanto, qualora le informazioni pervenute escludano la presenza certa di tali rischi, la Corte d'Appello deve limitarsi a prendere atto delle stesse ed a procedere alla consegna, nel rispetto del principio del mutuo riconoscimento. oppure di carenze riguardanti tali condizioni che pregiudicano più specificamente un gruppo oggettivamente identificabile di persone, come minori con disabilità. Nel caso di specie secondo quanto statuito dalla Corte di giustizia, la Corte d'Appello deve stabilire se esistano elementi oggettivi, attendibili, precisi e debitamente aggiornati atti a dimostrare l'esistenza del rischio di tale violazione nello Stato membro emittente e nella seconda fase verificare in modo preciso e concreto in quale misura le carenze identificate durante la prima fase possano incidere sulle condizioni di detenzione della persona oggetto di mandato d'arresto europeo. La Suprema Corte, infatti, nella sentenza in commetto ha evidenziato come l' istruttoria svolta dalla Corte d‘ Appello sia stata lacunosa, non avendo Ella indagato in tale direzione, e pertanto, alla luce di questi principi ha annullato la sentenza impugnata con rinvio ad altra sezione della Corte d'Appello di Bologna per nuovo giudizio sul punto, che si uniformi ai principi predetti.

Presidente Fidelbo – Relatore D’Arcangelo Il testo integrale della sentenza sarà disponibile a breve.