La responsabilità del consigliere non esecutivo di società bancaria

Della recente decisione della Corte Suprema qui annotata, oltre alla chiarezza della motivazione, si apprezzano le interessanti riflessioni sul tema della responsabilità dell’amministratore non esecutivo di società bancaria.

Il componente del consiglio di amministrazione, anche se privo di deleghe operative, deve possedere e attivare una costante e adeguata conoscenza del business bancario poiché compartecipe delle decisioni di strategia gestionale assunte dall'intero consiglio, ha l'obbligo di contribuire ad assicurare un governo efficace dei rischi in tutti i settori di operatività della banca, oltre che ad attivarsi in modo da esercitare proficuamente la funzione di monitoraggio sulle scelte compiute, non solo in vista della valutazione delle relazioni degli amministratori delegati e in presenza delle loro segnalazioni, ma anche ai fini dell'esercizio dei poteri di direttiva o avocazione riguardo alle attività rientranti nella delega. Questa la linea di pensiero tracciata dalla Seconda Sezione Civile. I fatti di causa La Corte di Appello di Roma respingeva le opposizioni avanzate dai cessati componenti del consiglio di amministrazione di una banca avverso le sanzioni loro irrogate dalla Banca d'Italia all'esito di un accertamento ispettivo di vigilanza . Agli incolpati erano stati contestati comportamenti di omessa vigilanza nonostante l'emersione di notevoli criticità nella gestione, nonché la mancata adozione dei necessari provvedimenti finalizzati a garantire una migliore efficienza operativa dell'istituto bancario. Numerose posizioni anomale sarebbero poi state mantenute “ in bonis ” ancorché deteriorate. In particolare, la Corte territoriale ravvisava l'inadeguatezza delle giustificazioni addotte dai componenti del consiglio di amministrazione con riferimento agli addebiti di mancato rilievo delle connessioni economiche tra gruppi in difficoltà, all'insufficiente approfondimento delle finalità dei finanziamenti richiesti, al ricorso a forme tecniche non correlate alle finalità delle operazioni, all'inidoneità delle modalità di stima degli immobili offerti in garanzia, all'omessa comunicazione all'organo di vigilanza di posizione ad andamento anomalo e di previsioni di perdita, alla mancata segnalazione di posizioni deteriorate. Di qui ricorso per cassazione. La natura del termine del procedimento di irrogazione delle sanzioni amministrative Con il primo motivo di ricorso viene denunciata la violazione e falsa applicazione dell'articolo 2 Legge numero 241/1990 e del Regolamento della Banca d'Italia del 25 giugno 2008, oltre che delle Disposizioni di vigilanza in materia di sanzioni e procedura sanzionatoria amministrativa . Ciò sul presupposto che, nella specie, il procedimento si sarebbe protratto oltre il termine di 240 giorni. La Corte Suprema respinge tale motivo affermando il seguente principio di diritto « nel procedimento di irrogazione delle sanzioni amministrative previste in tema di intermediazione finanziaria , il termine di 240 giorni di cui all' articolo 145 del d.lgs. numero 385 del 1993 non ha natura perentoria e, pertanto, non può determinare alcuna decadenza dall'esercizio della potestà sanzionatoria attesa la inidoneità del regolamento interno a modificare le disposizioni sul procedimento di irrogazione delle sanzioni amministrative dettate dalla legge numero 689 del 1981 . Ne consegue che il regime decadenziale e prescrizionale applicabile può essere desunto esclusivamente dall' articolo 14 della citata legge numero 689 del 1981 , che prescrive un termine perentorio soltanto per la contestazione differita, e non trova alcuna applicazione nemmeno la disciplina di cui alla legge numero 241/1990 ». Il procedimento sanzionatorio Banca d'Italia ed il diritto di difesa dell'incolpato In allineamento all'orientamento di legittimità v. Cas. numero 16157/2020 , la Corte Suprema, nel respingere anche il secondo motivo di ricorso, ribadisce il generale principio di diritto alla stregua del quale il procedimento sanzionatorio davanti alla Banca d'Italia non viola il diritto di difesa dell'incolpato , atteso che , sebbene l' articolo 24, comma 1, l. numero 262 del 2005 disponga che «i procedimenti sanzionatori sono svolti nel rispetto dei principi della piena conoscenza degli atti istruttori, del contraddittorio, della verbalizzazione, nonché della distinzione tra funzioni istruttorie e funzioni decisorie», è tuttavia esclusa la diretta applicabilità, in tale ambito, dei precetti costituzionali degli articolo 24 e 111 Cost. , invocabili solo con riferimento al processo che si svolge davanti al giudice, innanzi al quale l'incolpato può impugnare il provvedimento sanzionatorio con piena garanzia del diritto di difesa e del contraddittorio. Ruolo e responsabilità dell'amministratore non esecutivo di società bancaria Viene ritenuto infondato anche il motivo con il quale è stata contestata alla Corte distrettuale la violazione dell'articolo 53 lett. b e d TUB in relazione alla mancata o inadeguata considerazione della graduazione della re sponsabilità degli amministratori nel diritto societario e alla diversità dei ruoli e delle funzioni tra la figura gestoria apicale e quella di mero consigliere. La Corte Suprema attribuisce un ruolo pro attivo al consigliere non esecutivo di azienda bancaria, enfatizzando il dovere di agire informato. Segnatamente, viene ricordato che, secondo consolidata giurisprudenza di legittimità v. Cass. numero 2737/2013 Cass. numero 22848/2015 nello specifico settore delle attività bancarie o di intermediazione finanziaria , ai fini del contenimento del rischio creditizio nelle sue diverse configurazioni, nonché dell'organizzazione societaria e dei controlli interni, l'articolo 53, lett. b e d , d.lgs. numero 385/1993 e le disposizioni attuative dettate con le Istruzioni di vigilanza per le banche sanciscono doveri di particolare pregnanza in capo ai componenti del consiglio di amministrazione nel suo complesso e ai singoli consiglieri anche se privi di deleghe operative . Essi sono sempre tenuti ad agire in modo informato e, in ragione dei requisiti di professionalità di cui sono e devono essere in possesso, ad impedire possibili violazioni. Tale dovere, scolpito dall' articolo 2381 c.c. , commi 3 e 6, e dall' art 2392 c.c. , non va rimesso – puntualizza la Corte Suprema - nella sua concreta operatività alle segnalazioni provenienti dai rapporti degli amministratori delegati, giacché anche i singoli consiglieri devono possedere e attivare una costante ed adeguata conoscenza del business bancario e, essendo compartecipi delle decisioni di strategia gestionale assunte dall'intero consiglio, hanno l' obbligo di contribuire ad assicurare un governo efficace dei rischi in tutti i settori di operatività della banca , oltre che ad attivarsi in modo da esercitare proficuamente la funzione di monitoraggio sulle scelte compiute, non solo in vista della valutazione delle relazioni degli amministratori delegati, ma anche ai fini dell'esercizio dei poteri di direttiva o avocazione riguardo alle attività rientranti nella delega. Aggiunge la Seconda Sezione Civile che l'ambito entro il quale deve esprimersi la diligenza dei consiglieri non è mutato neppure a seguito della riforma del diritto societario adottata con d. lgs. numero 6/2003 . Difatti l'articolo 2381, comma 6, c.c., impone un dovere di agire in modo informato, disponendo infine che «ciascun amministratore può chiedere agli organi delegati che in consiglio siano fornite informazioni relative alla gestione della società» il comma 2 dell' articolo 2392 c.c. continua a prevedere che gli amministratori «sono in ogni caso solidalmente responsabili se, essendo a conoscenza di fatti pregiudizievoli, non hanno fatto quanto potevano per impedirne il compimento o eliminarne o attenuarne le conseguenze dannose». Con specifico riferimento ai consiglieri non esecutivi di società bancaria, l'articolo 53, lett. b e d , TUB prevede che la Banca d'Italia emani disposizioni di carattere generale aventi ad oggetto il contenimento del rischio nelle sue diverse configurazioni e l'organizzazione societaria e dei controlli interni. Le disposizioni attuative dettate con le Istruzioni di vigilanza per le banche, mediante la Circolare 21 aprile 1999 numero 229 e successive integrazioni sanciscono doveri di particolare pregnanza in capo al consiglio di amministrazione di azienda bancaria, che si incentrano, per l'intero organo collegiale, proprio in quel compito di monitoraggio e valutazione della struttura operativa. I precedenti di legittimità e la «sensibilità percettiva» del consigliere non esecutivo Ricorda opportunamente la Seconda Sezione che il dovere di agire in modo informato gravante sui consiglieri non esecutivi è stato chiarito dalla sentenza della Corte di Legittimità numero 2737/2013. Trattasi di dovere particolarmente stringente in materia di organizzazione e governo societario delle banche, anche in ragione degli interessi protetti dall' articolo 47 Cost. , la cui rilevanza pubblicistica plasma l'interpretazione delle norme dettate dal codice civile ciò, in quanto la « diligenza richiesta agli amministratori risente della «natura dell'incarico» ad essi affidato ed è commisurata alle «loro specifiche competenze» articolo 2392 c.c. ». La richiamata pronuncia ha poi ricordato come il TUB esiga il possesso, in capo ai soggetti investiti di funzioni di amministrazione presso banche, di determinati requisiti di professionalità articolo 26 , mentre le predette Istruzioni di vigilanza attribuiscono al consiglio di amministrazione una quantità di compiti specifici afferenti ai rischi ed al sistema informativo interno, con l'obbligo espresso di adottare «con tempestività idonee misure correttive» «nel caso emergano carenze o anomalie» titolo IV, capitolo 11, sezione II . In presenza di società bancarie è stato ivi enfatizzato il dovere di agire informati dei consiglieri non esecutivi che, «non è rimesso, nella sua concreta operatività, alle segnalazioni provenienti dagli amministratori delegati attraverso i rapporti del quali la legge onera questi ultimi, giacché anche i primi devono possedere ed esprimere costante ed adeguata conoscenza del business bancario e, essendo compartecipi delle decisioni assunte dall'intero consiglio al quale è affidata l'approvazione degli orientamenti strategici e delle politiche di gestione del rischio dell'intermediario , hanno l'obbligo di contribuire ad assicurare un governo efficace dei rischi in tutte le aree della banca e di attivarsi in modo da poter utilmente ed esercitare utilmente una funzione dialettica e di monitoraggio sulle scelte compiute dagli organi esecutivi attraverso un costante flusso informativo e ciò non solo in vista della valutazione del rapporti degli amministratori delegati, ma anche ai fini della diretta ingerenza nella delega attraverso l'esercizio del poteri, di spettanza del consiglio di amministrazione, di direttiva e di avocazione» sul tema, cfr. Cass. numero 17799/2014 . Conclude pertanto la Corte Suprema avvertendo che mediante le richiamate disposizioni del TUB e della normativa secondaria, l'ordinamento ripone un particolare affidamento nella specifica competenza degli amministratori , sia pure non esecutivi, in ragione dei loro requisiti di professionalità e, perciò, di una dovuta sensibilità percettiva, nonché nella connessa reazione, che concreta il dovere di ostacolare l'accadimento dannoso. Ragion per cui, in presenza di segnali d'allarme percepibili da un amministratore diligente secondo la specifica competenza, egli risponde del mancato dovere di attivarsi. Qualche recente riferimento di dottrina v. DE POLI, Amministratori non esecutivi di banca e violazione del dovere di agire in modo informato, in Giur. comm., 2022, 446 ID, Segnali di allarme e responsabilità degli amministratori non esecutivi di banca, in Le Società, 2021, 561 PASSADOR, Gli amministratori non esecutivi di società bancarie nella giurisprudenza, in Giur. it., 2020, 867.

Presidente Bertuzzi – Relatore Carrato Il testo integrale della sentenza sarà disponibile a breve.