Rimborsi ante 1997: le Sezioni Unite confermano il divieto di eccepire la prescrizione per l'Amministrazione finanziaria

L’articolo 2, comma 58, l. 24 dicembre 2003, numero 350 Legge Finanziaria 2004 pone a carico dell’Amministrazione Finanziaria un vero e proprio obbligo di non far valere la prescrizione del diritto del contribuente al rimborso delle eccedenze IRPEF ed IRPEG sulle dichiarazioni presentate fino al 30 giugno 1997 [ ].

[ ] Questo obbligo, la cui violazione è rilevabile anche d'ufficio dal giudice, viene a cessare dopo un decennio, pari al decorso di un nuovo termine prescrizionale, dall'entrata in vigore 1° gennaio 2004 della legge stessa. È quanto stabilito dalla Corte di Cassazione, con la sentenza in esame. Sull'Amministrazione finanziaria grava il divieto di eccepire la prescrizione Ricordiamo che la disposizione de qua statuisce quanto segue « Nel quadro delle iniziative volte a definire le pendenze con i contribuenti, e di rimborso delle imposte, l'Agenzia delle entrate provvede alla erogazione delle eccedenze di IRPEF e IRPEG dovute in base alle dichiarazioni dei redditi presentate fino al 30 giugno 1997, senza far valere la eventuale prescrizione del diritto dei contribuenti ». Secondo la giurisprudenza di legittimità tale disposizione dovrebbe essere interpretata « in senso non precettivo cioè non di vero e proprio ‘obbligo', per l'Agenzia delle Entrate, di non eccepire la prescrizione eventualmente maturata sul credito chiesto a rimborso , ma facoltativo e discrezionale cioè di semplice ‘invito' a non eccepire », essendo « volta soltanto a sollecitare e promuovere nell'Agenzia delle Entrate l'osservanza di un comportamento di astensione e rinuncia, e però priva di qualsiasi presidio di effettività o sanzione ». Tale esegesi si è formata tralatiziamente cfr. Cass., sez. trib., 6 novembre 2023 ord. , numero 30768 , in CED Cass. , Rv. 669717 a partire da quanto scritto dalle Sezioni Unite della Corte di Cassazione nella sentenza numero 2687 del 2007 Cass., sez. unite civ., 7 febbraio 2007, numero 2687 , in CED Cass. , Rv. 594805 , vale a dire che l' articolo 2, comma 58, l. numero 350 del 2003 « non modifica i termini di prescrizione ordinaria, ma si limita ad invitare l'Amministrazione a non ‘far valere' tale prescrizione. Dunque, il giudice non deve procedere ad una diretta applicazione della norma, spettando all'Amministrazione non proporre in giudizio la eccezione di prescrizione forse anche abbandonarla in caso di controversia già in atto ». Nella sentenza in commento il Collegio ritiene che tale presa di posizione non possa essere condivisa non soltanto perché l' articolo 2, comma 58, l. numero 350 del 2003 non fosse direttamente rilevante nel caso allora sub iudice , ma anche perché è contraddetta dall'interpretazione letterale e teleologica della norma. In base al criterio letterale , la disposizione - «muove da un verbo declinato al modo indicativo e tempo presente “ provvede ” , dunque nel senso della puntualità, attualità ed immanenza, non della mera possibilità, del compiersi dell'azione - circostanzia quest'ultima sia per un fare erogazione delle eccedenze Irpef ed Irpeg sulle dichiarazioni presentate fino al 30 giugno 1997 , sia per un non-fare ad esso funzionalmente correlato “senza far valere” la eventuale prescrizione - richiama nell'incipit “nel quadro delle iniziative volte a definire le pendenze con i contribuenti e di rimborso delle imposte” la nozione di “ pendenza ” di un rapporto di debito-credito, alla quale va attribuito il significato tecnico-giuridico evincibile dalla più volte citata sentenza delle Sezioni Unite del 2007, nel senso cioè che la sola esposizione in dichiarazione del credito vertendosi appunto qui di un credito non da indebito, ma da dichiarazione è condizione necessaria e sufficiente a stabilire la ‘pendenza' dell'istanza di rimborso». In base al criterio teleologico , la disposizione è « dichiaratamente mirata a ‘chiudere' le pratiche di rimborso IRPEF-IRPEG emergenti dalle dichiarazioni fino al giugno 1997, in correlazione sia con la procedura di condono ‘tombale' in essere in forza della legge 289/2002 in modo tale da quantomeno attutire la discriminazione intercorrente tra i contribuenti a debito, ammessi al beneficio condonistico, e quelli a credito, ammessi al rimborso sulle imposte reddituali pur dopo l'eventuale prescrizione , sia con il fatto che proprio a decorrere dal 1997 diveniva operativo il nuovo regime dei rimborsi mediante compensazione diretta entro la data di presentazione della dichiarazione successiva, ex articolo 17 d.lgs.241 del 9.7.1997 ”» Entrambi tali criteri inducono a escludere che in capo all'Amministrazione finanziaria possa configurarsi un potere discrezionale di non-eccezione della prescrizione. A ciò si aggiunga che, come indicato nell'ordinanza numero 112 del 2013, la Corte Costituzionale ha ritenuto la norma come « espressiva di un trattamento di favore necessariamente ed invariabilmente applicato a tutti i contribuenti che si trovino nelle stesse condizioni da essa dettate », vale a dire con eccedenza IRPEF o Irpeg in IRPEG presentate entro il 30 giugno 1997. La violazione del divieto di eccepire la prescrizione è rilevabile d'ufficio dal giudice Dal fatto che l' articolo 2, comma 58, l. numero 250 del 2003 pone un divieto di eccepire la prescrizione per l'Amministrazione finanziaria deriva che la sua violazione deve essere rilevata d'ufficio dal giudice, trattandosi di norma imperativa rivolta al perseguimento di un interesse pubblico . Tale regola non produce effetti perpetui, giacché, non trattandosi di norma sulla prescrizione ma di norma sul regime della sua inopponibilità in sede amministrativa ed ineccepibilità in sede processuale, « l'aspetto procedurale cede all'evidenza il passo all'effetto sostanziale che naturalmente ne consegue, dato appunto dal fatto che il diritto di credito può dal contribuente essere esercitato, senza tema di eccezione estintiva, pur dopo l'inutile decorso del termine di prescrizione decennale ». L'estensione a tempo indeterminato del regime procedurale di inopponibilità determinerebbe una assoluta ed illimitata imprescrittibilità del diritto al rimborso potrebbe contrastare con gli articolo 3 e 97 Cost. in punto di ragionevolezza e di efficienza e buon andamento della Pubblica Amministrazione, « le cui entrate ed esigenze di bilancio troverebbero in questa imprescrittibilità – in eterno - un oggettivo fattore di incertezza » « da qui l'esigenza di apprestare, secondo un discrimine temporale certo, un'interpretazione conforme della disposizione in esame che preveda la caducazione del divieto e la riespansione della regola generale di normale eccepibilità, ex articolo 2934 segg. cod.civ. , una volta decorso un decennio dalla sua entrata in vigore, arco temporale corrispondente all'intero decorso di un nuovo termine prescrizionale ».

Presidente D'Ascola - Relatore Stalla Il testo integrale della sentenza sarà disponibile a breve.