Overturning sfavorevole in appello e giudizio abbreviato

Il giudice d’appello che riformi la pronuncia assolutoria di primo grado, in virtù delle modifiche apportate dalla Riforma Cartabia all’articolo 603, comma 3- bis , c.p.p., non è più tenuto incondizionatamente alla rinnovazione delle prove dichiarative. Inoltre, in virtù del principio tempus regit actum , non rileva la circostanza che la modifica normativa sia entrata in vigore solo successivamente all’impugnazione della sentenza di primo grado.

Lo ha affermato la quinta Sezione penale della Corte di Cassazione, con la sentenza in esame. Il suicidio assistito Nel caso di specie, la Corte d’Assise d’appello di Catania ha riformato la pronuncia di assoluzione emessa dal GUP del Tribunale di Catania a seguito di giudizio abbreviato e ha accolto l’appello del pubblico ministero, condannando l’imputato, presidente di un’associazione italiana avente come scopo principale la promozione del diritto all’eutanasia , per il reato di istigazione al suicidio . La vicenda riguardava il suicidio assistito di una persona affetta dalla sindrome stiloidea di Eagle, avvenuto in una clinica svizzera. Avverso la sentenza ha proposto ricorso per cassazione l’imputato tramite i propri difensori, deducendo, inter alia , i mancata audizione dell’imputato nel giudizio di appello ai sensi dell’articolo 603, comma 3- bis , c.p.p. ii erronea applicazione della legge penale e vizi della motivazione in merito all’affermazione della responsabilità dell’imputato iii difetto di motivazione rafforzata della sentenza impugnata, stante l’assenza di un confronto critico con la motivazione della sentenza assolutoria di primo grado. Nessun obbligo di rinnovazione delle prove dichiarative in caso di riforma della sentenza assolutoria di primo grado pronunciata a seguito di giudizio abbreviato La Corte di Cassazione ha ritenuto infondata l’eccezione relativa alla mancata audizione dell’imputato nel giudizio d’appello ai sensi dell’articolo 603, comma 3- bis , c.p.p. La Corte ha chiarito che l’eccezione non tiene conto delle modifiche apportate a tale disposizione dal d.lgs. numero 150/2022, c.d. Riforma Cartabia. Il testo originario della norma, introdotta dalla I. numero 103/2017, comportava l’obbligo di rinnovare le prove dichiarative decisive oggetto di diversa valutazione in caso di riforma in appello della sentenza assolutoria di primo grado e tale previsione era valida anche in caso di riforma in peius in appello a seguito di giudizio abbreviato la violazione di tale obbligo determinava una nullità di ordine generale a regime intermedio della sentenza d’appello, deducibile in sede di giudizio di legittimità Cass. numero 18620 del 19/01/2017, Patalano, Rv. 269785 . Il d.lgs. numero 150/2022, però, ha circoscritto l’obbligo di rinnovazione ai soli casi di prove dichiarative assunte nel corso del dibattimento di primo grado, ovvero all’esito di integrazione probatoria disposta nel giudizio abbreviato ai sensi degli articolo 438, comma 5, e 441, comma 5, c.p.p. Alla luce della modifica normativa risulta quindi escluso che il giudice dell’appello che intenda riformare la sentenza assolutoria di primo grado pronunciata a seguito di giudizio abbreviato debba assumere l’ esame dell’imputato , qualora questi abbia reso dichiarazioni esclusivamente nel corso delle indagini preliminari, come avvenuto nel caso di specie. In secondo luogo, non rileva la circostanza che la modifica normativa sia entrata in vigore solo successivamente all’impugnazione della sentenza di primo grado. Come noto, in tema di successione di leggi processuali nel tempo, con riferimento alla materia delle impugnazioni e al principio tempus regit actum , la giurisprudenza ha affermato che nei procedimenti di impugnazione le regole processuali possono incidere sul giudizio perché non vi è ancora un atto compiuto che abbia esaurito i propri effetti. È dunque legittimo che il giudice dell’appello non abbia proceduto alla rinnovazione dell’interrogatorio dell’imputato in accordo con quanto previsto attualmente dall’articolo 603, comma 3- bis , c.p.p. I caratteri della motivazione rafforzata I Giudici hanno accolto gli altri motivi di ricorso. Con riferimento alla riforma di una decisione di primo grado, la Suprema Corte ha innanzitutto ricordato l’insegnamento delle Sezioni Unite, secondo cui il giudice di appello che riformi la decisione di primo grado ha l’obbligo di delineare le linee portanti del proprio alternativo ragionamento probatorio e di confutare specificamente i più rilevanti argomenti della motivazione della prima sentenza, dando conto delle ragioni della relativa incompletezza o incoerenza, tali da giustificare la riforma del provvedimento impugnato Cass. numero 33748 del 12/07/2005, Nannino, Rv. 231679 . Tale obbligo, come hanno avuto occasione di precisare in seguito le Sezioni Unite, deve essere declinato in maniera differente a seconda che l’ overturning abbia ad oggetto una pronuncia di condanna o di assoluzione . Infatti, la presunzione d’innocenza e la regola di giudizio dell’oltre ogni ragionevole dubbio impongono soglie probatorie asimmetriche in relazione al diverso epilogo decisorio e tale condizione ha evidenti riflessi anche sul piano dell’estensione dell’obbligo di motivazione Cass. numero 14800 del 21/12/2017, Troise, Rv. 272430 . In caso di ribaltamento della condanna, come ricordato dal Collegio, l’onere di confutazione della sentenza impugnata si traduce in quello di giustificare i motivi per cui le ragioni del primo giudice non consentono di escludere ricostruzioni alternative del fatto l’operazione è di tipo essenzialmente demolitivo. In caso di ribaltamento di una pronuncia assolutoria , invece, il giudice dell’impugnazione non è più chiamato ad argomentare la plausibilità dell’innocenza dell’imputato, bensì la certezza della sua colpevolezza il giudice, sulla base di evidenti vizi logici o inadeguatezze probatorie della prima sentenza, deve giustificare per quale motivo il diverso apprezzamento delle risultanze processuali deve ritenersi come l’unico ricostruibile al di là di ogni ragionevole dubbio. In tale ottica il giudice dell’appello non può limitarsi ad imporre la propria valutazione del compendio probatorio che ritiene preferibile a quella affermata nel provvedimento impugnato, ma deve provvedere ad una motivazione che, sovrapponendosi pienamente a quella della decisione riformata, dia ragione delle scelte operate e della maggiore considerazione accordata ad elementi di prova diversi o diversamente valutati. Nel caso di specie, la Cassazione ha evidenziato come la Corte territoriale si è limitata a riassumere il percorso giustificativo seguito dal GUP, per poi accantonarlo, senza mai effettivamente confrontarsi con le argomentazioni articolate dal primo giudice. La Corte ha registrato quindi l’assenza di un’argomentata critica delle ragioni per cui la motivazione della sentenza di primo grado deve ritenersi logicamente viziata. La struttura del reato di istigazione o aiuto al suicidio La Suprema Corte ha poi esaminato le illogicità della motivazione della sentenza oggetto di impugnazione con riferimento alla struttura della fattispecie criminosa di cui all’articolo 580 c.p. Sul punto, la Corte ha ricordato che si tratta di una fattispecie plurisoggettiva necessaria impropria infatti, ai fini dell’integrazione del reato di istigazione o aiuto al suicidio devono necessariamente concorrere l’azione autolesiva del soggetto passivo di per sé non punibile e la condotta del soggetto attivo del reato. La condotta di quest’ultimo deve risolversi in una forma di istigazione ravvisabile i nella determinazione o nel rafforzamento dell’altrui volontà suicida oppure ii nell’agevolazione dell’esecuzione del suicidio. Alla luce della particolare natura della fattispecie, la condotta dell’agente, per essere tipica, deve assumere un’ oggettiva efficienza nella causazione dell’evento del reato , ma la produzione dell’evento morte deve comunque restare materialmente affidata all’azione del soggetto passivo , perché altrimenti si configurerebbero altre ipotesi di reato, come quelle di cui agli articolo 575 e 579 c.p. I caratteri della condotta tipica, come ha osservato la Cassazione, devono poi riflettersi nel dolo. Il soggetto agente deve rappresentarsi l’evento morte come dipendente dalla propria condotta ed essere consapevole della obiettiva serietà dell’altrui proposito suicida. Annullamento con rinvio In ragione dei principi illustrati, la Corte ha ritenuto la motivazione della sentenza impugnata del tutto carente con riferimento tanto alla tipicità del fatto quanto alla sussistenza del nesso eziologico tra la condotta contestata all’imputato e l’evento morte del soggetto passivo. La Suprema Corte ha dunque annullato la sentenza impugnata e ha rinviato per nuovo giudizio ad altra sezione della Corte d’Assise d’appello.

Presidente Vessichelli – Relatore Pistorelli Il testo integrale della sentenza sarà disponibile a breve.