La negazione del riconoscimento dei cambiamenti di prenome e genere tra Stati membri viola i diritti dei cittadini dell'UE

Nel caso sottoposto alla CGUE, un cittadino rumeno è stato registrato alla nascita in Romania come di sesso femminile. Dopo essersi trasferito nel Regno Unito, ha acquisito la cittadinanza britannica pur mantenendo la sua cittadinanza rumena. È in tale paese che, nel 2017, ha cambiato il suo prenome e il suo titolo civile da femminile a maschile e, nel 2020, ha ottenuto il riconoscimento legale della sua identità di genere maschile.

Nel maggio 2021, il protagonista della vicenda in esame ha chiesto alle autorità amministrative rumene di iscrivere nel suo atto di nascita le indicazioni relative al suo cambiamento di prenome, di sesso e di codice numerico personale, e di rilasciargli, inoltre, un nuovo certificato di nascita contenente tali nuove indicazioni. Le autorità rumene hanno, però, respinto le sue richieste. Il caso è arrivato alla Corte di Giustizia, a cui è stato sottoposto il seguente quesito « se la normativa nazionale su cui si basava la decisione di diniego delle autorità rumene sia conforme al diritto dell'Unione e se la Brexit abbia un impatto su tale causa ». L'avvocato generale Jean Richard de la Tour osserva che «i fatti all'origine alla controversia di cui è investito il giudice rumeno si sono verificati prima della Brexit o durante il periodo di transizione ad essa successivo. I documenti emessi nel Regno Unito devono quindi essere considerati come quelli di uno Stato membro dell'Unione ai fini della valutazione della domanda del tribunale». Inoltre, egli ritiene che «il diritto alla libera circolazione dei cittadini dell'Unione e il diritto al rispetto della loro vita privata ostino a che le autorità di uno Stato membro rifiutino di riconoscere e iscrivere nei registri dello stato civile il prenome acquisito da un cittadino di tale Stato membro in un altro Stato membro di cui è parimenti cittadino. Lo stesso vale per il rifiuto da parte di tali autorità di riconoscere l' identità di genere acquisita dal cittadino in questione in tale altro Stato membro e di iscriverla senza alcun procedimento nel suo atto di nascita». Infine, sottolinea che « gli Stati membri restano competenti a prevedere , nel loro diritto nazionale, gli effetti di tale riconoscimento e di tale iscrizione in altri atti di stato civile nonché in materia di matrimonio e di filiazione ».

«Rinvio pregiudiziale – Cittadinanza dell’Unione – Articolo 21, paragrafo 1, TFUE – Diritto di circolare e di soggiornare liberamente negli Stati membri – Cittadino residente nel Regno Unito avente la cittadinanza di tale Stato e di uno Stato membro – Rifiuto da parte delle autorità di tale secondo Stato di annotare nel suo atto di nascita cambiamenti di prenome e di genere legalmente ottenuti nel primo Stato – Normativa nazionale che ammette la modifica di un atto di stato civile unicamente sulla base di una decisione giudiziaria definitiva – Impatto del recesso del Regno Unito dall’Unione» I. Introduzione 1. La domanda di pronuncia pregiudiziale verte sull’interpretazione dell’articolo 2 TUE, degli articoli 18, 20 e 21 TFUE nonché degli articoli 1, 7, 20, 21 e 45 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea 2 . 2. Tale domanda è stata presentata nell’ambito di una controversia tra, da un lato, una persona cittadina della Romania e, dall’altro, le autorità nazionali di tale Stato membro, incaricate della tenuta dei registri dello stato civile e della gestione del codice numerico personale 3 , a causa del loro rifiuto di riconoscere e di annotare nel suo atto di nascita il suo nuovo prenome e la sua nuova identità di genere 4 acquisiti 5 nel Regno Unito, paese di cui tale persona possiede parimenti la cittadinanza. 3. Tale causa offre alla Corte l’occasione di precisare la portata delle sue decisioni relative al riconoscimento dello status personale dei cittadini dell’Unione, fondate sull’articolo 21 TFUE, nei limiti della competenza degli Stati membri in materia di stato civile e di stato delle persone. II. Contesto normativo A. L’accordo di recesso 4. Il quarto e l’ottavo comma del preambolo dell’accordo sul recesso del Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord dall’Unione europea e dalla Comunità europea dell’energia atomica 6 , adottato il 17 ottobre 2019 ed entrato in vigore il 1º febbraio 2020, approvato con decisione UE 2020/135 del Consiglio, del 30 gennaio 2020 7 , enunciano quanto segue «[Rammentando] che, ai sensi dell’articolo 50 TUE in combinato disposto con l’articolo 106 bis del trattato Euratom e fatte salve le modalità stabilite nel presente accordo, il diritto dell’Unione e dell’Euratom cessa di essere applicabile nella sua interezza al Regno Unito a decorrere dalla data di entrata in vigore del presente accordo. [Considerando] che è nell’interesse sia dell’Unione che del Regno Unito stabilire un periodo di transizione o di esecuzione durante il quale dovrebbe applicarsi al Regno Unito e nel Regno Unito, di norma con gli stessi effetti giuridici prodotti negli Stati membri, il diritto dell’Unione, compresi gli accordi internazionali, al fine di evitare turbative durante il periodo di negoziazione dell’accordo o degli accordi sulle future relazioni». 5. Ai sensi dell’articolo 126 dell’accordo di recesso, intitolato «Periodo di transizione» che figura nella quarta parte dello stesso, relativa alla «[t]ransizione» «È previsto un periodo di transizione o esecuzione che decorre dalla data di entrata in vigore del presente accordo e termina il 31 dicembre 2020». 6. L’articolo 127 di tale accordo, intitolato «Ambito di applicazione della transizione», così dispone, al suo paragrafo 1, primo comma, e al suo paragrafo 6 «1. Salvo che il presente accordo non disponga diversamente, il diritto dell’Unione si applica al Regno Unito e nel Regno Unito durante il periodo di transizione. 6. Salvo che il presente accordo non disponga diversamente, durante il periodo di transizione i riferimenti agli Stati membri nel diritto dell’Unione applicabile a norma del paragrafo 1, anche attuato e applicato dagli Stati membri, si intendono fatti anche al Regno Unito». B. Diritto rumeno 7. L’articolo 9 della Legea nr. 119/1996 cu privire la actele de stare civilă legge numero 119/1996, sugli atti di stato civile 8 , del 16 ottobre 1996 in prosieguo la «legge numero 119/1996» , nella sua versione applicabile alla controversia di cui al procedimento principale, recita come segue «Nel caso in cui l’ufficiale di stato civile o il funzionario che esercita funzioni di stato civile rifiuti di redigere un atto o effettuare un’annotazione che rientra nelle sue competenze, la persona la cui richiesta è rimasta disattesa può adire il giudice competente, in conformità con la legge». 8. L’articolo 43 di tale legge prevede quanto segue «Negli atti di nascita, e se del caso negli atti di matrimonio o di morte, si effettuano annotazione relative ai cambiamenti intervenuti nello stato civile della persona, nei seguenti casi f il cambiamento di nome i il cambiamento del sesso, a seguito di una decisione giudiziaria passata in giudicato». 9. Ai sensi dell’articolo 57, paragrafo 1, di detta legge «L’annullamento, l’integrazione o la modifica degli atti di stato civile e delle annotazioni in essi contenute possono essere effettuati solo in virtù di una decisione giudiziaria passata in giudicato». 10. In applicazione degli articoli 1, 2 nonché 10 e seguenti della legge numero 119/1996, le autorità incaricate della tenuta dei registri di stato civile rilasciano certificati di nascita, di matrimonio o di morte sulla base degli atti di stato civile da essi conservati senza riprodurli integralmente. 11. L’articolo 4, paragrafo 2, lettera l , dell’Ordonanța Guvernului nr. 41/2003 privind dobândirea și schimbarea pe cale administrativă a numelor persoanelor fizice ordinanza del governo numero 41/2003 sull’acquisizione e la modifica per via amministrativa dei nomi delle persone fisiche 9 , del 30 gennaio 2003, enunciava quanto segue «Le domande di cambiamento di nome sono considerate fondate nei seguenti casi l se la persona ha ottenuto l’approvazione del cambiamento di sesso con una decisione giudiziaria passata in giudicato e irrevocabile e chiede di portare un nome corrispondente, presentando un documento medico-legale che indichi il suo sesso». 12. L’articolo 131, paragrafo 2, della metodologia approvata dalla Hotărârea Guvernului nr. 64/2011 pentru aprobarea Metodologiei cu privire la aplicarea unitară a dispozițiilor în materie de stare civilă decisione del governo numero 64/2011, recante approvazione della metodologia relativa all’applicazione uniforme delle disposizioni in materia di stato civile , del 26 gennaio 2011, è così formulato «Il codice numerico personale è assegnato sulla base dei dati iscritti nell’atto di nascita relativi al sesso e alla data di nascita». 13. Tale codice numerico personale è iscritto negli atti di stato civile 10 . 14. Ai sensi della normativa rumena relativa al rilascio di carte d’identità e di passaporti 11 , in tali documenti sono iscritti, segnatamente, il cognome, il nome, il sesso e il codice numerico personale dei titolari degli stessi. Le modifiche a tali dati intervenute all’estero non possono avere effetto in Romania in assenza di una previa trascrizione da parte dei servizi di stato civile, al momento del rilascio del passaporto in caso di cambiamento di cognome e di nome, o della carta d’identità in caso di modifica dei dati relativi allo stato civile. In applicazione dell’articolo 19, lettera i , del decreto legge del governo numero 97/2005, il servizio pubblico responsabile del registro delle persone rilascia un nuovo documento d’identità in caso di cambiamento di sesso. C. Diritto del Regno Unito 15. Ai sensi dell’articolo 2, paragrafo 1, e dell’articolo 3 del Gender Recognition Act 2004 legge del 2004 sul riconoscimento del genere , nella sua versione applicabile al procedimento principale 12 , una persona di età superiore ai 18 anni che desideri ottenere il riconoscimento giuridico del genere da essa dichiarato si rivolge a un comitato per il riconoscimento del genere che esamina gli elementi di prova da essa forniti al fine di ottenere un certificato di riconoscimento del genere 13 . Si tratta, da un lato, di una diagnosi di disforia di genere da parte di un medico o di uno psicologo specializzato in materia e, dall’altro, di una dichiarazione solenne che la persona ha vissuto conformemente al suo genere acquisito per almeno due anni e che intende vivere conformemente ad esso per il resto della sua vita. 16. L’articolo 9, paragrafo 1, di tale legge dispone che il rilascio di un GRC definitivo comporta il pieno riconoscimento, a tutti gli effetti, del genere acquisito dal richiedente. Esso non può però essere utilizzato come mezzo di identificazione 14 . 17. In applicazione dell’Enrolment of Deeds Change of Name Regulations 1994 [regolamento del 1994 sulla registrazione degli atti cambiamento di nome ] 15 , un cittadino del Commonwealth può cambiare il proprio cognome o il proprio nome con una semplice dichiarazione, vale a dire un deed poll che può essere registrato, per le persone di età pari o superiore ai 18 anni, presso la cancelleria della High Court of Justice England & Wales , King’s Bench Division [Alta Corte di Giustizia Inghilterra e Galles , divisione del King’s Bench, Regno Unito]. In tal caso, esso viene pubblicato sul The London Gazette. Tale registrazione non è obbligatoria, in quanto la prova del cambiamento di nome può essere fornita con qualsiasi mezzo legale. III. Fatti della controversia di cui al procedimento principale e questioni pregiudiziali 18. Il ricorrente 16 , cittadino rumeno, è stato registrato alla nascita, il 24 agosto 1992 a Cluj-Napoca Romania , come di sesso femminile. 19. Dopo essersi trasferito nel Regno Unito con i propri genitori nel 2008, il ricorrente ha acquisito la cittadinanza britannica per naturalizzazione il 21 aprile 2016. Da allora possiede la doppia cittadinanza, rumena e britannica. 20. Il 21 febbraio 2017 il ricorrente ha cambiato il suo prenome e il suo titolo civile da femminile a maschile in base alla procedura del deed poll. 21. Dopo aver espletato tale formalità, egli ha proceduto alla sostituzione di alcuni documenti ufficiali rilasciati dalle autorità britanniche, ovvero la sua patente di guida e il suo passaporto. 22. Il 29 giugno 2020 il ricorrente ha ottenuto nel Regno Unito un «Gender Recognition Certificate» GRC , atto che conferma la sua identità di genere maschile. 23. Nel maggio 2021, sulla base dei due documenti ottenuti nel Regno Unito, cioè il deed poll e il GRC, il ricorrente ha chiesto al servizio di stato civile di Cluj di annotare nel suo atto di nascita le informazioni relative al suo cambiamento di prenome, di sesso e del suo codice numerico personale in modo da farlo corrispondere al sesso maschile, nonché di rilasciargli un nuovo certificato di nascita contenente tali nuove indicazioni. 24. A causa del rifiuto di tale servizio, il 14 settembre 2021 il ricorrente ha adito la Judecătoria Sectorului 6 Bucureşti Tribunale di primo grado del 6º distretto di Bucarest, Romania , giudice del rinvio, con le medesime richieste nell’ambito di un’azione diretta contro il servizio di stato civile di Cluj, la direzione responsabile dei registri dello stato civile e della gestione delle banche dati del Ministero degli Affari interni, nonché il Comune di Cluj-Napoca. 25. Il ricorrente fa valere che egli chiede al giudice del rinvio di ordinare l’adeguamento del suo atto di nascita alla sua identità di genere riconosciuta in via definitiva nel Regno Unito. Egli sollecita l’applicazione diretta del diritto dell’Unione, in particolare del diritto di ogni cittadino dell’Unione di circolare e di soggiornare liberamente nel territorio dell’Unione, al fine di poter esercitare tale diritto senza ostacoli disponendo di un documento di viaggio conforme alla sua identità di genere maschile. A suo avviso, costringerlo a seguire una nuova procedura giudiziaria in Romania, volta direttamente a ottenere l’approvazione del cambiamento di sesso, lo esporrebbe al rischio di ottenere una risposta di segno opposto a quella fornita dalle autorità britanniche, posto che la Corte europea dei diritti dell’uomo 17 ha dichiarato che la procedura rumena manca di chiarezza e di prevedibilità 18 . 26. Le autorità rumene convenute sostengono che il ricorso mira ad ottenere il riconoscimento del suo nuovo status sociale personale risultante dai cambiamenti intervenuti all’estero. Orbene, ai sensi dell’articolo 43, lettera i , della legge numero 119/1996, in caso di cambiamento di sesso, le annotazioni dei cambiamenti di stato civile sono registrate negli atti di nascita sulla base di una decisione giudiziaria passata in giudicato. 27. In tale procedimento, il Consiliul Naţional pentru Combaterea Discriminării Consiglio nazionale per la lotta contro la discriminazione, Romania è stato chiamato a intervenire ed è stata accolta la domanda accessoria di intervento dell’Asociația Accept associazione Accept a sostegno del ricorrente. 28. Il giudice del rinvio fa innanzitutto riferimento alla giurisprudenza pertinente della Corte, in particolare alle sentenze del 2 ottobre 2003, Garcia Avello 19 del 14 ottobre 2008, Grunkin e Paul 20 dell’8 giugno 2017, Freitag 21 , nonché del 14 dicembre 2021, Stolichna obshtina, rayon «Pancharevo» 22 , per poi esporre dubbi sulla conformità della normativa nazionale con i diritti connessi alla cittadinanza dell’Unione in quanto obbliga l’interessato a seguire una nuova procedura giudiziaria in uno degli Stati membri di cui ha la cittadinanza nonostante questi abbia già concluso con esito positivo un procedimento in un altro Stato membro di cui è parimenti cittadino, indipendentemente dalla natura del procedimento svoltosi in tale ultimo Stato e, in particolare, dal fatto che sia giudiziaria o amministrativa. 29. Infine, tale giudice ritiene che la risoluzione della controversia di cui al procedimento principale dipenda anche dal chiarimento delle conseguenze del recesso del Regno Unito dall’Unione. In particolare, in caso di risposta affermativa alla sua prima questione, occorrerebbe precisare se uno Stato membro sia tenuto a riconoscere gli effetti giuridici di un procedimento di cambiamento di genere avviato in uno Stato che aveva la qualità di Stato membro all’inizio di tale procedimento, ma che aveva già lasciato l’Unione alla data di conclusione dello stesso. 30. Ciò posto, la Judecătoria Sectorului 6 București Tribunale di primo grado del 6º distretto di Bucarest ha deciso di sospendere il procedimento e di sottoporre alla Corte le seguenti questioni pregiudiziali «1 Se il fatto che l’articolo 43, lettera i , e l’articolo 57 della [legge numero 119/1996] non riconoscano i cambiamenti delle annotazioni relative al sesso e al nome di battesimo nello stato civile, realizzati da un uomo transgender, avente doppia cittadinanza rumena e di un altro Stato membro , in un altro Stato membro attraverso il procedimento di riconoscimento giuridico del genere, e richiedano al cittadino rumeno di svolgere, dall’inizio, un distinto procedimento giudiziario in Romania, avverso il Servizio pubblico locale dell’Anagrafe e dello Stato civile, procedimento che è stato ritenuto privo di chiarezza e prevedibilità dalla Corte [EDU] [sentenza X e Y c. Romania] e che può sfociare in una decisione contraria a quella presa dall’altro Stato membro, osti all’esercizio del diritto alla cittadinanza dell’Unione articolo 20 [TFUE] e/o del diritto di circolare e soggiornare liberamente del cittadino dell’Unione articolo 21 [TFUE e articolo 45 della Carta] in condizioni di dignità, uguaglianza davanti alla legge e non discriminazione articolo 2 [TUE, articolo 18 TFUE e articoli 1, 20 e 21 della Carta] , nel rispetto del diritto alla vita privata e alla vita familiare articolo 7 della [Carta] . 2 Se l’uscita del [Regno Unito] dall’Unione europea influenzi la risposta alla questione di cui sopra, in particolare i laddove il procedimento per cambiare lo stato civile è iniziato prima della Brexit ed è stato completato nel periodo di transizione, e ii l’impatto della Brexit implica che la persona può usufruire dei diritti relativi alla cittadinanza europea, incluso il diritto alla libera circolazione e al soggiorno, solo in base ai documenti di identità o di viaggio rumeni in cui appare con sesso e nome di battesimo femminile, contrariamente all’identità di genere già riconosciuta giuridicamente». 31. Il ricorrente e l’associazione Accept, il Comune di Cluj-Napoca, i governi rumeno, tedesco, greco, ungherese, dei Paesi Bassi e polacco nonché la Commissione hanno presentato osservazioni scritte. Il ricorrente e l’associazione Accept, i governi tedesco, ungherese, dei Paesi Bassi e polacco nonché la Commissione hanno risposto oralmente ai quesiti formulati dalla Corte nell’udienza tenutasi il 23 gennaio 2024. IV. Analisi 32. La domanda di pronuncia pregiudiziale riguarda una richiesta diretta a ottenere l’annotazione in un atto di nascita di un cambiamento di prenome e di genere, sulla base di atti registrati nel Regno Unito, uno prima del recesso di tale Stato dall’Unione e l’altro prima della fine del periodo di transizione previsto dall’accordo di recesso. Il ricorrente, cittadino del Regno Unito, dove risiede, e della Romania, dove è nato, sostiene che il rilascio di un documento di viaggio conforme alla sua identità di genere gli consentirà di esercitare il suo diritto di circolare e di soggiornare liberamente all’interno dell’Unione in qualità di cittadino della stessa. 33. Pertanto, il giudice del rinvio si interroga, da un lato, sulla fondatezza, ai sensi del diritto dell’Unione, del rifiuto di riconoscere a un cittadino dell’Unione, ai fini dell’aggiornamento del suo atto di nascita, i cambiamenti relativi alla sua identità ottenuti in uno Stato in cui il diritto dell’Unione era al tempo applicabile. Dall’altro lato, esso chiede alla Corte di precisare quali conseguenze debbano trarsi dal recesso del Regno Unito dall’Unione. A. Sul collegamento con il diritto dell’Unione della situazione in cui un cittadino dell’Unione chiede l’iscrizione della sua identità di genere nel suo atto di nascita 34. Allo stato attuale del diritto dell’Unione, non esiste alcuna normativa o giurisprudenza che tratti le questioni relative all’aggiornamento, nello Stato membro di nascita di un cittadino dell’Unione, di quanto indicato negli atti di stato civile in materia di sesso o di identità di genere sulla base di atti predisposti o di decisioni adottate in un altro Stato membro. 35. Infatti, occorre ricordare che, in primo luogo, non è applicabile alcun regolamento in materia di cooperazione civile. Lo stato delle persone è espressamente escluso dall’ambito di applicazione del regolamento UE numero 1215/2012 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 12 dicembre 2012, concernente la competenza giurisdizionale, il riconoscimento e l’esecuzione delle decisioni in materia civile e commerciale 23 , e ciò a partire dalla convenzione concernente la competenza giurisdizionale e l’esecuzione delle decisioni in materia civile e commerciale 24 . L’oggetto della controversia non rientra neppure nell’ambito di applicazione del regolamento CE numero 2201/2003 del Consiglio, del 27 novembre 2003, relativo alla competenza, al riconoscimento e all’esecuzione delle decisioni in materia matrimoniale e in materia di responsabilità genitoriale, che abroga il regolamento CE numero 1347/2000 25 . 36. Inoltre, sebbene il legislatore dell’Unione sia intervenuto per facilitare la circolazione degli atti di stato civile, esso non si è occupato dei loro effetti, come si evince dal titolo del regolamento UE 2016/1191 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 6 luglio 2016, che promuove la libera circolazione dei cittadini semplificando i requisiti per la presentazione di alcuni documenti pubblici nell’Unione europea e che modifica il regolamento UE numero 1024/2012 26 . Tale regolamento, la cui base giuridica è segnatamente l’articolo 21, paragrafo 2, TFUE, prevede moduli multilingue e un’esenzione generale dalla legalizzazione all’interno dell’Unione. La questione dell’aggiornamento dei registri nazionali di stato civile non viene affrontata, sebbene fosse stata trattata al punto 4 del Libro verde della Commissione «Meno adempimenti amministrativi per i cittadini – Promuovere la libera circolazione dei documenti pubblici e il riconoscimento degli effetti degli atti di stato civile» 27 . 37. In secondo luogo, la giurisprudenza consolidata della Corte in materia di stato civile riguarda solo il cognome e il nome iscritti negli atti di stato civile. La Corte ha dichiarato che, sebbene le norme sulla trascrizione di tali elementi dell’identità di una persona rientrino nella competenza degli Stati membri, questi ultimi, nell’esercizio di tale competenza, devono comunque rispettare il diritto dell’Unione e, in particolare, le disposizioni del Trattato relative alla libertà riconosciuta a ciascun cittadino dell’Unione di circolare e di soggiornare nel territorio degli Stati membri 28 . 38. In terzo luogo, la Corte ha ricordato che «lo status delle persone, in cui rientrano le norme sul matrimonio e sulla filiazione, è una questione di competenza degli Stati membri e il diritto dell’Unione non incide su tale competenza. Gli Stati membri sono quindi liberi di prevedere o meno, nel loro diritto nazionale, il matrimonio tra persone dello stesso sesso e la genitorialità di queste ultime. Tuttavia, nell’esercizio di tale competenza, ciascuno Stato membro deve rispettare il diritto dell’Unione e, in particolare, le disposizioni del Trattato FUE relative alla libertà riconosciuta a ogni cittadino dell’Unione di circolare e di soggiornare nel territorio degli Stati membri, riconoscendo, a tal fine, lo status delle persone stabilito in un altro Stato membro conformemente al diritto di quest’ultimo» 29 . 39. Pertanto, secondo tale giurisprudenza consolidata, sussiste un collegamento con il diritto dell’Unione nel caso di persone che sono cittadini di uno Stato membro e soggiornano legalmente sul territorio di un altro Stato membro 30 . Di conseguenza, qualsiasi cittadino dell’Unione che si trovi in tale situazione può avvalersi dei diritti connessi a tale qualità, in particolare di quelli previsti dall’articolo 21, paragrafo 1, TFUE, anche, eventualmente, nei confronti del suo Stato membro d’origine 31 . 40. Nel caso di specie, è pacifico che il ricorrente, nella sua qualità di cittadino dell’Unione, abbia esercitato la sua libertà di circolare e di soggiornare in uno Stato membro diverso dal suo Stato membro di origine conformemente all’articolo 21 TFUE, e che ha acquisito la cittadinanza del primo. 41. Inoltre, tale ricorrente fa valere nel suo Stato membro d’origine diritti acquisiti dopo aver esercitato la sua libertà di circolazione nel Regno Unito, che all’epoca era uno Stato membro dell’Unione. Infine, da quando tale Stato non ha più detta qualità, è in quanto cittadino dell’Unione in forza unicamente della sua cittadinanza rumena che egli vuole poter liberamente circolare nel territorio dell’Unione con documenti d’identità e di viaggio rumeni 32 . 42. La situazione del ricorrente rientra quindi nell’ambito di applicazione del diritto dell’Unione. Tuttavia ci si domanda se tale analisi possa essere messa in discussione dal fatto che questi ha fatto valere i suoi diritti in Romania dopo il recesso del Regno Unito dall’Unione. B. Sull’impatto dell’accordo di recesso 43. In primo luogo, occorre ricordare che – il 31 gennaio 2020 il Regno Unito ha receduto dall’Unione e dalla Comunità europea dell’energia atomica, e – conformemente all’articolo 2, lettera e , dell’accordo di recesso, letto in combinato disposto con l’articolo 126 dello stesso, tale accordo prevede un periodo di transizione che andava dal 1º febbraio 2020, data di entrata in vigore di tale accordo, al 31 dicembre 2020. Durante tale periodo, il diritto dell’Unione era applicabile al Regno Unito e nel suo territorio, ai sensi dell’articolo 127, paragrafo 1, primo comma, di detto accordo, salvo disposizioni contrarie del medesimo. 44. In secondo luogo, osservo che – nessuna disposizione dell’accordo di recesso prevede una deroga al principio di cui a tale articolo 127 che riguardi disposizioni del diritto dell’Unione che siano applicabili nel procedimento principale, e – nel caso di specie, sono gli effetti dell’esercizio della libertà di circolazione nel Regno Unito, ottenuti rispettivamente prima del recesso di tale Stato membro dall’Unione e prima della fine del periodo di transizione, a essere rivendicati in un altro Stato membro. Infatti, il 21 febbraio 2017, a seguito di un procedimento di deed poll, sono stati modificati il prenome del ricorrente nel procedimento principale e il suo titolo e, il 29 giugno 2020, durante il periodo di transizione, è stato rilasciato un GRC, vale a dire un atto che conferma l’identità di genere maschile. 45. A mio avviso, se ne deve dedurre che tale GRC, emanato durante il periodo di transizione, debba essere considerato nello Stato membro interessato come un documento ufficiale di un altro Stato membro 33 , in conformità con il diritto dell’Unione applicabile al giorno dell’esame della domanda. 46. Tale qualificazione non può dipendere dalla fine del periodo di transizione e, di conseguenza, dalla data in cui i suoi effetti sono rivendicati dall’interessato 34 . Quindi, la restrizione alla libertà di circolazione asserita dal ricorrente 35 in relazione al rifiuto di aggiornare il suo atto di nascita può, in linea di principio, essere valutata alla luce delle disposizioni dell’articolo 21 TFUE. 47. Pertanto, con le sue due questioni, che, a mio avviso, occorre essere esaminare congiuntamente, il giudice del rinvio chiede, in sostanza, se l’articolo 21 TFUE nonché gli articoli 7 e 45 della Carta debbano essere interpretati nel senso che ostano a che le autorità di uno Stato membro rifiutino di riconoscere e di iscrivere nell’atto di nascita di un cittadino di tale Stato membro, che è anche cittadino britannico, il prenome e l’identità di genere, legalmente dichiarati e acquisiti nel Regno Unito laddove tale Stato era ancora membro dell’Unione al momento della prima dichiarazione e il diritto dell’Unione era ancora applicabile al momento della seconda, in ragione del fatto che una disposizione del diritto nazionale subordina la possibilità di ottenere una tale iscrizione al riconoscimento del cambiamento di sesso da parte di un giudice del primo Stato membro. 48. È quindi necessario determinare quali conseguenze in materia di stato civile si possano trarre dagli atti controversi, ai sensi del diritto dell’Unione. C. Sul riconoscimento in materia di stato civile in uno Stato membro dei cambiamenti di prenome e di genere ottenuti in un altro Stato membro 49. Tenuto conto dei presupposti per il riconoscimento in uno Stato membro degli effetti dei documenti pubblici formati in un altro Stato membro, osservo, in primo luogo, che il giudice del rinvio considera come acquisito il fatto che gli atti in questione nella causa di cui al procedimento principale, che non sono né atti di stato civile né decisioni giudiziarie, siano validi e potenzialmente idonei a produrre in materia di stato civile gli stessi effetti, per quanto riguarda l’identità del ricorrente 36 , di quelli riconosciuti dalle autorità britanniche, che hanno rilasciato un nuovo passaporto e una patente di guida a seguito della dichiarazione di cambiamento di prenome e di titolo deed poll , senza che sia stata fornita alcuna precisazione in merito al GRC 37 . 50. In secondo luogo, per quanto riguarda una domanda di aggiornamento dell’atto di nascita di un cittadino dell’Unione, occorre fare riferimento alle decisioni della Corte in materia di stato civile relative esclusivamente al rifiuto delle autorità di uno Stato membro di riconoscere il nome o il cognome acquisito, in circostanze analoghe a quelle della causa di cui al procedimento principale, da un cittadino di tale Stato membro che ha esercitato il suo diritto di circolare liberamente e che possiede anche la cittadinanza di un altro Stato membro, le cui norme vigenti hanno determinato il nome o il cognome 38 . 51. La Corte ha dichiarato, innanzitutto, che «il nome e il cognome di una persona sono un elemento costitutivo della sua identità e della sua vita privata, la cui tutela è garantita dall’articolo 7 della [Carta], nonché dall’articolo 8 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’Uomo e delle libertà fondamentali, firmata a Roma il 4 novembre 1950, in prosieguo la “CEDU” ». La Corte ha inoltre stabilito che, anche se l’articolo 7 della Carta non lo menziona esplicitamente, il nome e il cognome di una persona riguardano in ugual modo la vita privata e familiare di quest’ultima in quanto mezzo di identificazione personale e di collegamento ad una famiglia 39 . 52. La Corte ha inoltre dichiarato che il diniego di riconoscere il nome di un cittadino dell’Unione legalmente ottenuto in un altro Stato membro è idoneo ad ostacolare l’esercizio del diritto, sancito dall’articolo 21 TFUE, di circolare e di soggiornare liberamente nel territorio degli Stati membri, a causa di confusioni ed inconvenienti che possono nascere da una diversità tra i due nomi applicati ad una stessa persona al fine di fornire la prova tanto della propria identità quanto della natura dei suoi vincoli familiari 40 . 53. Infine, quando il diritto nazionale comporta altre basi giuridiche per procedere al cambiamento di nome su richiesta dell’interessato, la Corte ha dichiarato che, perché queste siano considerate compatibili con il diritto dell’Unione, esse non devono rendere impossibile o eccessivamente difficile l’attuazione dei diritti conferiti dall’articolo 21 TFUE. Inoltre, in mancanza di una normativa dell’Unione in materia di modifica del cognome, le modalità previste dal diritto nazionale devono rispettare il principio di equivalenza 41 . 54. In tali sentenze, basate sul diritto di circolare e di soggiornare liberamente nel territorio degli Stati membri di cui gode ogni cittadino dell’Unione, la Corte si è pronunciata nel senso che ci deve essere concordanza degli atti di stato civile di uno Stato membro con un cognome o un nome acquisito in un altro Stato membro, e ciò vuoi in applicazione delle norme sull’attribuzione del cognome 42 , vuoi a seguito di un cambiamento volontario 43 . 55. La logica alla base di tale giurisprudenza è quella del riconoscimento automatico – in un contesto di fiducia reciproca tra gli Stati membri e al fine di garantire la libera circolazione dell’interessato in tali Stati – di un cognome o di un nome acquisito in un altro Stato membro, e non di un atto amministrativo o giudiziario. Tale logica è quindi diversa da quella del riconoscimento degli effetti di un atto o di una sentenza straniera, secondo metodi del diritto internazionale privato 44 , che giustificherebbe l’elaborazione di norme speciali su basi diverse dall’articolo 21 TFUE 45 . 56. Ciò posto, occorre stabilire in presenza di quali condizioni tale giurisprudenza può essere trasposta, distinguendo gli atti in causa nel procedimento principale, essendosi la Corte già pronunciata sul riconoscimento automatico di un nuovo prenome. 1. Il cambiamento di prenome 57. Nel caso di specie, per quanto riguarda il cambiamento di prenome ottenuto dal ricorrente nel Regno Unito, prima del riconoscimento della sua identità di genere, è pacifico che il prenome che compare sul passaporto e sulla patente di guida britannici del ricorrente non è identico a quello riportato nel registro di stato civile e nei documenti amministrativi rumeni. Come nella causa che ha dato luogo alla sentenza Bogendorff 46 , e a maggior ragione nel caso di scelta di un nuovo prenome legato a quello della successiva dichiarazione relativa all’identità di genere, non vi è alcun dubbio che la diversità dei prenomi portati da una stessa persona sia tale da creare per essa gravi inconvenienti, di ordine amministrativo, professionale e privato. 58. Di conseguenza, il rifiuto da parte delle autorità di uno Stato membro di riconoscere il prenome, quale acquisito in un altro Stato, allora membro dell’Unione, costituisce una restrizione alle libertà riconosciute dall’articolo 21 TFUE a ogni cittadino dell’Unione. 59. Né il giudice del rinvio né il governo rumeno menzionano alcun motivo particolare che possa giustificare il rifiuto di riconoscere e d’iscrivere nell’atto di nascita del ricorrente il prenome da lui acquisito nel Regno Unito, se non quello del riconoscimento dell’identità di genere, opposto dalle autorità rumene competenti 47 . Del resto, tale giudice non ha citato alcuna disposizione specifica relativa al cambiamento di prenome, oltre a quella relativa al cambiamento di sesso. Inoltre, esso non ha fornito alcuna informazione su un procedimento per il riconoscimento di una decisione straniera in conformità con il diritto dell’Unione in materia di cognome o di nome 48 . 60. Inoltre, nelle circostanze di cui procedimento principale, collegare il riconoscimento del nuovo prenome al riconoscimento dell’identità di genere non rispetta il principio di effettività e non garantisce la tutela dei diritti che il ricorrente trae dal diritto dell’Unione e, in particolare, dall’articolo 21 TFUE 49 . Infine, il giudice del rinvio non potrebbe invocare giustificazioni relative all’ordine pubblico o alla parità di trattamento per rifiutare il cambiamento di prenome 50 . 61. Sono quindi del parere che, alla luce di tali circostanze, non vi sia alcuna difficoltà, per quanto riguarda l’aggiornamento dell’atto di nascita del ricorrente, a dissociare il riconoscimento del cambiamento di prenome dal riconoscimento del cambiamento di genere, anche se il prenome apparisse legato a un genere diverso da quello a cui è sociologicamente associato il sesso registrato alla nascita. 62. Inoltre, sono del parere che, in tale situazione, per valutare la portata di una decisione di riconoscimento automatico di un nuovo prenome, sia necessario andare oltre il quadro fattuale in cui la Corte è adita e considerare che un tale riconoscimento possa avere conseguenze su altri atti di stato civile, come quelli dei familiari dell’interessato in cui compaia il prenome precedente al cambiamento, vale a dire, in particolare, un atto di matrimonio o di unione civile o l’atto di nascita di un figlio. 63. Ritengo che quando la normativa in materia di stato civile lo preveda, il riconoscimento di un nuovo prenome debba produrre i suoi effetti senza riserve, tanto più che esso non altera l’identità dei terzi interessati, a differenza del riconoscimento di un cambiamento del cognome che sarebbe stato scelto o acquisito dal coniuge o trasmesso ai figli. Per converso, in assenza di un successivo aggiornamento ne risulterebbe una discordanza tra gli atti di stato civile che ostacolerebbe l’esercizio dei diritti derivanti dall’articolo 21 TFUE qualora i familiari volessero beneficiarne sulla base dei vincoli familiari che dovessero dimostrare. 64. Per tale motivo, a mio avviso, la portata della risposta della Corte non dovrebbe limitarsi all’atto di nascita dell’interessato. Pertanto, in generale, l’articolo 21 TFUE dovrebbe essere interpretato nel senso che esso osta a che le autorità di uno Stato membro rifiutino di iscrivere in un registro dello stato civile il prenome acquisito da un cittadino di tale Stato membro in un altro Stato membro, di cui ha parimenti la cittadinanza, sulla base di una disposizione del diritto nazionale che subordina la possibilità di ottenere una tale iscrizione al riconoscimento del cambiamento di sesso da parte di un giudice del primo Stato membro. 2. Il cambiamento di genere 65. Nel caso di specie, la questione inedita che la Corte è chiamata a decidere è se la sua giurisprudenza in materia di stato civile relativa agli effetti transfrontalieri dell’ottenimento di un nome in uno Stato membro sia applicabile in tutti i suoi aspetti. a L’analogia con la giurisprudenza della Corte relativa al nome 66. In via preliminare, occorre sottolineare che, mentre nella sentenza del 26 giugno 2018, MB Cambiamento di sesso e pensione di fine lavoro 51 , la Corte ha precisato che «il diritto dell’Unione non pregiudic[a] la competenza degli Stati membri nel settore dello stato civile e del riconoscimento giuridico del cambiamento di sesso» 52 , la causa che ha dato origine a tale decisione non aveva come oggetto il riconoscimento giuridico in uno Stato membro dell’identità di genere acquisita in un altro Stato membro 53 . 67. Occorre pertanto stabilire se la sola giurisprudenza della Corte relativa al pieno riconoscimento in uno Stato membro della modifica di un elemento dell’identità di un cittadino dell’Unione, vale a dire il suo nome, ai fini della sua iscrizione nello stato civile di un altro Stato membro, possa applicarsi alle stesse condizioni, quando si tratti dell’indicazione del sesso nell’atto di nascita. 68. In una prima fase dell’analisi potrebbe prevalere, per tre ragioni, una risposta affermativa, che riprenda gli stessi termini della sentenza Freitag 54 . 69. Innanzitutto, nella maggior parte degli Stati membri 55 , l’indicazione del sesso è un elemento costitutivo dell’identità di una persona, così come lo sono il cognome e il nome 56 . Quest’ultimo è il più delle volte connesso al sesso iscritto nell’atto di nascita 57 , così come talvolta al cognome 58 . 70. Inoltre, i fondamenti del riconoscimento di un nuovo cognome o nome ai fini della loro registrazione allo stato civile, vale a dire i requisiti derivanti dall’articolo 21 TFUE e dal diritto al rispetto della vita privata, la cui tutela è sancita dall’articolo 7 della Carta nonché dall’articolo 8 della CEDU 59 , richiedono che un cittadino dell’Unione non sia privato del nucleo essenziale dei diritti conferitigli dal suo status, e ciò in tutti gli aspetti della sua identità. 71. Peraltro, una tale soluzione è coerente con la giurisprudenza ormai consolidata della Corte EDU, basata sull’articolo 8 della CEDU e relativa al rispetto dell’identità di genere 60 . 72. È vero che tale Corte non si è pronunciata su casi di riconoscimento di decisioni di cambiamento di nome o di sesso 61 , ma ha però ribadito a più riprese che il rispetto della vita privata o familiare comporta l’obbligo positivo per lo Stato di garantirla, adottando misure ai fini di riconoscere tanto il cambiamento di cognome o di nome 62 quanto il cambiamento dell’identità di genere 63 e di trarne le conseguenze in materia di stato civile. 73. Occorre inoltre rilevare che 25 dei 27 Stati membri prevedono procedure di modifica dello stato civile in modo che l’identità legale alla nascita sia modificata per effetto di una scelta individuale relativa al genere 64 , il che suffraga la pertinenza della soluzione proposta sulla base dei principi enunciati al paragrafo 70 delle presenti conclusioni, per analogia con la giurisprudenza relativa al nome. 74. Aggiungo che l’assenza di una normativa in uno Stato membro relativa al riconoscimento della dichiarazione di cambiamento di genere non mi sembra costituire un ostacolo ai sensi dell’articolo 21 TFUE, a causa dell’obbligo positivo risultante dalla giurisprudenza della Corte EDU 65 e dell’analogia che può essere tracciata con la sentenza Grunkin e Paul. In tale decisione, la Corte si è pronunciata sul riconoscimento del cognome di un figlio, composto da quello del padre e da quello della madre, anche se il diritto tedesco non prevedeva un tale doppio cognome 66 . 75. Infine, per quanto riguarda le giustificazioni di una restrizione alla libertà di circolazione, esaminate dalla Corte, quest’ultima si è pronunciata, in particolare, sull’obiettivo di impedire, in caso di cambiamento volontario di nome, l’elusione del diritto nazionale in materia di stato delle persone tramite l’esercizio a tale unico scopo della libertà di circolazione e dei diritti che ne derivano. In tale occasione, essa ha ricordato di aver già dichiarato, al punto 24 della sentenza del 9 marzo 1999, Centros 67 , che uno Stato membro ha il diritto di adottare misure volte ad impedire che, grazie alle possibilità offerte dal Trattato, taluni dei suoi cittadini tentino di sottrarsi abusivamente all’impero delle leggi nazionali, e che gli interessati possano avvalersi abusivamente o fraudolentemente delle norme del diritto dell’Unione 68 . 76. A tal proposito, in materia di riconoscimento dell’identità di genere, è necessario tenere conto del fatto che le normative degli Stati membri sono attualmente meno consolidate rispetto a quelle relative al cambiamento di nome vigenti al momento della pronuncia della Corte 69 . Alcuni Stati membri prevedono una procedura di autodeterminazione 70 , mentre, in altri Stati membri, a seguito della giurisprudenza della Corte EDU 71 , i requisiti probatori sono stati modificati, se non addirittura aboliti 72 . 77. Tuttavia, tale diversità tra i diritti sostanziali applicabili in caso di cambiamento di genere non può portare ad ammettere seri motivi per il mancato riconoscimento dello stesso 73 . Quando si tratta di rendere effettivi i diritti connessi alla cittadinanza, tale diversità giustifica solo una vigilanza rafforzata sulle condizioni in presenza delle quali tali diritti sono esercitati al fine di premunirsi contro qualsiasi abuso. 78. Di conseguenza, come è stato considerato in udienza, mi sembra opportuno, al fine di scongiurare il rischio di abusi, poter opporre circostanze relative alla residenza o alla cittadinanza 74 dirette a verificare l’esistenza di stretti legami con lo Stato membro in cui è intervenuto un tale cambiamento 75 . 79. Per quanto riguarda l’applicazione nel procedimento principale dei principi sopra esposti, osservo che la sola giustificazione per il rifiuto di riconoscere e di iscrivere nell’atto di nascita in questione, senza alcun procedimento, il cambiamento di genere a seguito di una dichiarazione di identità di genere, esposta nella domanda di pronuncia pregiudiziale 76 , è quella relativa all’esistenza di altre basi giuridiche che consentono di ottenere un cambiamento di sesso in Romania. 80. Orbene, la sentenza X e Y c. Romania 77 dimostra, come sottolineato dal giudice del rinvio, che tale procedura nazionale non può essere considerata compatibile con il diritto dell’Unione, in quanto rende impossibile o eccessivamente difficile l’attuazione dei diritti conferiti dall’articolo 21 TFUE 78 . 81. Di conseguenza, tenuto conto delle circostanze della causa di cui al procedimento principale, la Corte potrebbe dichiarare, come nelle precedenti sentenze relative al nome di un cittadino dell’Unione, che il rifiuto da parte delle autorità rumene di riconoscere l’identità di genere acquisita nel Regno Unito, quando il diritto dell’Unione era ancora applicabile, costituisce una restrizione ingiustificata alle libertà conferite dall’articolo 21 TFUE a ogni cittadino dell’Unione. 82. Tuttavia, in una seconda fase dell’analisi, la valutazione imprescindibile della portata generale di una tale decisione, basata sugli stessi fondamenti della giurisprudenza della Corte in materia di nomi, porta a interrogarsi su eventuali limiti che occorrerebbe applicare a causa degli effetti specifici, in materia di stato personale, dell’indicazione del sesso nell’atto di nascita. b Sull’eventuale previsione di limiti all’applicazione della giurisprudenza sul nome 83. L’indicazione del sesso nell’atto di nascita produce effetti specifici in materia di status personale. Quali conseguenze se ne dovrebbero, eventualmente, trarre alla luce delle più recenti decisioni della Corte sulle condizioni in presenza delle quali atti di stato civile provenienti da uno Stato membro devono produrre effetti in un altro Stato membro, ossia alla luce delle sentenze Coman e a. e Pancharevo? 1 Sugli effetti specifici dell’indicazione del sesso nello stato civile sullo status personale 84. In materia di stato delle persone, la dichiarazione relativa all’identità sessuale ha effetti diversi rispetto al nome. Invero, un cambiamento di nome può comportare un cambiamento a catena del nome delle persone a cui è stato trasmesso o da esse scelto 79 . Tuttavia, in confronto, la dichiarazione di identità di genere non può essere considerata come una manifestazione di volontà limitata all’identità dell’interessato. 85. Infatti, tale dichiarazione modifica tanto lo status personale quanto quello familiare dell’interessato. Essa è quindi opponibile nell’esercizio di diritti che restano correlati alla differenza di sesso matrimonio, filiazione, pensione 80 , salute, competizioni sportive, ecc. 86. Di conseguenza, poiché l’aggiornamento degli atti di stato civile è giustificato dall’obiettivo di garantire i diritti connessi alla libera circolazione del cittadino interessato e dei suoi familiari 81 , è essenziale interrogarsi, come per il cambiamento di prenome 82 , sugli effetti a catena di una siffatta annotazione di una dichiarazione di identità di genere riconosciuta in uno Stato membro su altri documenti di stato civile, quali gli atti di matrimonio o gli atti di nascita dei figli, formati prima di una tale dichiarazione 83 nello stesso Stato membro o in altri Stati membri, come illustrato dalle sentenze Coman e a. e Pancharevo. 2 Sugli effetti specifici del riconoscimento e dell’iscrizione in un registro di stato civile della dichiarazione relativa all’identità di genere acquisita in un altro Stato membro 87. Dalle sentenze Coman e a. e Pancharevo deduco che la Corte ha assicurato il rispetto del principio secondo cui il diritto dell’Unione non pregiudica la competenza degli Stati membri in materia di registrazione allo stato civile di indicazioni che avrebbero l’effetto di riconoscere l’istituto del matrimonio tra persone dello stesso sesso o un rapporto di filiazione instaurato con due genitori dello stesso sesso. In quest’ultimo caso, l’assenza di obblighi per gli Stati membri in materia di stato civile è stata chiaramente ribadita 84 . 88. Ritengo pertanto che la questione degli effetti del riconoscimento in uno Stato membro degli atti o delle decisioni relativi all’indicazione del sesso emessi in un altro Stato membro si ponga in una prospettiva diversa da quella affrontata dalla Corte in relazione al nome 85 . 89. Infatti, nella sentenza Coman e a., per quanto la Corte abbia ravvisato l’obbligo per uno Stato membro di riconoscere un matrimonio tra persone dello stesso sesso contratto in un altro Stato membro conformemente alla normativa di quest’ultimo, essa ha tuttavia precisato che tale matrimonio deve essere riconosciuto ai soli fini della concessione di un diritto di soggiorno derivato a un cittadino di uno Stato terzo, senza che tale obbligo di riconoscimento comporti, per detto Stato membro, di prevedere, nella normativa nazionale, l’istituto del matrimonio tra persone dello stesso sesso 86 . 90. Nella sentenza Pancharevo, la Corte ha dichiarato che le autorità di uno Stato membro devono rilasciare al proprio cittadino una carta d’identità o un passaporto sulla base di un atto di nascita emesso in un altro Stato membro, indipendentemente dall’emissione di un nuovo atto di nascita in un registro nazionale, dato che deve essere riconosciuto il primo atto 87 . 91. In tali due sentenze, la Corte ha inserito la sua decisione nel solco della sua giurisprudenza consolidata sugli effetti transfrontalieri di un nome attribuito o scelto. Essa ha richiamato la competenza degli Stati membri in materia di stato delle persone 88 e l’obbligo di garantire i diritti derivanti dall’articolo 21 TFUE, obbligo che impone quindi il riconoscimento del matrimonio tra persone dello stesso sesso 89 o del rapporto di filiazione nei confronti di genitori dello stesso sesso, registrato in un altro Stato membro 90 . In quest’ultimo caso, l’atto di stato civile formato in uno Stato membro stabiliva l’esistenza di rapporti di filiazione al solo fine del rilascio di un documento di viaggio da parte di un altro Stato membro ai propri cittadini 91 , senza alcun effetto sulla tenuta dei registri di stato civile di tale Stato membro. 92. Di conseguenza, alla luce di dette sentenze, la soluzione da adottare in materia di riconoscimento e di iscrizione in un registro di stato civile di un cambiamento di genere a seguito di una dichiarazione relativa all’identità di genere acquisita in un altro Stato membro, basata sul duplice imperativo dell’autonomia personale 92 e della libertà di circolazione dei cittadini dell’Unione 93 , deve, a mio avviso, prevedere alcuni limiti. 93. Tale soluzione consisterebbe nel limitare l’obbligo per gli Stati membri di annotare la modifica degli elementi identificativi di un individuo secondo il genere scelto solo sul suo atto di nascita, qualora essa possa avere effetti su altri atti di stato civile. In termini generali, la risposta della Corte al giudice del rinvio limiterebbe gli effetti in materia di stato civile dei principi derivanti dall’articolo 21 TFUE agli elementi identificativi dell’interessato 94 che servono in particolare per i suoi spostamenti nel territorio dell’Unione, ossia in vista del rilascio di una carta d’identità o di un passaporto 95 . 94. Detta soluzione avrebbe come conseguenza che l’aggiornamento degli atti di stato civile relativi ai familiari dell’interessato non sarebbe obbligatorio, ai sensi del diritto dell’Unione, in quanto tale aggiornamento implicherebbe il conseguente riconoscimento nei registri di stato civile del matrimonio di persone dello stesso sesso 96 o di filiazioni stabilite nei confronti di genitori dello stesso sesso 97 , che non può essere imposto agli Stati membri in applicazione del diritto dell’Unione. 95. In una prospettiva del genere, il palliativo per la discrepanza tra gli atti di stato civile dei membri di una coppia o di una stessa famiglia, basato sull’articolo 21 TFUE, già enunciato dalla Corte, potrebbe essere adattato nel senso che la dichiarazione di identità di genere produrrebbe i suoi effetti su quanto indicato negli atti di stato civile già esistenti solo al momento del rilascio di una carta d’identità, di un titolo di soggiorno o di un passaporto, conformemente alla giurisprudenza della Corte nelle sentenze Coman e a. e Pancharevo. 96. Tale soluzione non è certamente soddisfacente dal punto di vista del diritto al rispetto della vita familiare e dell’interesse superiore del minore, in quanto la persona transgender deve poter dimostrare i suoi legami familiari stabiliti mediante atti di stato civile. Infatti ritengo che, per quanto la dissociazione del rilascio di un documento amministrativo dalla tenuta dello stato civile sia concepibile ai fini dell’uscita dal territorio di cui la persona ha la cittadinanza, essa non risponde all’esigenza di una vita esente da complicazioni amministrative in caso di suo ritorno 98 . 97. Tuttavia, poiché il riconoscimento in uno Stato membro di un cambiamento relativo all’identità di un cittadino dell’Unione intervenuto in un altro Stato membro si basa sull’articolo 21 TFUE, solo gli Stati membri sono competenti a stabilire le conseguenze in materia di stato delle persone che deriverebbero dall’allineamento di tutti gli atti di stato civile 99 . 98. La Corte EDU ritiene inoltre che occorra procedere ad un bilanciamento tra gli interessi pubblici in gioco nell’ambito dell’organizzazione dello stato civile 100 e il riconoscimento dell’identità di genere delle persone 101 . A tal proposito, occorre tenere conto delle diverse esigenze negli Stati membri 102 . 99. Pertanto, ritengo che l’articolo 21 TFUE dovrebbe essere interpretato nel senso che esso osta a che le autorità competenti di uno Stato membro rifiutino di riconoscere e di iscrivere, senza alcun procedimento, nell’atto di nascita di un cittadino di tale Stato membro la sua identità di genere acquisita in un altro Stato membro, di cui è parimenti cittadino. L’esistenza nel diritto nazionale di una procedura per il cambiamento di sesso o di genere non può giustificare un tale diniego. 100. Alla luce dell’insieme degli elementi esposti in relazione ai cambiamenti di prenome e di genere ottenuti in un altro Stato membro e tenuto conto delle circostanze della causa di cui al procedimento principale, proporrò alla Corte una risposta alle questioni sollevate dal giudice del rinvio in materia di stato civile limitata all’atto di nascita del cittadino dell’Unione interessato, formulata in termini generali e completata da una precisazione sull’assenza di impatto del recesso del Regno Unito dall’Unione. V. Conclusione 101. Alla luce delle considerazioni che precedono, propongo alla Corte di rispondere come segue alle questioni pregiudiziali sollevate dalla Judecătoria Sectorului 6 București Tribunale di primo grado del 6º distretto di Bucarest, Romania 1 L’articolo 21 TFUE nonché gli articoli 7 e 45 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea devono essere interpretati nel senso che essi ostano a che le autorità di uno Stato membro rifiutino di riconoscere e di iscrivere nell’atto di nascita di un cittadino di tale Stato membro il prenome e l’identità di genere legalmente dichiarati e acquisiti in un altro Stato membro, di cui è parimenti cittadino. L’esistenza di procedure giudiziarie o amministrative per il cambiamento di sesso o di genere non può essere un ostacolo a un tale riconoscimento automatico. Per contro, il diritto dell’Unione non pregiudica la competenza degli Stati membri a prevedere, nel loro diritto nazionale, gli effetti di tale riconoscimento e di tale iscrizione in altri atti di stato civile nonché in materia di stato delle persone, tra cui rientrano le norme sul matrimonio e sulla filiazione. 2 Il fatto che la domanda di riconoscimento e di iscrizione in un registro di stato civile del cambiamento di prenome e di genere acquisiti nel Regno Unito sia stata presentata in uno Stato membro dell’Unione in una data in cui il diritto dell’Unione non era più applicabile nel Regno Unito è irrilevante.