Udienza con trattazione scritta nell’ambito del rito lavoro: la Sezione Lavoro rimette gli atti alla I Presidente

La Sezione Lavoro ha rimesso alla I° Presidente la questione dell’applicabilità dell’articolo 127- ter c.p.comma al procedimento per le controversie di lavoro del codice di rito articolo 409 e ss. c.p.c. , oltre che a quello regolato dai comma 47 e ss. dell’articolo 1 della l. numero 92/2012, rispetto al quale, per tutti i profili non regolati da disposizioni specifiche, si applicano le norme sul rito del lavoro.

Lo svolgimento dell'udienza con trattazione scritta nell'ambito del rito lavoro La Corte di Appello, sul reclamo proposto nell'ambito di un procedimento di impugnativa di licenziamento ex lege numero 92/2012 verso una Spa, ha deciso, previo scambio di memorie in trattazione scritta, come da dispositivo del quale era disposta la pubblicazione in via telematica il giorno stesso dell'udienza. In riforma della sentenza del Tribunale, ha dichiarato la nullità del licenziamento intimato dalla società al lavoratore in quanto discriminatorio, con condanna della Spa a reintegrarlo e a pagare, a titolo di indennità risarcitoria ex articolo 18, comma 2, l. numero 300/1970, una somma pari alla retribuzione globale di fatto dalla data del licenziamento a quella dell'effettiva reintegrazione, oltre al versamento dei contributi previdenziali e assistenziali. L'omissione della discussione nell'udienza a trattazione scritta Innanzi alla Cassazione è stato lamentato, tra gli altri motivi, lo “svolgimento dell'udienza di discussione con trattazione scritta”, con conseguente “omissione della discussione”, in violazione dell' articolo 24, comma 2, Cost. , e dell'articolo 111, comma 2, Cost., in rapporto all'articolo 6 CEDU , e degli articolo 101 c.p.c., 128 c.p.c., 180 c.p.c., 429 c.p.c., 420, comma 4, c.p.c., 437 c.p.c., articolo 1, comma 60, l. numero 92/2012 . Nel ricorso si argomenta circa l' incompatibilità della trattazione scritta , introdotta stabilmente dall'articolo 127- ter c.p.c., con l'udienza di discussione prevista nel rito del lavoro. La disciplina sul deposito di note scritte in sostituzione dell'udienza In continuità con la disciplina processuale prevista nel periodo di emergenza pandemica, la legge numero 206/2021 ha delegato il Governo ad adottare decreti legislativi per “rendere i procedimenti civili più celeri ed efficienti”. In attuazione della legge delega è stato adottato il d. lgs. numero 149/2022 che, tra l'altro, ha modificato l' articolo 127 c.p.c. e ha introdotto gli articoli 127- bis c.p.c. e 127- ter c.p.c. È stato inserito il comma 3 all' articolo 127 c.p.c. , già rubricato “Direzione dell'udienza”, il quale stabilisce che «Il giudice può disporre, nei casi e secondo le disposizioni di cui agli articolo 127- bis e 127- ter , che l'udienza si svolga mediante collegamenti audiovisivi a distanza o sia sostituita dal deposito di note scritte », mentre l'articolo 127- bis c.p.c. è dedicato alla disciplina dell'udienza a distanza, l'articolo 127- ter c.p.c., introdotto dall'articolo 3, comma 10, lett. b , d. lgs. numero 149/2022 e rubricato “Deposito di note scritte in sostituzione dell'udienza”, prevede che «L'udienza, anche se precedentemente fissata, può essere sostituita dal deposito di note scritte, contenenti le sole istanze e conclusioni, se non richiede la presenza di soggetti diversi dai difensori, dalle parti, dal pubblico ministero e dagli ausiliari del giudice. Negli stessi casi, l'udienza è sostituita dal deposito di note scritte se ne fanno richiesta tutte le parti costituite. Con il provvedimento con cui sostituisce l'udienza il giudice assegna un termine perentorio non inferiore a quindici giorni per il deposito delle note. Ciascuna parte costituita può opporsi entro cinque giorni dalla comunicazione il giudice provvede nei cinque giorni successivi con decreto non impugnabile e, in caso di istanza proposta congiuntamente da tutte le parti, dispone in conformità. Se ricorrono particolari ragioni di urgenza, delle quali il giudice dà atto nel provvedimento, i termini di cui al primo e secondo periodo possono essere abbreviati. Il giudice provvede entro trenta giorni dalla scadenza del termine per il deposito delle note. Se nessuna delle parti deposita le note nel termine assegnato il giudice assegna un nuovo termine perentorio per il deposito delle note scritte o fissa udienza. Se nessuna delle parti deposita le note nel nuovo termine o compare all'udienza, il giudice ordina che la causa sia cancellata dal ruolo e dichiara l'estinzione del processo. Il giorno di scadenza del termine assegnato per il deposito delle note di cui al presente articolo è considerato data di udienza a tutti gli effetti». La decorrenza dal gennaio 2023 In virtù dell' articolo 35, comma 2, d. lgs. numero 149/2022 , tali disposizioni «si applicano a decorrere dal 1° gennaio 2023 anche ai procedimenti civili pendenti davanti al tribunale, alla corte di appello e alla Corte di cassazione», saldandosi, senza soluzione di continuità, con la precedente disciplina, operante in periodo emergenziale, cessata, con le sue proroghe, il 31 dicembre 2022. La questione dell'applicabilità dell' articolo 127-ter c.p.c. al rito lavoro Alla Corte è stata posta la questione dell'applicabilità dell'articolo 127- ter c.p.c. al procedimento disciplinato dal Titolo IV del Libro II del codice di rito, che stabilisce “Norme per le controversie di lavoro” articolo 409 e ss. c.p.c. , oltre che al procedimento regolato dai commi 47 e ss. dell' articolo 1 della l. numero 92/2012 , rispetto al quale, per tutti i profili non regolati da disposizioni specifiche, si applicano comunque le norme sul rito del lavoro. La tesi ermeneutica in favore della compatibilità In favore della compatibilità viene assegnato rilievo dirimente alla collocazione della disposizione nell'ambito del Libro I del c.p.c., che reca le “Disposizioni generali” del medesimo, precisamente nel Titolo dedicato agli “atti processuali” e nella Sezione che stabilisce la disciplina “Delle udienze”. Per tale teoria collocazione siffatta dovrebbe indurre a ritenere applicabile la disposizione all'intero sistema processuale civile, senza esclusioni di principio, evidenziandosi come il legislatore della riforma, là dove ha inteso precludere l'adozione di detta possibilità procedimentale, lo ha fatto in modo esplicito, come nel caso dell'udienza pubblica in Cassazione con l' articolo 379, comma 1, c.p.c. Si tratterebbe di una modalità alternativa allo svolgimento dell'udienza , prevista in via generale come potere attribuito al giudice nella ricorrenza dei presupposti contenuti nell'articolo 127- bis stesso, ammissibile pure per sostituire l'udienza pubblica, con tutte le norme che la regolano, anche nell'ambito del processo del lavoro. Inoltre, la prospettiva condivisa dalla tesi in argomento sarebbe la più coerente con la ratio della previsione, ravvisabile nell'esigenza prioritaria di consentire una più efficiente organizzazione del processo e del lavoro del giudice, nella dovuta osservanza degli “obiettivi di semplificazione, speditezza e razionalizzazione del processo civile” fissati dalla legge delega numero 206/2021 . La tesi che non ritiene applicabile al processo del lavoro l' articolo 127-ter c.p.c. Il secondo orientamento evidenzia l' incompatibilità strutturale con le cadenze temporali che nel rito speciale disciplinano la costituzione del convenuto , con la conseguenza che non potrebbe essere disposta la sostituzione dell'udienza ex articolo 420 c.p.c. col deposito di note scritte già nel decreto di cui all' articolo 415, comma 2, c.p.c. , perché altrimenti al convenuto, non ancora costituito, sarebbe preclusa la possibilità di opporsi alla sostituzione stessa. Analoga incompatibilità opererebbe per il giudizio di appello, la cui fase introduttiva risulta speculare rispetto a quella di primo grado, con fissazione, mediante decreto presidenziale ex articolo 435 c.p.c., dell'udienza di discussione dinanzi al collegio e onere dell'appellato di costituirsi almeno dieci giorni prima dell'udienza. Per tale teoria ogni adattamento escogitato dalla pratica dei fori per consentire la sostituzione cartolare sin dall'instaurazione del processo del lavoro, sia in primo che in secondo grado, rappresenterebbe un'alterazione del meccanismo fisiologico disegnato dal rito speciale e conclamerebbe l'inutilizzabilità dell'articolo 127- ter c.p.c. La rimessione della questione alla I Presidente Il Collegio ha rimesso gli atti alla I° Presidente affinché valuti la sussistenza dei presupposti per l' assegnazione del ricorso alle Sezioni Unite ex articolo 374, comma 2, c.p.c. La particolare importanza della questione manifesta il suo rilievo nomofilattico, secondo il collegio della Sezione Lavoro, nell'oggettività dei dubbi interpretativi sollevati da una disciplina che concerne un momento cruciale di ogni processo del lavoro, sia in primo che in secondo grado, e che ha determinato difformi prassi applicative sul territorio nazionale. Tale rilievo risulta accentuato laddove si pervenga alla conclusione in favore dell'incompatibilità dell'articolo 127- ter c.p.c. col rito lavoristico, in quanto occorrerà pure definire il campo delle conseguenze processuali derivanti dall'adozione del modello ritenuto contra legem , oltre che dell'eventuale sanabilità del vizio, avuto riguardo all'impatto su di un numero assai elevato di processi pendenti. È stata inoltre evidenziata la trasversalità dei princìpi che occorre affermare, nei reciproci rapporti tra oralità e pubblicità della discussione e della lettura del dispositivo, princìpi relativi non solo al procedimento che riguarda le controversie di lavoro e, comunque, le controversie in materia locatizia, ma con potenziale incidenza anche su altri procedimenti, come quelli in materia di opposizione a ordinanza-ingiunzione, oltre che sulla disciplina dettata dall'articolo 281 sexies c.p.c.

Presidente Manna - Relatore Amendola Il testo integrale dell'ordinanza sarà disponibile a breve.