È legittima la ripresa casuale di un minore durante un evento svoltosi in pubblico?

Ove non ricorra il caso limite della lesione del decoro, della reputazione o dell’onore della persona e si integri il collegamento con un evento svoltosi in pubblico può escludersi che operi la deroga legale al divieto di riproduzione dell’immagine allorché alla circostanza soggettiva della minore età della persona si accompagni quella, oggettiva, della non casualità della ripresa, espressamente diretta a polarizzare l’attenzione sull’identità del minore e sulla sua riconoscibilità.

Ad affermarlo è la Corte di Cassazione, III Sez. civile, numero 2978 pubblicata in data 01/02/2024. I l Tribunale di Roma ha rigettato la domanda proposta da Tizio e Caio in qualità di genitori esercenti la responsabilità genitoriale sul minore Mevio, avente ad oggetto, oltre all'inibizione della continuazione dell'illecito, il risarcimento dei danni patrimoniali e non patrimoniali da questo subìti in conseguenza della non autorizzata pubblicazione della sua immagine dopo essere stato casualmente ripreso nel corso di un servizio di telegiornale della RAI effettuato in occasione dell'arresto di un latitante e successivamente diffuso mediante il mezzo televisivo e le piattaforme digitali. Il Tribunale ha rigettato la domanda risarcitoria sulla base di una duplice ratio decidendi . In primo luogo, ha escluso la stessa sussistenza dell'illecito, sul rilievo che, pur mancando il consenso dei genitori alla pubblicazione dell'immagine del minore , tuttavia ricorresse una delle ipotesi eccezionali di cui all'art. 97, primo comma. In secondo luogo, il giudice del merito, ha escluso, la sussistenza di conseguenze dannose, sia non patrimoniali che patrimoniali, osservando, quanto alle prime, che era rimasta sfornita di prova la deduzione attorea secondo cui, a causa dell'accostamento della sua immagine a quella di un delinquente, il minore era stato etichettato come tale nell'ambito dell'ambiente scolastico, con pregiudizio del suo rendimento e rilevando, con riguardo alle seconde, la non configurabilità, nella fattispecie, di un pregiudizio correlato allo sfruttamento dell'immagine. Mevio ha proposto ricorso per cassazione a mezzo del proprio difensore. La Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso condannando quest'ultimo a rimborsare alla società controricorrente RAI radiotelevisione italiana s.p.a. le spese del giudizio di legittimità. Il ricorrente sosteneva che la pubblicazione dell' immagine sarebbe stata illecita , sia perché sarebbe stata compiuta in pregiudizio all'onore, alla reputazione e al decoro della persona ritratta sia per l'avvenuta polarizzazione dell'attenzione sull'identità e riconoscibilità di un soggetto minorenne, indebitamente accostato ad un delinquente. Per la Cassazione tale motivo è inammissibile considerato che il diritto all'immagine è tutelato nel nostro ordinamento nel codice civile art. 10 e nella legge numero 633 del 1941 sulla protezione del diritto d'autore artt. 96 e 97 , che detta il completamento della disciplina codicistica. Dal combinato disposto della disposizione del Codice civile e delle disposizioni della legge speciale, si desume la regola che pone il divieto di esporre o pubblicare l'immagine di una persona . Il divieto non è assoluto nell'ipotesi in cui l'esposizione o la pubblicazione non rechi pregiudizio all'onore, al decoro o alla reputazione della persona ritratta, perché in questa ipotesi l'esposizione o la pubblicazione è eccezionalmente ammessa quando sussista il consenso della persona medesima o quando ricorra una delle fattispecie tassativamente stabilite dalla legge in deroga al divieto stesso. Il divieto è, invece, assoluto nella contraria ipotesi in cui l'esposizione o la pubblicazione rechi pregiudizio all'onore, al decoro o alla reputazione della persona ritratta, perché in questa ipotesi l'esigenza del rispetto dell'intimità della persona prevale sull'esigenza sociale di pubblica conoscenza della sua immagine, sicché non sono ammesse deroghe al divieto di divulgazione. Il diritto all'immagine ha un duplice contenuto, negativo e positivo . Con riguardo al contenuto negativo , per il riconoscimento della risarcibilità del pregiudizio economico rappresentato dalla perdita del corrispettivo dell'utilizzazione della propria immagine a fini pubblicitari, così autorizzandosi la dottrina a ritenere esistente, anche nel nostro ordinamento, la figura, di derivazione americana, del right of publicity . In tema di informazione fornita con il servizio televisivo e con specifico riguardo al caso di diffusione dell'immagine di persone riprese di nascosto è stato ripetutamente affermato che la presenza delle condizioni legittimanti l' esercizio del diritto di cronaca non implica, di per sé, la legittimità della pubblicazione o diffusione anche dell'immagine delle persone coinvolte, la cui liceità è subordinata , oltre che al rispetto delle prescrizioni contenute negli artt. 10 cod. civ. , 96 e 97 della legge numero 633 del 1941 , anche all'osservanza di quelle contenute nell' art. 137 del d.lgs. numero 196 del 2003 e nell'art. 8 del codice deontologico dei giornalisti, nonché alla verifica in concreto della sussistenza di uno specifico ed autonomo interesse pubblico alla conoscenza delle fattezze dei protagonisti della vicenda narrata , nell'ottica della essenzialità di tale divulgazione ai fini della completezza e correttezza della informazione fornita. L' esigenza di protezione della sfera privata rispetto a quella di tutela dell'interesse pubblico alla diffusione della sua immagine assume particolare preminenza nell'ipotesi in cui si tratti di persona minore d'età . Con riferimento a tale fattispecie la Corte ha affermato che anche quando non ricorra il caso limite della lesione del decoro, della reputazione o dell'onore della persona e si integri, al contrario, in astratto, una delle fattispecie in particolare il collegamento con un evento di interesse pubblico o comunque svoltosi in pubblico può escludersi che operi, in concreto, la deroga legale al divieto di riproduzione dell'immagine prevista dalla stessa norma, allorché della non casualità della ripresa , espressamente diretta a polarizzare l'attenzione sull'identità del minore e sulla sua riconoscibilità. La pubblicazione dell'immagine sarebbe stata compiuta in pregiudizio all'onore, alla reputazione e al decoro della persona minorenne e con l'intento di polarizzare l'attenzione sulla sua identità e riconoscibilità, il motivo di ricorso in esame, in base alla formale intestazione, non denuncia un error in iudicando ma tende a suscitare dalla Corte di legittimità un nuovo giudizio di merito in contrapposizione a quello motivatamente formulato dal Tribunale nel rispetto dei principi di diritto applicabili alla fattispecie. Pertanto, anche tale motivo di ricorso è stato dichiarato inammissibile.

Presidente Travaglino – Relatore Spaziani Il testo integrale dell’ordinanza sarà disponibile a breve.