Tetraplegico dopo l’incidente stradale: l’alcol nel sangue gli costa l’indennizzo assicurativo

Fatale il dato accertato grazie al test alcolimetrico 1,88 grammi per litro. Legittimo parlare di vera e propria condizione di ubriachezza. Questo dettaglio inchioda il conducente, alla luce della specifica clausola presente nel contratto da lui stipulato con una compagnia assicurativa per il risarcimento dei danni in caso di invalidità risultante da infortunio.

Niente indennizzo dall'assicurazione per l'automobilista risultato ubriaco in occasione del drammatico incidente stradale che lo ha reso tetraplegico con invalidità al 100 per cento. A dare il la alla vicenda giudiziaria è l'istanza con cui un uomo Tizio, nome di fantasia chiede un corposo indennizzo alla compagnia assicurativa con cui aveva un contratto per il risarcimento dei danni in caso di invalidità risultante da infortunio. Alla base della richiesta vi è un drammatico dato di fatto a causa di un incidente stradale , Tizio è rimasto tetraplegico con invalidità del 100% . Dalla compagnia assicurativa c'è però una chiusura totale, già nella fase delle trattative. A Tizio viene rifiutato il risarcimento, soprattutto per una ragione l'incidente è avvenuto perché l'assicurato guidava in stato di ubriachezza , o di ebbrezza, due condizioni comunque analoghe e che, in base alle condizioni di polizza, comportavano l'esclusione della garanzia assicurativa . Tizio contesta la posizione assunta dalla compagnia assicurativa e osserva che egli è stato assolto nel giudizio penale per il reato di guida in stato di ubriachezza, in quanto il test alcolimetrico era stato dichiarato inutilizzabile poiché effettuato senza il rispetto del diritto di difesa, vale a dire per via venosa da parte dei carabinieri senza il suo consenso e senza la presenza dei sanitari . In Tribunale viene accolta la tesi proposta da Tizio. I giudici ritengono non utilizzabile il test alcoli metrico, anche nel giudizio civile , e dunque sfornita di prova la tesi secondo cui l'assicurato guidava in stato di ubriachezza o di ebbrezza . Per Tizio, però, la soddisfazione dura poco. In Appello, difatti, i giudici accolgono la tesi riproposta dalla compagnia assicurativa e respingono la domanda di indennizzo da lui presentata. A chiudere il caso provvedono i giudici di Cassazione , rendendo inutile il ricorso proposto dal legale di Tizio e sancendo che la compagnia assicurativa non dovrà versargli alcun indennizzo. I magistrati ritengono secondaria la questione relativa alla possibile inutilizzabilità del test alcoli metrico se effettuato in violazione di un diritto fondamentale del conducente. Ciò che conta, difatti, è che i giudici di secondo grado non hanno ricavato lo stato di ubriachezza di Tizio dal test alcolimetrico, o solo da esso, ma lo inducono da una serie di indizi , comprese le valutazioni effettuare dal consulente tecnico d'ufficio, autonomamente valutate rispetto al test e lo ricavano altresì dall'insieme delle prove testimoniali , con la conseguenza che, anche ove eliminato il test alcolimetrico, rimane accertato, presuntivamente, lo stato di ubriachezza di Tizio alla guida . Irrilevante anche il tema della possibile equiparazione tra la nozione di ubriachezza a quella di ebbrezza , sostenendo che, ove anche si dovesse ritenere che non era emerso. I giudici d'Appello hanno equiparato la nozione di ubriachezza a quella di ebbrezza, sostenendo che, ove anche si dovesse ritenere che non era emerso uno stato di ubriachezza, anche quello di ebbrezza giustifica la non applicabilità della polizza . Il legale di Tizio ha sottolineato che la polizza invece espressamente esclude il risarcimento per il solo stato di ubriachezza e che le due nozioni devono essere nettamente tenute distinte in quanto si tratta di due alterazioni di grado diverso dello stato psicofisico del conducente, e che, proprio per tale diversa incidenza sulla persona, sono trattati in modo diverso . Per fare chiarezza i magistrati di Cassazione osservano che i giudici d'appello hanno solo ipoteticamente ritenuto che anche l'ebbrezza sia rilevante, ma di fatto hanno accertato uno stato di vera e propria ubriachezza di Tizio in occasione del drammatico incidente stradale, a fronte di un tasso alcolemico in misura dell'1,88 grammi per litro . Di conseguenza, la censura relativa alla distinzione tra ebbrezza e ubriachezza è, al di là della sua astratta fondatezza, tuttavia irrilevante , concludono i giudici.

Presidente Spirito Relatore Cricenti Ritenuto che 1.-T.S. ha convenuto in giudizio la omissis assicurazioni con la quale aveva un contratto per il risarcimento dei danni in caso di invalidità risultante da infortunio era infatti accaduto che il T. , a causa di un incidente stradale, era rimasto tetraplegico con invalidità del 100%. La omissis assicurazioni, che già nella fase delle trattative aveva rifiutato il risarcimento, si è costituita eccependo che l'incidente era avvenuto perché l'assicurato guidava in stato di ubriachezza, o di ebbrezza, che erano due condizioni comunque analoghe, e che, in base alle condizioni di polizza, comportavano esclusione della garanzia assicurativa. 2.-La tesi del T. era invece che egli era stato assolto nel giudizio penale per il reato di guida in stato di ubriachezza, in quanto il test alcolimetrico era stato dichiarato inutilizzabile poiché effettuato senza il rispetto del diritto di difesa, vale a dire per via venosa da parte dei carabinieri senza il consenso dell'interessato e senza la presenza dei sanitari. 3.-Questa tesi è stata accolta dal Tribunale di Bologna che, per l'appunto, ha ritenuto non utilizzabile il test alcolimetrico neanche nel giudizio civile, e dunque ha ritenuto sfornita di prova la tesi secondo cui l'assicurato guidava in stato di ubriachezza o di ebbrezza. Ma, su appello della compagnia di assicurazione, questa decisione è stata riformata, e la Corte d'appello di Bologna ha rigettato conseguentemente la domanda di indennizzo da parte del T. . 4.-Quest'ultimo ricorre ora con quattro motivi di cui chiede il rigetto la omissis assicurazioni che si è costituita con controricorso. Il ricorrente ha depositato memoria. Considerato che 5.- Con il primo motivo di ricorso si denuncia violazione degli artt. 112, 113, 329 del codice di procedura civile nonché 2909 del codice civile. Il ricorrente eccepisce la violazione del giudicato interno sulla questione della inutilizzabilità del test alcolimetrico in sostanza egli ricorda come la decisione del primo giudice di ritenere non utilizzabile nel giudizio civile il test sull'ubriachezza, già dichiarato inutilizzabile nel giudizio penale, non è stata espressamente impugnata dalla assicurazione, la quale invece si è limitata ad impugnare la diversa ed autonoma statuizione circa la inattendibilità di quel test. Osserva infatti il ricorrente come la questione della inutilizzabilità e quella della attendibilità del test sono oggetto di due accertamenti distinti, dunque di due capi autonomi di sentenza, con la conseguenza che l'impugnazione dell'uno non implica impugnazione dell'altro. 5.1.- Il motivo è infondato. Dall'esame della decisione impugnata emerge che la società di assicurazione, con l'appello, ha contestato l'intero iter logico argomentativo che ha portato il primo giudice a ritenere non utilizzabile il prelievo, e dunque il test alcolimetrico che ne è seguito, con la conseguenza che l'appello può dirsi comprensivo anche della questione della utilizzabilità di quel test. 6.-11 secondo motivo denuncia violazione dell' art. 113 del codice di procedura civile , nonché degli artt. 13, 24 e 111 della Costituzione . Il ricorrente censura la decisione impugnata nella parte in cui ha ritenuto utilizzabile il test alcolimetrico sulla base di una giurisprudenza che invece è relativa ad un caso diverso, cioè alla effettuazione del test senza preavviso alla parte, dunque in violazione delle norme sul contraddittorio il ricorrente fa presente che altro è la prova assunta in violazione del contraddittorio, altro quella assunta in violazione dei diritti inviolabili della persona, come la libertà personale, e che quindi, mentre nel primo caso, si tratterebbe di una prova illegittima, ma per certi versi utilizzabile, nel secondo, che è diverso, si tratterebbe invece di una prova illecita e come tale assolutamente inutilizzabile. Nè si può dire che il rispetto del contraddittorio in sede di consulenza tecnica, fatta utilizzando per l'appunto quel test alcolimetrico, possa avere efficacia sanante dell'illecita assunzione del test medesimo. 7.-11 terzo motivo denuncia violazione degli artt. 112, 113 , 115 , 116 del codice di procedura civile nonché 2697 , 2700 , 2729 del codice civile oltre alla violazione dello stesso art. 2700 del codice civile . Il ricorrente contesta la sentenza impugnata nel punto in cui, a prescindere dalla utilizzabilità e rilevanza del test alcolimetrico, ha ritenuto che ci fossero sufficienti indizi, comunque per ritenere lo stato di ubriachezza. Il ricorrente assume una valutazione incompleta del quadro probatorio nel senso che, pur essendo chiaramente emerso sia dalle prove assunte nel giudizio penale, che da quelle poi ribadite in sede civile che egli non presentava stato di ubriachezza o di ebbrezza al momento della guida, la Corte d'appello ha fatto leva invece sulla apparentemente emersa circostanza che il ricorrente avrebbe bevuto quella sera uno o due bicchieri di vino, ed inoltre ha ricavato lo stato di ebbrezza da una illazione, e cioè dal carattere anomalo dell'incidente. Inoltre, osserva il ricorrente che il test utilizzato, come tra l'altro accennato dallo stesso CTU, aveva in sé un'elevata possibilità di falsi positivi e dunque era esso stesso inattendibile, conseguentemente censura la sentenza impugnata nella parte in cui sostiene che l'esito del test non poteva più essere messo in discussione se non a mezzo di una querela di falso che non era stata in realtà proposta. 6.1.- I motivi, che possono valutarsi insieme, sono inammissibili. Infatti, a prescindere dalla questione, pur condivisibile, della utilizzabilità del test se effettuato in violazione di un diritto fondamentale Cass. 5.5.2020, n. 8459 , qui la ratio della decisone impugnata è ben diversa i giudici di merito non ricavano lo stato di ubriachezza del ricorrente dal test alcolimetrico, o solo da esso, ma chiaramente lo inducono da una serie di indizi, comprese le valutazioni effettuare dal CTU, autonomamente valutate rispetto al test in questione. E lo ricavano altresì dall'insieme delle prove testimoniali, con la conseguenza che, anche ove eliminato il test alcolimetrico, rimane accertato, presuntivamente, lo stato di ubriachezza alla guida. È vero che con il terzo motivo il ricorrente censura questo accertamento presuntivo, ma in modo da contestare il merito e dunque nel merito delle valutazioni svolte dai giudici di appello. Non è censurata l'erronea applicazione delle norme sul ragionamento presuntivo, quanto piuttosto la valutazione dei singoli indizi nel merito, e dunque in modo qui inammissibile. 8.-Con il quarto motivo si deduce violazione dell' art. 1370 del codice civile . La Corte d'appello ha infatti equiparato la nozione di ubriachezza a quella di ebbrezza, sostenendo che, ove anche si dovesse ritenere che non era emerso uno stato di ubriachezza, anche quello di ebbrezza giustifica la non applicabilità della polizza. Osserva il ricorrente che la polizza invece espressamente esclude il risarcimento per il solo stato di ubriachezza, e che le due nozioni devono essere nettamente tenute distinte in quanto si tratta di due alterazioni di grado diverso dello stato psicofisico del soggetto, e che, proprio per tale diversa incidenza sulla persona, sono dalla stessa giurisprudenza, quella penale in modo particolare, trattati in modo diverso. Invece la Corte di appello ne ha fatto apodittica assimilazione. 8.1.- Il motivo è inammissibile. La Corte di merito infatti solo ipoteticamente ha ritenuto che anche l'ebbrezza sia rilevante, ma di fatto ha accertato, nei termini che abbiamo visto sopra, uno stato di vera e propria ubriachezza in ogni caso un tasso alcolemico in misura dell'1,88 gli è di livello tale da integrare quella pericolosità estratta del comportamento Con la conseguenza che la censura relativa alla distinzione tra ebbrezza e ubriachezza, al di là della sua astratta fondatezza, è tuttavia irrilevante. Il ricorso va pertanto rigettato. P.Q.M. La Corte rigetta il ricorso. Condanna il ricorrente al pagamento delle spese di lite, nella misura di 5000,00 Euro, oltre 200,00 Euro di spese generali. Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13 , comma 1 quater, inserito dalla L. n. 228 del 2012, art. 1 , comma 17, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente principale, dell'ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso principale, a norma del comma 1-bis, dello stesso art. 13.