Astinenza forzata per il boss mafioso che vuole un incontro riservato con la moglie

Respinta definitivamente l’istanza mirata ad ottenere la possibilità di un colloquio intimo e lontano dagli occhi e dalle orecchie degli agenti della Polizia penitenziaria. I giudici riconoscono l’importanza del diritto alla sessualità e all’affettività reclamato dai detenuti. Su questa delicata tematica, però, è necessario l’intervento chiarificatore del legislatore.

Niente rapporti intimi per i detenuti. La forzata astinenza è attribuibile all'inerzia dello Stato che non ha ancora provveduto a regolamentare con una legge ad hoc la delicata tematica. E il vuoto normativo non è colmabile per mano dei giudici. Riflettori puntati sull'istanza presentata da un boss mafioso , detenuto nel carcere di Milano - Opera' e sottoposto al regime del 41 bis , istanza mirata ad ottenere la possibilità di un incontro riservato con la moglie sposata con tanto di matrimonio celebrato in carcere all'interno della struttura penitenziaria . A rispondere picche al boss è prima il Magistrato di sorveglianza e poi, nell'ottobre del 2021, il Tribunale di sorveglianza, che, in particolare, pone in evidenza il fatto che la vigente legislazione non prevede simile modalità di esecuzione del colloquio . Per il legale che rappresenta il boss, però, è palese la lesione arrecata al diritto alla sessualità e all'affettività garantiti al detenuto suo cliente come ad ogni individuo , anche tenendo presente che già nel 2012 la Corte Costituzionale ha riconosciuto la necessità di un intervento legislativo che consenta ai detenuti il concreto esercizio del diritto alla sessualità . E in questa ottica, aggiunge il legale, la previsione espressa contenuta nella legge delega numero 103 del 23 giugno 2017, pur non attuata, dimostra la indifferibilità di un intervento regolativo da parte del legislatore per tutelare donne e uomini che sono in carcere. I Giudici della Cassazione riconoscono la legittimità dell' istanza avanzata dal boss mafioso, ma, aggiungono, la ricognizione del vigente quadro normativo porta ad escludere che le disposizioni in tema di colloqui visivi di tutti i soggetti reclusi includano la tutela della affettività sessuale, intesa come intimità fisica escludente ogni forma di osservazione esterna tra il soggetto detenuto e il coniuge, o, comunque, la persona a lui legata da stabile relazione affettiva . A corredo di questa valutazione, poi, anche la sottolineatura che la normativa stabilisce che i colloqui si svolgono sotto il controllo a vista del personale del Corpo di Polizia Penitenziaria . Vi è comunque, chiariscono i giudici, la necessità di una diversa regolamentazione che non affidi al solo istituto dei permessi premio' il soddisfacimento di simile componente della vita relazionale dei detenuti , e tale necessità è di certo avvertita da tempo ed ha trovato considerazione nella legge delega di riforma dell' ordinamento penitenziario , che, però, non ha portato, ad oggi, ad evoluzioni ulteriori e concrete, cioè a un chiarimento da parte del legislatore. Su quest'ultimo punto si soffermano i giudici, riconoscendo che è una esigenza reale e fortemente avvertita quella di permettere alle persone sottoposte a restrizione della libertà personale di continuare ad avere relazioni affettive intime , anche a carattere sessuale e aggiungendo che però, allo stato attuale, tale esigenza trova una risposta solo parziale, nel nostro ordinamento grazie all' istituto dei permessi premio' , la cui fruizione, però, resta, in fatto, preclusa a larga parte della popolazione carceraria . Per i giudici non vi sono dubbi ci si trova di fronte ad un problema che merita ogni attenzione da parte del legislatore , anche tenendo presente che un numero sempre crescente di Stati riconosce, in varie forme e con diversi limiti, il diritto dei detenuti ad una vita affettiva e sessuale tra le mura del carcere . E proprio per questo, a fronte dell'istanza presentata dal boss mafioso, il necessario intervento del legislatore non è surrogabile tramite una mera demolizione della vigente disposizione incentrata sul controllo visivo del colloquio , e, sottolineano i giudici, l'eliminazione del controllo visivo non basterebbe comunque, di per sé, a realizzare l'obiettivo perseguito, dovendo necessariamente accedere ad una disciplina che stabilisca termini e modalità di esplicazione del diritto dei detenuti alla sessualità e all'affettività. In particolare, occorrerebbe individuare i relativi destinatari , interni ed esterni, definire i presupposti comportamentali per la concessione delle visite intime ', fissare il loro numero e la loro durata , determinare le misure organizzative. Tutte operazioni che implicano, all'evidenza, scelte discrezionali, di esclusiva spettanza del legislatore. E ciò anche a fronte della ineludibile necessità di bilanciare il diritto evocato dai detenuti con esigenze contrapposte , in particolare con quelle legate all'ordine e alla sicurezza nelle carceri e, allargando l'orizzonte, all'ordine e alla sicurezza pubblica , esigenze che, come sancito anche dalla Corte europea dei diritti dell'uomo, vanno ritenute idonee a giustificare l'esclusione delle cosiddette visite coniugali' a favore dei detenuti, ancorché qualificabile, tale esclusione, come interferenza con il diritto del detenuto al rispetto per la propria vita familiare . Tirando le somme, va respinta definitivamente l' istanza avanzata dal boss mafioso . Ciò non fa venire meno, però, l'importanza della tematica. Proprio per questo, i giudici di Cassazione chiosano sottolineando che l'evoluzione della giurisprudenza sovranazionale non ha imposto negli ordinamenti dei singoli Paesi strumenti normativi idonei a realizzare la sessualità in carcere e aggiungendo, infine, che l'esistenza delle plurime opzioni di realizzazione dello spazio per la sessualità resta un dato obiettivo che prescinde dalla condizione del singolo soggetto e richiede un ponderato intervento legislativo .

Presidente Boni - Relatore Magi Il testo integrale della sentenza sarà disponibile a breve.