I componenti dello studio professionale associato sono obbligati ad assicurarsi contro infortuni e malattie professionali?

Conformandosi alla precedente giurisprudenza, la Corte di Cassazione ha ricordato che in tema di assicurazione contro infortuni e malattie professionali non sussiste l’obbligo assicurativo nei confronti dei componenti degli studi professionali associati.

La Corte d'appello respingeva il gravame dell'INAIL contro la sentenza del Tribunale che aveva accolto l' opposizione a cartella proposta da uno studio professionale di geometri associati avente ad oggetto contributi previdenziali, specificamente un contributo integrativo dovuto per supposti obblighi assicurativi INAIL. Il Tribunale riteneva non dovute tali somme in quanto lo studio opponente non rientrava tra coloro che sono assoggettati all' obbligo assicurativo in quanto professionisti che svolgono tale attività in forma associata. Per la cassazione della sentenza ricorreva l'INAIL, denunciando come la Corte territoriale avrebbe errato nell'equiparare, ai fini assicurativi, i soci delle società di professionisti ai professionisti in forma associata , laddove tale equiparazione sussisterebbe solo ai fini previdenziali. Richiamando alcuni precedenti, la Suprema Corte ha ricordato che in tema di assicurazione contro gli infortuni e le malattie professionali, non sussiste l'obbligo assicurativo nei confronti dei componenti di studi professionali associati, in quanto la tendenza ordinamentale espansiva di tale obbligo può operare, sul piano soggettivo, solo nel rispetto e nell'ambito delle norme vigenti, che, come per il libero professionista, in nessun luogo artt. 1, 4 e 9 del d.P.R. n. 1124 del 1965 vi assoggettano le associazioni professionali Cass. civ. n. 30428/2019, Cass. civ. n. 15971/2017 , Cass. civ. 33203/2021 . Considerando che nel sistema assicurativo dell'INAIL non vige alcun principio assoluto di copertura universalistica delle tutele, sussistendo limiti oggettivi e soggettivi sia rispetto alle attività protette che ai soggetti assicurati verosimilmente a causa della preferenza accordata dal legislatore all'assicurazione dei lavoratori subordinati in termini Cass. n. 30428 del 2019 , cit., in motivazione , non v'è a fortiori spazio per interpretazioni costituzionalmente orientate che pervengano surrettiziamente a travalicare i limiti del testo della legge vigente . Il ricorso dell'INAIL viene rigettato.

Presidente Berrino Relatore Solaini Rilevato che Con sentenza del giorno 19 gennaio 2016 n. 187, la Corte d'appello di Perugia respingeva il gravame proposto dall'Inail avverso la sentenza del tribunale di Perugia che accoglieva l'opposizione a cartella proposta dallo studio tecnico geometri associati di C.F. e F.F. avverso l'iscrizione a ruolo, effettuata dall'Inail, della somma di Euro 6.883,76 per contributi previdenziali così indicati nella cartella emessa da Equitalia . Il tribunale riteneva che le somme iscritte a ruolo non erano dovute, perché lo studio opponente non rientrava tra coloro che sono assoggettati all'obbligo assicurativo. A sostegno della propria pronuncia di rigetto del gravame, la Corte d'appello ha rilevato come il contributo integrativo non fosse dovuto dallo studio associato, perché i professionisti che svolgono la propria attività in forma associata non sono soggetti all'obbligo assicurativo Inail, così come non sono soggetti a tale obbligo, stante l'equiparazione a fini previdenziali, ex D.Lgs. n. 163 2006, art. 90 comma 2 lett. a del, le società di professionisti. Pertanto, l'obbligo in discorso non vale neanche per le predette società di professionisti e quindi nemmeno per lo Studio tecnico parte in causa, quale che sia la sua reale natura giuridica associazione professionale di mero rilievo interno, secondo la tesi dell'opponente, ovvero autonomo centro d'imputazione assimilabile a una società di fatto, secondo la tesi dell'Inail , e ciò, perché l'equiparazione agli effetti previdenziali tra gli studi associati e le società di professionisti non riguarda la sola materia pensionistica ma anche la materia della tutela Inail. Avverso la sentenza della Corte d'appello, l'Inail ricorre per cassazione, sulla base di tre motivi, mentre resiste con controricorso illustrato da memoria, lo Studio Tecnico Geometri Associati di C.F. e F.F. . Considerato che Con il primo motivo di ricorso, l'Inail deduce il vizio di violazione dell' art. 112 c.p.c. , per mancata corrispondenza tra il chiesto e il pronunciato e per omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio che è stato oggetto di discussione tra le parti, in relazione all'art. 360 comma 1 nn. 4 e 5 c.p.c., perché la Corte d'appello aveva limitato l'esame della impugnazione da parte dell'Inail, sul profilo della natura previdenziale dell'Istituto mentre, invece, il medesimo Inail aveva insistito sull'obbligo assicurativo dei professionisti in studi associati sussistendone sia il requisito oggettivo consistente nello svolgimento di un'attività potenzialmente pericolosa quale l'accesso ai cantieri per assolvere incarichi di direzione lavori che il requisito soggettivo, perché si trattava di una società tra professionisti datrice di lavoro dei medesimi e non di una mera associazione tra professionisti non soggetta all'obbligo assicurativo -, profilo che la Corte del merito aveva escluso apoditticamente con l'inciso che era una questione pacificamente esclusa, ma senza dare alcuna motivazione sul punto. Con il secondo motivo di ricorso, l'Inail deduce il vizio di violazione di legge, in particolare, del D.Lgs. n. 163 del 2006, art. 90 comma 2 lett. a di modifica dell'art. 17 comma 6 lett. a della L. n. 109 del 1994 , in riferimento al del D.P.R. n. 1124/65, artt. 1, 4 n. 7, e della L. n. 1815/39 , articolo comma 2, art. 1, in relazione all' art. 360 c.p.c. , comma 1, n. 3., perché erroneamente la Corte d'appello aveva equiparato, a fini assicurativi nel senso di escludere l'obbligo contributivo , i soci delle società di professionisti tra i quali, a suo avviso, rientrava lo studio tecnico controricorrente ai professionisti in forma associata, laddove tale equiparazione era prevista testualmente solo a fini previdenziali, ai sensi delle norme di cui alla rubrica. Con il terzo motivo di ricorso, l'Inail deduce il vizio di violazione di legge, in particolare, del D.P.R. n. 1124/65, artt. 1, 4 n. 7 e 9 comma 2, con riferimento alla L. n. 1815/39, art. 1, in relazione all' art. 360 c.p.c. , comma 1, n. 3., perché la Corte d'appello aveva ritenuto che le società tra professionisti tra cui andava annoverata la controricorrente che - quale requisito oggettivo svolgono attività pericolosa di accesso ai cantieri per direzione lavori e che quale requisito soggettivo - sono datrici di lavoro degli stessi professionisti e non mere associazioni tra professionisti non fossero tenute all'obbligo contributivo Inail. Il primo motivo di ricorso è inammissibile per mancanza di decisività e ciò, per stessa ammissione dell'ente ricorrente stesso, v. p. 13 del ricorso in cassazione , avendo la Corte del merito equiparato, in virtù del disposto di cui al D.Lgs. n. 163 del 2006, art. 90 2 comma lett. a , ai fini assicurativi oltre che previdenziali, i professionisti che svolgono la propria attività in forma associata alle società di professionisti, manca, quindi, un interesse attuale e concreto al suo esame. Il secondo motivo è infondato. Secondo la giurisprudenza di questa Corte, In tema di assicurazione contro gli infortuni e le malattie professionali, non sussiste l'obbligo assicurativo nei confronti dei componenti di studi professionali associati, in quanto la tendenza ordinamentale espansiva di tale obbligo può operare, sul pano soggettivo, solo nel rispetto e nell'ambito delle norme vigenti, che, come per il libero professionista, in nessun luogo D.P.R. n. 1124 del 1965, artt. 1, 4 e 9 vi assoggettano le associazioni professionali Cass. nn. 30428 del 19 , 15971 del 17 , 33203 del 21 . Nè contrari argomenti possono desumersi da Cass. n. 12095 del 2006 e 13278 del 2007 , che - sulla scorta di una lettura costituzionalmente orientata della disciplina dell'obbligo di assicurazione contro gli infortuni sul lavoro - hanno rispettivamente ritenuto assoggettabili all'assicurazione i coniugi che hanno la gestione comune dell'azienda coniugale, ai sensi dell' art. 177 c.c. , lett. d , quando svolgano una delle attività rischiose indicate nell'art. 1, T.U. n. 1124/1965, e i soci di cooperativa avente ad oggetto l'attività di addestramento fisico come precisato da Corte Cost. n. 25 del 2016 , che ha dichiarato manifestamente inammissibile la questione di legittimità costituzionale dell'art. 4, n. 7, T.U. n. 1124/1965, nella parte in cui esclude dall'assicurazione obbligatoria contro gli infortuni e le malattie professionali gli associati degli studi professionali che siano tra loro legati da un vincolo di dipendenza funzionale , a fronte della multiforme realtà degli studi professionali, contraddistinta dalla coesistenza dei disparati assetti organizzativi che l'accordo degli associati può prefigurare ex art. 36 c.c. , e dal vario atteggiarsi dei rapporti di lavoro, secondo i tratti dell'autonomia o di un coordinamento più incisivo delle prestazioni, resta rimessa alla discrezionalità del legislatore la modulazione dell'obbligazione assicurativa in funzione delle situazioni ritenute meritevoli di tutela e non sussistendo in materia la possibilità di pronunce additive a rime obbligate così, espressamente, Corte Cost. n. 25 del 2016 , cit. , specie considerando che nel sistema assicurativo gestito dall'INAIL non vige alcun principio assoluto di copertura universalistica delle tutele, sussistendo limiti oggettivi e soggettivi sia rispetto alle attività protette che ai soggetti assicurati verosimilmente a causa della preferenza accordata dal legislatore all'assicurazione dei lavoratori subordinati in termini Cass. n. 30428 del 2019 , cit., in motivazione , non v'è a fortiori spazio per interpretazioni costituzionalmente orientate che pervengano surrettiziamente a travalicare i limiti del testo della legge vigente. Il terzo motivo è inammissibile, perché non si confronta con la statuizione della Corte territoriale -solo genericamente contestato dall'Inail e confermata da questa Corte - che le società tra professionisti sono escluse dall'obbligo contributivo Inail essendo equiparate agli associati in forma professionale, ai sensi della normativa sopra più volte richiamata, per i quali è pacificamente escluso l'obbligo contributivo per l'assicurazione Inail di talché risulta irrilevante stabilire se lo studio professionale opponente fosse o meno una società tra professionisti. Le spese di lite seguono la soccombenza e sono liquidate come in dispositivo. Sussistono i presupposti per il pagamento da parte dell'Ente ricorrente del doppio del contributo unificato, ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater. P.Q.M. La Corte suprema di cassazione Rigetta il ricorso. Condanna l'Inail a pagare allo Studio Tecnico Geometri associati le spese di lite che liqWcI,9 nell'importo di Euro 2.200,00, oltre Euro 200,00 per esborsi, oltre spese generali, oltre accessori di legge. Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13 , comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, ove dovuto, da parte del ricorrente dell'ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello corrisposto per il ricorso, a norma del comma 1 - bis dello stesso art. 13.