Costringe la compagna a un’esibizione osè in una chat video: condannato per violenza sessuale

Drammatico l’incubo vissuto tra le mura domestiche da una donna e dalla figlia. Anche quest’ultima è stata presa di mira dal padre, che era solito apostrofarla con termini dispregiativi, come, ad esempio, scimmia .

Condannato per violenza sessuale e per maltrattamenti in famiglia l’uomo che obbliga la compagna ad una esibizione osè in chat e che definisce la figlia mongoloide e scimmia . Ricostruito nei dettagli l’incubo vissuto tra le mura domestiche da una donna e da sua figlia, per mano del compagno, i giudici di merito ritengono sacrosanta la colpevolezza dell’uomo. Sia in primo che in secondo grado, difatti, sono ritenute accertate le condotte da lui tenute e consistite, come descritto dalla donna e dalla figlia, nell’imporre alla convivente un’esibizione osè in una chat video e nel definire in modo dispregiativo la figlia. Per quanto concerne, infine, la pena, in appello essa viene fissata in nove anni di reclusione. Inutile il ricorso proposto in Cassazione dall’uomo e mirato, in sostanza, a mettere in dubbio la credibilità delle due persone che lo hanno fatto finire sotto processo. I magistrati sottolineano le lineari e coerenti deposizioni della donna , la quale ha riferito della violenza sessuale subita e delle vessazioni numerose a cui era sottoposta sia lei che la figlia . Per quanto concerne la violenza sessuale, la donna ha riferito le modalità del rapporto sessuale preteso dal compagno e ha poi aggiunto che una volta si era rifiutata di compiere tali pratiche sessuali e il compagno l’aveva minacciata e poi picchiata con uno schiaffo, intimandole di non opporsi più . Per quanto concerne, poi, i maltrattamenti in famiglia, le violenze e le vessazioni subite dalla donna sono state continue per un lungo periodo e si sono manifestate anche con la violenza sessuale oltre che con lesioni gravi in più occasioni e provocate da corpi contundenti e reiterate ingiurie . In sostanza, la condotta dell’uomo è stata reiterata e tale da cagionare la dolorosa e mortificante convivenza sia per la convivente sia per la figlia . E, in particolare, si è appurato che l’uomo era solito apostrofare la figlia quale mongoloide, scimmia, spastica e figlia di una porca .

Presidente Ramacci Relatore Socci Ritenuto in fatto 1. Con sentenza della Corte di appello di Brescia del 25 febbraio 2021, in parziale riforma della decisione del Tribunale di Brescia del 19 giugno 2020 è stata rideterminata la pena nei confronti di Z.L., in anni 9 di reclusione relativamente ai reati unificati con la continuazione di cui agli art. 81,572,61 c.p. - capo 1, commesso Omissis e fino all' Omissis , nei confronti della convivente V.A. e della figlia minore Z.G., -, art. 609 bis e 609 ter c.p. , N. 5 - capo 2, commesso nel corso del Omissis nei confronti della convivente V.A. -, art. 81,61 n. 11 e 609 undecies c.p. capo 3, commesso dal Omissis al Omissis nei confronti della minore B.B. -, art. 81,110,112 n. 4, 609 bis e 609 ter n. 5 quater c.p. - capo 4, commesso dal Omissis a Omissis nei confronti della convivente V.A. -. 2. L'imputato ha proposto ricorso in cassazione, per i motivi di seguito enunciati, nei limiti strettamente necessari per la motivazione, come disposto dall' art. 173 disp. att. c.p.p. , comma 1. 2. 1. Con il primo motivo l'imputato lamenta la mancanza, contraddittorietà e manifesta illogicità della motivazione e la violazione di legge art. 572,609 bis, 609 ter , 609 undecies , 62 bis , 133 c.p. , aqrtt. 530, 192 e 533 c.p.p. . La Corte di appello ha motivato richiamando la sentenza di primo grado senza rispondere alle critiche specifiche proposte dall'imputato con l'impugnazione. Solo sulla ritenuta attendibilità delle due parti offese la convivente e la figlia è stata pronunciata la condanna, per i maltrattamenti e le violenze sessuali contestate, senza l'esistenza di riscontri alle loro dichiarazioni. Le violenze sessuali alla convivente sussistono solo in pretesi atti imposti con minacce di autoerotismo della donna davanti ad una webcam anche con l'uso di zucchine la sentenza giustifica, illogicamente, la mancata iniziale denuncia delle violenze sessuali da parte della donna - che denunciava solo i maltrattamenti in un primo momento - in quanto la parte offesa avrebbe ritenuto più gravi le condotte di maltrattamento. La condotta di esibizione sessuale della parte offesa, nella chat Omissis , non è stata imposta ma liberamente effettuata dalla donna per una sua perversione sessuale anche perché la sua amica M. utilizzava la stessa Chat. Non è stata verificata con scrupolo l'attendibilità soggettiva della donna, parte civile nel processo. La Corte di appello ha omesso di motivare sulla sussistenza di un preordinato accordo di denuncia delle violenze posto in essere da V.A., Z.G. e, anche, B.B. per il capo 3 dell'imputazione. La figlia era solita discutere con il padre del suo andamento scolastico e della frequentazione, anche sessuale con l'amica B.B., non gradita dal ricorrente. Conseguentemente le sue dichiarazioni erano dettate da questi contrasti e dal suo complessivo atteggiamento di sfida al padre. Inoltre, la sentenza non considera il successivo ripensamento della figlia sulle false accuse al ricorrente. Per il reato di cui all' art. 609 undecies c.p. capo 3 dell'imputazione B.B. non è stata indicata quale persona offesa e questo ha inciso sulla valutazione della sua attendibilità. 2. 1. 1. Con il secondo motivo il ricorrente lamenta che non sono state riconosciute all'imputato le circostanze attenuanti generiche, con una motivazione carente in quanto non si è tenuto conto del suo corretto comportamento processuale e del suo comportamento successivo ai fatti. Egli ha chiesto, inoltre, scusa anche senza ammettere mai la commissione dei reati alla convivente e alla figlia. Contraddittoriamente la sentenza riduce la pena per un disvalore dei fatti non eccessivo, ma evidenzia una elevata intensità del dolo per la durata dei comportamenti di maltrattamento contestati oltre venti anni . 2. 2. Con il terzo motivo l'imputato prospetta la violazione di legge art. 609 undecies , 62 bis , 133 c.p. , artt. 192,530 e 533 c.p.p. e la mancanza, contraddittorietà e manifesta illogicità della motivazione. Per il capo 3 dell'imputazione la sentenza risulta carente nella motivazione, limitandosi a richiamare la sentenza di primo grado. E' stata omessa la valutazione di attendibilità delle dichiarazioni di B.B., pur in presenza di specifiche censure nell'atto di appello. Mancano le foto contenute nei messaggi WhatsApp che dovrebbero documentare quanto dichiarato dalla teste invio di foto nude del ricorrente . Manca un'analisi sulla sussistenza del dolo specifico e la ragazza non è stata individuata quale parte offesa. Le sole dichiarazioni della B.B. sono state poste a sostegno dell'affermazione di responsabilità. La Corte di appello non ha ritenuto di accogliere la richiesta di rinnovazione dell'istruttoria dibattimentale, con l'ammissione di perizie sugli strumenti informatici in uso alle parti, ritenendola non necessaria. 2. 3. Quarto motivo violazione di legge art. 603 c.p.p. mancanza, contraddittorietà e manifesta illogicità della motivazione. Nessuna delle richieste istruttorie presentate dalla difesa ex art. 603 c.p.p. è stata accolta. Meritevole di accoglimento era, quantomeno, la richiesta di riascolto della figlia che in diverse occasioni aveva manifestato la volontà di ritrattare le accuse nei confronti del padre. Anche la richiesta di perizie informatiche sui diversi dispositivi e sulla Chat Omissis è stata rigettata. La valenza probatoria attribuita alle lettere di scuse non è condivisibile, in quanto l'imputato mai ha ammesso la commissione dei reati. 2. 4. Quinto motivo violazione di legge art. 63 c.p.p. , artt. 110,112, n. 4, 609 bis e 609 ter, n. 5 quater, c.p. mancanza, contraddittorietà e manifesta illogicità della motivazione relativamente al reato contestato al capo 4 dell'imputazione. E' stato omesso l'accertamento della totale incapacità all'atto sessuale di P.G. affetto da ritardo mentale , imputato in concorso con il ricorrente. Inoltre, per V.A. non risulta un accertamento della sua impossibilitata a sottrarsi al gioco sessuale con P.G V. avrebbe dovuto essere indagata al fine di accertare se le sue condotte a contenuto sessuale nei confronti di P. fossero obbligate con effettiva possibilità di sottrarsi ad esse dal ricorrente o commesse liberamente. La donna ha reso dichiarazioni incriminanti per il ricorrente, al solo fine di sottrarsi alla sua eventuale responsabilità nei fatti in oggetto. Le sue dichiarazioni sono inutilizzabili per violazione dell' art. 63 c.p.p. in quanto fin dall'inizio avrebbe dovuto essere sentita quale persona sottoposta alle indagini. Invece, la stessa è stata ritenuta solo persona offesa e non complice del ricorrente, nel gioco erotico sessuale con l'incapace P Ha chiesto pertanto l'annullamento della sentenza impugnata. Considerato in diritto 3. Il ricorso è manifestamente infondato, in quanto i motivi sono generici e ripetitivi dell'appello, senza critiche specifiche di legittimità alle motivazioni della sentenza impugnata. Inoltre, il ricorso valutato nel suo complesso, richiede alla Corte di Cassazione una rivalutazione del fatto, non consentita in sede di legittimità. La decisione della Corte di appello e la sentenza di primo grado, in doppia conforme contiene ampia e adeguata motivazione, senza contraddizioni e senza manifeste illogicità, sulla responsabilità del ricorrente, e sulla piena attendibilità della convivente, parte offesa, e della figlia peraltro con numerosi e convergenti riscontri alle loro dichiarazioni. In tema di giudizio di Cassazione, sono precluse al giudice di legittimità la rilettura degli elementi di fatto posti a fondamento della decisione impugnata e l'autonoma adozione di nuovi e diversi parametri di ricostruzione e valutazione dei fatti, indicati dal ricorrente come maggiormente plausibili o dotati di una migliore capacità esplicativa rispetto a quelli adottati dal giudice del merito. Sez. 6, n. 47204 del 07/10/2015 - dep. 27/11/2015, Musso, Rv. 265482 . In tema di motivi di ricorso per Cassazione, non sono deducibili censure attinenti a vizi della motivazione diversi dalla sua mancanza, dalla sua manifesta illogicità, dalla sua contraddittorietà intrinseca o con atto probatorio ignorato quando esistente, o affermato quando mancante , su aspetti essenziali ad imporre diversa conclusione del processo per cui sono inammissibili tutte le doglianze che attaccano la persuasività, l'inadeguatezza, la mancanza di rigore o di puntualità, la stessa illogicità quando non manifesta, così come quelle che sollecitano una differente comparazione dei significati probatori da attribuire alle diverse prove o evidenziano ragioni in fatto per giungere a conclusioni differenti sui punti dell'attendibilità, della credibilità, dello spessore della valenza probatoria del singolo elemento. Sez. 6, n. 13809 del 17/03/2015 - dep. 31/03/2015, 0., Rv. 262965 . In tema di impugnazioni, il vizio di motivazione non può essere utilmente dedotto in Cassazione solo perché il giudice abbia trascurato o disatteso degli elementi di valutazione che, ad avviso della parte, avrebbero dovuto o potuto dar luogo ad una diversa decisione, poiché ciò si tradurrebbe in una rivalutazione del fatto preclusa in sede di legittimità. Sez. 1, n. 3385 del 09/03/1995 - dep. 28/03/1995, Pischedda ed altri, Rv. 200705 . 4. La Corte di appello e il Giudice di primo grado , come visto, ha con esauriente motivazione, immune da vizi di manifesta illogicità o contraddizioni, dato conto del suo ragionamento che ha portato alla valutazione di attendibilità della parte offesa, convivente dell'imputato sia per la violenza sessuale e sia per gli altri reati. Anche la figlia è stata ritenuta attendibile per i reati di maltrattamenti e per le conferme ai racconti della madre sul complesso delle accuse. Infatti, in tema di reati sessuali, poiché la testimonianza della persona offesa è spesso unica fonte del convincimento del giudice, è essenziale la valutazione circa l'attendibilità del teste tale giudizio, essendo di tipo fattuale, ossia di merito, in quanto attiene il modo di essere della persona escussa, può essere effettuato solo attraverso la dialettica dibattimentale, mentre è precluso in sede di legittimità, specialmente quando il giudice del merito abbia fornito una spiegazione plausibile della sua analisi probatoria. Sez. 3, n. 41282 del 05/10/2006 - dep. 18/12/2006, Agnelli e altro, Rv. 235578 . Le dichiarazioni della persona offesa possono da sole, senza la necessità di riscontri estrinseci, essere poste a fondamento dell'affermazione di responsabilità penale dell'imputato, previa verifica, corredata da idonea motivazione, della credibilità soggettiva del dichiarante e dell'attendibilità intrinseca del suo racconto, che peraltro deve, in tal caso, essere più penetrante e rigorosa rispetto a quella cui vengono sottoposte le dichiarazioni di qualsiasi testimone. A tal fine è necessario che il giudice indichi le emergenze processuali determinanti per la formazione del suo convincimento, consentendo così l'individuazione dell'iter logico-giuridico che ha condotto alla soluzione adottata mentre non ha rilievo, al riguardo, il silenzio su una specifica deduzione prospettata con il gravame qualora si tratti di deduzione disattesa dalla motivazione complessivamente considerata, non essendo necessaria l'esplicita confutazione delle specifiche tesi difensive disattese ed essendo, invece, sufficiente una ricostruzione dei fatti che conduca alla reiezione implicita di tale deduzione senza lasciare spazio ad una valida alternativa. Sez. 5, n. 1666 del 08/07/2014 - dep. 14/01/2015, Pirajno e altro, Rv. 261730 le regole dettate dall' art. 192 c.p.p. , comma 3, non si applicano alle dichiarazioni della persona offesa, le quali possono essere legittimamente poste da sole a fondamento dell'affermazione di penale responsabilità dell'imputato, previa verifica, corredata da idonea motivazione, della credibilità soggettiva del dichiarante e dell'attendibilità intrinseca del suo racconto, che peraltro deve in tal caso essere più penetrante e rigoroso rispetto a quello cui vengono sottoposte le dichiarazioni di qualsiasi testimone. Sez. U, n. 41461 del 19/07/2012 - dep. 24/10/2012, Bell'Arte ed altri, Rv. 253214 . 4. 1. Nel caso in giudizio le analisi delle due decisioni conformi sono precise, puntuali e rigorose nell'affrontare l'attendibilità delle parti offese, rilevando come i fatti di violenza sessuale sono emersi dalle lineari e coerenti deposizioni della donna. La donna aveva riferito della violenza sessuale e delle vessazioni numerose a cui era sottoposta sia lei che la figlia. Per la violenza sessuale la sentenza impugnata adeguatamente motiva rilevando come la donna riferiva le modalità del rapporto sessuale preteso dall'imputato, ovvero le masturbazioni in diretta video in Chat anche con l'uso di zucchine. Una volta la donna si era rifiutata di compiere tali pratiche sessuali e l'imputato l'aveva picchiata con uno schiaffo e minacciata, intimandole di non opporsi più. 5. Relativamente al primo motivo di ricorso, per i maltrattamenti, la Corte di appello ha rilevato, con motivazione adeguata ed immune da contraddizioni e da manifeste illogicità, come le violenze e vessazioni siano state continue per un lungo periodo e si erano manifestate anche con la violenza sessuale, le lesioni gravi in più occasioni, anche con corpi contundenti e le reiterate ingiurie. La condotta dell'imputato è stata reiterata e tale da cagionare la dolorosa e mortificante convivenza sia per la figlia e sia per la convivente. Il ricorrente apostrofava la figlia quale mongoloide, scimmia, spastica e figlia di una porca . La sentenza impugnata, poi, analizza le due lettere di scusa, inviate dal ricorrente alle parti offese, e le ritiene una esplicita e chiara conferma delle condotte di maltrattamento e di violenza sessuale. Su questi aspetti il ricorso, articolato in fatto e in maniera del tutto generica, reitera le motivazioni dell'atto di appello senza confrontarsi con la sentenza impugnata. Sostanzialmente non contiene motivi di legittimità nei confronti delle articolate e complete motivazioni della sentenza impugnata. Ripropone acriticamente dubbi soggettivi, adeguatamente risolti dalle decisioni di merito. 5. Manifestamente infondato e generico anche il motivo per il capo 3 dell'imputazione, art. 609 undecies c.p. di cui al primo e al terzo motivo del ricorso . Il ricorrente inviava alla minore amica della figlia e ospite foto nude con i genitali in evidenza e una serie di messaggi di testo e vocali invitando la minore a raggiungerlo per fare sesso insieme. Inoltre, chiedeva alla minore di inviargli delle sue foto nude. In una occasione aveva tenuto la porta del bagno aperta mostrando alla ragazza i suoi genitali e chiedendole di entrare. L'omessa individuazione della minore quale parte offesa, e la conseguente omessa citazione della stessa in giudizio, non può essere fatta valere dall'imputato che non ha interesse La nullità derivante dall'omessa citazione della persona offesa ex art. 178 c.p.p. non può essere eccepita dall'imputato, poiché egli manca di interesse all'osservanza della disposizione violata, il cui unico scopo è quello di consentire l'eventuale costituzione di parte civile al destinatario della citazione. In motivazione la Corte ha evidenziato che l'imputato ha sempre la facoltà di citare la persona offesa come testimone Sez. 2 -, Sentenza n. 51556 del 04/12/2019 Ud., dep. 20/12/2019, Rv. 277812 - 01 . La sentenza impugnata, poi, adeguatamente motiva sulla responsabilità individuando le prove sia nelle complete e chiare dichiarazioni della minore e sia nelle conferme della figlia e della convivente dell'imputato. 6. Manifestamente infondato e generico il quarto motivo, processuale, sull'omessa rinnovazione dell'istruttoria dibattimentale ex art. 603 c.p.p. per le perizie informatiche e il riascolto dei testi. Del resto, la perizia non è mai una prova decisiva La mancata effettuazione di un accertamento peritale nella specie sulla capacità a testimoniare di un minore vittima di violenza sessuale non può costituire motivo di ricorso per cassazione ai sensi dell' art. 606 c.p.p. , comma 1, lett. d , in quanto la perizia non può farsi rientrare nel concetto di prova decisiva, trattandosi di un mezzo di prova neutro , sottratto alla disponibilità delle parti e rimesso alla discrezionalità del giudice, laddove l'articolo citato, attraverso il richiamo all' art. 495 c.p.p. , comma 2, si riferisce esclusivamente alle prove a discarico che abbiano carattere di decisività Sez. U, n. 39746 del 23/03/2017 - dep. 31/08/2017, A e altro, Rv. 27093601 vedi anche Sez. 6, n. 43526 del 03/10/2012 - dep. 09/11/2012, Ritorto e altri, Rv. 25370701 Sez. 4, n. 7444 del 17/01/2013 - dep. 14/02/2013, Sciarra, Rv. 25515201 . Il riascolto della figlia e di altri testi è stato ritenuto esplorativo e non necessario dalla Corte di appello in relazione alla completa istruttoria dibattimentale svolta in primo grado. In sostanza il ricorrente aveva formulato una rinnovazione dell'istruzione dibattimentale in appello esplorativa, non ammessa ai sensi dell' art. 603 c.p.p. Nel giudizio di appello, la presunzione di tendenziale completezza del materiale probatorio già raccolto nel contraddittorio di primo grado rende inammissibile sicché non sussiste alcun obbligo di risposta da parte del giudice del gravame la richiesta di rinnovazione dell'istruzione dibattimentale che si risolva in una attività esplorativa di indagine, finalizzata alla ricerca di prove anche solo eventualmente favorevoli al ricorrente. Fattispecie in cui la Corte ha ritenuto esplorativa la richiesta di rinnovazione finalizzata a verificare l'intenzione della vittima, attraverso un nuovo esame, di ritrattare le accuse formulate nei confronti dell'imputato Sez. 3, n. 42711 del 23/06/2016 - dep. 10/10/2016, H, Rv. 26797401 . 7. Manifestamente infondato il quinto motivo del ricorso, relativo al reato di violenza sessuale di cui al capo 4 dell'imputazione la sentenza motiva adeguatamente e in conformità alla giurisprudenza di questa Corte di Cassazione sulla insussistenza di elementi indizianti nei confronti della convivente dell'imputato che era stata costretta dallo stesso al gioco sessuale con P.G V.A., come dichiarato dalla stessa, è stata costretta dal ricorrente a mostrarsi in abiti succinti a P. e a subire intromissioni nella sua sfera sessuale. Del resto, Le dichiarazioni rese innanzi alla polizia giudiziaria da una persona non sottoposta ad indagini, ed aventi carattere autoindiziante, non sono utilizzabili contro chi le ha rese, ma sono pienamente utilizzabili contro i terzi. Pertanto la qualità di teste-parte offesa del reato in relazione al quale si indaga, prevale rispetto a quella di possibile coindagato in reato connesso, sicché le dichiarazioni rese dalla persona informata sui fatti, che abbia reso dichiarazioni autoindiziante sono pienamente utilizzabili contra alios , né se ne può eccepire l'inutilizzabilità erga omnes sulla base del fatto che le stesse provengono da un soggetto indagato in reato connesso, non ascoltato con le garanzie previste per la persona sottoposta ad indagini Sez. 3, n. 15476 del 24/02/2004 - dep. 01/04/2004, Mesanovic, Rv. 22854601 vedi anche Sez. 2, n. 20936 del 07/04/2017 - dep. 03/05/2017, Minutolo, Rv. 27036301, Sez. 2, n. 30965 del 14/07/2016 - dep. 20/07/2016, Di Giacomo ed altri, Rv. 26757101 e Sez. 5, n. 43508 del 28/05/2014 - dep. 17/10/2014, Barba, Rv. 26107801 . 8. Infine, deve rilevarsi che il ricorso in cassazione, nonostante richiami nel motivo 2, gli art. 62 e 133 c.p. , non contiene censure sul trattamento sanzionatorio. Comunque, la sentenza impugnata adeguatamente motiva sul mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche e riguardo alla pena irrogata, rilevando la gravità dei comportamenti reiterati commessi dal ricorrente, con maltrattamenti durati per un lungo periodo e con intensità del dolo elevata. Si tratta di evidenti valutazioni di merito insindacabili in sede di legittimità. 9. Il ricorso, conseguentemente, deve essere dichiarato inammissibile. Tenuto conto della sentenza 13 giugno 2000, n. 186, della Corte costituzionale e rilevato che, nella fattispecie, non sussistono elementi per ritenere che la parte abbia proposto il ricorso senza versare in colpa nella determinazione della causa di inammissibilità , alla declaratoria dell'inammissibilità medesima consegue, a norma dell' art. 616 c.p.p. , l'onere delle spese del procedimento nonché quello del versamento della somma, in favore della Cassa delle ammende, equitativamente fissata in Euro 3.000,00. P.Q.M. Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di Euro tremila in favore della Cassa delle ammende. Condanna inoltre l'imputato alla rifusione delle spese di rappresentanza e difesa sostenute nel presente giudizio dalla parte civile ammessa al gratuito patrocinio a spese dello Stato nella misura che sarà liquidata dalla Corte di appello di Brescia con separato decreto di pagamento ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 8 2 e 8 3 disponendo il pagamento in favore dello Stato. In caso di diffusione del presente provvedimento omettere le generalità e gli altri dati significativi, a norma del D.Lgs. n. 196 del 2003, art. 5 2 in quanto imposto dalla legge.