Il giudice d’appello non può riformare la sentenza assolutoria di primo grado senza rinnovare l’istruzione dibattimentale

Protagonista della vicenda in esame è un imputato che avrebbe fatto mancare i mezzi di sussistenza all’ex coniuge, sottraendosi al pagamento dell’assegno di mantenimento. Il Tribunale di Trapani lo assolveva per non aver commesso il fatto, trovandosi in stato grave di bisogno, ed essendo quindi impossibilitato a versare l’assegno in questione.

La Corte di Cassazione condivide la decisione di primo grado, ritenendo che la Corte d'Appello palermitana avrebbe erroneamente riformato la sentenza assolutoria sulla base di una valutazione della prova dichiarativa opposta nei suoi risultati, quanto alla sussistenza del perdurante stato di bisogno della parte lesa e del dolo dell'imputato, senza procedere alla prescritta rinnovazione dell'istruzione dibattimentale. Le stesse SS.UU. hanno rilevato che la previsione contenuta nell'art. 6, par.3, lett. d della Convenzione Europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali , relativa al diritto dell'imputato di esaminare o fare esaminare i testimoni a carico ed ottenere la convocazione e l'esame dei testimoni a discarico, come definito dalla giurisprudenza consolidata della Corte EDU implica che il giudice di appello , investito della impugnazione del pubblico ministero avverso la sentenza di assoluzione di primo grado, anche se emessa all'esito del giudizio abbreviato, con cui si adduca una erronea valutazione delle prove dichiarative, non può riformare la sentenza impugnata , affermando la responsabilità penale dell'imputato, senza avere proceduto, anche d'ufficio, ai sensi dell' art. 603 c.p.p. , comma 3, a rinnovare l' istruzione dibattimentale attraverso l'esame dei soggetti che abbiano reso dichiarazioni sui fatti del processo, ritenute decisive ai fini del giudizio assolutorio di primo grado Cass. n. 27620/2016 . Inoltre, la questione della rilevabilità d'ufficio del divieto di riformare la sentenza assolutoria di primo grado per un diverso apprezzamento delle prove orali assunte in difetto di previa rinnovazione dell'istruzione dibattimentale si è riproposta invero anche in seguito all'introduzione dell' art. 603 c.p.p. , comma 3- bis , nella trama sistematica del codice di procedura penale, il quale configura una garanzia fondamentale dell'ordinamento, la cui violazione qualifica la sentenza come emessa al di fuori dei casi consentiti dalla legge Cass. n. 14062/2021 , n. 23932/2022 , n. 20681/2022 , n. 15282/2022 . Anche la Corte EDU è dello stesso parere. Infatti, integra la violazione dell'art. 6, par. 1, della Convenzione la sentenza di appello che conduca ad una radicale modifica peggiorativa della decisione di primo grado, in assenza di qualsivoglia attività istruttoria, in quanto qualora un giudice d'appello sia chiamato ad esaminare un caso in relazione ai fatti di causa e alla legge, e a fare una valutazione completa della questione relativa alla colpevolezza o all'innocenza del ricorrente, non può, per una questione di giusto processo, adeguatamente stabilire questi problemi senza una valutazione diretta delle prove Corte Edu, 4 giugno 2013, Hanu c. Romania 4 giugno 2013, Kostecki c. Polonia Corte Edu, 28 febbraio 2017, Manoli c. Moldavia Corte Edu, 5 luglio 2011, Dan c. Moldavia Corte Edu, 5 marzo 2013, Manolachi c. Romania Corte Edu, 24 novembre 1986, Unterpertinger c. Austria Corte Edu, 7 luglio 1989, Bricmont c. Belgio . E la Consulta ha affermato recentemente con sentenze n. 43 e 49/2018 che il giudice italiano ha l'obbligo di interpretare le norme dell'ordinamento nazionale - compresa quella strumentale dettata dall' art. 609 c.p.p. , comma 2, concernente la rilevabilità d'ufficio di questioni nel giudizio di legittimità - in maniera conforme alle disposizioni della CEDU e dei suoi protocolli addizionali e al significato loro attribuito dalla giurisprudenza della Corte EDU disposizioni che, costituendo altrettante norme interposte rispetto al principio costituzionale dettato dall' art. 117 Cost. , comma 1, diventano parametro di riferimento anche per una esegesi delle norme interne che risulti costituzionalmente orientata . In conclusione, ne consegue che la regola processuale in argomento espressione del principio dell'oltre ogni ragionevole dubbio, finisce per rappresentare una delle garanzie fondamentali del processo penale , al pari del principio di presunzione di innocenza dell'imputato, di quello dell'onere della prova a carico esclusivo dell'accusa e, ancora, dell'obbligo di motivazione delle decisioni giudiziarie e che l'interpretazione convenzionalmente e costituzionalmente conforme dell' art. 609 c.p.p. , comma 2, impone di ritenere che la violazione del disposto dell' art. 603 c.p.p. , comma 3- bis , sia rilevabile d'ufficio nel giudizio di legittimità . Per tutti questi motivi i Giudici di legittimità annulla la pronuncia in oggetto.

Presidente Genovese Relatore Parise Ritenuto in fatto 1. Il Pubblico Ministero del Tribunale di Trapani ha tratto a giudizio C.G. , in quanto imputato del delitto di cui all' art. 81 c.p. , comma 2, art. 570 c.p. , comma 1, perché, con più azioni esecutive di un medesimo disegno criminoso, avrebbe fatto mancare i mezzi di sussistenza all'ex coniuge Ca.Fr. , sottraendosi integralmente al pagamento dell'assegno di mantenimento disposto dalla Corte di appello di Palermo, fatti commessi in Alcamo, dal mese di giugno 2014 e tuttora in permanenza. 2. Con sentenza emessa in data 14 gennaio 2019 il Tribunale di Trapani ha assolto l'imputato per non aver commesso il fatto, in quanto il C. stesso si sarebbe trovato in stato grave di bisogno, in ragione delle proprie condizioni di salute, e, dunque, sarebbe stato impossibilitato a versare l'assegno di mantenimento al coniuge. 3. Con la decisione impugnata, la Corte di appello di Palermo, in riforma della sentenza di primo grado, appellata dal Procuratore della Repubblica e dalla parte civile Ca.Fr. , ha dichiarato l'imputato colpevole del reato ascrittogli e lo ha condannato alla pena sospesa di due mesi di reclusione e 300 Euro di multa, al risarcimento del danno in favore della parte civile e al pagamento delle spese processuali di entrambi i gradi di giudizio. 4. L'avvocato Vito Coppola, nell'interesse del C. , ricorre avverso tale sentenza e ne chiede l'annullamento, deducendo due motivi di ricorso. 4.1. Col primo motivo, il difensore deduce la nullità della sentenza impugnata per difetto di motivazione. Secondo il difensore, lo stato di necessità riferito dalla persona offesa non sarebbe sussistente perché, come riferito dal C. , la Ca. si sarebbe impossessata di ingenti somme di denaro che lo stesso le aveva inviato mentre viveva in America e aveva sottratto dei conti correnti la somma di 130.000 Euro. Rileva, inoltre, il difensore che nel corso del giudizio di appello aveva prodotto la copia di un atto di compravendita, con il quale la Ca. in data 10 ottobre 2019, aveva acquistato un immobile ad Alcamo per il prezzo di 50.000 Euro. La parte lesa, peraltro, godrebbe di una indennità di accompagnamento di circa 450 Euro al mese per converso il C. , afflitto da diverse gravi patologie e, dunque, costretto a sostenere gravose spese per le terapie, vivrebbe con una pensione di circa 6.500 Euro all'anno, che non basterebbero al suo fabbisogno mensile. La Corte di appello avrebbe, dunque, omesso di valutare compiutamente i documenti prodotti dalla difesa, in quanto il reddito da pensionato dell'imputato non gli avrebbe consentito di versare l'assegno di 300 Euro al mese in favore dell'ex coniuge. 4.2. Con il secondo motivo il ricorrente censura la violazione e la falsa applicazione dell' art. 82 c.p.p. , in quanto all'udienza fissata per la discussione in primo grado la parte civile aveva revocato il mandato al proprio difensore e il nuovo difensore aveva chiesto un termine per succedere nella costituzione di parte civile. Il Tribunale, tuttavia, su opposizione del difensore dell'imputato e del Pubblico Ministero, aveva rigettato la richiesta e inviato le parti a concludere. Ad avviso del ricorrente, non avendo la parte civile presentato le proprie conclusioni scritte, la sua costituzione, a norma dell'art. 82 c.p.p., comma 2, doveva intendersi revocata e, dunque, l'appello proposto dalla parte civile doveva essere ritenuto inammissibile e, conseguentemente, la condanna dell'imputato a risarcire la parte civile dovevano essere revocata. 5. Il giudizio di cassazione si è svolto a trattazione scritta, secondo la disciplina delineata dal D.L. n. 137 del 2020, art. 23, comma 8, conv. dalla L. n. 176 del 2020 , prorogata per effetto del D.L. 30 dicembre 2021, n. 228, art. 16, comma 1, convertito con modificazioni dalla L. 25 febbraio 2022, n. 15 . Con la requisitoria e le conclusioni scritte depositate in data 29 agosto 2022, il Procuratore generale ha chiesto il rigetto del ricorso. Con conclusioni scritte depositate in data 31 agosto 2022, il ricorrente ha chiesto l'accoglimento del ricorso. Con comparsa conclusionale depositata in data 9 settembre 2022 la parte civile costituta ha chiesto il rigetto del ricorso. Considerato in diritto 1. Ritiene la Corte che il ricorso debba essere accolto per le ragioni di seguito precisate. 2. La sentenza impugnata deve essere annullata con rinvio per nuovo giudizio, in quanto la Corte di appello di Palermo ha riformato la sentenza assolutoria di primo grado sulla base di una valutazione della prova dichiarativa opposta nei suoi risultati rispetto a quella del giudice di primo grado, quanto alla sussistenza del perdurante stato di bisogno della parte lesa e del dolo dell'imputato, senza procedere alla prescritta rinnovazione dell'istruzione dibattimentale. L' art. 603 c.p.p. , comma 3-bis, introdotto dalla L. 23 giugno 2017, n. 103 Modifiche al codice penale, al codice di procedura penale e all' ordinamento penitenziario , tuttavia, prevede l'obbligo della rinnovazione dell'istruzione dibattimentale nel caso di appello del pubblico ministero contro una sentenza di proscioglimento per motivi attinenti alla valutazione delle prove dichiarativa . La Corte di appello ha, peraltro, espressamente escluso di dover procedere alla previa rinnovazione dell'istruzione dibattimentale, in quanto, pur ritenendo di ribaltare il giudizio assolutorio di primo grado, si verteva in tema di diversa valutazione del medesimo compendio probatorio e, dunque, sarebbe stato sufficiente il mero ricorso alla c.d. motivazione rafforzata. Ad avviso della Corte di appello, dunque, la rinnovazione dell'istruzione dibattimentale non sarebbe obbligatoria là dove il giudice di secondo grado sia chiamato a valutare testimonianze i cui contenuti siano incontestati ma rispetto alle quali si invochi una diversa valutazione degli elementi di conferma. Nel caso di specie, tuttavia, la rinnovazione dell'istruzione dibattimentale si imponeva in quanto il concetto di motivi attinenti alla valutazione della prova dichiarativa accolto dall' art. 603 c.p.p. , comma 3-bis, è più ampio di quanto sostenuto nella sentenza impugnata e non è limitato solo alla questione della attendibilità strettamente considerata, posto che il discrimine è costituito, piuttosto, dalla diversa interpretazione delle risultanze delle prove dichiarative Sez. 5, n. 27751 del 24/05/2019, O., Rv. 276987 - 01 . Secondo l'orientamento prevalente della giurisprudenza di legittimità, peraltro, ai fini della rinnovazione dell'istruttoria in appello ai sensi dell' art. 603 c.p.p. , comma 3-bis, per motivi attinenti alla valutazione della prova dichiarativa devono intendersi non solo quelli concernenti la questione dell'attendibilità dei dichiaranti, ma tutti quelli che implicano una diversa interpretazione delle risultanze delle prove dichiarative, posto che un fatto non sempre presenta una consistenza oggettiva di natura astratta e asettica, ma è talvolta mediato attraverso l'interpretazione che ne dà il dichiarante, con la conseguenza che la risultanza probatoria risente di tale mediazione che incide sull'approccio valutativo del giudice, anch'esso pertanto mediato ex plurimis Sez. 3, n. 16444 del 04/02/2020, C., Rv. 279425 - 01 Sez. 5, n. 27751 del 24/05/2019, 0., Rv. 276987 - 01 Sez. 5, n. 53415 del 18/06/2018 Ud. dep. 28/11/2018 Rv. 274593 - 01 . La Corte di appello di Palermo ha, invero, fondato il proprio convincimento, opposto rispetto a quello espresso nella sentenza di primo grado, muovendo dalle stesse dichiarazioni del C. , nel corso del di lui esame, per poi passare alle dichiarazioni della persona offesa e alla copiosa documentazione in atti , come si rileva a pag. 11 della sentenza impugnata. La valutazione della sussistenza dello stato di bisogno dell'imputato e della parte civile costituita è, pertanto, stata operata dalla Corte di appello ricorrendo in parte preponderante proprio alle dichiarazioni di tali soggetti. 3. La violazione dell' art. 603 c.p.p. , comma 3-bis, non è stata espressamente proposta con il ricorso per cassazione in esame, ma questa Corte ritiene che si tratti di una questione comunque rilevabile d'ufficio a mente dell' art. 609 c.p.p. , comma 2. 3.1. È riscontrabile, invero, sul punto un contrasto nella giurisprudenza di legittimità sin da prima dell'introduzione dell' art. 603 c.p.p. , comma 3-bis. Secondo un primo orientamento, infatti, in sede di giudizio di legittimità, non sarebbe rilevabile d'ufficio la questione relativa alla violazione dell'art. 6 CEDU , per avere il giudice di appello riformato la sentenza di assoluzione di primo grado sulla base di una diversa valutazione di attendibilità di testimoni di cui non procede a nuova escussione, trattandosi di questione riconducibile, con adattamenti, alla nozione di violazione di legge , di cui all' art. 606 c.p.p. , comma 1, lett. c , e, dunque, da farsi valere, ai sensi e nei limiti disposti dall' art. 581 c.p.p. , mediante l'illustrazione delle ragioni di fatto e di diritto a suo sostegno in questo senso, tra le altre, Sez. 1, n. 26860 del 09/06/2015, Bagarella, Rv. 263961 Sez. 4, n. 18432 del 19/11/2013, dep. 2014, Spada, Rv. 261920 Sez. 5, n. 51396 del 20/11/2013, Basile, Rv. 257831 . Un orientamento opposto ha, invece, sostenuto che è rilevabile d'ufficio anche in sede di giudizio di legittimità, la questione relativa alla violazione dell'art. 6 CEDU , così come interpretato dalla sentenza della Corte Europea dei diritti dell'uomo del 4 giugno 2013, nel caso Hanu c. Romania, posto che le decisioni della Corte EDU, quando evidenziano una situazione di oggettivo contrasto della normativa interna con la Convenzione Europea, assumono rilevanza anche nei processi diversi da quello nell'ambito del quale sono state pronunciate in questo senso, tra le altre, Sez. 1, n. 24384 del 03/03/2015, Mandarino, Rv. 263896 Sez. 3, n. 11648 del 12/11/2014, dep. 2015, P., Rv. 262978 Sez. 3, n. 19322 del 20/01/2015, Ruggeri, Rv. 263513 e, sia pur con rifermento alla violazione di altre norme della CEDU , Sez. 3, n. 31282 del 27/03/2019, Grieco, Rv. 277167 e Sez. 3, n. 47280 del 12/09/2019, Cancelli, Rv. 277363 . Le Sezioni unite di questa Corte hanno optato per questa ultima interpretazione, rilevando che la previsione contenuta nell'art. 6, par.3, lett. d della Convenzione Europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali , relativa al diritto dell'imputato di esaminare o fare esaminare i testimoni a carico ed ottenere la convocazione e l'esame dei testimoni a discarico, come definito dalla giurisprudenza consolidata della Corte EDU - che costituisce parametro interpretativo delle norme processuali interne - implica che il giudice di appello, investito della impugnazione del pubblico ministero avverso la sentenza di assoluzione di primo grado, anche se emessa all'esito del giudizio abbreviato, con cui si adduca una erronea valutazione delle prove dichiarative, non può riformare la sentenza impugnata, affermando la responsabilità penale dell'imputato, senza avere proceduto, anche d'ufficio, ai sensi dell' art. 603 c.p.p. , comma 3, a rinnovare l'istruzione dibattimentale attraverso l'esame dei soggetti che abbiano reso dichiarazioni sui fatti del processo, ritenute decisive ai fini del giudizio assolutorio di primo grado Sez. U, n. 27620 del 28/04/2016, Dasgupta, Rv. 267487 . Questo principio, come noto, è stato successivamente ritenuto operante anche ove l'appello sia stato proposto dalla parte civile, essendosi affermato che il giudice di appello che riformi ai soli fini civili la sentenza assolutoria di primo grado emessa all'esito di giudizio abbreviato, sulla base di un diverso apprezzamento dell'attendibilità di una prova dichiarativa ritenuta decisiva, è obbligato a rinnovare l'istruzione dibattimentale, anche d'ufficio Sez. U, n. 18620 del 19/01/2017, Patalano, Rv. 269787 . 3.2. La questione della rilevabilità di ufficio del divieto di riformare la sentenza assolutoria di primo grado per un diverso apprezzamento delle prove orali assunte in difetto di previa rinnovazione dell'istruzione dibattimentale si è riproposta invero anche in seguito all'introduzione dell' art. 603 c.p.p. , comma 3-bis, nella trama sistematica del codice di procedura penale. La giurisprudenza di legittimità, con orientamento che si sta progressivamente consolidando, ritiene che sia rilevabile di ufficio nel giudizio per cassazione, ai sensi dell' art. 609 c.p.p. , comma 2, l'omessa rinnovazione della istruzione dibattimentale da parte del giudice di appello che abbia riformato la sentenza assolutoria resa in primo grado e condannato l'imputato - sia pure ai soli effetti civili - sulla base di un diverso apprezzamento della prova dichiarativa decisiva, poiché la regola processuale posta dall' art. 603 c.p.p. , comma 3-bis configura una garanzia fondamentale dell'ordinamento, la cui violazione qualifica la sentenza come emessa al di fuori dei casi consentiti dalla legge Sez. 6, n. 14062 del 16/03/2021, A., Rv. 281661 - 01 conf., ex plurimis Sez. 5, n. 45678 del 21/09/2002, non massimata Sez. 2, n. 23931 del 4/05/2022, non massimata Sez. 2, n. 20681 del 10/03/2022, non massimata Sez. 5, n. 15285 dell'08/02/2022, non massimata Sez. 1, n. 12011 dell'11/01/2022, non massimata . 3.3. Tale soluzione interpretativa appare condivisibile, e ciò per due ordini di ragioni. La disposizione in argomento costituisce espressione di un principio direttamente desumibile dall'art. 6 CEDU , che connota strutturalmente il giusto processo ai sensi della Convenzione Europea dei diritti dell'uomo . La Corte Edu ha, infatti, affermato in plurime sentenze che non assicura l'equità del processo un giudizio di appello che, dopo una assoluzione dell'imputato in primo grado, si concluda con una sentenza di condanna, se le prove dichiarative poste a fondamento della sentenza siano le stesse che hanno condotto il giudice di primo grado a pronunciare sentenza di assoluzione e non siano state nuovamente assunte davanti al giudice di appello. Secondo il principio costantemente affermato dalla Corte Edu, pertanto, integra la violazione dell'art. 6, par. 1, della Convenzione la sentenza di appello che conduca ad una radicale modifica peggiorativa della decisione di primo grado, in assenza di qualsivoglia attività istruttoria, in quanto qualora un giudice d'appello sia chiamato ad esaminare un caso in relazione ai fatti di causa e alla legge, e a fare una valutazione completa della questione relativa alla colpevolezza o all'innocenza del ricorrente, non può, per una questione di giusto processo, adeguatamente stabilire questi problemi senza una valutazione diretta delle prove Corte Edu, 4 giugno 2013, Hanu c. Romania 4 giugno 2013, Kostecki c. Polonia Corte Edu, 28 febbraio 2017, Manoli c. Moldavia Corte Edu, 5 luglio 2011, Dan c. Moldavia Corte Edu, 5 marzo 2013, Manolachi c. Romania Corte Edu, 24 novembre 1986, Unterpertinger c. Austria Corte Edu, 7 luglio 1989, Bricmont c. Belgio . Secondo l'affermazione ricorrente della Corte Europea, infatti, coloro che hanno la responsabilità di decidere la colpevolezza o l'innocenza di un imputato dovrebbero, in linea di massima, poter udire i testimoni personalmente e valutare la loro attendibilità Corte Edu, 27 novembre 2007, Popovici c. Moldavia, 68 . La valutazione dell'attendibilità di un testimone the assessment of the trustworthiness of a witness è un compito complesso che generalmente non può essere eseguito mediante una semplice lettura delle sue parole verbalizzate by a mere reading of his or her recorded words , anche nella ipotesi in cui nè l'imputato nè il suo difensore abbiano sollecitato una nuova escussione dei testimoni Corte Edu, 15 settembre 2015, Moinescu c. Romania Corte Edu, 4 giugno 2013, Hanu c. Romania e, ancor prima, Corte Edu, 9 aprile 2013, n. 17520/04 , Fluera5 c. Romania Corte Edu, 8 marzo 2007, Dkilà c. Romania Corte Edu, 19 febbraio 1996, Botten c. Norvegia . La Corte costituzionale v., tra le molte, C. Cost., n. 43 del 2018 e C. Cost. n. 49 del 2018 , ha, peraltro, reiteratamente affermato che il giudice italiano ha l'obbligo di interpretare le norme dell'ordinamento nazionale - compresa quella strumentale dettata dall' art. 609 c.p.p. , comma 2, concernente la rilevabilità d'ufficio di questioni nel giudizio di legittimità - in maniera conforme alle disposizioni della CEDU e dei suoi protocolli addizionali e al significato loro attribuito dalla giurisprudenza della Corte EDU disposizioni che, costituendo altrettante norme interposte rispetto al principio costituzionale dettato dall' art. 117 Cost. , comma 1, diventano parametro di riferimento anche per una esegesi delle norme interne che risulti costituzionalmente orientata. 3.4. D'altro canto, nella già richiamata sentenza Patalano del 2017, le Sezioni Unite di questa Corte hanno avuto modo di chiarire che il dovere del giudice di appello, in vista di un ribaltamento del proscioglimento in condanna, di rinnovare, anche d'ufficio, l'esame delle fonti di prova dichiarative ritenute decisive in primo grado discende non tanto e non solo dalla necessità di una interpretazione adeguatrice rispetto ai principi della CEDU , come espressi dalla Corte di Strasburgo, ma, prima ancora, dal rispetto del criterio generalissimo ispiratore della decisione del giudice penale, che implica l'obbligo di escludere che possa reputarsi superato il dubbio ogniqualvolta, di fronte ad una diversa valutazione della prova dichiarativa che conduca ad un risultato peggiorativo nei confronti dell'imputato, il giudice di appello non abbia provveduto, in attuazione dei canoni di oralità e immediatezza, alla rinnovazione della istruttoria dibattimentale dinanzi a sé, nei casi di difforme valutazione delle dichiarazioni ritenute decisive dal primo giudice ai fini dell'assoluzione . In tale ottica è possibile affermare che la regola processuale in argomento, espressione del principio dell'oltre ogni ragionevole dubbio, finisce per rappresentare una delle garanzie fondamentali del processo penale, al pari del principio di presunzione di innocenza dell'imputato, di quello dell'onere della prova a carico esclusivo dell'accusa e, ancora, dell'obbligo di motivazione delle decisioni giudiziarie. L' art. 603 c.p.p. , comma 3-bis, ha codificato, dunque, un principio fondamentale immanente nel nostro sistema processuale penale con la conseguenza che, ai fini della rilevabilità nel giudizio di legittimità, le altre regole in materia di impugnazione devono cedere di fronte ad un parametro che fonda l'esercizio stesso della giurisdizione penale, posto che la mancata osservanza di quel principio finisce per qualificare la relativa sentenza di condanna come una pronuncia adottata al di fuori dei casi consentiti dalla legge, assimilabile ad una sentenza che abbia applicato una pena illegale in questo senso, sia pur con riferimento ad altre materie, Sez. 4, n. 2147 del 13/01/2021, Macellaro, Rv. 280482 Sez. 6, n. 47445 del 19/11/2019, Zarotti, Rv. 277565 . 3.5. Pertanto, alla luce delle considerazioni esposte, l'interpretazione convenzionalmente e costituzionalmente conforme dell' art. 609 c.p.p. , comma 2, impone di ritenere che la violazione del disposto dell' art. 603 c.p.p. , comma 3-bis, sia rilevabile d'ufficio nel giudizio di legittimità. La sentenza impugnata va, dunque, annullata con rinvio per nuovo giudizio ad altra sezione della Corte di appello di Palermo. L'accoglimento del primo motivo di ricorso e la necessità di celebrare nuovamente il giudizio di appello determina l'assorbimento dell'ulteriore motivo proposto dal ricorrente. 4. In caso di diffusione del presente provvedimento devono essere omesse le generalità e gli altri dati identificativi, ai sensi del D.Lgs. 30 giugno 2003, n. 196, art. 52 in quanto imposto dalla legge. P.Q.M. Annulla la sentenza impugnata con rinvio per nuovo giudizio ad altra sezione della Corte di appello di Palermo.