L’impegno a pagare la parcella dell’avvocato non è valido se nascosto nell’informativa privacy

Non può ritenersi validamente assunto l’impegno personale del rappresentante legale di una società per il pagamento del compenso dell’avvocato se la relativa clausola era annegata all’interno del testo dell’informativa privacy.

La Corte d'Appello di Trento riformava la sentenza di prime cure e accoglieva la domanda di un avvocato diretta ad ottenere il pagamento di 18 avvisi di parcella , allegati al decreto ingiuntivo, per l'attività spiegata in qualità di avvocato a favore dell'impresa di costruzioni della controparte, poi fallita. Il debitore aveva infatti assunto un obbligo personale tramite dichiarazione di impegno , predisposta dall'avvocato, nell'informativa e consenso al trattamento privacy . Il cliente soccombente ha proposto ricorso in Cassazione sostenendo che la dichiarazione di intenti sottoscritta era suscettibile di annullamento per vizi del consenso e che l'avvocato aveva agito con dolo nel predisporre la dichiarazione medesima all'interno dell'informativa privacy, documento deputato a tutt'altro fine. Si duole, in altre parole, che il contratto così annegato all'interno di un testo avente diverse sembianze e finalità sia stato dalla corte di merito considerato compatibile con il canone della buona fede contrattuale. Il ricorso viene accolto. Richiamando i principi fondamentali in tema di interpretazione del contratto , la Cassazione sottolinea come la corte territoriale abbia disatteso tali regole ermeneutiche. In particolare, è stata ravvisata l'infondatezza dei lamentati raggiri di cui sarebbe stato vittima il ricorrente il quale però ha affermato che in assenza di essi non avrebbe sottoscritto il documento. Inoltre, i giudici dell'appello ha definito criticabile l'operato dell'avvocato che nel predisporre l'informativa privacy ai sensi dell' art. 13 d.lgs. n. 196/2003 aveva inserito una clausola contenente l'assunzione in proprio dell'obbligo di corrispondere il compenso professionale per l'attività legale svolta, senza evidenziare in alcun modo la presenza di questo elemento completamente estraneo a quanto deducibile dal titolo del documento sottoposto al cliente. L'assunzione consapevole dell'impegno personale del cliente per il compenso dell'avvocato configura dunque una mera apodittica supposizione dei giudici di merito, proprio in riferimento all' annegamento della relativa clausola all'interno di un documento avente ben altre sembianze e finalità , in contrasto con le esigenze di chiarezza e comprensibilità idonee a consentire l'inequivoca manifestazione di volontà dei contraenti. La sentenza richiama inoltre l'obbligo di buona fede o correttezza, intesa nel suo particolare significato di lealtà, cioè nel non suscitare falsi affidamenti e non speculare su di esse. In conclusione, la Corte accoglie il ricorso e cassa l'ordinanza impugnata con rinvio alla Corte d'Appello.

Presidente Sestini Relatore Scarano Il testo integrale della pronuncia sarà disponibile a breve.