La restituzione dei contributi pubblici indebitamente ricevuti salva l’imputato dalla confisca

In caso di truffa per il conseguimento di contributi pubblici, l’imputato può restituire l’intera somma ricevuta ed andare così esente dalla confisca del profitto del reato.

Il Tribunale di Torino applicava all'imputato la pena patteggiata in relazione a diverse imputazioni a titolo di truffa per il conseguimento di contributi pubblici , ordinando la confisca della somma di circa 9mila euro, già oggetto di sequestro preventivo per equivalente finalizzato alla confisca obbligatoria. La pronuncia è stata impugnata in Cassazione proprio con riferimento al profilo della confisca. Il ricorrente aveva infatti interamente risarcito il danno alla persona offesa, elidendo completamente il profitto del reato precedentemente conseguito. Applicando il principio secondo cui, in tema di truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, la confisca del profitto non può essere disposta nel caso di restituzione integrale all'erario della somma anticipata dallo Stato, la Cassazione accoglie il ricorso e annulla senza rinvio la sentenza impugnata relativamente alla confisca. Posto che la restituzione della somma ricevuta elimina in radice l'oggetto della misura ablatoria, in caso di sua applicazione di assisterebbe infatti ad una duplicazione sanzionatoria contrastante con i principi dettati dagli artt. 3, 23 e 25 Cost. ai quali l'interpretazione dell' art. 640- quater c.p. deve conformarsi.

Presidente Di Paola Relatore Sgadari Ritenuto in fatto 1. Con la sentenza in epigrafe, il Tribunale di Torino applicava al ricorrente la pena richiesta dalle parti ex art. 444 c.p.p. in relazione a varie ipotesi di truffa per il conseguimento di contributi pubblici di cui all' art. 640-bis c.p. . Con la sentenza è stata ordinata la confisca delle somme in sequestro , di importo inferiore a 9000 Euro. La somma, secondo la sentenza impugnata, era stata sottoposta a sequestro preventivo per equivalente finalizzato alla confisca obbligatoria ex art. 321, comma 2, c.p.p. e 640-quater c.p. quale profitto del reato. 2. Ricorre per cassazione H.E. , deducendo violazione di legge per avere il Tribunale disposto la confisca del danaro in sequestro ritenendo trattarsi di confisca per equivalente e non di confisca diretta e senza tenere conto che il ricorrente aveva interamente risarcito il danno alla persona offesa dai reati la FinPiemonte s.p.a. elidendo il suo profitto e risultando meritevole del riconoscimento della circostanza attenuante di cui all' art. 62 c.p. , comma 1, n. 6 della quale si dà atto in sentenza. Considerato in diritto Il ricorso è fondato. Come si evince dalla sentenza impugnata, il ricorrente aveva interamente risarcito il danno alla persona offesa, elidendo del tutto il profitto del reato precedentemente conseguito. Pertanto, deve applicarsi al caso in esame il principio di diritto secondo il quale, in tema di truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche art. 640 bis c.p. , la confisca del profitto non può essere disposta nel caso di restituzione integrale all'erario della somma anticipata dallo Stato, giacché tale comportamento elimina in radice l'oggetto della misura ablatoria che, se disposta, comporterebbe una duplicazione sanzionatoria contrastante i principi dettati dagli artt. 3, 23 e 25 Cost. ai quali l'interpretazione dell'art. 640-quater c.p. deve conformarsi Sez. 3, n. 44446 del 15/10/2013, Runco, R.v. 257628 . Ne consegue che la sentenza deve essere annullata senza rinvio nella parte di attuale interesse con restituzione della somma in sequestro all'avente diritto. P.Q.M. Annulla senza rinvio la sentenza impugnata relativamente alla confisca del danaro e ne ordina la restituzione all'avente diritto.