Non vi è la scriminante giornalistica per le immagini lesive della dignità e riservatezza di una mamma con neonata

La diffusione delle immagini di una donna con la bambina appena nata, senza il consenso preventivo, costituisce una grave violazione della dignità e riservatezza a prescindere da ogni concreta identificazione da parte del pubblico di chi sia la persona ritratta.

SD agiva innanzi il Tribunale di Roma, in proprio e in rappresentanza della figlia minore, per far accertare la violazione dei diritti alla privacy , alla riservatezza e alla dignità della ricorrente e della neonata, entrambe esposte senza previo consenso a riprese realizzate durante il parto , avvenuto prematuramente per delle complicanze legate alla gravidanza, da parte dell'ospedale e della RAI. Le riprese erano state autorizzate dalla struttura sanitaria e realizzate materialmente da una società per conto della RAI. La SD diffidava la RAI dalla messa in onda che, tuttavia, utilizzava il materiale. Il Tribunale di Roma accoglieva la richiesta di risarcimento danni nei confronti della casa ospedaliera e della RAI respingendo le difese che per la prima escludevano la responsabilità in quanto l'attività di raccolta e pubblicazione delle immagini erano da imputare a terzi per la seconda in quanto le immagini erano state riprese da telecamere collocate nei corridoi e autorizzate dalla direzione sanitaria, inoltre le immagini erano state modificate in sede di montaggio al fine di rendere irriconoscibili la ricorrente e la neonata. La sentenza di primo grado si pronunciava affermando che La struttura sanitaria aveva una responsabilità di tipo contrattuale per essere venuta meno agli obblighi di protezione nel rapporto medico-paziente concorrendo così alla violazione della normativa sulla protezione dei dati personali La RAI concorreva alla violazione della normativa sulla protezione dei dati personali attraverso l'utilizzo e la diffusione di dati personali sensibili trattati in violazione della disciplina prevista in materia del codice privacy ante riforma D.Lgs. 101/2018 La prescrizione quinquennale del diritto al risarcimento, ai sensi dell' art. 2947 c.c. , sollevata dalla RAI non trovava applicazione trattandosi di responsabilità contrattuale e pertanto la prescrizione era decennale La liquidazione in favore della ricorrente, in proprio e quale rappresentante della figlia, andava liquidata in via equitativa a titolo di danno non patrimoniale. La Suprema Corte veniva quindi investita dalle parti soccombenti che richiedevano la cassazione della sentenza di primo grado. Tra i motivi di ricorso in Cassazione, vale la pena soffermarsi sui seguenti. La RAI lamentava l'attribuzione di una responsabilità contrattuale in capo alla stessa non essendovi stato un precedente rapporto giuridico con la ricorrente in primo grado. La Cassazione ritiene il motivo fondato secondo il Tribunale sia la struttura ospedaliera che la RAI sarebbero state responsabili nei confronti della madre e della figlia in via contrattuale. Tuttavia, è la sola struttura ospedaliera a rispondere in via contrattuale poiché gravata da precisi obblighi di protezione nei confronti dei pazienti. La pubblicazione senza consenso ad opera della RAI delle riprese in esame determina comunque una violazione riconducibile alla responsabilità extracontrattuale. La RAI lamentava poi l'attribuzione da parte del Tribunale di una responsabilità solidale , nonché il rigetto dell'eccezione di prescrizione quinquennale e il fatto che dell'illecito trattamento effettuato dalla società appaltatrice autrice materiale delle riprese ne dovesse rispondere l'azienda committente. La Corte conferma come l' art. 2055 c.c. introduca una responsabilità solidale qualora il fatto dannoso sia imputabile a più persone, anche qualora sia imputabile per diversi titoli di responsabilità, contrattuale ed aquilana. Poi, sebbene le riprese siano state effettuate da terzi, l'operazione è stata ideata dalla RAI che ha poi utilizzato le immagini per una propria trasmissione televisiva, inoltre il contratto di appalto tra la società televisiva e l'impresa appaltatrice non è sufficiente ad affermare l'autonomia di quest'ultima nello svolgimento delle attività quando i poteri di ingerenza della committente siano tali da ridurre l'autonomia dell'appaltatore nell'esecuzione del contratto, come accertato dal giudice di primo grado nel caso di specie Cass. n. 11194/2019 . Quanto alla prescrizione , poi, la disciplina solidaristica di cui all' art. 1310 c.c. stabilisce che gli atti con i quali il creditore interrompe la prescrizione contro uno dei debitori in solido, oppure uno dei creditori in solido interrompe la prescrizione contro il comune debitore, hanno effetto riguardo agli altri debitori o agli altri creditori . Pertanto, la SD, con l'avvio del procedimento di mediazione, aveva interrotto la prescrizione nei confronti dell'ospedale e, per effetto della disposizione di cui sopra, interrompeva il decorso del termine prescrizionale anche nei confronti della RAI quale condebitore. La RAI invoca poi la legittimità della propria condotta di raccolta e trattamento dei dati personali senza l'acquisizione del preventivo consenso stante la disciplina speciale per l'attività giornalistica e la libertà di informazione. Tuttavia, la Cassazione precisa come l'art. 137 ante riforma d.lgs. n. 101/2018 subordinava il trattamento dei dati personali all' essenzialità dell'informazione riguardo a fatti di interesse pubblico Tale requisito va inteso in maniera particolarmente rigorosa, come confermano i recenti arresti della giurisprudenza di legittimità che sostengono l'illiceità della diffusione senza previo consenso di dati inerenti alla vita privata dei soggetti interessati e aggiunge come in questo caso la pubblicazione di immagini raffiguranti una donna durante il parto ed una bambina durante i suoi primi momenti di vita, peraltro in condizioni complesse dal punto di vista medico, e il rilascio di interviste da parte del personale sanitario sulle condizioni cliniche dei soggetti interessati, non appaiono in linea con la vigente normativa in materia e con la sua interpretazione da parte della giurisprudenza. Grava sul ricorrente l'onere di provare l'essenzialità dell'informazione e l'interesse pubblico sotteso alla sua diffusione onere che, nel caso in esame, non può dirsi concretamente assolto, dato il generico richiamo alla libertà di espressione e al diritto di cronaca . Quanto al ricorso incidentale della struttura sanitaria , riteniamo di rilievo la contestazione circa l'estraneità della stessa trattandosi di attività esclusivamente riferibile alla RAI e alla società appaltatrice che materialmente si è occupata delle riprese. Infatti, a parere della struttura ospedaliera, il contratto di spedalità è stato correttamente adempiuto e la troupe televisiva è stata autorizzata imponendo precise direttive per il rispetto della privacy dei pazienti. La Cassazione ritiene il motivo infondato. Infatti, proprio dal suddetto contratto di spedalità deriva l'obbligo di garantire non solo le prestazioni propriamente medico-sanitarie, ma anche obblighi ulteriori a garanzia dei pazienti. Inoltre, rispetto all'ulteriore motivo di contestazione circa l'assenza di trattamento dati in quanto vi è stato l'intervento sulle immagini in fase di diffusione, in modo tale da rendere irriconoscibili le persone ritratte, la Cassazione conferma la violazione del divieto di trattamento in assenza di consenso da parte del soggetto interessato Né appare fondata l'argomentazione sul requisito scriminante della mancata identificabilità della persona ritratta. In questa vicenda si è in presenza di dati personali sensibilissimi e l'esposizione al pubblico del corpo di una persona che si è manifestatamente opposta a questa possibilità costituisce una gravissima violazione della sua dignità e riservatezza a prescindere da ogni concreta identificazione da parte del pubblico di chi sia la persona ritratta .

Presidente e Relatore Bisogni Il testo integrale dell'ordinanza sarà disponibile a breve.