Dolo di strage: è sufficiente il contributo alla fase preparatoria

Il delitto di strage, appartenente al genere dei reati di pericolo, è sorretto dal dolo consistente nella coscienza e volontà di porre in essere atti idonei a determinare pericolo per la vita e l'incolumità fisica della collettività mediante violenza, con la possibilità che dal fatto derivi la morte di una o più persone. Ciò consente di ritenere responsabile anche colui che partecipa alle fasi preparatorie e il dolo non è scalfito dal fatto che l'agente ignori i dettagli operativi dell'esecuzione del piano stragista.

Così ha stabilito la Suprema Corte di Cassazione, Sezione Seconda Penale, con la sentenza n. 34368 depositata il 16 settembre 2022. Un nuovo capitolo giudiziario sulla stagione delle stragi L'attacco militare condotto dalla mafia contro lo Stato nel corso degli anni novanta del secolo scorso è al centro di innumerevoli decisioni giudiziarie, studi, servizi giornalistici e pubblicazioni monografiche. Sappiamo tutto o quasi di quelle pagine buie della nostra storia, conosciamo nomi e volti delle vittime, abbiamo imparato a studiare il valore, il coraggio e la dedizione dei servitori dello Stato che in quel periodo sono caduti per combattere l'esercito mafioso e il folto nugolo dei suoi fiancheggiatori. Giovanni Falcone , Francesca Morvillo, Paolo Borsellino , gli agenti delle loro scorte, i loro familiari vittime indirette anch'esse della mano assassina della mafia sono uomini e donne noti anche a chi, in quegli anni, non era nemmeno nato. Ma ad essere diventati tristemente famosi sono anche i criminali che, nel corso delle indagini, sono stati via via identificati quali mandanti, esecutori o cooperatori del progetto stragista condotto e messo a segno da Cosa Nostra . Tra investigazioni, depistaggi e interminabili processi siamo si spera giunti a ricostruire quantomeno i passaggi salienti del delirio criminale tradottosi nei sanguinosi attentati del '92 e del '93. La sentenza che oggi vi proponiamo altro non è che l'ennesimo capitolo giudiziario che passa in rassegna la responsabilità di alcuni soggetti, coinvolti nella preparazione e nell'esecuzione dell' attentato di Capaci messo a segno il 23 maggio 1992. L'esplosivo venne dal mare Nelle novanta e passa pagine che compongono la sentenza della Seconda Sezione Penale, i Giudici di legittimità passano in rassegna le complesse doglianze sollevate sia dalla Procura Generale che dalle difese degli imputati raggiunti dalla condanna pronunciata dalla Corte di Assise di appello di Caltanissetta tranne uno di loro, assolto e oggetto quindi del ricorso della pubblica accusa, gli altri quattro tentano la strada del ricorso di legittimità per scansare l'ergastolo comminatogli per concorso in strage aggravata e fabbricazione di esplosivi. Già perchè al centro del fatto storico ripercorso dai giudici di merito era anche la modalità attraverso la quale era stato confezionato l'esplosivo utilizzato per uccidere il giudice Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e gli agenti della scorta. Nelle placide acque del porto palermitano della Cala vennero ripescati stando a quanto si legge nella sentenza alcuni ordigni bellici angloamericani risalenti alla Seconda Guerra Mondiale. Sventrati e svuotati del loro contenuto, fornirono la materia prima per mettere in atto il programma criminale . Alcuni degli imputati collaborarono a lavorare l'esplosivo per confezionare le bombe, macinandolo a mano. E sono stati condannati all'ergastolo. Nei ricorsi per cassazione si solleva il tema del dolo di strage , perchè come ognuno potrebbe facilmente intuire uno degli argomenti difensivi è il non sapevo a cosa servisse l'esplosivo . Ma il nènti sacciu non ha convinto la Corte. Vediamo perchè. La condotta incriminata del delitto di strage e il contributo materiale Per superare la doglianza, che per la verità coinvolge principalmente l'elemento soggettivo del delitto di strage, i supremi Giudici di legittimità hanno brevemente tratteggiato gli elementi salienti della componente oggettiva della norma incriminatrice la commissione di atti idonei a determinare pericolo per la vita e l'incolumità fisica di un numero indeterminato di persone la condizione obiettiva di punibilità consiste nella morte di più persone conseguenti alla condotta illecita, mentre la morte di una sola persona rilevava soltanto ai fini del trattamento sanzionatorio pena di morte nel primo caso, ergastolo nel secondo. L'abrogazione della pena capitale e la sua sostituzione con l'ergastolo rende sostanzialmente identica la risposta punitiva dello Stato nei riguardi del delitto di strage . Per la sua struttura, che arretra la soglia di punibilità al compimento di atti idonei è evidente che il legislatore ha inteso rifarsi alla categoria concettuale dei reati di pericolo, sicchè è esclusa la punibilità del tentativo perchè esso sarebbe, a conti fatti, il pericolo di un pericolo . Come ha già affermato la Cassazione nel 2015, a rilevare per il concorso nel delitto di strage può ben essere anche un contributo limitato alla fase preparatoria, logistica per così dire, del reato che verrà poi eseguito nella sua interezza da altri còrrei. Non è necessario, quindi, che il concorrente sappia chi sarà la vittima o gli esecutori del progetto stragista, né quali saranno le modalità operative. È sufficiente soltanto che sappia che il proprio contributo si inscrive in un più ampio progetto criminale, finalizzato alla perpetrazione di un omicidio di rilevante impatto sul territorio . Il dolo, quindi, è ricavato dalla materialità dei fatti, come sempre avviene quando occorre darne prova giudiziaria e la macinazione dell'esplosivo prelevato da una bomba non può certamente essere destinato che ad un proposito criminale di enormi proporzioni. Dolus in re ipsa ? Non esattamente ma il non sapevo a cosa servisse è una giustificazione un po' debole .

Presidente Rago Relatore D’Agostini/Cianfrocca Il testo integrale della sentenza sarà disponibile a breve.