Il titolare del trattamento che scivola sull’esercizio dei diritti se la vede con il Garante

Meglio verificare attentamente cosa chiede l’interessato con una istanza formale di accesso ai dati. E non confondere le richieste di accesso documentale con l’esercizio dei diritti riconosciuti dal Regolamento europeo in materia di protezione dei dati personali.

Lo ha chiarito il Garante per la protezione dei dati personali con l'ordinanza ingiunzione n. 236 del 16 giugno 2022. Un utente ha richiesto formalmente alla Federazione italiana nuoto l' accesso e copie dei documenti contenenti i suoi dati personali. Il titolare del trattamento non ha risposto all'istanza e per questo l'iscritto ha proposto un reclamo all'autorità che si è concluso con l'applicazione di una sanzione amministrativa. La richiesta del cittadino, specifica il collegio, era chiaramente individuabile quale istanza di esercizio dei diritti ai sensi della normativa di protezione dei dati personali ciò in quanto recante espressamente la dicitura richiesta di accesso ai dati personali ex artt. 15 - 22 del regolamento 679/2016 sia nell'oggetto del messaggio di posta elettronica recante l'istanza, sia nel corpo della predetta comunicazione e del file allegato alla stessa. Il titolare, pertanto, avrebbe dovuto fornire puntuale riscontro nei termini e con le modalità di cui agli artt. 12 e 15, del Regolamento, a nulla rilevando la carenza di legittimazione passiva addotta dalla federazione a giustificazione dell'omessa risposta . L'istanza del cittadino non poteva quindi essere confusa, come evidenziato dalla federazione, con una richiesta di accesso documentale effettuata ai sensi della l. n. 241/1990 .

Garante Privacy, provvedimento del 16 giugno 2022, n. 236