Secondo il codice della crisi di impresa il sequestro preventivo finalizzato alla confisca prevale sulle procedure concorsuali

Deve essere annullata l’ordinanza che aveva revocato seppur parzialmente il sequestro preventivo di somme di denaro entrate nel passivo fallimentare di una società, per effetto dei reati fiscali commessi dal fallito durante l’esercizio provvisorio dell’impresa.

Il Tribunale del riesame di Bari revocava parzialmente il decreto di sequestro preventivo del GIP restituendo parte della somma sequestrata alla Curatela del Fallimento della S.r.l. , destinataria della misura cautelare per i reati tributari commessi dal suo legale rappresentante. Il Procuratore della Repubblica ha proposto ricorso in Cassazione, sostenendo che, essendo il denaro un bene fungibile che si confonde con le altre disponibilità economiche della società, doveva ritenersi legittimo il provvedimento del GIP anche in virtù dell'insegnamento giurisprudenziale che ammette la confisca diretta dei beni della società per i reati tributari commessi dal suo legale rappresentante Sez. un. 10561 del 30/01/2014 dep05/03/2014 e Sez. un. n. 31617 del 26/06/2015 dep. 21/07/2015 . Il ricorso è fondato. Nel caso in esame, era stato autorizzato l'esercizio provvisorio dell'impresa con titolarità della stessa in capo al fallito, mentre al curatore era stata riservata la gestione dell'attività. La decisione impugnata ha escluso il collegamento delle somme sequestrate con il reato tributario oggetto di accertamento, revocando di conseguenza il sequestro preventivo finalizzato alla confisca. Tale decisione non ha però correttamente applicato l'indirizzo giurisprudenziale secondo cui la confisca del denaro costituente profitto o prezzo del reato, comunque rinvenuto nel patrimonio dell'autore della condotta, e che rappresenti l'effettivo accrescimento patrimoniale monetario conseguito, va sempre qualificata come diretta, e non per equivalente, in considerazione della natura fungibile del bene Sez. un. n. 42415 del 27/05/20211 dep. 18/11/2021 . Le somme comunque entrate nel patrimonio dell'ente sono da considerare profitto del reato e in quanto tale oggetto del sequestro preventivo finalizzato alla confisca . Tale affermazione vale anche nel caso di esercizio provvisorio dell'impresa da parte del fallito, affermazione confermata sia dalla giurisprudenza in tema di bancarotta fraudolenta Sez. V, n. 1277 del 01/12/1970 dep. 02/02/1970 , che dal nuovo codice dalla crisi di impresa . L'art. 317, comma 2, del codice afferma infatti la prevalenza del sequestro preventivo finalizzato alla confisca rispetto alle procedure concorsuali. Per questi motivi, la Corte annulla l'ordinanza impugnata con rinvio al Tribunale di Bari per un nuovo giudizio nel quale dovrà accertarsi la sussistenza di un esercizio provvisorio e dello sviluppo della procedura concorsuale.

Presidente Di Nicola Relatore Socci Ritenuto in fatto 1. Il Tribunale di Bari, Sezione riesame, con ordinanza dell'8 luglio 2020, in parziale riforma del decreto di sequestro preventivo del Giudice delle indagini preliminari del Tribunale di Bari, dell'11 maggio 2020, ha revocato parzialmente il sequestro preventivo disponendo la restituzione delle somme alla Curatela del Fallimento omissis s.r.l. ad eccezione dell'importo di Euro 24.233,71. 2. Ricorre per cassazione II Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Bari, deducendo i motivi di seguito enunciati, nei limiti strettamente necessari per la motivazione, come disposto dall' art. 173 C.P.P. , comma 1, disp. att 2. 1. Violazione di legge art. 321 c.p.p. . La confisca diretta dei beni della società per i reati tributari commessi dal suo rappresentante legale risulta affermata dalle Sezioni Unite Sez. U, n. 10561 del 30/01/2014 - dep. 05/03/2014, Gubert, Rv. 25864601 e Sez. U, n. 31617 del 26/06/2015 - dep. 21/07/2015, Lucci, Rv. 26443701 e non smentita come invece ritenuto dal Tribunale del riesame dalla successiva giurisprudenza. Il denaro risulta un bene fungibile per eccellenza e, pertanto, si confonde con le altre disponibilità economiche della società. Per il Tribunale del riesame le somme sequestrate erano nuove risorse pervenute dopo la commissione dei reati in accertamento. Ha chiesto pertanto l'annullamento del provvedimento impugnato. Considerato in diritto 3. Il ricorso risulta fondato. Il problema posto con il ricorso in cassazione dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Bari è stato risolto con la decisione delle Sezioni Unite della Suprema Corte di Cassazione nei seguenti termini La confisca del denaro costituente profitto o prezzo del reato, comunque rinvenuto nel patrimonio dell'autore della condotta, e che rappresenti l'effettivo accrescimento patrimoniale monetario conseguito, va sempre qualificata come diretta, e non per equivalente, in considerazione della natura fungibile del bene, con la conseguenza che non è ostativa alla sua adozione l'allegazione o la prova dell'origine lecita della specifica somma di denaro oggetto di apprensione Sez. U, Sentenza n. 42415 del 27/05/2021 Cc. dep. 18/11/2021 Rv. 282037 - 01 . Il Tribunale del riesame esclude il collegamento delle somme sequestrate al reato in accertamento D.Lgs. n. 74 del 2000 art. 110 c.p. e 10 quater e in conseguenza revoca il sequestro preventivo finalizzato alla confisca il provvedimento impugnato ha colpito non il patrimonio dell'indagato, ma quello di un soggetto terzo, quale la procedura in esercizio provvisorio, ente totalmente diverso dalla società. La procedura, peraltro, non ha tratto alcun beneficio dal reato, nè alcun profitto è rinvenibile nel suo patrimonio, per cui il sequestro non può ritenersi legittimo, avendo riguardato somme prive di alcun collegamento con l'illecito penale . Le somme, comunque entrate nel patrimonio dell'ente sono da considerare profitto del reato e in quanto tale oggetto del sequestro preventivo finalizzato alla confisca, per reati tributari vedi in senso parzialmente diverso in un caso di una procedura di amministrazione straordinaria successiva alla commissione del reato, Sez. 3 -, Sentenza n. 11086 del 04/02/2022 Cc., dep. 28/03/2022, Rv. 283028 - 01 In tema di reati tributari, le somme di denaro affluite sul conto corrente della gestione commissariale di una società ammessa a procedura di amministrazione straordinaria in data successiva alla consumazione del delitto ad opera del suo amministratore non sono suscettibili di confisca diretta, in quanto, non derivando da reato, non ne costituiscono il profitto. In motivazione, la Corte ha precisato che tali somme, costituenti, in specie, l'acconto sul prezzo di cessione di un compendio di beni, non costituiscono profitto del reato di omesso versamento delle ritenute dovute, di cui al D.Lgs.n. 74 del 10 marzo 2000, art. 10-bis , neanche sotto forma di risparmio di spesa e che, pertanto, non sono suscettibili di essere sottoposte a sequestro finalizzato alla confisca diretta, potendo essere, invece, sottoposti a sequestro finalizzato alla confisca per equivalente i beni nella disponibilità dell'amministratore di fatto della società . Nel nostro caso, come emerge dalla stessa ordinanza impugnata, è stata autorizzato l'esercizio provvisorio e al fallito è riservata la titolarità dell'impresa, mentre la sola gestione compete al curatore Regio decreto n. 267 del 1942 art. 104 . Nel caso di esercizio provvisorio le somme di denaro entrate nelle casse risultano sempre del fallito tanto che nelle ipotesi di appropriazione delle stesse il reato configurabile è la bancarotta fraudolenta e non l'appropriazione indebita Il fallito che, in caso di Esercizio provvisorio dell'azienda da parte del curatore, nominato coadiutore di quest'ultimo, si appropria di somme o beni derivanti dal suddetto Esercizio, commette bancarotta fraudolenta e non appropriazione indebita, nè malversazione fallimentare, trattandosi di somme e beni dello stesso fallito, in quanto in caso di Esercizio provvisorio l'azienda non si trasferisce al curatore ma rimane di quest'ultimo Sez. 5, Sentenza n. 1277 del 01/12/1970 Ud. dep. 02/02/1971 Rv. 088003 - 01 . In pratica con l'esercizio provvisorio gli accrescimenti del patrimonio si riversano nel patrimonio dell'ente. 4. Comunque, in tema di fallimento e sequestro preventivo finalizzato alla confisca si deve comunque osservare, per completezza, che sussistono due linee interpretative, sulla prevalenza del fallimento o del sequestro preventivo per reati tributari. Un primo indirizzo prevede l'impossibilità di assoggettamento a sequestro preventivo di beni entrati nella procedura fallimentare In tema di reati tributari, il sequestro preventivo finalizzato alla confisca di cui all' art. 12-bis, D.Lgs. 10 marzo 2000, n. 74 , non può essere adottato sui beni già assoggettati alla procedura fallimentare, in quanto la dichiarazione di fallimento importa il venir meno del potere di disporre del proprio patrimonio in capo al fallito, attribuendo al curatore il compito di gestire tale patrimonio al fine di evitarne il depauperamento Sez. 3, Sentenza n. 45574 del 29/05/2018 Cc. dep. 10/10/2018 Rv. 273951 - 01 vedi anche Sez. 3 -, Sentenza n. 47299 del 16/11/2021 Cc. dep. 30/12/2021 Rv. 282618 - 0, e Sezione 3, depositata l'8 luglio 2022 n. 26275, curatela del fallimento omissis s.r.l., non massimata . In senso contrario si ritiene possibile il sequestro preventivo finalizzato alla confisca anche per i beni assoggettati al fallimento In tema di rapporti tra sequestro preventivo e fallimento, è legittimo il sequestro preventivo dei beni ricompresi nell'attivo fallimentare, in quanto la deprivazione che il fallito subisce dell'amministrazione e della disponibilità dei suoi beni, vincolati dalla procedura concorsuale a garanzia dell'equa soddisfazione di tutti i creditori mediante l'esecuzione forzata, non esclude che egli conservi, sino al momento della vendita fallimentare, la titolarità dei beni stessi. In motivazione la Corte ha evidenziato che se in pendenza dell'esecuzione collettiva il fallito compie atti di disposizione dei suoi beni ovvero assume obbligazioni, tali atti, inopponibili al fallimento ed inefficaci per i creditori che partecipano alla procedura, restano validi nei confronti del contraente e dei terzi estranei al fallimento Sez. 5 -, Sentenza n. 52060 del 30/10/2019 Cc. dep. 27/12/2019 Rv. 277753 - 01 vedi anche Sez. 4 -, Sentenza n. 7550 del 05/12/2018 Cc. dep. 19/02/2019 Rv. 275129 - 0 . Per una lettura che valorizza il Codice della crisi di impresa e dell'insolvenza D.Lgs. n. N. 14 del 2019 vedi Cassazione Sezione 3, depositata il 1 febbraio 2022 n. 3575, curatore del fallimento del Consorzio Progresso, non massimata. In particolare, per l'art. 317, comma 2, del Codice della crisi di impresa e dell'insolvenza D.Lgs. n. N. 14 del 2019 il sequestro preventivo finalizzato alla confisca prevale sempre sulle procedure concorsuali a titolo esemplificativo le misure cautelari reali di cui all' art. 321, comma 2, c.p.p. prevalgono sulle procedure concorsuali il sequestro penale impeditivo prevale a determinate condizioni, in mancanza delle quali è subvalente rispetto alle procedure concorsuali il sequestro conservativo è sempre subvalente a queste ultime - Cass. n. 3575 del 2022 citata - . Conseguentemente l'ordinanza impugnata deve annullarsi con rinvio per nuovo giudizio al Tribunale di Bari, che accerterà la sussistenza di un esercizio provvisorio se concluso o ancora in corso e dello sviluppo della procedura concorsuale, in relazione alle somme in contestazione. P.Q.M. Annulla l'ordinanza impugnata e rinvia per nuovo giudizio al Tribunale di Bari competente ai sensi dell 'art. 324 c.p.p ., comma 5.