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Notizie a cura di La Stampa.it |
CIVILE e PROCESSO

PCT | 25 Maggio 2015

Efficienza del processo civile dopo l'introduzione del processo telematico: le osservazioni del CSM

di Fabio Valerini - Avvocato cassazionista, Dottore di ricerca nell'Università di Roma Tor Vergata

Organizzazione, innovazione e informatizzazione rappresentano imprescindibili strumenti di rafforzamento dell'efficienza e di velocizzazione dei tempi della giustizia, ma l'organizzazione non può essere intesa come sostitutiva delle risorse che devono essere sempre adeguatamente assicurate.
Questo in estrema sintesi il filo conduttore dell'analisi che il CSM ha condotto relativamente al Monitoraggio sulle problematiche attuative del processo civile telematico che avremo modo di analizzare in modo approfondito seguendo i vari “temi” enucleati dalla relazione.
Il processo civile cartaceo. Un'innovazione, quella del PCT, con la quale tutte le componenti della giustizia (avvocati, giudici, cancellieri, ufficiali giudiziari e consulenti)si stanno confrontando in questo periodo alle prese con le norme del PCT che entrano in relazione con le norme del codice di procedura civile.
Norme che devono essere riconsiderate poiché la normativa processuale è pensata – osserva correttamente il CSM per un sistema cartaceo e deve essere adeguata alla nuova realtà telematica ripensando anche le funzioni dei vari attori del processo.
Hardware, software e infrastrutture. Non vi è dubbio però che il primo punto, direi nevralgico, è senz'altro rappresentato dalle infrastrutture intese sia come hardware (che rende difficile la lettura a video degli atti a causa dell'insufficienza e dell'obsolescenza dei mezzi) che come software che dovrà essere semplificato nonché come rete.
Ma soprattutto quel che manca è «una politica per lo sviluppo di punti di accesso o sportelli di prossimità per l'uso del PCT anche da parte dei cittadini e/o delle Pubbliche amministrazioni» con il doveroso rispetto della privacy e il trattamento dei dati sensibili.
Un punto delicato, questo, che è ben chiarito dall'esempio riportato dal CSM relativo al procedimento di amministrazione di sostegno. Ed infatti, a causa del software la parte costituita nel procedimento continuerà, di fatto, ad avere piena visibilità degli atti anche durante la gestione dell'amministrazione «a meno che non si ricorra a soluzioni drastiche quali la cancellazione della parte dal registro (con effetto ex tunc)».
Ma v'è di più. Ed infatti, «di notevole rilievo è la mancanza di integrazione della figura del Pubblico  Ministero nella infrastrutura del PCT».
Meglio l'upload che la PEC. Tutto quanto potrà essere semplificato ancora come ad esempio – e questo è molto importante e da condividere senz'altro – ripensando le modalità di deposito degli atti, in particolare superando la «logica della PEC per i depositi dei flussi dall'esterno, introducendo il più moderno concetto di upload con responsabilizzazione degli operatori».
Formazione ed assistenza. Certo tutti i cambiamenti (come l'introduzione e le future modifiche del processo telematico, ma non solo) necessitano – anzi presuppongono – una formazione continua (oltre che di un'assistenza che va implementata) di tutti gli operatori che dovranno cambiare mentalità di approccio ai problemi.
Valga un esempio spicciolo e quotidiano, ma secondo me molto significativo. Normalmente, quando un giudice comunica alla cancelleria la sua (giustificata) assenza il giorno dell'udienza, fino ad oggi il cancelliere si preoccupa di mettere un avviso sulla porta di udienza con il rinvio della stessa.
Oggi (ma in alcuni casi ancora non è così) non ci si preoccupa – se non dopo le giuste lamentele -di inviare una PEC alle parti costituite con il rinvio.
No ai protocolli. Per il CSM, inoltre, un rilievo merita la prassi che ha mostrato come in questo primo momento di applicazione gli operatori hanno dato vita ai c.d. protocolli. Senonché, come avevamo già avuto modo di notare con riferimento al tema della “copia di cortesia” «il proliferare di protocolli indifferenziati sul territorio nazionale» può creare inaccettabili difformità di fenomeniche devono essere trattati nello stesso modo nel paese con la conseguenza che sarà opportuno creare tavoli  più “centralizzati” coinvolgendo tutte le componenti del PCT.
Molto ancora, quindi, c'è da fare per il processo civile telematico potendo ancora favorire la delocalizzazione delle funzioni consentendo il lavoro a distanza, la videoconferenza, la registrazione e la ripresa del processo.
Intanto, però, sarà bene, in una prossima puntata, approfondire, il tema del quadro giuridico di riferimento sia per il processo di primo grado ordinario che per il lavoro nonché, poi, per il processo di appello andando ad esaminare le proposte di riforma del codice di procedura civile necessitate dall'impatto del processo telematico che ben potrà come vedremo – sfruttandone tutte le potenzialità – migliorare anche la qualità delle decisioni.