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Notizie a cura di La Stampa.it |
PENALE e PROCESSO

decreto coronavirus | 03 Aprile 2020

Coronavirus ed emergenza carceri: le misure del ‘Cura Italia’

di Carmelo Minnella - Avvocato penalista

All’interno delle misure previste per contrastare la pandemia del COVID-19, l’art. 123 d.l. 17 marzo 2020, n. 18, c.d. decreto ‘Cura Italia’, rubricato “disposizioni in materia di detenzione domiciliare”, prevede che «in deroga al disposto dei commi 1, 2 e 4 dell’articolo 1 della legge 26 novembre 2010, n. 199, dalla data di entrata in vigore del presente decreto e fino al 30 giugno 2020, la pena detentiva è eseguita, su istanza, presso l’abitazione del condannato o in altro luogo pubblico o privato di cura, assistenza e accoglienza, ove non sia superiore a diciotto mesi, anche se costituente parte residua di maggior pena» (salve alcune ipotesi ostative di accesso).  

Sempre in tale direzione di impedire il diffondersi del contagio all’interno delle mura del carcere (a causa anche del sovraffollamento che va ridotto immediatamente) si pone l'articolo 124 del decreto per il quale si prevede «anche in deroga al complessivo limite temporale massimo», cioè 45 giorni, stabilito dall'ordinamento penitenziario, «le licenze concesse al condannato ammesso al regime di semilibertà possono avere durata sino al 30 giugno 2020».

 

Nello speciale cerchiamo di approfondire tali misure (per rispondere anche alle paure di chi si trova in carcere e teme per i contagi da coronavirus, dopo le proteste che sono scoppiate nelle strutture di detenzione, da Nord a Sud) che, seppur timide, se applicate largamente, possono costituire un primo passo, comunque importante, per risolvere l’emergenza carceri che l’emergenza del coronavirus rischia di far saltare i già fragili equilibri della vita penitenziaria. Nell’auspicio che in sede di conversione del decreto legge possano essere apportare delle migliorie (in primis quella relativa all’eliminazione o, al più, della facoltatività del braccialetto elettronico per le esecuzioni domiciliari a residui di pena superiori a sei mesi) che si muovano nella predetta prospettiva.

 



— La prima strategia normativa: chiudiamo le carceri evitando accessi dall’esterno

— Il cambiamento di rotta del governo: dalla chiusura alla (timida) apertura delle carceri

— Riportare l’esecuzione presso il domicilio nel proprio binario normativo di mera modalità esecutiva della pena

— La nuova esecuzione della residua pena nel domicilio: applicazione automatica

— Il braccialetto elettronico per i condannati maggiorenni con residuo superiore a sei mesi

— Dettaglio delle ipotesi ostative all’esecuzione presso il domicilio (in deroga alla 199)

— Procedura applicativa dell’esecuzione domiciliare in deroga per i condannati detenuti

— Procedura applicativa dell’esecuzione domiciliare in deroga per i condannati liberi

— L’ampliamento del perimetro applicativa della licenza premio

— Conclusioni: auspicabili modifiche in sede di conversione del decreto legge