POLITICA SULL'UTILIZZO DEI COOKIE - GIUFFRE' FRANCIS LEFEBVRE SPA

Questo sito utilizza cookie di profilazione di prima parte per offrirti un miglior servizio e per trasmetterti comunicazioni in linea con le attività svolte durante la navigazione. Puoi impedire l'utilizzo di tutti i Cookie del sito cliccando MAGGIORI INFORMAZIONI oppure puoi acconsentire all'archiviazione di tutti quelli previsti dal sito cliccando su ACCONSENTI.

Continuando la navigazione del sito l'utente acconsente in ogni caso all'archiviazione degli stessi.


> Maggiori informazioni

Acconsenti

Abbonamento scaduto
Abbonamento inattivo
Numero massimo utenti raggiunto
Utente non in CRM
Manutenzione
lunedì 24 settembre 2018
Accedi   |   Contatti   |   Newsletter   |   Abbonamenti    Feed RSS
PENALE e PROCESSO

antiriciclaggio | 22 Marzo 2018

Valute virtuali e prestatori di servizi - profili antiriciclaggio

di Nicola Mainieri - dirigente della Banca d'Italia. Le opinioni espresse dall’Autore non impegnano in alcun modo l’Istituto di appartenenza

Le valute virtuali e la loro attuale diffusione. La Banca d’Italia ha definito «valute virtuali (VV)» le «rappresentazioni digitali di valore non emesse da una banca centrale o da un’autorità pubblica. Esse non sono necessariamente collegate a una valuta avente corso legale, ma sono utilizzate come mezzo di scambio o detenute a scopo di investimento e possono essere trasferite, archiviate e negoziate elettronicamente. Le VV non sono moneta legale e non devono essere confuse con la moneta elettronica» (Comunicazione del 30 gennaio 2015).
Si tratta, di fatto, di un mezzo di pagamento elettronico, di tipo peer to peer, fondato sull’accettazione volontaria da parte degli operatori del mercato, che lo ricevono come corrispettivo per lo scambio di beni e servizi, riconoscendogli un valore di scambio in assenza di un obbligo di legge. Le VV hanno natura puramente digitale in quanto create, memorizzate ed utilizzate su dispositivi elettronici nei quali sono conservate in conti personalizzati c.d. “portafogli elettronici” (e-wallet), come tali accessibili e trasferibili dal titolare in possesso delle relative credenziali, in qualsiasi momento e senza bisogno dell’intervento di terzi. Per utilizzarle occorre acquistarle da altro soggetto in cambio di valuta legale (fiat) ovvero accettarle, nei termini volontaristici sopra indicati, come corrispettivo per la vendita di beni e servizi, tramite piattaforme definite “exchanger” che consentono lo scambio delle valute virtuali con le valute fiat al tasso di cambio aggiornato al valore di mercato. Queste piattaforme o prestatori di servizi svolgono, di fatto, un ruolo simile a quello di un intermediario finanziario. Col termine blockchain si designa, infine, la catena di piattaforme elettroniche tramite la quale le valute virtuali vengono trattate. Si tratta di un database di operazioni crittografate conservate su una rete di computer (chain “catena”) composta da blocchi (block), una sorta di libro contabile aperto e verificabile dagli utenti, distribuito in modo tale che i record non possano essere modificati senza alterare tutti i blocchi successivi. Le transazioni avvengono in totale anonimato: ogni utente sulla blockchain è infatti identificato tramite una chiave crittografata privata, che rende impossibile l’individuazione delle controparti.
Le valute virtuali (anche dette “criptovalute”) hanno un ancora limitato utilizzo nel commercio elettronico mentre vengono  spesso utilizzate per il gioco online e più di recente sono divenute oggetto di vere e proprie scommesse speculative.

Numeri e percentuali sono in crescita. Si calcola che ad oggi ne siano in circolazione oltre 1.500; la più significativa, il Bitcoin, da sola vale ca. il 41% del mercato, ma ne esistono molte altre, a volte con nomi originali quali lo Shark-coin o perfino il Ponzi-coin. Insieme raggiungono una capitalizzazione di tutto rispetto, dal valore complessivo in forte oscillazione, ma che sebbene lontana dal picco di metà dello scorso dicembre, a tutt’oggi (inizi di marzo 2018) si aggira comunque intorno ai 460 miliardi di dollari.

 



— I rischi di utilizzi illeciti evidenziati da Organismi internazionali ed Autorità di controllo e vigilanza

— La recente normativa italiana sui prestatori di servizi delle valute virtuali