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PENALE e PROCESSO

particolare tenuità del fatto | 07 Novembre 2017

Continua incessante il vademecum della Cassazione

di Carmelo Minnella - Avvocato penalista

La Suprema Corte quotidianamente in numerose pronunce interpreta le norme relative all’istituto introdotto dal d.lgs. n. 28/2015, riscrivendone i confini applicativi sia sul versante sostanziale che su quello procedimentale.
Anche se è innegabile lo spirito deflattivo dell’art. 131-bis c.p., la natura ibrida di una causa di non punibilità – che presuppone l’accertamento del fatto di reato (tipico, antigiuridico e colpevole), ma che si chiede con una sentenza di assoluzione  perché lo si ritiene particolarmente tenue e quindi sfugge alla risposta sanzionatoria penale perché non proporzionata a quel grado di offesa e dunque non giustificata – pone non pochi dubbi interpretativi, aggravati da una non limpidissima littera legis al quale supplisce la giurisprudenza di legittimità che continua incessantemente a perimetrarne i confini. Tuttavia, in alcuni profili normativi della disciplina emergono dei contrasti in seno alle sezioni semplici, tant’è che le Sezioni Unite hanno iniziato a dirimerli, ma tante altre questioni a breve verranno sottoposte alla loro attenzione.
Vediamo di indicare lo stato dell’arte in questo groviglio interpretativo, dividendo le questio iuris dapprima quelle inerenti la disciplina procedimentale e successivamente quella sostanziale. 



— La particolare tenuità del fatto nel diritto sostanziale: il dato normativo e gli indici criteri

— Tipicità della causa di non punibilità

— Abitualità della condotta

— Reato continuato e tenuità del fatto: il contrasto nella giurisprudenza di legittimità

— Fatto particolarmente tenue, quantum della pena ed accidentialia delicti